Corredo da letto giapponese

Materie:Appunti
Categoria:Storia

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Data:02.02.2001
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Testo

COSTRUZIONE DEL SOFFITTO

Il soffitto normale di una casa giapponese è composto di assi larghe e sottili, leggermente sovrapposte sui bordi. A prima vista sembrano che appoggino su dei listellini di legno, simili a travicelli, che le sostengono. Ma riflettendo si capisce subito che dei travicelli trasversali, che in sezione misurano un pollice quadrato a anche meno, sono del tutto insufficienti a reggere un soffitto, per quanto esili e leggere siano le assi che lo compongono. Se si osserva il soffitto con attenzione, non si trova traccia di pioli o chiodi, e si finisce col chiedersi come facciano i listelli e le assi a rimanere a posto, e come mai non crolli tutto. La spiegazione è che prima vengono stesi da un capo all'altro della stanza, dai dieci ai diciotto pollici, i listelli su cui andranno le assi. Le estremità di questi listelli sono sostenute da una cornice fissata ai montanti della parete. Nelle case più modeste la cornice ha una sezione angolare con un bordo affilato che si infila dentro a tacche praticate nei montanti, e vi rimane fisso. La cornice è tagliata in questo modo per risparmiare materiale.
Dopo aver posato i listelli, si portano a livello uniforme lasciando però una leggera bombatura, cioè più rialzati in centro, e li si mantiene in questa posizione infilandovi sotto provvisoriamente o una larga asse che in basso si puntella al pavimento, o un lungo palo che sta appeso, con una corda robusta, ai travetti inclinati del tetto. Poi si costruisce sul pavimento una impalcatura non molto alta (i montanti della stanza di rado superano i sette o otto piedi); e il carpentiere, stando in piedi fra i listelli trasversali, sostenuto dall'impalcatura, sistema le assi una dopo l'altra, come gli vengono passate. La prima viene messa a ridosso della parete con il bordo dentro una scanalatura praticata nei montanti; la seconda asse viene sistemata con il bordo sulla prima, e poi fissata dall'alto ai listelli trasversali con pioli di legno e bambù. Ecco perché il soffitto, visto da sotto, non presenta segni di fori di chiodi o di pioli. Le assi vengono distribuite in questo modo una dopo l'altra, ciascuna leggermente sovrapposta a quella che la precede, e a sua volta inchiodata in modo superficiale ai listelli. Ogni asse ha vicino al bordo che si sovrappone una scanalatura larga e profonda, così si piega agevolmente e finisce sul listello sottostante. Quando le assi sono state posate in questo modo fino in mezzo alla stanza, a un pollice dal bordo libero dell'ultima, e parallelo a questo, si mette un grosso pezzo di legno non molto largo e lungo circa sei piedi. E lo si inchioda saldamente all'asse su cui poggia e ai listelli sottostanti. Lungo il bordo di questo pezzo di legno si inchiodano verticalmente due o tre lunghi listelli di legno, le cui estremità superiori vanno fissate ai travetti inclinati più vicini. Così rimane sospeso il soffitto.
Concluse queste operazioni vengono sistemate e fissate, una dopo l'altra fino all'ultima le assi rimanenti. Per fissare l'ultima, il carpentiere lascia la sua postazione e impiega altri sistemi. Ad esempio, la appoggia sull'ultima già fissata e la appesantisce mettendovi sopra delle grosse pietre, poi da sotto la sposta in avanti e la sistema al suo posto, dove rimane perfettamente stabile come se fosse stata leggermente inchiodata. Se nella stanza c'è un armadio a muro o una nicchia, l'ultima asse viene tagliata in due o tre pezzi che vengono sistemati, uno dopo l'altro, e inchiodati dall'alto ai listelli (badando che le varie sezioni vadano a finire esattamente sopra i listelli, in modo che da sotto appaiono come un'asse continua. Le sezioni sono disposte per il lungo, così l'ultimo pezzo viene a trovarsi all'interno della rientranza, e può venir appesantito con sassi o lasciato come sta.
Nei grandi saloni si resta spesso sbalorditi di fronte alla larghezza smisurata delle tavole che compongono il soffitto, che si estendono, apparentemente senza interruzione, da un capo all'altro della stanza. Quella che sembra un'unica tavola, è formata in realtà da numerosi pezzi corti. Per far combaciare le venature e intonare il colore, si prendono dalla catasta due assi adiacenti e le si dispone in modo da far collimare le estremità, naturalmente facendo attenzione che le commessure cadano esattamente sopra le traverse. Le venature del legno si prolungano ininterrottamente, perché nell'asse successiva ogni linea viene ripresa e ogni colore trova tonalità corrispondente. A volte si possono mettere in successione in questo modo molti segmenti, ma da sotto si vede un'unica asse lunga. È facile capire qual è il vantaggio di tenere tutte le assi ricavate dallo stesso tronco adiacenti una all'altra.

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