Arcadia, Illuminismo, Alfieri, Parini, Goldoni

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Testo

Arcadia
Siamo a cavallo tra il ‘600 e il ‘700, l’Italia continua ad essere divisa ed è nelle mani di più potenze straniere. Si consolida il potere della Francia, c’è l’emergere di nuove potenze come l’Inghilterra, la Prussia e la Russia con l’operato di Pietro il grande e la zarina Caterina. In Italia si hanno comunque dei cambiamenti: al sud dominano i Borboni il cui regno si sarebbe protratto fino al 1860, al nord la Lombardia e parte del Veneto vanno sotto l’Austria, si afferma il regno dei Savoia che trasferisce a capitale a Torino, gli Asburgo assumono una forte influenza in Toscana e lo stato di Venezia va in crisi dopo la cessione da parte di Napoleone all’Austria. È quindi un panorama diversificato ma in tutte le regioni non vi è stagnazione culturale; importante è ad esempio la Lombardia che con il passaggio all’Austria e sotto l’influsso del dispotismo illuminato conosce un periodo di notevole progresso. Proprio in questo periodo si colloca un movimento che ha come scopo il rinnovamento della letteratura e una coordinazione tra intellettuali; tale movimento ebbe origine dall’Accademia dell’Arcadia nata in risposta al Barocco e al Marinismo. L’Arcadia propugna un rinnovamento della poesia e voleva riportare in voga le poesie classiche pastorali ambientate nella terra pastorale dell’Arcadia. Erano già nati personaggi in disaccordo con la letteratura Barocca e tra questi ad esempio si possono citare Chiabrera e Testi ma questi non avevano mai formato un’associazione come è invece quella dell’Arcadia. Ogni aderente all’Accademia acquistava uno pseudonimo classicheggiante che richiamava i vari nomi dei pastori arcadici. L’Accademia dell’Arcadia nacque a Roma ma nel corso del tempo poi erano nate altre sedi, chiamate colonie; l’animatore e sicuramente uno dei fondatori fu Gian Vincenzo Gravina. Con il tempo si svilupparono poi due tendenze all’interno di questo movimento letterario: una prima tendenza era quella più rigorosa di Gravina che propugnava una forte aderenza ai modelli classici e la rivalutazione di scrittori passati come ad esempio Dante mentre la seconda tendenza era quella con a capo Crescimbeni e che propugnava una letteratura più leggera, di evasione e più aderente al clima pastorale. Ben presto prevalse la seconda tendenza e quindi per protesta Gravina abbandona l’Accademia e cerca anche se invano di fondare un’accademia parallela. A seguito di questa disputa il tema fondamentale dell’Accademia dell’Arcadia fu una letteratura di evasione legata al tema pastorale che portò ben presto ad un isterilimento del movimento senza portare a grandi risultati. Proprio per questo il termine Arcadia venne considerato quasi in senso dispregiativo e le poesie scritte dagli aderenti al gruppo erano chiamate “pastorellerie”. Tale movimento ebbe però alcuni pregi tra i quali quello di aver riportato alla luce un più rigoroso classicismo che nel ‘600 si era perso e quello di favorire il contatto tra i letterati dell’epoca che era proprio uno degli scopi dell’Arcadia. Non ci sono personalità di spicco all’interno di questo movimento letterario se non il Rolli, lo Zappi e il Trapassi detto Metastasio. Metastasio fu autore di melodrammi e fu quindi un progenitore dell’opera lirica; scrisse opere con lo scopo di metterle in musica per poi essere cantate dalla moglie che di professione era appunto cantante. Ebbe un notevole successo all’epoca e fu anche nominato poeta di corte alla corte di Maria Teresa d’Austria a Vienna. Accanto al melodramma e alla poesia arcadica si sviluppa anche la storiografia.
Muratori
Nacque nel 1672 e condusse i suoi studi, fino alla laurea, a Modena. Il trasferimento a Milano dove prese i voti segnò l’inizio della sua attività di ricercatore e di editore di documenti storici. Fece numerosi studi che lo portarono a scrivere le “Antichità Estensi”, “il Rerum Italicarum Scriptores”, le “Antiquitates italicae medii aevi” e gli “Annali d’Italia”. L’opera storiografica di Muratori non fornisce soltanto un semplice ausilio per lo storico ma rappresenta la scoperta dei un periodo dimenticato come quello Medievale e restituisce a quest’opera, considerata barbara e indegna di attenzione, le sue connotazioni particolari delineando le caratteristiche peculiari del Medioevo italiano. Ad una storiografia che aveva fino a quel momento disegnato lo sviluppo delle vicende umane raccogliendole secondo le linee dell’opera provvidenziale di Dio, Muratori oppone una logica concatenazione di vicende umane. Una straordinaria ampiezza di interessi portarono Muratori ad intervenire anche in campo politico e poetico. In campo politico Muratori dice che lo scopo del sovrano è la felicità comune mentre sul piano poetico difende la soggettività e rifugge da modelli fissi nella composizione poetica.
Giannone
Nacque nel 1676 e compì i suoi studi giuridici a Napoli. La sua opera principale è la “Storia civile del regno di Napoli”; è un’opera profondamente innovatrice per la vastità delle notizie sottratte all’oblio e per le conseguenze che derivarono dall’interpretazione di quel materiale. L’opera non solo dimostra l’infondatezza delle pretese teoriche di superiorità vantate dalla Chiesa ma apre una nuova visione della politica intesa come l’arte di adeguare il funzionamento delle istituzioni alla soddisfazione delle esigenze della comunità. Dopo il suo soggiorno a Napoli si trasferisce a Vienna dove scrive il “Triregno”, un trattato che ricostruisce la storia dell’umanità individuando al suo interno tre momenti: il regno terreno che è lo stato primitivo dell’umanità, il regno celeste e il regno papale, caratterizzato dal prevalere della gerarchia ecclesiastica. La stesura del trattato fu interrotta dal suo arresto. Venne incarcerato e morì in carcere a Torino. Mosso dall’esigenza di difendere la propria onorabilità di uomo dalle calunnie disseminate sul suo conto dagli avversari Giannone ci ha lasciato anche un’autobiografia intitolata “La Vita”.
Vico
Vico nacque a Napoli nel 1668. uno spiccato amor proprio intellettuale caratterizza il corso dei suoi studi presso i Gesuiti. In seguitò approfondì la sua cultura con letture di filosofia, teologia e di autori letterari. Tentò la pratica forense entrando in contatto con il ceto civile anche se poi tenderà a minimizzare questa esperienza . gli anni che seguirono fino alla morte furono segnati dagli impegni accademici e dalla ricerca costante di incarichi più importanti, compose anche la sua opera principale, Principi di una scienza nuova. L’opera propone un’interpretazione generale della storia delle attività umane, dei principi fondatori delle società e della sua evoluzione nel tempo. Il lavoro dedicato alla critica letteraria delle opere precedenti la Scienza Nuova, per lo più inedite, ha riportato in luce i motivi principali di tutta la letteratura e il pensiero di Vico. In questo senso il “De antiquissima italorum sapientia” testimonia l’emergere di una cultura che voleva respingere i precetti della filosofia cartesiana. Per quanto riguarda la Scienza Nuova Vico in quest’opera porta alla luce la storia dell’evoluzione della mentalità umana. Sostiene che la storia generale dell’umanità conosce un’evoluzione simile a quella del singolo. Ai tre stadi delle modalità conoscitive quali si sono sviluppate nella storia corrispondono tre età dell’uomo: la fanciullezza, la giovinezza e la maturità e tre fasi distinte di civiltà: l’età degli dei, l’età degli eroi e l’età degli uomini. La prima è segnata dal prevalere dei sensi e dal nascere della fantasia, il che produce una comunità dominata dal timore per gli eventi naturali; la seconda animata dalla fantasia e dalle passioni costruisce una civiltà basata sull’uso della forza; la terza che sviluppa un’età temperata dall’intelligenza da origine a governi umani. Molto frequente all’interno dell’opera è il ricorso a spiegazioni etimologiche; indispensabile riferimento diviene il patrimonio mitologico e leggendario, i rituali e il folklore. Nessuna fase dello sviluppo dell’umanità è di per sé superiore alla precedente poiché ciascuna è indispensabile allo sviluppo della vicenda umana. Trova così soluzione la contesa che nel 600 aveva interessato la superiorità degli antichi o dei moderni. La forza che presiede all trasformazione storica è ancora una volta la provvidenza divina ma non presenta mai l’intervento diretto di Dio. Non esclude la possibilità di un regresso nella storia e ad esempio il medioevo rappresenta un’epoca in cui si erano nuovamente instaurate società di tipo eroico, un periodo dominato dall’uso della forza paragonabile con l’antica Grecia. Il discorso di Vico è teso e vibrante, ricco di latinismi e di connotazioni erudite. Sostanzialmente ignorata dai suoi contemporanei la Scienza nuova circolò negli ambienti illuministici napoletani e ispirò molti letterati del Risorgimento; esaltata da Croce è oggi considerata una tappa fondamentale nella moderna concezione dell’uomo e della storia.
Illuminismo
Movimento culturale che investe buona parte del ‘700 e ha come scopo quello di estendere il dominio della ragione a tutti i campi dell’esperienza umana, come dirà poi Kant. Tale movimento mette al centro di tutto la ragione che viene intesa come lo strumento principale di conoscenza e critica fortemente la Chiesa e il Medioevo. La prima era ritenuta colpevole di aver favorito l’oscurantismo e di aver aumentato la superstizione religiosa mentre il secondo venne criticato come un’epoca buia, piena di superstizioni. Lo scopo degli illuministi era quello di fondare un’epoca nuova basata sulla ragione e proprio nel ‘700 anche alcuni sovrani si affiancarono a questa teoria dando origine al cosiddetto dispotismo illuminato. Tali sovrani si circondarono di letterati e volevano regnare illuminati dalla ragione. Le novità introdotte da questo movimento appartengono a tutti i campi e sono suggellate da quella che forse si può considerare il manifesto dell’Illuminismo ossia l’Enciclopedia, composta a cura di Diderot e d’Alembert e alla cui stesura parteciparono tutti i principali letterati del tempo. Volevano raccogliere tutte le novità e le scoperte venute alla luce in quel periodo e la sua stesura continuò malgrado i numerosi ostacoli che le si ponevano davanti. Importante in questo periodo è la pubblicazione del primo giornale, in Inghilterra, ad opera di Addison e Steele che pubblicarono “The Tactler” e “The spectator”; argomenti del giornale erano temi legati alla cultura e alla società. In Italia c’è come giornale “Il caffè” di Pietro Verri. I giornali sono pubblicati in adesione al precetto secondo cui gli elementi riguardanti la società devono essere conosciuti da tutti e non solo da un’elitè. Nel campo politico non ci sono vere e proprie correnti che si affermano nell’Illuminismo, ha invece sviluppo la scienza sia teorica che pratica, nasce l’industria, viene criticata la religione e si sviluppa il deismo che vedeva dio immanente al mondo e che si contrapponeva quindi con il teismo che credeva in un dio trascendente. Tra le forme più in voga per divulgare le idee vi sono il saggio e il panflè, un piccolo opuscolo su un determinato argomento con l’intenzione dimostrativa. Per quanto riguarda la prosa questo genere ha un forte sviluppo e viene molto utilizzata dagli scrittori. C’è la prosa di divulgazione scientifica, il trattato con intento divulgativo (Algarotti aveva scritto un opera su Newton riservata alle donne “Newtonianaesimo per le dame”), la letteratura di viaggio e le memorie; il 700 è un epoca di viaggi per i nobili e l’idea della vacanza incomincia a prendere piede in questo periodo per poi diffondersi nel Romanticismo, accanto alle vacanze ci sono poi i viaggi che i letterati compiono per aumentare la loro cultura, c’è la riscoperta dell’archeologia con Pompei e Ercolano. Accanto a questi generi si ricorda poi la letteratura memorialistica sperimentata da Alfieri con “La vita”, da Goldoni con le “memorie”. In questo secolo in Inghilterra nasce poi il romanzo; il romanzo epistolare ha una notevole fioritura e porterà poi alla stesura da parte del Foscolo delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”. Il genere del romanzo obbedisce agli interessi e alla cultura della classe borghese, è un genere letterario più divulgativo, destinato ad un pubblico più colto. Importante è il romanzo di Swift “I viaggi di Gulliver” in cui fa un’allegoria della società. Nasce inoltre un dibattito sulla letteratura e si pongono le basi per una vera e propria critica letteraria con Beccarla e Verri mentre Tiraboschi fa una storia della letteratura italiana riprendendo il discorso sulla lingua e sull’idea di svecchiarla, confronta le varie lingue. Per quanto riguarda la poesia questa si sviluppa meno rispetto alla prosa. L’Arcadia va in crisi perché si era isterilita e non si hanno correnti ben precise. Parini esalta la scoperta del vaccino del vaiolo, critica la nobiltà parassita e in un’altra ode critica le condizioni di Milano. Beccarla si pronuncia contro la pena di morte e sostiene l’idea che la condanna debba mirare ad una rieducazione del condannato, critica la tortura.
Illuminismo in Francia: L’illuminismo da i suoi maggiori risultati in Francia e in Inghilterra. In Francia a differenza dell’Inghilterra c’è una maggiore censura derivata dallo stato di tipo assoluto. È molto importante per la francia la stesura dell’Enciclopedia, si diffonde anche qui il romanzo ma ha caratteristiche morali, civili o apertamente polemiche, ebbe poi a volte le caratteristiche del romanzo filosofico. Importante in Francia Montesquieu che scrive sotto forma di romanzo civile “Lo spirito delle leggi”. Per la prima volta divide i tre poteri ed è molto critico nei confronti della società dell’epoca. Autore anche delle “Lettere persiane” immaginate scritte da persiani riguardo alla Francia. Altro autore importante francese è Voltaire che compose varie opere “Candido”, il cui obbiettivo era l’ottimismo di Leibniz e attraverso la figura del dottor Pamblos lo critica duramente. Alle farneticazioni di Pamblos Candido risponde che bisogna pensare a coltivare bene il proprio giardiano ossia bisogna evitare sistemi filosofici astratti e pensare alla vita in senso pratico. Interessante è poi il dizionario filosofico che fa un’analisi di alcuni aspetti riguardanti la religione, critica gli eccessi della chiesa nell’affermare i dogmi. Importante è poi Rousseau che scrive “l’Emilio” e “Il contratto sociale”. Ha uno spirito più democratico, sostiene che l’origine della società è stata la causa della disuguaglianza tra i cittadini e quindi vagheggia il ritorno allo stato di natura. Critica i pilastri della società e propone idee diverse da quelle tradizionali del tempo, da una prima manifestazione di quelle istanze che si ritroveranno con la rivoluzione francese.
Illuminismo in Italia: Ci sono due centri importanti: Milano e Napoli. Il centro che da più risultati è quello di Milano anche se a Napoli si fanno studi storici e giuridici con Genovesi, Galiani e Filangeri. Milano si trova invece sotto il dominio austriaco e quindi si assiste alla collaborazione tra intellettuali e potere. In questo ambiente i più importanti sono i fratelli Verri e Beccarla. I Verri furono molto importanti per la pubblicazione del giornale “Il caffè”. Importante è poi Saverio Bettinelli che fu autore di opere polemiche e in “lettere inglesi” esaltava il regime liberale inglese.
Parini
Vita: Nacque in Brianza nel 1729 da una famiglia di modeste condizioni, a dieci anni fu condotto a Milano e da una rendita lasciatagli dalla prozia fu costretto a prendere i voti. Fu così ordinato sacerdote e nel frattempo aveva pubblicato la raccolta di poesie “Alcune poesie di Ripano Eupilino” che contribuirono a farlo conoscere negli ambienti letterari e gli valsero l’ammissione all’accademia dei Trasformati. Era questo uno dei centri più importanti della cultura milanese in cui conveniva la nobiltà più aperta alle nuove istanze illuministiche con posizioni però moderate. Entrò poi al servizio del duca Serbelloni come precettore dei figli e così, inserito nell’ambiente nobiliare entrò a contatto con la realtà che avrebbe poi ironicamente rappresentato nel Giorno. A seguito di una discussione con la moglie del duca si licenziò e divenne precettore di Carlo Imbonati. Gli venne poi affidato il compito di insegnare belle lettere nelle scuole palatine e poi insegnò a Brera. Allo scoppio della rivoluzione francese egli la vide con speranza come realizzatore dei principi illuministici di libertà e eguaglianza ma poi dopo gli eccessi del Terrore assunse posizioni sempre più negative. Si ritirò quindi in isolamento e morì nel 1799.
Parini e l’illuminismo: Parini fu un intellettuale impegnato nella battaglia civile, teso a combattere in nome del progresso e della ragione. Tutta l’opera di Parini appare quindi in accordo con le ideologie diffuse dall’assolutismo illuminato di Maria Teresa d’Austria. Tuttavia i suoi rapporti con l’illuminismo non sono poi così lineari e necessitano di un’analisi più dettagliata che metta in luce le posizioni del poeta. Problematico è il suo atteggiamento verso l’illuminismo francese perché respinge le posizioni antireligiose e edonistiche anche se comunque è contro l’oscurantismo religioso e la controriforma. Il poeta critica poi duramente la classe aristocratica in quanto è oziosa, vuota e improduttiva sul piano economico perché sfrutta il lavoro degli altri e sul piano intellettuale perché i nobili non dedicano l loro ozio agli studi. Questo ozio si accompagna poi all’immoralità dei costumi come ad esempio l’uso del cavlier servente che è solo una legalizzazione del tradimento. Parini però non auspica l’eliminazione di quella classe perché non è ostile alla nobiltà in sé ma alla sua degenerazione. Propone quindi una sorta di rieducazione sociale di questa classe. È ostile ad una riduzione della letteratura a fini unicamente pratici e riprende così il precetto graziano del mischiare l’utile al dilettevole, dicendo che deve sì essere uno strumento utile per il presente ma che questa utilità non deve essere disgiunta dalla perfezione formale.
Odi: Fu autore di numerose odi e già nel modo in cui egli le chiama si vede una impostazione e una formazione classica dell’autore. Le odi avevano avuto una forte rivalutazione nel periodo arcadico e in tale periodo l’opera più conosciuta di Orazio erano appunto le Odi. Si possono suddividere in tre gruppi:
• Odi legate agli stilemi arcadici
• Odi civili che testimoniamo l’adesione all’illuminismo
• Odi ispirate al classicismo
Per quanto riguarda le odi civili esalta la vita rustica che provoca quindi l’opposizione della vita civile ad una vita tranquilla e serena. Molto importante il tema della vita contadina che secondo lui è da incentivare perché è utile alla società. Si ricorda l’ode sulla salubrità dell’aria in cui dichiara di preferire il borgo natale a Milano che allora era circondata da risaie e quindi era malsana, la vita era più pericolosa perché le carrozze andavano veloci, non c’erano fogne e quindi l’aria non era salubre. Altra ode importante è l’ode dell’istruzione che esalta gli studi, l’ode sul vaiolo che esalta il progresso scientifico che ha portato alla scoperta del vaccino, ode sulla delinquenza dove dice che il delinquere è causato dal vedere i propri desideri non soddisfatti, ode sulla musica in cui critica il mal costume dell’evirazione per mantenere le voci bianche. Usa uno stile di impatto molto vivo e ricco di espressioni forti, ricerca comunque un equilibrio e una via di mezzo. Per quanto riguarda le odi classiche in queste abbandona i temi polemici e tratta argomenti poetici. Importanti sono le odi “alla musa” in cui dice che la poesia deve essere caratterizzata da ricerca morale e “la caduta” dice che è uscito di casa in una giornata invernale e cade a causa del gelo; trova uno che lo aiuta a rialzarsi ma lo rimprovera per il fatto che era ridotto male visto che non usciva in carrozza. Afferma quindi la dignità della poesia e della sua attività di letterato.
Il giorno: Il poema ha per argomento la descrizione di una giornata tipo di un giovane signore della nobiltà milanese e nel progetto originario doveva comporsi di tre parti: il Mattino, il Mezzogiorno e la Sera. Le prime due parti vennero portate a termine mentre la terza fu interrotta e più tardi si sdoppiò in due parti, il Vespro e la Notte alle quali Parini lavorò fino alla morte ma che non portò mai a compimento. Il giorno rientra esteriormente nel genere della poesia didascalica che era particolarmente diffusa nella cultura illuministica. Afferma di voler insegnare al giovane signore come riempire le sue giornate vincendo la noia che lo affligge. L’impianto del poema è quindi più narrativo che descrittivo anche perché non viene individuata una particolare vicenda ma viene descritta solo una giornata tipo. Nel Mattino il nobile viene colto nel momento in cui si corica all’alba dopo una notte trascorsa a teatro o al tavolo da gioco; vengono quindi descritti il suo risveglio a mattina inoltrata, la colazione, la lunga e laboriosa toeletta fino a quando il giovane è pronto ad uscire e recarsi a trovare la sua dama. Uno dei cardini della rappresentazione è infatti il cicisbeismo, per cui ogni donna sposata aveva diritto ad un cavalier servente che l’accompagnasse in luogo del marito. Il rapporto doveva consistere in teoria in un puro servizio della donna ma di fatto si risolveva in una forma di adulterio. Nel Mezzogiorno il giovane fa visita alla dama con tutte le schermaglie amorose che ne derivano e poi durante il pranzo fino al momento in cui la coppia si reca al corso, cioè al passeggio delle carrozze, dove si ritrova tutta la nobiltà cittadina. L’impianto didascalico derivante dagli insegnamenti che il precettore impartisce al suo pupillo sul modo di occupare il tempo è più sensibile nella prima parte e sfuma nella seconda dove l’andamento è più puramente descrittivo. La struttura didascalico narrativa è comunque un pretesto che serve a camuffare la satira del mondo aristocratico. Il precettore infatti finge di accettare il punto di vista del giovane e del suo mondo, di condividerne i gusti e i giudizi e quindi la vita della nobiltà viene celebrata in termini iperbolici. Emerge il senso di una vita banale condotta dal nobile, anche perché la vicenda occupa solo 24 ore ma la narrazione sembra non finire mai grazie alle numerose descrizioni dei minimi dettagli che popolano la realtà nobile. Lo spazio di rappresentazione è ristretto e si svolge quasi sempre in spazi chiusi. Alla nobiltà oziosa del presente viene contrapposta quella del passato che si gettava in battaglia. All’ozio dei nobili viene contrapposta la vita attiva dei contadini che si dedicano ad attività utili alla società e si ispirano a valori fondamentali della collettività umana come la famiglia. Per spezzare la narrazione vengono inserite alcune favole che servono a spiegare alla maniera di apologhi alcuni episodi della vicenda. Elementi di novità si possono riscontrare nella Notte in cui avviene l’incontro dei nobili per giocare e poi i due amanti si recano a un ricevimento. Qui la polemica antinobiliare si fa più tenue ma resta comunque l’impianto ironico e la condanna di una nobiltà oziosa e vengono introdotti elementi nuovi come la malinconia, l’inarrestarsi del tempo, lo svanire della bellezza. Sembra anche scomparire la volontà di educare e rigenerare una classe in decadenza riportandola alla sua antica funzione e dignità. Le figure dei nobili trasmettono un senso di vuoto e di noia irrimediabile. Secondo alcuni il clima della notte prelude il clima pre-romantico mentre secondo altri prelude l’imminente rovina della nobiltà. Nel giorno c’è chi ha voluto vedere un robusto classicismo con l’uso di un linguaggio elevato.
Goldoni
Vita: Nasce nel 1707 a Venezia ma la morte prematura del padre lo costringe a lavorare e scrive così opere teatrali per guadagnare. Nel 1748 è assunto da una compagnia teatrale francese, poi si trasferì al teatro san Luca da 1759 al 1762 e a questo periodo appartengono commedie più mature. Nel 1762 si trasferisce a Parigi ma deve affrontare il mondo parigino e il loro modo di interpretare teatro e commedia più buffonesca che non delineava i caratteri dei personaggi. Allo scoppio della rivoluzione decade la sua figura perché le sue commedie sono interpretate erroneamente legate alla figura del re e quindi viene accantonato. Solo dopo la sua morte avvenuta nel 1793 si capì che era stato male interpretato.
La riforma goldoniana: Quando Goldoni intraprese la sua attività di scrittore per il teatro la scena comica era dominata dalla commedia dell’arte che aveva trionfato nell’età barocca ed in cui gli autori impersonificavano le maschere tradizionali improvvisando le battute senza seguire un testo interamente scritto ma solo sulla base di un sommario canovaccio. Nei confronti di questo tipo di teatro Goldoni assunse uno spirito polemico perché la comicità era scaduta in una volgarità buffonesca, le maschere erano ormai stereotipate, gli attori riproponevano sempre le stesse scene e le stesse battute da commedia a commedia. Effettivamente la commedia dell’arte era in decadenza e mostrava segni di inaridimento ma la critica di Goldoni non si rivolgeva tanto a questi aspetti quanto alla commedia dell’arte in sé. Goldoni era un autentico uomo di teatro che lavorava a contatto diretto con il pubblico e ne conosceva perfettamente umori e bisogni. La sua riforma non è quindi solo la riforma di un genere letterario ma un’operazione che mira ad incidere sullo spettacolo e sui suoi rapporti con la vita civile. Goldoni da un lato vuole produrre testi che piacciano al pubblico e dall’altro aspira ad una commedia che sia verosimile e che rifletta la società contemporanea. Per questo egli ritiene che non siano più utilizzabili le maschere tradizionali perché la sua commedia verosimile vuole rappresentare le singole persone in tutti i loro complicati aspetti, le maschere costituiscono dei tipi fissi. Le commedie goldoniane spiccano quindi sullo sfondo della letteratura arcadica ma la loro rappresentazione manca però di quella profondità che sarà propria del realismo ottocentesco. Gli attori non improvvisavano dal nulla battute e testi ma veniva loro fornito un copione con tutti gli aspetti della vicenda dettagliatamente esposti. Goldoni incontrò però delle difficoltà, dapprima con gli attori che non erano abituati a recitare in quel modo e poi con il pubblico che non ritrovava più i caratteri della commedia dell’arte. Così il processo di riforma fu graduale.
Le commedie: Il mondo che si riflette nella commedia goldoniana è essenzialmente la società veneziana contemporanea. Nella prima fase della sua commedia il mercante veneziano ha un ruolo fondamentale ed è una figura positiva, schietta, puntuale che rispetta gli impegni. La nobiltà è colpita dalla critica in quanto superba, prepotente e oziosa, dissipatrice e parassitaria. In questa prima fase goldoni conserva ancora alcuni elementi tradizionali e così cala i suoi personaggi in intrecci tipici e già sperimentati. Ma gradatamente le vicende si fanno più lineari e si adattano meglio alla vita quotidiana, tutti i personaggi diventano importanti . nella seconda fase della sua commedia si ha un teatro più eclettico anche perché Goldoni deve soddisfare la volubilità del pubblico che preferisce un teatro più fantasioso e ambientato in terre lontane; perciò Goldoni deve sperimentare questo genere scrivendo ad esempio la “Trilogia Persiana”. Nei testi più maturi goldoni torna nuovamente a trattare la borghesia che conosce un periodo di crisi. Quelle che erano virtù diventano così vizi e dopo aver innalzato l’elogio alla figura del mercante ora la guarda con occhio più critico e severo. Esemplari di questa tendenza sono i “Rusteghi” e “Sior Todero Brontolon” e “La trilogia della villeggiatura”; se nei Rusteghi critica la grettezza della borghesia nella Trilogia della villeggiatura critica l’eccessiva ostentazione della ricchezza da parte della borghesia, la smania di apparire ad ogni costo, al di sopra delle proprie possibilità anche a costo della rovina; queste commedie come i “Risteghi” o “Sior Todero Brontolon” furono spesso interpretate da Cesco Baseggio. Da questo mondo così asfittico Goldoni sembra voler uscire con la riscoperta del popolo che agli occhi dell’autore conserva quella spontaneità e quella vitalità che la borghesia veneziana sembra aver dimenticato. La sua rappresentazione del popolo però non arriva a cogliere la durezza della sua condizione sociale e i conflitti che la lacerano ma mette in scienza solo schermaglie sentimentali e pettegolezzi. A questo proposito va citata “La locandiera”, una donna del popolo che però riesce a far innamorare anche un suo cliente misoginoche subito la rifiutava anche se poi però alla fine finisce per sposare il suo servitore Fabrizio che l’amava fin dall’inizio. L’opera è molto complessa e la donna ha un ruolo fondamentale di primo piano. Non è certo il perché sposi poi il servitore, c’è chi pensa ad un’aggiunta alla vittoria: disprezzando il ricco signore misogino e sposando un povero servitore, tutto fa pensare che tratterà anche dopo il matrimonio il marito da servitore, oppure è da interpretare come una sconfitta di Mirandolina che poteva salire nella scala sociale e invece rimane a fare la locandiera.
Stile: Il linguaggio di Goldoni rivela insistenti residui dialettali, provenienti non solo dal veneziano ma anche da altre parlate settentrionali. In alcune commedie si trova addirittura tutto il discorso in dialetto veneziano ma l’intento non è comico come nella commedia dell’arte, bensì realistico. È attento a cogliere le sfumature che caratterizzano le parlate dei vari strati sociali.
Alfieri
Vita: Nasce ad Asti da famiglia nobile nel 1749 ma presto perde il padre e la madre si risposa. Compie studi a Torino contro la sua volontà e chiama quegli anni gli anni della diseducazione e in seguito compie numerosi viaggi in Italia e in Europa per approfondire la sua cultura. Ritornato a Torino conduce una vita oziosa. Lo scoppio della Rivoluzione francese gli fa scrivere un’ode ma presto gli sviluppi della rivoluzione suscitano in lui disgusto per quella che ritiene una falsa libertà. Muore a Firenze nel 1803.
Opere politiche: Le basi della formazione intellettuale di alfieri sono ancora illuministiche ma nei confronti della cultura del 700 prova una confusa insofferenza che si manifesta ne ripugno del culto della scienza. Si ribella al controllo razionale ed esalta la dismisura, la passionalità sfrenata, il culto di una vita intensa. Anche le idee politiche possiedono una matrice illuminista ma anche in questo caso lo scrittore si distacca nettamente dalla cultura dei lumi. Si trova in urto sia con l’assolutismo, sia con il dispotismo illuminato, sia con l’assetto borghese che sarà destinato a sostituirli. Di qui un distaccamento dal suo tempo, uno senso di solitudine che è proprio del suo animo. Odia la tirannide e di contro esalta la libertà e in questo Alfieri è titanico, con una continua tensione alla grandezza e alla libertà che si scontra con tutto ciò che la ostacola. Al sogno titanico di una grandezza magnanima si accompagna però sempre il pessimismo della condizione umana e lo stato di miseria in cui essa versa. La prima opera politica è il trattato “Della tirannide” steso in concomitanza con gli inizi della produzione tragica e pervaso da sentimento passionale. Inizialmente si preoccupa di definire la tirannide identificandola con ogni tipo di monarchia che ponga il sovrano al di sopra delle leggi e conduce una critica veemente contro il dispotismo illuminato. Lo scrittore passa poi ad esaminare le basi su cui poggia il potere tirannico e le individua nella nobiltà, nella casta militare e nella casta sacerdotale. Altro trattato politico è “Del principe e delle lettere” in cui sostiene che al principe è preposta l’attività pratica mentre agli intellettuali sono preposte le lettere. È superiore l’attività intellettuale e adduce come esempio Achille dicendo che lui ha fatto tanto ma ogni sua impresa sarebbe stata dimenticata se Omero non l’avesse narrata; idea esternatrice della poesia che verrà ripresa da Foscolo. Altra opera politica è il “Misogallo” che esprime l’atteggiamento critico dell’autore nei confronti della rivoluzione francese dopo un’iniziale appoggio. Spera che il popolo italiano si ribelli al dominio culturale francese e che in lui emerga il concetto di nazione per difendere la propria individualità e la propria libertà. Per la prima volta comincia a delinearsi l’idea di nazione in antitesi al cosmopolitismo illuministico. La polemica contro la realtà contemporanea compare anche nelle Satire scritte con l’impiego di una forma aspra, dura e bizzarra e aggredisce i principi fondamentali della cultura illuministica.
Tragedie: Alfieri si colloca in polemica con la tragedia francese che costituiva ancora il modello più prestigioso in Europa e risente molto della tragedia classica. La struttura è rapida e questa rapidità si nota anche nello stile, coinciso, essenziale con battute brevi. Spesso lo stile è aspro, duro e antimusicale anche in opposizione allo stile cantilenante della tragedia francese. Rispetta le tre unità di tempo aristoteliche, di tempo, di luogo e di azione ed elabora lui stesso il suo metodo tragico articolato in tre fasi: l’ideare, lo stendere e il verseggiare. La prima fase consiste nell’ideare il soggetto della tragedia e nel distribuirlo in forma riassuntiva seguendo l’ispirazione momentanea, la seconda consiste nello scrivere per intero i dialoghi in prosa obbedendo sempre all’impeto e senza selezionare il linguaggio mentre verseggiare significa stendere i dialoghi in versi e selezionare il materiale prima raccolto. Le sue tre tragedie più importanti sono l’Antigone, la Mirra e il Saul. L’antigone narra dell’eroina texana che per devozione da sepoltura al fratello ucciso. In Sofocle c’era contrapposizione fra le leggi civili e le leggi del cuore mentre in Alfieri l’attenzione è tutta su Antigone, figura aliena da compromessi che sceglie la morte piuttosto che sposarsi per volere del padre. Nel Saul invece si narra del re degli ebrei alla vigilia della battaglia contro i Filistei; è pervaso da inerzia perché sente sopra di sé il peso di una maledizione divina, quando gli ebrei perdono si uccide. Titanismo di Saul che si manifesta ne tentativo di esorcizzare la maledizione ribellandosi a Dio, è un personaggio complesso e cosciente della miseria della condizione umana, che ondeggia tra sentimenti opposti ed è l’incarnazione della fragilità umana. La Mirra invece narra una vicenda mitologica cupa. L’eroina ha una passione incestuosa per il padre, lotta incessantemente contro questo amore ma invano e per liberarsene si uccide.
La Vita: Per comprendere Alfieri è importante la sua autobiografia “La Vita”; con gli episodi qui narrati si capisce la sua personalità. Un esempio è un aneddoto in cui dice che sua nonna gli aveva chiesto cosa voleva per regalo e lui aveva risposto di non volere nulla, alle insistenze della nonna e dei genitori aveva continuato a rispondere nulla fino a quando disse che si sarebbe ucciso se la nonna gli avesse portato qualcosa. Fu così messo in punizione con “il suo amato nulla”. C’è quindi la testimonianza della sua personalità forte. Tratta i vari episodi con grande distacco a differenza di Benvenuto Cellini nella sua autobiografia. Distaccato in tutta la narrazione. Lo stile è conversevole ma non appare mai piatto perché il ritmo del discorso è nervoso e incalzante. Per ravvivare introduce termini inconsueti.
Le Rime: La sua produzione poetica è soprattutto di sonetti dal carattere autobiografico. Tutti questi componimenti non hanno musicalità nello stile ma una forte asprezza. Critica il suo tempo, profondo senso di pessimismo e la morte viene vista come incombente. Anche qui il paesaggio è un riflesso del suo stato d’animo, sempre aspro e solitario. Nel “Tacito orror di solitaria selva” la vicenda si svolge in un bosco solitario e cupo che incute paura e infonde però piacere nel suo cuore e più si addentra nel bosco più prova piacere perché trova consolazione dalle sue pene visto che odia il suo tempo. È anche qui presente il mito bellerofonteo di Petrarca ma il paesaggio di Petrarca non era tratteggiato mentre qui sì.

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Esempio



  


  1. cristiano

    studi che compie goldoni da giovane


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