"I fratelli" di Terenzio

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Testo

Analizza il prologo della commedia di Terenzio. Quali accuse gli vengono rivolte? E come risponde?
Nel prologo emergono delle accuse nei confronti di Terenzio: “si appuntano i malevoli…mettere in cattiva luce la commedia”. Queste accuse riguardano il fatto che, quando Terenzio scrisse “I fratelli”, aveva copiato una parte di un’opera di Plauto circa una scena in cui un ragazzo porta via da un leone una cortigiana: “Plauto lasciò da parte questa scena senza toccarla, e il nostro se ne è appropriato”. Allora si ci chiede se Terenzio abbia ripreso una scena trascurata da Plauto, o l’ ha proprio copiata: “giudicate attentamente se questo vi pare un furto o la ripresa di una scena”.
La seconda accusa riguarda alcune dicerie su Terenzio e si dice che, siccome ha molte conoscenze nobiliari e aristocratiche, molti lo possano aiutare: “dei nobili lo aiutano, e continuamente collaborano con lui”. Per Terenzio questa non è altro che una possibilità di cui andarne fieri, visto che queste persone sono molto conosciute e stimate: “egli la considera la dote più alta”.
In che termini Terenzio osserva le tre unità di tempo, luogo e azione?
Terenzio osserva le tre unità aristoteliche:
- unità di tempo poiché lo svolgimento dell’azione si conclude nell’arco di 24 ore;
- unità di luogo perché vi è un’unica ambientazione;
- unità d’azione perché vi è unità dell’intreccio sgombro da episodi irrilevanti e personaggi superflui.
Avendo sostituito il prologo espositivo con uno argomentativi, dove introduce l’esposizione del antefatti della vicenda? E in che forma?
Terenzio introduce gli antefatti all’inizio del primo atto. Espone gli antefatti attraverso un monologo in cui Milione si chiede che fine abbia fatto suo figlio Eschino che non è rincasato:”stanotte Eschino non è tornato dal banchetto…”.Emerge che il figlio non è suo, ma l’ ha adottato da suo fratello Demea: “pensare che non si tratta di mio figlio; ma del figlio di mio fratello”. E il diverso tipo di educazione di Miocione e di Demea nei confronti dei loro figli: “concedo, lascio fare, non pretendo di far valere i miei diritti in tutto e per tutto…queste cose non sono fatte per mio fratello, e non le manda giù”.
Quale tra i due fratelli della commedia rappresenta gli ideali della tradizione? E quali quelli dei nuovi ceti emergenti? Quali sono i tratti descrittivi dei due personaggi da cui emerge questa opposizione?
Micione e Demea hanno caratteri fortemente contrastanti. Il primo è ricco, vive in città e non è sposato: “mi son dato alla vita comoda di città…una moglie non l’ ho avuta mai ”, il secondo è il perfetto contrario: “vive in campagna, tira avanti sempre fra le economie e gli stenti, ha preso moglie, ha avuto due figliuoli”. Demea è molto legato alla tradizione e rappresenta i piccoli proprietari terrieri che vivono con stenti e fatiche. L’educazione dei figli è molto diversa: Demea è autoritario e vuole trasmettere a suo figlio certi valori, mentre per Micione tutto è concesso: “io credo che sia meglio mantenere i figli in carreggiata affidandosi al loro amor proprio e con la manica larga che a forza di minacce. Queste cose non son fatte per mio fratello che non le manda giù”. Demea è tradizionalista e quest’aspetto del suo carattere emerge quando, per esempio, dice a Micione: “troppo lusso gli concedi nel vestire”, inoltre il fratello dice a proposito di Demea: “è del tutto fuori di strada chi crede che l’autorità esercitata con le maniere forti sia più sentita e più durevole”.
4) La burla di Siro, paragonando l’atteggiamento del padre Demea nei confronti del figlio a quello di un servo che dirige altri schiavi, evidenzia un aspetto negativo del rapporto tra Demea e Ctesifone, sottolineato anche in altri punti della commedia. Di che si tratta? In quali altri punti della commedia è sottolineato?
L’aspetto negativo nel rapporto tra Demea e Ctesifone è che il figlio dinnanzi agli occhi del padre appare perfetto: “...gli raccomando di specchiarsi nella vita degli altri, e dagli altri ricavare l’esempio per sé...”.È stato invece proprio lui a rapire Bacchide attraverso l’aiuto di Eschino: “quasi non mi arrischio a dirti sul viso altre lodi, perché tu non creda che io lo faccia più per adularti che per gratitudine”. Questo aspetto emerge nell’atto secondo, quarta scena, dove appunto Ctesifone continua a ringraziare Demea, l’educazione rigida del padre emerge nel atto primo: “che ti metti a fare, Micione? Perché me lo rovini, quel ragazzo? Perché va con le donne? Perché beve? Perché gli somministri denaro per i suoi vizi?”.

Cosa sta facendo Micione sulla strada nella prima scena della commedia? Eschino dov’è nel frattempo? Da questa situazione, cosa si capisce a proposito dei rapporti tra Eschino e Micione? Rintraccia altre scene della commedia da cui risulti l’opposto atteggiamento di Demea nei confronti di Ctesifone.
Micione inizialmente recita un lungo monologo e quando arriva suo fratello inizia a litigare con lui: “sta a vedere che ora attacca una delle solite beghe”. Non si sa precisamente dove sia Eschino, emerge solo che “stanotte Eschino non è tornato dal banchetto…ha portato via una donna di cui è invaghito”. Da questa situazione si può dedurre che Micione lascia molta libertà a suo figlio, infatti non si scandalizza o si arrabbia quando viene a sapere che Eschino ha rapito la schiava Bacchide da Sannione: “non è una vergogna che un giovanotto vada dietro alle femmine”.
Demea ha l’atteggiamento opposto nei confronti del figlio Ctesifone: è molto restrittivo, si limita a dirgli quello che deve o non deve fare, non tollera che gli disobbedisca ed è condizionato dall’opinione pubblica. Emerge da:
- monologo iniziale di Micione
- dialogo di Micione e Demea ( 2° scena, 1° atto)
- dialogo di Siro e Demea (3° scena, 3° atto )

Analizza la scena quinta del quarto atto. Perché Micione racconta ad Eschino che Panfila deve sposare un suo parente di Mileto? Cosa vuole ottenere dal giovane?
Micione fa credere al figlio che Panfila deve sposare un suo parente di Mileto. Micione vuole la dimostrazione che il figlio ama realmente Panfila, e visto che fino a questo punto non ha avuto scrupoli per nessuno Micione dice: “mi voglio divertire un poco alle sue spalle…visto che da parte sua non ha alcuna confidenza in me”.
Distinguendo tra valori morali e metodi educativi, ricostruisci dai loro discorsi quello che Micione da una parte, Demea dall’altra ritengono giusto o sbagliato nel comportamento dei figli.
Micione lascia massima libertà a suo figlio perché “è la sola creatura che io abbia cara”. Lui concede tutto a Eschino, perché Micione, quando era giovane, non era felice perché era povero: “se queste cose non le abbiamo fatte è che la povertà non ce lo ha permesso”. Per Demea tutto questo è inconcepibile perché per lui è di fondamentale importanza l’opinione della gente: “è sulla bocca di tutti”. Per quanto riguarda i valori morali, Demea è molto legato alla tradizione e rimane quasi scandalizzato per l’eccessivo lusso che Micione concede al figlio: “che ti metti a fare, Micione? Perché me lo rovini, quel ragazzo? Perché va con le donne? Perché beve? Perché gli somministri denaro per i suoi vizi?”. Micione invece pensa: “ chi è troppo rigido al di là del giusto e del ragionevole è proprio lui…è del tutto fuori strada chi crede che l’autorità esercitata con le maniere forti sia più sentita e più durevole di quella che si fa accettare con l’amorevolezza”.
Terenzio non mette in discussione i valori di cui è portatore Demea, ma piuttosto la sua pedanteria (come dice Micione nell’atto1 , scena 2). In che cosa consiste? Quali atteggiamenti di Demea giustificano tale giudizio?
La pedanteria di Demea consiste nel non voler capire che ci sn stati dei cambiamenti della società, quindi fa riferimento a un codice morale inadeguato basato solo sull’esteriorità e non si rende conto che il mondo intorno a lui è cambiato. Demea si preoccupa solo dell’opinione pubblica e di rispettare le leggi.
Le ragioni di Demea sono espresse dal suo monologo nella scena 4 dell’atto5: analizza il monologo, confrontalo con quello di Micione nel primo atto, e riassumi le ragioni dell’uno e dell’altro.
Nel suo monologo, Micione mette in risalto le forti differenze che ci sono tra lui e Demea. Micione vuole essere un padre aperto, che lascia libertà: “io concedo, lascio fare…”, Demea invece è più autoritario e Micione dice di lui: “secondo me è del tutto fuori strada chi crede che l’autorità esercitata con le maniere forti sia più sentita e più durevole”. Sempre dal monologo di Micione emerge che è ricco, vive in città e non si è sposato: “mi son dato alla vita comoda di città…una moglie io non l’ ho mai avuta”. Il fratello invece “vive in campagna , tira avanti sempre fra le economie e gli stenti: ha preso moglie”.
Nel suo monologo, Demea mette in gioco tutto. Si rende conto che la sua autorità e il suo modo di non gli portano nulla rispetto al fratello che è, invece, apprezzato da tutti: “ho consumato tutti i miei anni a metter da parte”. Per questo decide di seguire il metodo educativo del fratello: “se riesco a dire delle parole buone, a fare delle gentilezze. Anch’io voglio farmi voler bene”.
Rintraccia i monologhi della commedia: che funzione hanno? Informano il pubblico? Narrano antefatti? Svelano finzioni? Spiegano idee e sentimenti del personaggio?
Il monologo è una parte del dramma recitato da un unico attore. Tra i monologhi, all’interno della vicenda, troviamo quello di Micione all’inizio dell’opera, ma tutti i monologhi hanno la funzione di informare il pubblico narrando antefatti sconosciuti. Per esempio nel monologo di Micione viene spiegata la sua situazione: emerge che lui ha un fratello da cui ha adottato un figlio: “pensare che non si tratta di mio figlio,ma del figlio di mio fratello!”, la loro situazione sociale e familiare: “io mi son dato alla vita comoda di città...una moglie,io non l’ ho avuta mai. Lui è tutto il contrario:vive in campagna...ha preso moglie”.

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  1. pasquale

    questo testo è molto interessante e utile per vari aspetti: completo, ricco di informazioni e tanto altro


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