Stasera si recita a soggetto

Materie:Tesina
Categoria:Italiano

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Testo

Stasera si recita a soggetto

Quando penso ai 6 personaggi non penso mai alla trama dell'opera, ma a quel grigiore, a quello sgomento che nasce dall'osservare la vita non vissuta e vissuta su quel palcoscenico. Il personaggio pirandelliano è testimone dello sbriciolamento del reale, è il "personaggio senza autore" che cerca una fissità per fuggire dal flusso del tempo, insomma diviene antagonista dell'uomo e dell'attore.
Solitamente Pirandello presenta personaggi un po' deformi, affetti da tic nervosi, sogghignanti, somatizzando i loro disagi psichici. I sei personaggi invece appaiono statuari, composti, resi reali dall'uso delle maschere. Queste ultime infatti hanno la funzione di rendere palese con la loro fissità il sentimento fondamentale di ciascun personaggio: dolore per la Madre, sdegno per il Figlio, vendetta per la Figliastra e rimorso per il Padre. I personaggi dunque devono rappresentare un sentimento, la vita stessa dell'arte, non i personaggi che essa fa muovere. I personaggi sono soli, cercano un autore che possa dare un senso al loro essere, un palcoscenico per vivere. Eppure il loro dramma è già quello di esistere. I personaggi vorrebbero interpretare loro stessi quel dramma che è la loro realtà, ma gli attori si ribellano ed intendono impostare e recitare questi drammi in una commedia ritoccandone alcuni punti. I personaggi allora accettano di assistere alla rappresentazione del dramma eseguito dagli attori. Ma in questo caso L'Essere non Coincide con l'Esistere....e l'esistenza è per Pirandello frantumazione, rinunciare alla vita per imbrigliarsi in una forma ... indossare una maschera. Eppure la commedia non si realizza. Pirandello fa sì che i personaggi restino in cerca d'autore, li fissa sulla scena come gigantesche ombre. è importante che essi vivano fuori dal tempo come entità astratte e universali: questo è ciò cui mirano i personaggi ed in ciò si manifesta la disperata condizione dell'uomo.

Stasera si recita a soggetto
Tre i temi ricorrenti nell'opera di Luigi Pirandello che è possibile ritrovare anche nella produzione teatrale.
L'incomunicabilità: le parole sono vuote astrazioni, ostacolo alla comprensione reciproca.
Il relativismo: ogni individuo può assumere per sè e per gli altri molteplici personalità; è di fatto uno e centomila (quindi nessuno).
Il conflitto sempre immanente tra vita (sempre in movimento) e forma (fissa e immutabile).
Le forme sono i ruoli che ognuno assume nella vita sociale, i doveri che ci siamo imposti, l'immagine che gli altri si fanno di noi e che noi stessi ci costruiamo per fingere con noi e con gli altri.
Forme, quindi maschere.
Nella produzione teatrale gli individui (come nelle novelle e nei romanzi) sono dei personaggi anormali, dei casi limite, figure grottesche che sconvolgono e/o smascherano le regole della normalità quotidiana.
Il tema del conflitto tra la grettezza della società e la situazione dolorosa di personaggi "diversi" si ha in Così è ( se vi pare) 1917 e in Il giuoco delle parti 1918.
Il palcoscenico non è più la riproduzione di un luogo fisico, ma uno spazio mentale.
Non c'è azione, i personaggi espongono le loro ragioni, ma i loro punti di vista sono inconciliabili.
Lo spettatore disorientato e perplesso rimane sconcertato da una storia che il più delle volte resta incompiuta che, comunque, non dà risposte agli interrogativi iniziali.
Il teatro, dunque, punto di arrivo dell'attività letteraria di Pirandello, si rivelò strumento particolarmente idoneo nella rappresentazione delle falsità delle convenzioni sociali, delle contraddizioni della raltà.

Prive di un qualsiasi senso che le leghi, le vicende proposte agli spettatori sembrano dei ritagli estrapolati da una sorta di "album dei ricordi" della produzione pirandelliana complessivamente considerata. Manca di conseguenza anche il senso della profondità nella maniera in cui esse vengono tratteggiate. Anche i personaggi sono solo delle funzioni, appena abbozzate, e perciò non è possibile lavorare su di essi impiegando il sottotesto come strumento per avvicinarvisi perché la loro chiave di lettura è del tutto lontana dal criterio del realismo e parimenti da quello della profondità. Come sostiene lo stesso Castri ci troviamo di fronte ad una sorta di "macchina celibe": le scene, continuamente interrotte, si riducono a semplici immagini esemplificative dei temi ricorrenti dell’opera dell’autore accostate l’una all’altra senza conferire loro alcuna consequenzialità logica. Secondo il pensiero del regista è lo stesso testo a fornire una "gastronomica esibizione di tutti i mezzi espressivi messi in mostra dal teatro, un lessico meraviglioso della teatralità": dalla presentazione degli attori all’esplodere della concezione della regia come magniloquente gioco scenografico e sonoro, dalla scena del salotto che poggia sul ritmo sapiente dei tempi comici fra i divertimenti dei soldati ed il mal di denti della madre, la Signora Ignazia ed attrice caratterista (Valeria Moriconi) all’emozionante scena della morte del padre ed attore brillante Sampognetta (Alarico Salaroli), dalla vestizione di Mommina, la figlia maggiore e prima attrice (Manuela Maldraccia) al realismo psicologico della scena fra Mommina ed il marito Verri (Sergio Romano), al finale, che sconfina con l’essenzializzazione della scena, col drammatico monologo di Mommina completamente identificata col personaggio che interpreta. D’altra parte non poteva essere altrimenti dal momento che il tema centrale dell’opera è la dichiarazione di autoreferenzialità pronunciata dal teatro. Esso disvela palesemente i propri meccanismi di funzionamento, in primo luogo il rapporto fra le forze che ne stanno alla base, autore, regista, attori, personaggi e pubblico. Si tratta di un rapporto percorso da un duplice livello di contraddizioni e paradossi. In primo luogo la relazione conflittuale fra l’autore ed il regista, in un primo momento sbilanciata a favore del secondo, finisce poi per rovesciarsi in quanto ogni azione scenica presunta dal direttore di scena come "a soggetto" è in realtà prevista dall’autore. In secondo luogo il rapporto ostile fra il regista Hinkfuss (Vittorio Franceschi) e i suoi attori si sposta a vantaggio di questi ultimi grazie al meccanismo, antico quanto la tradizione della Commedia dell’Arte, della recita "a soggetto". Lo spettacolo, in cartellone fino al 23 Novembre ed arricchito dei costumi e della sapiente scenografia di Maurizio Balò, del suono di Franco Visioli e delle musiche di Arturo Annecchino, è solo la prima delle due regie di Massimo Castri previste sullo stesso palco della capitale per la stagione 2003-2004. La seconda, prevista per il 10 Marzo quando il sipario dell’Argentina si alzerà su "Quando si è qualcuno", fornirà ancora una volta occasione di riflessione sulla crisi del dramma borghese e costituirà il secondo degli ultimi due attesi capitoli nella decennale opera di ricerca del regista sul percorso drammaturgico pirandelliano.

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