Il progresso

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Testo

PREMESSA
Ho scelto di trattare in alcuni aspetti l’argomento del progresso poiché è un fenomeno con cui poco o tanto ci imbattiamo quotidianamente, nei suoi aspetti negativi e positivi. Esso è stato infatti un processo molto lento fino alla rivoluzione industriale quando si innescò una specie di reazione a catena estremamente positiva che condusse all’attuale situazione. Mentre un tempo la ricerca e lo studio ai fini specialistici erano frutto esclusivamente delle iniziative dei singoli,oggi le maggiori aziende,gli enti,le associazioni,le università e lo stato li patrocinano in maniera tangibile. Di conseguenza,il numero dei ricercatori è aumentato in maniera esponenziale,a tutto vantaggio del progresso,sotto ogni suo aspetto. In tutti i campi il genere umano ha potuto compiere dei passi da gigante.
Dalle imprese spaziali,che hanno permesso all’uomo di andare nello spazio,alle scoperte in campo medico, alle innovazioni tecnologiche che hanno consentito l’avvento degli elettrodomestici, computer, cellulari e internet…ma dove ci porterà tutto ciò?
La parola "progresso" deriva dal latino "Progredi" (par: progredior, progrederis, progressus sum, progredi) : 'andare avanti, avanzare, procedere '.
Il termine può avere vari significati:
1) Avanzamento contrassegnato da un sempre maggiore aumento di possibilità e da sempre minore costo e fatica.
2) L'acquisizione da parte dell'umanità di forme di vita migliori e più complesse, specialmente in quanto associate all'ampliamento del sapere scientifico e al perfezionamento della tecnica.
3) Lo svolgimento di un fenomeno nel tempo (il progresso della storia)
In definitiva il termine "progresso" designa il mutamento nel tempo di un sistema (sociale, culturale, politico, economico, tecnico, ecc.) da un determinato stato a uno o più stati successivi, che vengono considerati "migliori" o più "avanzati" del precedente in base a qualche criterio di valore, esplicito o implicito. Il termine può anche designare la trasformazione del sistema considerato in un altro qualitativamente differente.
Indicativamente si può far risalire l’inizio del fenomeno alla:
RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Per rivoluzione industriale si intende l’insieme dei mutamenti di carattere economico e sociale avvenuti in Inghilterra tra fine Settecento e i primi decenni dell’ Ottocento(1770-1830); caratterizzati dall’introduzione nei settori di produzione, di macchine che permisero sia una trasformazione qualitativa che quantitativa dei manufatti.
Questo processo si verificò proprio in Inghilterra per diversi motivi:
• Presenza di capitali da investire
• Presenza di materie prime e fonti di energia
• Crescente domanda di manufatti industriali
• Presenza di adeguate vie di comunicazione e mezzi di trasporto
• Abbondante manodopera a basso costo
• Innovazioni tecnologiche
• Presenza di un clima politico-culturale aperto e orientato ai valori del profitto
Fattore di fondamentale importanza per lo sviluppo della Rivoluzione industriale fu l'agricoltura; infatti l'Inghilterra fu la prima ad avere una agricoltura di mercato (non per auto-consumo ma per profitto) che, unita all'innovazione tecnologica, eliminò molta manodopera dalle campagne facendola rifluire verso la città. Ma il fenomeno delle enclosures, per cui molta terra demaniale lasciata al libero pascolo venne privatizzata e recintata, privò i contadini più poveri del libero diritto di pastorizia e li spinse a trovare nuovo impiego nelle fabbriche. La disponibilità di ingente di manodopera a basso costo, unita alla grande disponibilità di carbone per alimentare le macchine a vapore, contribuì in maniera fondamentale al decollo industriale del paese. Inoltre l'Inghilterra si trova in una posizione geografica favorevole ai commerci atlantici, mentre la sua insularità le consentì una facile difesa dei propri confini, evitandole le periodiche devastazioni che, al contrario, dovette subire il resto dell'Europa per le svariate guerre sette-ottocentesche.Vi erano inoltre grandi disponibilità di materie prime come il cotone greggio e di risorse naturali quali il carbone ed il ferro. Fu migliorato il settore dei trasporti con la creazione di una fitta rete stradale e di canali navigabili che resero più facile ed accessibile i collegamenti tra zone diverse. Infine in Inghilterra vi era un sistema politico costituzionale garante delle libertà fondamentali con una classe dirigente e borghese, orientata ai valori del profitto, dell’imprenditoria e interessata all’innovazione produttiva.
Il nuovo sistema industriale che concentrava forza-lavoro e macchine azionate da energia in una stessa unità produttiva condusse rapidamente alla crisi dell’industria domestica (putting-out-system) caratterizzata a differenza da un ampio territorio in cui i lavoratori operavano in unità diverse per un medesimo imprenditore che comportava un aumento dei costi di trasporto e di organizzazione.
Le trasformazioni tecnologiche del settore tessile, estrattivo e siderurgico furono alla base della rivoluzione industriale. Vi fu una meccanizzazione della tessitura con l’introduzione della navetta volante e in seguito del telaio meccanico. Nella filatura fu introdotto il filatoio meccanico e quello idraulico. In campo siderurgico benché l’Inghilterra non fosse povera di miniere di ferro fu costretta ad importare ghisa ma la fusione di questo materiale ferroso necessitava di grandi costi soprattutto per il trasporto il suo utilizzo però venne ben presto soppiantato dal coke, carbon fossile. Per soddisfare la crescente domanda di questo materiale furono scavati profondi pozzi che necessitavano di essere prosciugati dall’acqua. La soluzione fu trovata grazie a James Watt con l’introduzione della macchina a vapore. L’innovazione tecnologica si tradusse in un aumento della produttività con una forte diminuzione dei costi.
2 RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
La seconda rivoluzione industriale incominciò a manifestarsi intorno al 1900. La caratteristica principale di questa seconda fase fu la sostituzione del carbone, come fonte energetica, con l'elettricità e il petrolio. Verso la fine del XIX secolo furono inventati la centrale elettrica e il motore elettrico. Queste due importantissime innovazioni permisero sia lo sviluppo di molti settori industriali sia di modificare i criteri con cui venivano localizzate le industrie. L'energia elettrica non è facile da immagazzinare, ma può essere trasportata a grande distanza. In tal modo divenne possibile localizzare fabbriche non più vicino alle miniere di carbone, come avveniva con la prima rivoluzione industriale, ma ovunque lo si desiderasse. L'industrializzazione si avviò quindi a diventare un fenomeno assai più diffuso.
Il settore elettromeccanico forniva centrali e motori elettrici, ma anche telefoni, radio e frigoriferi. I frigoriferi, a loro volta, rivoluzionarono l'industria alimentare e i consumi privati, permettendo il lungo immagazzinamento di derrate come la carne e il loro trasporto a grande distanza. Il settore meccanico del motore a combustione interna, che permise un eccezionale progresso nei trasporti, ebbe un notevole sviluppo, soprattutto dopo l'introduzione della catena di montaggio negli Stati Uniti a opera di Henry Ford nel 1913: nacquero così le "città dell'automobile" come Birmingham e Coventry (Gran Bretagna), Wolfsburg, Stoccarda, Monaco (Germania), Torino (Italia), Detroit (USA). Enorme importanza acquistò la chimica, sulla base di un rapido progresso scientifico. Grande sviluppo ebbero anche, soprattutto in seguito alla crescente diffusione dei trasporti automobilistici, l'industria petrolchimica, insieme a quella delle materie plastiche e a quella farmaceutica. L'invenzione della lampada a filamento di carbone, dovuta all'americano Edison (1879), rese possibile l'illuminazione elettrica delle grandi città nelle quali, gradatamente venne eliminata l'illuminazione a gas che pure era sembrata, qualche decennio prima, un'importante simbolo di modernità. Il "sistema di fabbrica", per usare un'espressione che si diffuse verso la metà del secolo, decollò decisamente quando cominciò a diffondersi il "sistema industriale americano".Si trattava d'un largo ricorso alle catene di montaggio ed ai supporti elettromeccanici nelle diverse fasi lavorative della costruzione e dell'assemblaggio, ma soprattutto si avanzava l'esigenza di razionalizzare i gesti dell'operaio secondo cadenze attentamente studiate.
Effetti visibili del progresso:
THE VICTORIAN AGE
Victorian Literature reflects the social, political and the religious problems of the reign of Queen Victoria from 1837 to 1901.Trade and commerce expanded and science and technology made rapid advanced. The industrial revolution, which have begun in 1770-1830 brought increased wealth to the middle class.
The lower class continued to suffer poverty and work in bad conditions. This particular situation which saw prosperity and progress on the one hand and poverty, ugliness and injustice on the other is usually referred to as the Victorian Compromise. Two mayor Victorian poets, Lord Tennyson and Robert Browing, became the spokesmen for their age. The great novelist was Charles Dickens.
CHARLES DICKENS
Dickens was born in Portsmouth, on the south coast in England, in 1812.He had an unhappy childhood ,since his father went to prison for debt and he had to work in a factory at the age of twelve. These days of sufferings were to inspire much of the content of his novels. He was extremely popular in his age and the most representative of the Victorian Novel.
His best known works are: A Christmas Carol, David Copperfield, Oliver Twist, Hard Times, Great Expectations.
Dickens was a quite complex person; he was at the same time friendly and extrovert with friends but also harsh and arrogant with colleagues. He described his characters from the observation of real people and we can divide them into good and devil. They may sometimes be exaggerated and grotesque. Dickens is not concerned with the inner life of the characters; he is an observer of the external qualities of people. He used fiction to denounce the vices and the evils of the age and above all the abuses caused by industrialization. We can’t consider him a social reformer because he didn’t find any solution for the problems.
“Hard Times” is in my opinion the best example of the denunciation of the wrongs of society and the terrible conditions of industrial workers.
Coketown:
“It was a town of red brick, or of brick would have been red if the smoke and ashes had allowed it; but as matters stood it was a town of unnatural red and black like the painted face of a savage. It was a town of machinery and tall chimneys, out of which interminable serpents of smoke trailed themselves for ever and ever, and never got uncoiled. It had a black canal in it and river that rain purple with ill-smelling dye, and vast piles of buildings full of windows where there was a rattling and a trembling all day long, and where the piston of the steam-engine worked monotonously up and down like the head of an elephant in a state of melancholy madness. It contained several large streets all very like one another and many small streets still more like one another, inhabited by people equally like one another, who all went in and out at the same hours, with the same sound upon the same pavements, to do the same work, and to whom every day was the same as yesterday and tomorrow, and every year the counterpart of the last and the next.
This attributes of Coketown were in the main inseparable from the work by which it was sustained; against them were to be set off comforts of life which found their way all over the world, and elegancies of life which made, we will not ask how much of the fine lady, who could scarcely bear to hear the place mentioned. The rest of its features were voluntary, and they were these.
You saw nothing in Coketown but what was severely workful. If the members of a religious persuasion built a chapel there –as the members of eighteen religious persuasion had done- they made it a pious warehouse of red brick, with sometimes(but this only in highly ornamented examples) a bell in a bird-cage on the top of it. The solitary exception was the New Church; a stuccoed edifice with a square steeple over the door, terminating in four short pinnacles like florid wooden legs. All the public inscriptions in the town were painted alike, in severe characters of black and white. The jail might have been the infirmary, the infirmary might have been the jail, the town-hall might have been either, or both, or anything else, for anything that appeared to the contrary in the graces of their construction. Fact, fact, fact, everywhere in the material aspect of the town; Fact, fact, fact, in the immaterial. The M’Choakumchild school was all fact, and the school of design was all fact, and the relation between master and man were all fact, and everything was fact between laying in hospital and the cemetery, and what you couldn’t state in figures, or show to be purchasable in the cheapest market and saleable in the dearest, was not, and never should be, world without end, Amen.”
Coketown, the title, is a functional name for the town where the novel is set, give an idea of a polluted place, black for the presence of carbon.
There are red bricks because the only builds are factory. The town is compared to the face of a savage, symbol of unnatural colour which give the idea of death, shows the contrast between nature and industry. There is also a contraposition of the colours red and black that meaning the contraposition of life and death.
There is an atmosphere of alienation and monotony, lack of individuality, destruction of human feelings and sensations. There is no fancy freedom or imagination; the inhabitants repeat the same actions all the days of their life.
An elephant is compared to the piston of the steam-engine and the only way to survive is became mad (man=machine).
Dickens in the last part attacks the Victorian world base on “fact” and not on emotions, thoughts and imagination. The last word “amen” suggest that for him there isn’ t any possibility of solution, the progress and the industrialization destroy the life, the man is unable to act.
LUIGI PIRANDELLO
(Agrigento, 28 giugno 1867 - Roma, 10 dicembre 1936)
Luigi Pirandello è stato uno dei più importanti scrittori e drammaturghi italiani.
Tutto ciò ovviamente lo spinge verso la letteratura come unico modo per esprimere e sfogare la propria frustrazione.
Dal 1887-1889 si trasferisce a Roma dove frequenta l’università di lettere ma è costretto a laurearsi a Bonn poiché entra in contrasto con un professore di latino che minaccia di espellerlo dalla facoltà.
Ritornato a Roma nel 1891 intraprende la carriera di insegnante universitario ma dedica il suo tempo anche alla stesura delle prime opere narrative: scrive poesie , saggi, novelle e pubblica nel 1901 il romanzo ”L’esclusa”.
Nel 1903 il dissesto economico della famiglia paterna crea gravi problemi. La dote della moglie, infatti, era stata investita completamente nella miniera di zolfo, che si allaga e tutto il capitale investito viene perduto. Inoltre la moglie di Pirandello viene colpita da una paralisi che influisce in modo negativo su una psicologia già debole e alterata. Lo scrittore deve perciò dare lezioni private ed impegnarsi in collaborazioni giornalistiche per poter mantenere i tre figli. Nasce da questa situazione il romanzo” Il fu Mattia Pascal” pubblicato nel 1904.
Pubblica in seguito sempre sul filone dell’umorismo i romanzi “I vecchi e i giovani”, “Si gira…”ed inizia la stesura di “Uno, nessuno e centomila”.
Dal 1916-1925 è il periodo del “teatro del grottesco” ed escono alcune delle più importanti opere teatrali:”Pensaci Giacomino!”,”Così è (se vi pare)”, “Il berretto a sonagli”. Il vero e proprio successo internazionale arriva con “Sei personaggi in cerca d’autore”ed “Enrico IV”.
Avvia in seguito una revisione di tutte le novelle scritte precedentemente pubblicandole in un’unica raccolta con il titolo complessivo ” Novelle per un anno”.
In seguito aderisce al partito fascista nel 1924, egli vede in fatti nel movimento rivoluzionario la forza capace di rompere le cristallizzazioni sociali. Agli entusiasmi iniziali seguono ben presto delusioni e risentimenti ma ciò nel frattempo gli permette l’appoggio di Mussolini e di ottenere i finanziamenti per creare e dirigere la compagnia del Teatro d’Arte di Roma.
Dal 1925 al 1936 vi è la stagione surrealista; pubblica a puntate il romanzo “Uno, nessuno e centomila”; esce una nuova edizione di “Si gira…” con il titolo “Quaderni di Serafino Gubbio operatore” ma parallelamente scrive opere teatrali quali ”Questa sera si recita a soggetto”.
Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura.
Viene colto nel dicembre del 1936 da una polmonite e muore; per sua stessa volontà non ci furono i funerali di Stato e le sue ceneri furono traslate ad Agrigento luogo di nascita dello scrittore.
BREVI CENNI ALLA POETICA
La poetica pirandelliana è impregnata di umorismo arte che tende continuamente ad evidenziare il contrasto fra forma e vita, fra personaggio e persona. L’uomo per poter vivere ha bisogno di autoinganni deve credere che la vita abbia un senso, perciò organizza l’esistenza secondo riti convenzioni,che devono rafforzare tali illusioni. La forma dell’esistenza è data dagli ideali che ci poniamo, dalle leggi civili, dal meccanismo della vita stessa. Essa blocca le pulsioni vitali, cristallizza e paralizza la forza vitale. Il soggetto costretto a vivere nella forma non è più una persona integra ma si riduce a maschera, a personaggio il quale può in modo ipocrita adeguarsi alle convenzioni oppure vivere consapevolmente la scissione tra vita e forma. L'umorismo viene meglio definito come "il sentimento del contrario". Per Pirandello l'umorismo nasce dalla riflessione. Luigi Pirandello nelle sue riflessioni spiega che un comico fa ridere proprio perché all'apparenza mostra al pubblico il contrario di quello che dovrebbe essere mentre l'umorista invece spinge a riflettere sul motivo del contrario, passando così da un sentimento di avversione, che faceva ridere il pubblico, ad un sentimento quasi di compassione e non più una risata divertita, ma un sorriso di comprensione.
Pirandello fa l'esempio della "Signora Poponica", una donna ormai di una certa età che si veste come un ventenne. Questa scena vista per strada ci porta a ridere perchè è l'avvertimento del contrario, cioè il comico. Ma se si analizza la Signora Poponica si scopre che si deve vestire così perchè è sposata con un marito più giovane di lei, e quindi deve riuscire ad attrarlo. Questo ci porta ad avere compassione per la signora Poponica, che si deve ridicolizzare in giro per il piacere del marito. Se sapessimo questo, non rideremmo più ma avremmo un sorriso amaro.
QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE
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I Quaderni di Serafino Gubbio operatore (1925) è un romanzo di Luigi Pirandello, inizialmente pubblicato nel 1916 col titolo Si gira... e successivamente riveduto col nuovo titolo nel 1925, in cui l'autore siciliano affronta direttamente i temi della macchina e del moderno.
In questo romanzo si narra la vicenda di Serafino, un cineoperatore, che quotidianamente annota in un diario tutti gli avvenimenti che riguardano quelli che lavorano nel suo ambiente e soprattutto la storia di un'attrice russa, grande seduttrice di uomini, Varia Nesteroff. Nella scena finale del romanzo Serafino riprende meccanicamente girando una manovella con la sua cinepresa una scena terribile: l'amante della Nesteroff sta girando una scena in cui deve uccidere una tigre; tuttavia, invece di rivolgere l'arma verso l'animale, egli uccide la Nestoroff per vendicarsi della sua insensibilità verso gli uomini e per gelosia. Rimane però ucciso a sua volta, sbranato dalla stessa tigre. Serafino, che sta filmando la scena, diviene muto per lo shock e rinuncia ad ogni forma di sentimento e di comunicazione.
Pirandello nutre per le macchine una profonda diffidenza ed è proprio sulla polemica vita/ macchina che si aprono i Quaderni di Serafino Gubbio. L’io narrante, ammette di studiare la gente,ed è più un osservatore che un protagonista attivo della vicenda; non è perciò un narratore di tipo verista che fotografa il reale quotidiano, poiché cerca di far emergere un’altra faccia che gli altri non vogliono o non sanno vedere. Induce le persone a riflettere su quello che fanno e a percepirne l’assurdità, a sospettare la presenza di qualcosa dietro la quotidianità. Secondo Pirandello infatti “c’è un oltre in tutto”;c’è una vita al di là delle forme che la nascondono.
Serafino stesso si definisce come una persona che “non opera nulla” poiché è ridotto dalla sua professione a “una mano che gira la manovella” e sotto i suoi occhi ”intenti e silenziosi” si muove lo spettacolo di un’umanità frastornata dalla vertigine della velocità. Lui nel suo lavoro non deve far altro che posizionare la macchina sul treppiede e prestare ad essa i suoi occhi per vedere fino a dove deve riprendere. Da notare che è sufficiente solo un arto per sostituire l’intero individuo. E’ uno schiavo, è un estraniato , un servo della macchina in quanto la gira perché essa possa agire,perché possa mangiare la vita,ingoiare le anime umane.
L’uomo infatti è alienato dall’esistenza a causa dell’utilizzo dei macchinari, privato della sua creatività e della sua stessa identità.
Nel Quaderno primo singolare è l’incontro che Serafino ha la sera dell’arrivo a Roma nell’ ospizio di mendicità, luogo di perdita della propria identità sociale. E’ Simone Pau ad introdurlo nell’edificio e che presenta la figura - simbolica dell’uomo con il violino; il quale ci viene descritto come un grande musicista, muto, dal “naso rosso e carnuto”.In passato suonava nelle osterie per procurarsi di che vivere, ma tutto ciò che guadagnava lo sperperava nell’alcool tanto che più volte fu costretto a dare in pegno il suo strumento. Per riscattarlo una volta si recò a lavorare in una tipografia dove doveva introdurre in una macchina pani di piombo e restare a guardarla.
“Ridursi a un tale ufficio, un uomo, un artista! Peggio di un mozzo da stalla…Stare alla guardia di quella bestiaccia nera,che fa tutto da sé, e che non vuol da lui altro servizio, che d’aver messo in bocca, di tanto in tanto, il suo cibo, quei pani di piombo!”
Appena riottenuto il violino, decide di cambiare vita di trovarsi un nuovo lavoro. Si presenta in un cinematografo dove si ritrova davanti ad un’altra macchina,un pianoforte meccanico; lui deve accompagnarlo con il suo violino.
“Un violino nelle mani d’ un uomo, accompagnare un rotolo da carta traforata introdotto nella pancia di quella macchina lì!”
Da quel giorno l’uomo vive in quest’ospizio, beve, non suona più ed è diventato muto. Il mutismo in cui è rinchiuso il personaggio è, certo, prefigurazione del destino che si apre a Serafino al termine del suo viaggio all’interno di una civiltà tecnologica, che ha ridotto al silenzio sia la voce dell’arte (violino) sia la voce umana.
In un momento in cui in generale tutta una tradizione ottocentesca e positivistica, esaltavano le macchine e la tecnologia come fattori rivoluzionari di progresso e di miglioramento sociale, Pirandello svolge, al contrario, una sua convinta polemica contro la modernità e la civiltà delle macchine colpevoli, ai suoi occhi, di mercificare la vita e la natura. Nel romanzo si dipanano tutta una serie di riflessioni sull'inutilità della vita nell'era della macchina: l'esistenza viene presentata come una corsa, tutto è all'insegna della fretta, non c'è tempo per riflettere neanche sul significato della morte, tema che invece era stato centrale nell'immaginario romantico.
“Quanto di vita le macchine han mangiato con la voracità delle bestie afflitte da un verme solitario”…”la vita ingoiata dalle macchine, non è più vita, perché un’altra macchina possa ridarle il movimento qui in tanti attimi sospeso”.
Secondo Pirandello, il fragoroso e vertiginoso meccanismo della vita porterà forse un giorno alla distruzione totale. La meccanizzazione ha ormai reso schiavo l'uomo ed è responsabile della perdita di gran parte dei valori. L'individuo ha smarrito anche la propria identità, la capacità di intervenire nel presente e di interpretarlo. Anche l'intellettuale è coinvolto in questo processo, restandone vittima. Non ha più niente da dire perché non ha più possibilità di intervento critico. La meccanizzazione ha tolto la possibilità di dare un senso al fluire della vita: è questo il significato dell'afasia (mutismo) di cui rimane vittima Serafino Gubbio a causa dello shock per aver assistito all'orribile spettacolo dell'uomo sbranato da una tigre mentre continuava a riprendere la scena. L'afasia è dunque la metafora dell'alienazione dell'artista e della riduzione dell'uomo a macchina.
BIBLIOGRAFIA:
• Fossati M. – Luppi G. – Zanetti E. Testo scolastico “La città dell’uomo” Bruno Mondadori
• Luperini R. – Castaldi P. - Marchiani L.- Marchese F.- Donnarumma R.
Testo scolastico “La scrittura e l’interpretazione” Palumbo
• Luigi Pirandello “Quaderni di Serafino Gubbio Operatore” Mondadori
• Sito Wikipedia
• Sito Sapere.it
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  1. marco

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