Scheda del romanzo Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Testo

BOZZOLA ANGELO 5 A 05/08/2004

SCHEDA BIBLIOGRAFICA DEL LIBRO “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo

1) PRESENTAZIONE BIBLIOGRAFICA
➢ Autore: Ugo Foscolo.
Ugo Foscolo è il primo autore a manifestare il carattere romantico che appare nella storia della letteratura italiana. Nacque a Zante nel 1778. Il suo nome di battesimo era Niccolò, ma poi da poeta assunse il nome di Ugo in onore di Ugo Bassville. Studiò prima a Zante e a Spalato, poi, dopo la morte del padre, si trasferì a Venezia insieme alla sua famiglia. A Venezia il Foscolo si mise subito in vista per le sue idee democratiche perciò, divenuto sospetto al governo conservatore della repubblica, si allontanò dalla città e si rifugiò sui colli Euganei. All’arrivo dei Francesi in Italia, si arruolò tra i cacciatori a cavallo a Bologna dove compose l’ode a Bonaparte liberatore auspicando la libertà della patria e dell’Europa dall’assolutismo. Caduta la repubblica, il Foscolo ritornò ancora a Venezia, ma, quando col trattato di Campoformio del 1797 Venezia fu ceduta all’Austria, egli, deluso dalla politica napoleonica, lasciò Venezia e si trasferì a Milano. Tuttavia tornò a combattere con i francesi contro gli austro-russi nella campagna del 1799 e fu tra gli assediati a Genova. Dopo la caduta di Genova, il Foscolo andò in Francia e tornò in Italia solo dopo la battaglia di Marengo. In Italia divenne professore di eloquenza all’università di Pavia, incarico che dovette lasciare dopo pochi mesi, perché erano state abolite le cattedre relative a questa materia. Dopo la caduta di Napoleone, il Foscolo fu invitato dall’Austria a dirigere una rivista letteraria, che poi prenderà il nome di Biblioteca Italiana, ma egli rinunciò ed andò in esilio dapprima in Svizzera poi in Inghilterra, dove morì nel 1827.
Due sono gli elementi che spiccano nella sua personalità, il primo è un immediato abbandono agli impulsi del sentimento e delle passioni che agitarono la sua vita, il secondo, in contrasto con il primo, è l’esigenza di un ordine, di una disciplina, di un’armonia interiore. Nell’abbandono agli impulsi del sentimento si avverte il segno sella nuova sensibilità del Romanticismo, nell’esigenza dell’equilibrio e dell’armonia interiore si avverte l’influenza del Classicismo, il Foscolo nella sua concezione del mondo e della vita, segue le dottrine materialistiche e meccanicistiche dell’Illuminismo, secondo le quali il mondo è fatto di materia sottoposta ad un processo incessante di trasformazioni secondo leggi meccaniche, senza un fine ideale.
Per i filosofi del ‘700 una tale concezione materialistica della realtà e dell’uomo era un motivo di serenità perché liberava l’animo dalle superstizioni, dalla paura della morte e dalle credenze e lo induceva a vivere secondo natura e ragione. Ma il Foscolo, pur riconoscendo la validità di tale dottrina, invece di trovarvi un motivo di serenità e di ottimismo vi scopre un motivo di forte pessimismo e di disperazione. La visione materialistica della realtà lo porta a considerare l’uomo come prigioniero della materia, il quale, compiuto il suo ciclo vitale, piomba con la morte nel nulla eterno, come un qualsiasi animale o una qualsiasi pianta, dopo una lunga catena di sofferenze senza senso. È meglio dunque non nascere, e, una volta nati, è meglio troncare la vita con il suicidio. È questo il momento più acuto del pessimismo foscoliano, rappresentato idealmente dal suicidio di Jacopo Ortis, un suicidio che è insieme una liberazione e una protesta: una liberazione dal dolore e una protesta contro la natura che ha destinato l’uomo all’infelicità. Tuttavia, il Foscolo non soccombe al pessimismo e alla disperazione ma reagisce vigorosamente, creandosi una nuova fede in valori universali che danno un fine alla vita dell’uomo. Questi valori universali sono la bellezza, l’amore, la libertà, la poesia e la gloria. Questo sentimento della vita con le sue armonie e bellezze congiunto con l’idea di dolore e della morte conferisce alla poesia foscoliana un tono di malinconia.

➢ Titolo: “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”
➢ Prima edizione: Foscolo ebbe la sua prima idea circa questo romanzo epistolare nel 1796/1797, anche se la prima pubblicazione, del 1798/99, non lo soddisfò.
Revisionò quindi l’ opera successivamente e la ripubblicò (prima edizione ufficiale) nel 1802 a Milano.
Successivamente l’ opera fu ulteriormente rivista e corretta e ripubblicata a Zurigo nel 1816.

➢ Casa editrice e data dell’ edizione considerata: Einaudi editore Torino, 2003, sesta ristampa.

2) GENERE DELL’ OPERA: romanzo epistolare con numerosi spunti storici e autobiografici.
L’ opera presenta numerose affinità con “I dolori del giovane Werther” di Goethe, ma in questo romanzo i riferimenti autobiografici da parte del Foscolo sono molto più rilevanti: dalla ideologia politica alle passioni amorose, alle lettere, alcune delle quali furono davvero scritte e indirizzate dal Foscolo ai suoi conoscenti.

3)RIASSUNTO BREVE DELL’ INTRECCIO
Il personaggio principale dell’ opera è Jacopo Ortis, che presenta numerosissime analogie con lo stesso Foscolo.
Jacopo è uno studente di 24 anni, appena trasferitosi da Venezia, la sua patria, in quanto era stato esiliato per essere contrario alle idee politiche del regime e di Napoleone.
Jacopo è molto colto, anche se da un po’ di tempo ha smesso di leggere tanti libri, in quanto ritiene che in massa non facciano altro che creare contraddizioni e confusione.
Sui colli Euganei, dove si trasferisce, conosce per caso la giovane Teresa, la ragazza della quale si innamorerà perdutamente.
Teresa è bellissima e racchiude in sé tutte le doti della donna ideale (come la Carlotta di Werther), anche se è gia stata promessa a un nobile giovane, Odoardo, un personaggio insipido e superficiale, per il quale Jacopo, durante la narrazione, svilupperà un’ autentica antipatia.
Il matrimonio tra Teresa e Odoardo è però diverso da quello tra Carlotta e Alberto nel romanzo di Goethe: in fatti questi ultimi due si amavano autenticamente, invece Teresa non ama Odoardo, che non è in grado di coinvolgerla; il matrimonio è quindi un contratto matrimoniale, stipulato tra Odoardo e il signor T***, il padre di Teresa.
La madre della ragazza, non tollerando il giovane sposo, e soprattutto la futura e certa insoddisfazione della figlia, ha preferito allontanarsi da casa e andare a Padova, e anche il marito è stato contento di ciò.
Col passare del tempo si nota un sempre maggior feeling tra Jacopo e Teresa.
Emblematico è, per esempio, l’ episodio della gita ad Arquà, sui colli Euganei, dove ebbe l’ ultima casa il Tetrarca.
Jacopo era in estasi nel sapere che tra quelle mura aveva vissuto i suoi ultimi anni di vita uno dei più grandi geni d’ Italia, e questa passione coinvolge anche Teresa; essa, allora scoppia in lacrime, palesando a Jacopo la sua infelicità al fianco di un marito gretto e superficiale come Odoardo, che in quegli attimi non pensava ad altro che i suoi affari in sospeso.
Altro esempio importante del contrasto implicito tra Odoardo e Jacopo, è sul piano culturale: Jacopo sa di essere colto e intelligente, ma non se ne vanta mai, Odoardo, invece, palesa la sua cultura e la ricchezza della sua biblioteca, che comprende centinaia di volumi di tutti i tipi, ma non la Bibbia, cosa che sorprende e fa quasi ridere Jacopo.
Sempre nella prima parte del romanzo, si nota una descrizione globale del personaggio di Jacopo e dei suoi conflitti con una società inadeguata a lui, ma la passione amorosa è sufficiente a sopire tutti questi contrsti.
Infatti si nota l’ anticonformismo di Jacopo, che non tollera il comportamento dei nobili e degli insegnanti e degli studenti dell’ università di Padova, presso la quale si era recato.
Emerge anche la sua concezione politica:Jacopo non tollera la mentalità italiana, paralizzata da una nobiltà che non merita tale nome (infatti la nobiltà, nella storia aveva anche avuto un grande ruolo, era stata fondamentale nel guidare le nazioni in guerra e nel difenderle in pace, invece in Italia tutto questo non era mai avvenuto e la nobiltà era soltanto una classe parassitaria e sfruttatrice).
Inoltre non tollera l’ ideologia napoleonica, che dapprima si era presentato come il salvatore dell’ Italia dalla tirannia straniera, e poi aveva tranquillamente ceduto tutto il Veneto agli austriaci, per i suoi giochi d’ alleanze.
Se Napoleone è un tiranno, però, anche gli Italiani sono solo plebei; infatti nessuno, se non qualche emarginato ed esiliato come Jacopo, ha il coraggio di esprimere le idee di libertà e indipendenza dagli stranieri, e tutti preferiscono vivere mestamente e da schiavi, piuttosto che tentare l’ insurrezione definitiva contro il nemico.
Di Jacopo si nota anche lo scetticismo verso la cultura, che, all’ atto pratico, dopo avere insegnato per filo e per segno come vivere felici, si dimostra del tutto fallimentare.
Durante una visita a casa del signor T***, durante la quale erano arrivati anche degli ospiti, ed una ragazza che Jacopo conosceva già da molti anni, ormai promessa in sposa, il giovane ebbe modo di dire la sua riguardo la nobiltà.
La nobiltà, e non solo quella, disprezzava la nobiltà come un vizio o un peccato e offriva consigli su come evitarla: Jacopo però non tollerava ciò: chi non aveva mai provato sulla sua pelle la povertà e la miseria non poteva parlarne e deplorarla; i veri eroi erano proprio coloro che la affrontavano e ne uscivano, non coloro che ne parlavano distaccatamente, senza averla mai provata.
Durante una di queste serate, ebbe anche modo di narrare a Teresa la storia di Lauretta, una sua amica di infanzia, che, in guerra perse sia il padre che il fidanzato, e perse gli altri parenti per le deportazioni.
Questa storia distrusse psicologicamente Jacopo, da giovane, e la sua narrazione toccò nel profondo anche Teresa che scoppiò in lacrime dinanzi al ragazzo.
Da quel momento, come si intuisce nella corrispondenza tra Jacopo e l’ amico Lorenzo, il giovane si innamora perdutamente della ragazza, e anche Teresa fa lo stesso.
Una sera, durante una passeggiata, Teresa e la sorellina Isabella, incontrano Jacopo, che si unisce a loro: mentre la bambina gioca tranquilla poco distante, i due si baciano perdutamente, e la ragazza si dichiara al giovane.
Poco dopo, però, si pente di quello che ha fatto, sapendo di essere già promessa ad un altro uomo, e da quel momento sarà molto più distaccata nei confronti di Jacopo.
Anche il giovane si rende conto di ciò che ha fatto, che il padre della ragazza e Odoardo non lo perdonerebbero mai, ma lui ascolta solo il proprio cuore, e non sembra curarsi molto di questo.
Da quel momento, però, anche la passione amorosa tradisce Jacopo che, pur conscio dell’ amore della ragazza per lui, è altrettanto conscio che la loro passione non si realizzerà mai: era l’ ultimo baluardo per il giovane, già in conflitto praticamente con ogni cosa.
Da allora il suo aspetto cambiò, dimagrì, si debilitò, non dormì più, finche Teresa non rivelò tutto al padre, che parlò allora col giovane, dicendogli di allontanarsi per qualche tempo, almeno finche non sarebbe più stato un pericolo per il matrimonio della figlia.
Inizia quindi la seconda parte del romanzo, quella in cui la ragione residua di Jacopo scema e il giovane si avvia lungo la strada della morte.
Si reca dapprima nel Veneto, poi a Bologna e a Firenze, e quindi a Milano: in tutti questi posti non riesce a trovare pace, il suo comportamento diviene sempre più strano, si droga anche, ma senza trovare pace.
A Milano incontra anche Giuseppe Parini, ormai vecchio, con il quale ha un lungo colloquio.
Anche l’ anziano letterato aveva convissuto con i numerosi dubbi esistenziali del giovane Jacopo, ma ne era uscito e, con la saggezza della vecchiaia, ne era sopravvissuto.
Ma il Parini è molto più scettico nei confronti di Jacopo: non vede come un animo così schiavo delle passioni potrebbe risollevarsi e non essere sempre vittima di un mondo sì ingiusto, ma impossibile da modificare completamente.
Il giovane prende allora la strada per la Provenza, ma ritorna verso l’ Italia, fermandosi ad Alessandria e quindi a Rimini.
Tuttavia non trova pace e anzi, matura sempre di più nella sua mente, l’ idea del suicidio come unica soluzione alla sua vita insopportabile.
Ritornato sui Colli Euganei, presso la casa di Teresa, viene a sapere che la ragazza è ormai sposata con Odoardo.
La disperazione raggiunge ormai il culmine; non tanto per il matrimonio avvenuto (in quanto era inevitabile), quanto perché non vede veramente più nessun appiglio per risollevarsi da una depressione e da una delusione ormai croniche.
Sistema quindi i suoi affari, brucia o invia le ultima lettere, fa visita a sua madre e riesce ad ottenere il tanto desiderato ritratto della ragazza; compie quindi il suicidio, pugnalandosi al cuore e morendo qualche ora dopo.

4) TEMATICHE PRINCIPALI
➢ L’ amore: si tratta dell’ amore di Jacopo per Teresa (e, in questo romanzo, a differenza del Werther, anche di Teresa per Jacopo).
Il loro amore è un amore totale: oltre che una legittima attrazione fisica (Teresa è più volte descritta come una donna bellissima), si ha anche una completa sintonia di ideali e sensazioni, che invece il marito Odoardo, con la sua superficialità e grettezza non è in gradoni offrire.
L’ amore tra questi due giovani sarebbe quindi l’ amore ideale per il romanzo; tuttavia deve fare i conti con delle promesse già contratte: Teresa è promessa ad Odoardo che, in quanto nobile, è in grado di proteggere e fornire molte più ricchezze al signor T*** che non Jacopo.
Quindi, con grande disperazione di Teresa, Jacopo e anche la madre di Teresa, i due non possono in nessun modo coronare il loro sogno.
La passione amorosa aveva rappresentato, per buona parte del libro, una sorta di ultima spiaggia per Jacopo, già in conflitto con il resto del mondo: venendo meno anche questo ultimo conforto, il giovane si trova in guerra con tutto ciò che lo circonda e senza speranze di conforto.

➢ La politica: se già la tematica amorosa rifletteva la mentalità di Foscolo con le donne da lui frequentate, quando nel romanzo si parla di politica, è lo stesso autore che riporta la sua concezione politica.
Il romanzo è ambientato alla fine del ‘700 in Italia, quando Napoleone Bonaparte stava conducendo le sua campagne militari, che lo portarono ad avere il potere su buona parte della penisola.
In un primo tempo Jacopo (e anche il Foscolo) si mostra fiducioso di ciò: infatti per l’ autore, non c’ era metodo migliore per migliorare l’ Italia che insediarsi all’ interno del sistema napoleonico ed agire dall’ interno di esso.
Tuttavia gli Italiani credevano che la Francia avrebbe cacciato gli invasori e regalato all’ Italia la libertà senza neanche lottare: si sbagliavano e ne ebbero la prova quando Napoleone firmò nel 1797 il trattato di Campoformio, nel quale cedeva il Veneto agli austriaci, noncurante dei bisogni di libertà di quelle genti: Venezia cadde sotto il dominio asburgico, coloro che non andavano d’ accordo col regime venivano cacciati e esiliati.
Stessa sorte toccò a Jacopo, che si vide allontanato dalla sua patria.
L’ amore per la patria, sentita sempre come lontana ed in balia di genti straniere, sarà l’ ultimo tentativo dell’ Ortis per dimenticare la sua tragica storia amorosa: ma anche questo tentativo fu fallimentare.
Jacopo, come si evince nella prima parte del libro, soprattutto, non sopporta nemmeno il modo di pensare degli Italiani, incapaci di allearsi e superare i loro relativamente piccoli contrasti, per conquistare la loro stessa libertà.
L’ Italia è in balia degli stranieri e da sempre priva di una vera nobiltà, in grado di guidare la nazione nei momenti più critici.
Infine, motivo molto importante anche nella vita del poeta è la critica al servilismo di molti intellettuali: riprendendo un tema già analizzato da secoli da molti autori, il Foscolo si ricollega al sua rifiuto di collaborare con gli austriaci, che gli avevano offerto un importante incarico, per non asservilirsi completamente a loro.
Infatti numerosissimi erano a quel tempo gli intellettuali che rinunciavano alla verità del loro pensiero anche solo per l’ autosufficienza economica o per un posto di prestigio a corte (la critica è rivolta anche al Monti, il più importante scrittore di quel tempo insieme al Foscolo e suo amico).
Ugo Foscolo e Jacopo preferiscono la povertà o l’ esilio pur di mantenere intatti i propri ideali.

➢ Il rapporto con la natura: è costante durante tutto il romanzo ed è un punto in comune con l’ affine romanzo di Goethe.
Più volte infatti viene descritto Jacopo intento ad ammirare un tramonto, una pioggia, una notte stellata, un bosco, un fiore, uno stagno, quasi estetico e rapito nell’ armonia che lo conquista.
Il rapporto con la natura procede di pari passo con i sentimenti del protagonista: quando Jacopo si sente triste, depresso o disperato, anche la visione della natura ne risulta alterata.

5) PERSONAGGI PRINCIPALI
➢ Jacopo: è il personaggio principale del romanzo e riflette molto da vicino, lo stesso Foscolo.
Jacopo è un colto studente veneziano di 24 anni, costretto all’ esilio per avere pubblicamente criticato il regime austriaco e il trattato di Campoformio; è, tra l’ altro, una personalità molto colta e conosciuta anche negli alti ambienti, visto che può dialogare con il Parini, e farsi invare delle lettere di Melchiorre Cesarotti.
Il primo tratto che colpisce è il suo anti – conformismo: dal modo di intendere la cultura, al suo schiavismo nella ricerca del piacere, all’ innamorarsi perdutamente di una donna già promessa, al suo contrasto con la società e i costumi gia prestabiliti, alla scelta del suicidio come unico metodo per non tradire i propri ideali.
Sono già note la concezione politica e quella dell’ amore di Jacopo; importante è dire che, come il Werther, pur sembrando un personaggio tragicamente vincente, in realtà Jacopo, è tragicamente perdente.
Infatti la sistema riesce a togliergli tutto quello in cui credeva: la ragione, la patria, l’ onore, l’ amore; e per ultima cosa lo induce alla pazzia e a togliersi perfino la vita.

➢ Teresa: è il personaggio femminile per eccellenza, e presenta numerosissime caratteristiche in comune con la Carlotta di Goethe.
Teresa è infatti bellissima e presenta tutte le virtù della donna ideale dell’ epoca: l’ obbedienza, la vivacità, anche culturale, la sottomissione, ecc…
Da questo punto di vista la ragazza viene descritta con tonalità ancora più rosee della Carlotta del Werther: mentre alla fine Carlotta ritiene Werther solo un amico, Teresa ama Jacopo e la sua descrizione risente degli influssi di tutta la letteratura d’ amore mondiale (ad es. Dante, Petrarca, Cavalcanti, Shakespeare, Ossian, ecc…)
Purtroppo Teresa dovrà sacrificare per sempre la sua felicità su questa Terra: non potendo realizzare il suo amore per Jacopo deve accettare quello scontato e già prefissato con Odoardo, un uomo che non è in grado di trasmetterle quello che le trasmetteva Jacopo.

➢ Odoardo: è il promesso sposo di Teresa.
E’ un giovane che non presenta né punti forti né punti deboli (se non la superficialità e la grettezza): è in sostanza insipido e incapace di comunicare sentimenti.
Si crede colto solo perché è dotato di una fornitissima biblioteca (che deficita, però, della Bibbia!) e i suoi discorsi sono sempre banali e scontati.
Pare più interessato ai suoi denari e agli affari piuttosto che ai sentimenti e all’ amore per Teresa: raffigura quindi la nobiltà, interessata a mantenere oziosamente l’ aspetto, la facciata esteriore, mentre il loro titolo, diventa indegno, in quanto non fanno nulla per meritarselo.

6) SPAZIO
Lo spazio in cui è ambientato il romanzo è l’ Italia del Nord, in particolare i Colli Euganei, in provincia di Padova, a fine ‘700.
L’ Italia qui descritta è incapace di unirsi per la conquista della libertà, è ingenua nei confronti degli stranieri, da sempre sfruttatori, e viene da loro spartita a piacimento.
Jacopo visita numerose città (Padova, Venezia, Bologna, Firenze, Milano, Ravenna, Rovigo, Rimini, ecc…) ma non si trova mai bene in nessuna di esse; al contrario il nostro protagonista si trova più a suo agio con la natura, immerso in un ambiente quasi arcadico: non a caso il suo momento di massima gioia si ha quando bacia perdutamente Teresa vicino a uno stagno.

7) TEMPO
Il romanzo fu pubblicato nel 1802, e comprende una serie di lettere datate tra l’ 11 ottobre 1797 e il 25 marzo 1799.

8) STRUTTURA NARRATIVA
➢ Organizzazione della trama: l’ esordio del romanzo si ha quando viene presentato, all’ inizio Jacopo, recentemente esiliato da Venezia e rifugiatosi sui Colli Euganei.
Successivamente la narrazione prosegue da una parte con l’ innamoramento tra Jacopo e Teresa, e dall’ altra nel descrivere la mente anarchica del giovane, in contrasto con tutto e tutti.
Lo spannung si ha quando i due si baciano per la prima e ultima volta: infatti Teresa poi si pentirà amaramente di ciò: lo scioglimento, come per il Werther, è graduale e comprende la realizzazione del progetto del giovane di suicidarsi.

➢ Scarto fabula – intreccio: il romanzo, pur essendo composto seguendo l’ ordine cronologico delle lettere, presenta una sfasatura totale tra fabula e intreccio, in quanto le lettere vengono raccolte e riordinate dopo la morte di Jacopo, come per il Werther.

➢ Narratore e punto di vista:il narratore è quasi sempre Jacopo, che è colui che compoe le lettere per l’ amico Lorenzo.
Quindi, in questo caso si tratta di un narratore interno e non onnisciente; in alcune circostanze, quando si hanno lacune nella corrispondenza o passi difficili, il narratore diventa Lorenzo stesso, che narra a fatti avvenuti, il narratore è quindi esterno e onnisciente.

➢ Durata narrativa dei fatti raccontati:come ne “I dolori del giovane Werther”, anche in questo romanzo epistolare, la durata narrativa è generalmente abbreviata.
Non che manchino dialoghi, monologhi e sequenze di descrizione o analisi, ma la corrispondenza non è fittissima e vi sono numerose lacune e quindi numerose ellissi nella narrazione.

9) STILEMI
Nel complesso lo stile adottato da Foscolo in questo romanzo è molto elevato.
Nella prima parte della narrazione l’ impatto non è facile e si incontrano alcune difficoltà perché non si conosce la storia e la lettura non è proprio delle più agevoli.
Tuttavia successivamente ci si abitua e si può apprezzare la grandezza dello stile di Foscolo, intriso anche di citazioni dei grandi della letteratura italiana e internazionale.
Sono assenti, come nel Werther, termini dialettali e termini appartenenti a sottocodici particolari; le figure retoriche sono abbastanza usate.

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