Relazione de "I Malavoglia"

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano
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Data:06.06.2005
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Testo

Giovanni Verga – I Malavoglia

Il libro de I Malavoglia uscì nel 1881 ed il pubblico fece “accoglienze freddine” forse perché l’arte di Verga consentiva poco ai piaceri della libera immaginazione.
Verga stesso voleva che nel romanzo “la mano dell’artista rimanesse assolutamente invisibile” e che il romanzo stesse in piedi “per ragion propria”.
Nei Malavoglia nessun personaggio ha una storia individuale che lo distingue, ma un’unica vita sociale a cui ognuno si adegua tanto è vero che tutti sono posti sullo stesso piano: i famigliari Malavoglia come gli altri paesani.
Il romanzo testimonia come la miseria sia il fattore principale di tante rovine e il motivo per cui le famiglie si disgregano fino a dimenticarne gli effetti più sacri.
Si tratta dunque di un romanzo storico realistico, storico perché la trama si svolge e scorre parallela ai fatti della Storia, pur incrociandoli: come la catastrofica battaglia di Lissa (1866) tra la flotta italiana e quella austriaca; la tassa sul macinato, la leva obbligatoria, l’industrializzazione; e realistico perché caratteristico del genere di cui Verga è uno dei massimi esponenti in Italia:“ Il Verismo ”.

Riassunto
Ad Aci Trezza la famiglia dei Toscano, soprannominata “Malavoglia”, è costituita da padron ‘Ntoni, dal figlio Bastianazzo con Maruzza la Longa sua moglie, e da cinque nipoti: ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Essi abitano nella “casa del nespolo”. Nel dicembre del 1863 il giovane ‘Ntoni parte soldato; dopo qualche tempo, per necessità di guadagno, il nonno acquista una partita di lupini, che Bastianazzo carica sulla barca(la Provvidenza) per andare a venderli a Riposto.
In paese tutti commentano malignamente il negozio azzardato dei lupini che i Malavoglia hanno comprato, senza pagarli, dallo zio Crocifisso, usuraio di mestiere; se ne parla per le strade, sul sagrato della chiesa, nelle povere locande.
La mattina successiva la partenza di Bastianazzo è domenica: gli occhi dei suoi familiari sono puntati sul mare in tempesta, da dove non giunge traccia della “Provvidenza”. Padron ‘Ntoni è sconsolato: si avvia sulla riva del mare con i figli, ad attendere il marito e a nutrire un filo estremo di fiducia, che però la burrasca si sforza di soffocare.
Si celebrano le esequie di Bastianazzo; dalla chiesa gli abitanti di Aci Trezza vanno alle “casa del nespolo” per le condoglianze: si trovano il sindaco, il segretario comunale, le comari del vicinato, ma nessuno sa pronunciare una parola di conforto.
Lo zio Crocifisso medita su come sia possibile che il suo credito venga saldato; teme, inoltre, che Alfio Mosca, un carrettiere, ambisca a sposare sua nipote, la Vespa, per la sua ricca dote. Viceversa Alfio è innamorato di Mena, che tuttavia padron ‘Ntoni ha promesso come moglie a Brasi, figlio di padron Fortunato. Ma ogni discorso al proposito è fuori luogo alla “casa del nespolo” dove premono il tormento e le necessità economiche; infine due avvenimenti lieti sembrano i segnali di un possibile riscatto: si trova la “Provvidenza”, che viene data a riparare a mastro Zuppiddu, e ‘Ntoni ritorna dal servizio militare.
‘Ntoni riprende a lavorare, ma senza alcun entusiasmo: quanto i Malavoglia guadagnano vale appena per pagare le riparazioni alla barca ed essi tardano a far fronte alle richiesto dello zio Crocifisso, che esige la restituzione del dovuto.
La vigilia del Natale alla “casa del nespolo” arriva l’usciere del comune a notificare la scadenza del debito; i Malavoglia si precipitano allora a Catania per avere rassicurazioni dall’avvocato Scipioni. Tornati ad Aci Trezza, pattuiscono con il mediatore Piedipapera che, se non potranno pagare, lasceranno la casa.
Luca parte soldato, la barca ritorna in mare e nel frattempo in paese scoppiano i tumulti e proteste per le tasse sul sale e sulla pece; il Consiglio comunale si riunisce senza saper trovare risoluzioni adeguate.
‘Ntoni s’invaghisce di Barbare, figlia di mastro Zuppiddu, e inizia a corteggiarla, suscitando l’astio di altri pretendenti: Vanni Pizzuto, il barbiere, e don Michele, il brigadiere. Frattanto, un giorno, padron Cipolla e suo figlio Brasi si fermano alla “casa del nespolo” per far visita a Mena, la quale però è innamorata di Alfio. Questi una sera viene tuttavia ad annunciare la proprio dipartita da Aci Trezza.
Per Pasqua padron ‘Ntoni riesce ad avere il denaro necessario al versamento improrogabile come acconto del suo debito; si decide il fidanzamento di Mena con Brasi e i Malavoglia sono pronti a festeggiare; però due soldati portano la notizia che Luca è morto durante la battaglia di Lissa. Al dolore inatteso giungono nuove disgrazie: i Malavoglia non riescono a far fronte al proprio debito e lasciano la casa; a questo punto padron Cipolla si rifiuta di far sposare a Brasi Mena e anche Barbare viene negata a ‘Ntoni. I Malavoglia sono abbandonati e isolati.
I Malavoglia cercano di riprendersi con il loro lavoro abituale: il pesce. Tuttavia una violenta tempesta sorprende in mare aperto padron ‘Ntoni, ‘Ntoni e Alessi: essi riescono fortunosamente a trarsi in salvo, ma il nonno ha ricevuto dall’albero della barca un colpo in testa che lo ha tramortito. Dopo vari giorni d’incoscienza, inizia a riprendersi, quindi torna in mare con i nipoti. ‘Ntoni si ribella a simile vita, si allontana dalla famiglia, passa le giornate all’osteria, mentre gli altri s’industriano con impegno e in ogni modo: la pesca abbondante fa sognare che un giorno sarà possibile riscattare la “casa del nespolo”.
‘Ntoni vuole partire da Aci Trezza e andare a cercare fortuna in qualche altro paese; le preghiere della madre valgono per poco a trattenerlo. Maruzza cade infatti vittima del colera e muore, gettando la famiglia nella disperazione: così ‘Ntoni risolve di andarsene.
Padron ‘Ntoni e Alessi continuano ad impegnarsi in ogni modo; decidono quindi di venere la barca e mettersi a lavorare alle dipendenze di padron cipolla. ‘Ntoni ritorna lacero e senza un soldo: le esperienze del mondo lo hanno reso piuttosto incline a lamentarti che a darsi da fare per migliorare la propria sorte.
‘Ntoni si ubriaca tutti i giorni e a nulla valgono i rimproveri del nonno o il pianto delle sorelle: ha perduto il senso dell’onore e della dignità, vive all’osteria e si dedica al contrabbando. Intanto don Michele inizia a corteggiare Lia: un giorno il brigadiere fa avvertite ‘Ntoni, tramite Mena, che egli conosce i suoi traffici illeciti. All’osteria i due vengono alle mani.
In una notte di pioggia ‘Ntoni è sorpreso nei suoi loschi affari insieme a Rocco Spatu, Cinghialena, e al figlio della Locca; essi fuggono dalle guardie, ma ‘Ntoni colpisce don Michele con una coltellata: viene così arrestato e finisce in carcere. Padron ‘Ntoni senza badare a spese, ricorre all’avvocato; il giorno del processo ‘Ntoni è però condannato a cinque anni di prigione. Il nonno sviene e Lia scappa di casa.
Padron ‘Ntoni è avviato alla morte; Alfio la Mosca, nonostante le lunghe titubanze dei nipoti, lo porta in ospedale dove il vecchio muore.
Alessi sposa Nunziata e riscatta la “casa del nespolo”; Mena sta vicino al fratello, a Nunziata e ai loro figli. Una sera essi vedono arrivare ‘Ntoni; lo invitano affettuosamente a restare ma egli rifiuta: vuole partire, andare dive nessuno lo potrà riconoscere. Guarda a lungo e intensamente il paese natale e poi, all’alba, si mette in cammino, mentre Aci Trezza si avvia alle faccende consuete di ogni giorno.

Stile e forma
Tutto ne I Malavoglia è raccontato in modo naturale, scarno, asciutto, con le espressioni tipiche dei personaggi, senza retorica , senza qualche tocco d’ironia.Verga vuole farci trovare davanti il romanzo con l’immediatezza di una realtà che contiene in se stessa il suo significato, utilizzando un lessico sostanzialmente italiano, inserendo diverse locuzioni dialettali tipiche del parlato.
La lettura è semplice e scorrevole salvo il continuo uso di note a piè di pagina per le locuzioni popolari. Ogni personaggio nella storia ha il suo nomignolo e i suoi connotati che lo distinguono, appena egli si fa sulla scena. Verga si astiene volutamente da ogni commento e non entra affatto nei personaggi. Non fa inoltre nessun minimo sforzo per spiegare la mentalità delle sue creature.
La voce che racconta la vicenda è di un narratore nascosto, che in qualche punto (nell’incipit) è esterno, vale a dire che controlla la narrazione e spesso si mostra onnisciente ma non partecipe; più frequentemente è interno, ovvero la sua ottica è interna al racconto, infatti sembra confondersi con i personaggi e appena può lascia la parola ai paesani che descrivono i fatti sotto il loro punto di vista, senza aggiungere nessuna descrizione o commento personale.
La novità della lingua usata da Verga sta nell’italiano a cui è applicata la sintassi dialettale siciliana, per poter rendere con maggiore efficacia una descrizione di quella gente, per rappresentare il mondo dei pescatori da vicino.
Viene usato molto il discorso indiretto libero per rendere maggiore immediatezza nei dialoghi, proprio come se il lettore potesse sentire parlare i personaggi, inoltre le similitudini popolari e i frequentissimi proverbi servono a rafforzare la posizione interna del narratore, che tende a diventare uno di loro.

Temi
Il tema della fedeltà alle origini e dell’attaccamento alle tradizioni è introdotto da padron ‘Ntoni quando, quasi sul punto di morire, raccomanda di non vendere la Provvidenza e di cercare in tutti i modi di riavere la casa del nespolo, vuole che la famiglia rimanga sempre unita, ma il tema viene interrotto dalla volontà del giovane nipote che desidera far fortuna in città e sistemarsi una volta per sempre, cosa che gli viene proibita dal nonno; la santità del lavoro si vede quando il vecchio parla della sua famiglia come delle formiche che, piano piano, dandosi da fare in tutti i modi, riusciranno a rimettersi in piedi e ritornare alla casa del nespolo, che per loro è meglio di un palazzo, poiché ci sono nati.

Tempo
L’unica data che compare evidentemente nel romanzo, dicembre 1863, indica il tempo in cui ‘Ntoni è chiamato a prestare servizio militare, ed è riportata che è un fatto sempre molto importante e coinvolgente per tutto il villaggio, che vive di chiacchiere e pettegolezzi.
Dalla lettura si può determinare il periodo storico in cui ci troviamo, lo stesso stile di vita della gente ce lo dice: le usanze, i loro abiti, i mezzi di trasporto. Esplicitamente però il tempo non è definito, i personaggi del romanzo sembrano essere solo sfiorati dagli avvenimenti storici, che sono poi deformati e visti in maniera diversa, secondo la loro ottica ristretta. Questi provinciali, infatti, si sentono legati solo al loro paese, ma non hanno l’idea di “nazione”, non si sentono coinvolti nella vita pubblica ma guardano i fatti concreti, come il servizio militare obbligatorio, che toglie loro un paio di braccia da lavoro, e l’aumento delle tasse, che leva loro il pane di bocca.

Personaggi
Protagonista del romanzo è tutto il paese , fatto di personaggi uniti da una stessa cultura ma divisi da antiche rivalità. La famiglia dei Malavoglia è così composta: il “patriarca” padron ‘Ntoni,il figlio Bastianazzo, instancabile lavoratore e la moglie di quest’ultimo Maruzza detta Longa e i loro cinque figli: Ntoni il maggiore , Luca , Mena , Alessi , e la più piccola Lia.
Il protagonista è in ogni modo padron ‘Ntoni il capofamiglia vecchio saggio che tiene le redini di tutto il romanzo, sua la decisione di investire il denaro nell’affare dei lupini,egli è un conservatore delle tradizioni antiche,parla con l’aiuto dei proverbi,accetta le sventure della sua famiglia con rassegnazione non riesce ad accettare la personalità sognatrice del nipote maggiore ‘Ntoni. Egli vede trascorrere la propria vita con la disgregazione della famiglia partendo dalla morte del figlio e giungendo alla perdita della casa, tutto ciò per cui egli aveva sempre lottato. il romanzo si conclude con la sua morte,lontano dal paese dal quale non aveva mai voluto staccarsi ma con in mente le ultime immagini inerenti il suo allontanamento.
Un altro protagonista è ‘Ntoni il maggiore dei nipoti,primogenito scelto dal nonno a continuare la vita che lui stesso aveva iniziato,’Ntoni si rivela non all’altezza della situazione essendo pigro,spesso irrequieto,irrazionale,impulsivo e debole di carattere tradendo le aspettative del nonno.Egli è il punto fragile della famiglia,si allontana da AciTrezza in cerca di una vita meno dura e soprattutto più redditizia ma combina solo sciocchezze rovinando completamente la famiglia. Una volta pentitosi non può più tornare indietro e a causa delle malelingue del paese, non può più restare accanto ai suoi fratelli.
Mena, vive la sua vita tra le mura di casa, è il personaggio positivo della famiglia,accetta rassegnandosi la decisione del nonno che la vuole sposa di Brasi Cipolla pur amando Alfio Mosca. La promessa di matrimonio è infranta dalle pessime condizioni della famiglia.Ella ha sempre un atteggiamento positivo e in qualche modo sereno,anche dopo le tristi vicende che colpiscono la famiglia come la morte della madre. Quando Alfio la chiede in sposa ella rifiuta e assieme al fratello riacquista la casa del Nespolo.
Alessi,onesto e bravo lavoratore si può definire come la trasposizione sia fisica che a livello caratteriale del nonno,vuole sposare Nunziata donna laboriosa e ponderata. La sua mentalità è contraria alla ribellione per lui la dignità non ha prezzo. Forma con Mena e Nunziata il nuovo nucleo familiare tanto voluto dal nonno di cui egli si prende cura.

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