Neoclassicismo e Winckelmann

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Testo

Neoclassicismo
Il Neoclassicismo
Per neoclassicismo si intende un atteggiamento del gusto, diffusosi fra il 1700 ed il 1800, basato sulla riscoperta della opere classiche, non riprendendo pedissequamente l’arte propriamente detta “classica” (ovvero l’arte greca del V secolo a.C. , avente fra i suoi massimi esponenti lo scultore Fidia), ma rivalutando in generale l’arte greca ed ellenistica (come già fatto in passato da Augusto). In letteratura vi sono dunque poesie e scritti ricchi di immagini tratte dal mondo classico e dalla mitologia. La pittura, la scultura, la decorazione di gemme e cammei riprendono l’arte greca; nelle case compaiono triclini, le donne indossano abiti simili a pepli. Questo si accompagna alla ricerca della bellezza e della perfezione delle forme.
Tipi di neoclassicismo
Questa nuova forma di arte esprime spesso contenuti opposti fra loro: esistono infatti un neoclassicismo giacobino. reazionario e napoleonico.
a) Neoclassicismo giacobino: esprime i contenuti ed i valori della rivoluzione francese, esalta la coesione del popolo ribelle. Fra le opere pittoriche più importanti il Giuramento degli Orazi di David.
b) Neoclassicismo reazionario: esprime i contenuti dell’ancien regime, riaffermati nel 1814-1815 dal congresso di Vienna che restaurò lo status coante. Ad esempio papa Pio VI, contrario alla rivoluzione, accoglie alla corte vaticana scrittori come Vincenzo Monti, traduttore dell’Iliade, che elogia contenuti reazionari.
c) Neoclassicismo napoleonico: celebra le imprese e i fasti dell’impero napoleonico( è tipico dei regimi autoritari ricercare un mezzo espressivo forte). Fra le opere pittoriche più importanti “L’incoronazione di Napoleone” di David.
Johann Joachim Winckelmann
La Vita
Nato in Prussia, nel 1717, morì a Trieste nel 1768. Di umili origini, seguì studi filosofici e letterari nelle Università di Halle e di Jena ed approfondì in seguito lo studio della letteratura e dell'arte classica. Nel 1755 pubblicò i Pensieri sull'imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura, opera con la quale fissò i canoni dell’arte neoclassica.
Grazie alla protezione del nunzio apostolico a Dresda, nel 1755 poté recarsi a Roma per studiare direttamente quei capolavori dell'arte classica di cui era entusiasta e in cui vedeva realizzato il suo ideale di una bellezza assoluta ed eterna, intesa come nitidezza armonica di forme e serena compostezza che supera il tumulto delle passioni. A Roma strinse amicizia con il pittore boemo Anton Raphaél Mengs, che condivideva il suo amore per l'arte classica e che seguì le sue teorie nella pratica pittorica. Fu al servizio del cardinale Albani, mecenate e collezionista d'arte antica, e poté così studiare le grandi collezioni d'arte romane. Tra il 1757 e il 1758 visitò Ercolano e Pompei, di cui era iniziata da pochi anni la riscoperta archeologica per ordine del re Carlo III di Borbone, e si spinse fino a Paestum, dei cui monumenti sottolineò per primo l'importanza.
Nel 1763 pubblicò la Storia dell'arte nell'antichità, opera permeata dal pregiudizio secondo il quale ogni movimento artistico, alla stregua di un essere vivente, nasce, raggiunge il culmine e muore. Nel 1764 fu nominato sovrintendente alle antichità di Roma. Di ritorno da un viaggio in Germania e in Austria (dove era stato ricevuto con grandi onori dall'imperatrice Maria Teresa), fu pugnalato in una locanda di Trieste dall’amante Arcangeli. Fu il massimo teorico del gusto neoclassico. Le sue teorie e le sue interpretazioni dell'arte classica ebbero vasta risonanza e grande influenza sulla cultura europea tra il Settecento e l'Ottocento.
Il concetto di “bello” per Winckelmann
Per primo teorizzo il senso del bello paragonandolo al mare: la superficie marina è piatta e liscia ma al di sotto di essa ribollono i flutti; allo stesso modo sotto la “calma grandezza e nobile semplicità” del bello si animano le passioni. Il bello è dunque dominio delle passioni ed emblema di questa concezione è la statua di Apollo del Belvedere di Leocrate.

La statua di Apollo: il mondo antico come paradiso perduto
La scultura descritta è una copia in marmo del periodo adianeo (II secolo d.C.) dell’originale statua in bronzo di Leocrate che era stata fusa nel IV secolo a.C. per ricavarne armi. E’ rappresentato Apollo dopo aver ucciso il mostro Pitone, che infestava la Focide, che domina con la sua bellezza e superiorità, sereno e felice, ma non trionfante e sfolgorante. La figura benché molto maschile, alta snella, muscolosa, virile, è graziosa, elegante. Secondo la sua iconografia viene rappresentato come un giovane dai lunghi capelli ricciuti. Domina l’ira e tutte le passioni dall’alto della sua divinità. Nessuna immagine di Zeus è così bella e grande. La statua suggerisce oblio e adorazione, riempie di desiderio di venerazione, merita corone votive.
“Il giuramento degli Orazi” di David
Il quadro del 1784 raffigura i tre Orazi mentre ricevono le spade dal padre per andare a combattere contro i tre curiazi di Alba Longa. Sullo sfondo le figure delle donne fanno da contrasto all’eroismo e al vigore dei tre giovani. Il quadro può essere interpretato letteralmente, ma finì col diventare il manifesto della rivoluzione francese: esso suscitava un sentimento di emulazione dei valori della Roma repubblicana e spingeva il popolo francese all’unione contro l’ancien regime. Il buio sullo sfondo della stanza rappresenta l’oscurità che aveva avvolto l’umanità nei secoli precedenti alla rivoluzione.
“Incoronazione di Napoleone” di David
Il dipinto, creato tra il 1805 e il 1807 rappresenta l’unione tra Napoleone e Giuseppina. L’imperatore voleva infatti, come veicolo di propaganda politica, che accanto ad opere che esaltassero le gesta eroiche del passato, fossero accostati momenti della storia contemporanea che lo avevano visto protagonista.
“Statua di Napoleone” e “Paolina Borghese” di Canova
Dopo aver eseguito il busto di Napoleone nelle vesti di Marte pacificatore, Canova ricevette altre commissioni dalla famiglia Bonaparte, tra cui la rappresentazione della sorella dell’imperatore, Paolina Borghese. Si ispirò alla leggenda di Paride, figlio del re di Troia chiamato a decidere quale delle tre dee Venere, Giunone e Minerva, dovesse ricevere in premio per la massima bellezza un pomo d’oro. Paolina Borghese fu scolpita nelle vesti di Venere vincitrice con il frutto della vittoria nella mano sinistra.
“Monumento funerario a Vittorio Alfieri” di Canova
La scultura, esempio di neoclassicismo romantico. Possiamo notare la rivalutazione dell’antico valore dell’immortalità per superare la paura dell’aldilà. La donna raffigura l’Italia piangente sulla tomba del poeta decorata dalla lira, simbolo della poesia, e dall’alloro, simbolo della gloria.
“Monumento alle Grazie” di Canova
L’opera è l’espresione degli ideali neoclassici del Winckelmann secondo cui bisognava ricercare quegli effetti di grazia e di armonia già raggiunti dagli scultori greci, in nome di una bellezza ideale che doveva essere riformulata.
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