Manzoni: la vita le opere e la poetica

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Testo

Alessandro
Manzoni
Vita p.2
Poetica e tematiche p.3
Rapporto Dio – storia p.5
Il paternalismo di Manzoni p.6
Rapporto tra arte, storiografia e storia p.6
Emerge il problema tra storia e arte p.7
Inni sacri p.7
La pentecoste p.8
Le tragedie manzoniane p.8
Il conte di Carmagnola p.10
Adelchi p.11
Storia e Religione p.11
Ermengarda e Adelchi: il rapporto con il Romanticismo p.12
I Promessi Sposi p.12
La storia della Colonna Infame p.15

Alessandro Manzoni
Inizia a scrivere quando finisce il periodo rivoluzionario, e lo farà fino alla vecchiaia, quando vedrà l’Italia unita. Vive in Lombardia, in mezzo ai paesaggi fatti di laghi, monti, gli stessi che si ritrovano poi nei Promessi Sposi.
Culturalmente è legato a Parigi; a Firenze ha degli amici, e vi soggiorna a periodi: è questo il luogo dove si è sviluppata la tradizione letteraria italiana, e può divenire una delle capitali, dal punto di vista letterario, dell’Italia. Parlava correntemente il francese, conosce un po’ di tedesco, ma non parlava inglese, e la sua lingua di tutti i giorni è il milanese. Visse, prima dei vent’anni, nella campagna di Lecco, a Milano e nei collegi religiosi; nel 1803 soggiorna a Venezia.
Non ebbe veri modelli familiari, ebbe grandi amicizie e si entusiasmò politicamente per certi fatti, ebbe molte storie amorose, non frequentò l’università p la sua cultura è partecipe delle idee letterarie e delle correnti che si svilupparono a Milano in quel periodo. E’ di stampo anticlericale, è dapprima d’idee neoclassiche, poi si converte al Romanticismo, e s’interessa fin da giovane alla storia (rivoluzione napoletana, Vincenzo Cuoco, esuli napoletani).
Dopo la separazione di Giulia Beccaria dal padre, ella si reca a vivere a Parigi con Imbonati (grazie al quale le idee di Parini saranno trasmesse a Manzoni). Nel 1805, muore Carlo Imbonati, e Manzoni dedica a lui un carme dove è idealizzato come padre e maestro. A Parigi stringe amicizia con Fauriel, che è il promotore della rivoluzione romantica in Francia, e contribuisce a far conoscere l’opera di Manzoni all’estero. Grazie a quest’amicizia, Manzoni si avvicina agli studi storici, filologici e al Romanticismo. In politica gli ideologi (come Fauriel), sono liberali moderati: la cultura francese è importante per Manzoni, perché questa è ancora illuministica, razionalistica e liberale.
Parigi P influssi del giansenismo, che impone una morale rigida, austerità nei comportamenti, e in politica i giansenisti sono antitemporalistici e democratici, e questi influssi sono recuperati da Manzoni. Allo stesso tempo, per i giansenisti, l’uomo raggiunge la salvezza per mezzo della grazia divina (non tutti sono salvati), si crede nella predestinazione. C’è pessimismo per la salvezza di tutta l’umanità, c’è sfiducia nella positività della storia, perché percorsa da ingiustizie e dal male. Manzoni non aderisce a questi contenuti dogmatici, non accetta la predestinazione.
Nel 1808 sposa Enrichetta Blondel, e tra il 1808 e il 1810 Manzoni è percorso da un travaglio interiore che lo porta alla conversione al cattolicesimo. Sia Alessandro che Giulia erano agnostici, ma una volta portati al cattolicesimo anche la moglie dell’autore si converte: il rinnovamento interiore si ritrova anche nella produzione letteraria. Adesso Manzoni punta a scrivere delle vicende dell’uomo nella storia: oggetto centrale della sua indagine è il male nella storia e il valore della grazia per la salvezza dell’intera umanità, secondo il progetto di Dio. Da questo momento in poi, queste diventano gli argomenti della produzione letteraria o Inni Sacri.
Dopo il 1810, Manzoni torna in Italia, vivendo di rendita grazie all’eredità dell’Imbonati e del padre. I suoi rapporti con Parigi non sono mai interrotti, ma vi fa ritorno una sola volta nel 1819-1820 per incontrare Fauriel. In quest’occasione fa la conoscenza di filosofi e di storici liberali, che donano ad Alessandro un nuovo impulso per lo studio dei popoli. Tornato in Lombardia, vi resterà per sempre, e si avvicina al movimento politico di Milano.
Manzoni, nel periodo creativo (1816 – 1827), riflette sui compiti del letterato, sulle responsabilità nei confronti del pubblico, e anche le vicende politiche, ora diventano motivo di meditazione storica e religiosa. Ogni sua opera è preceduta da testi saggistici e teorici, che costituiscono il fondamento dell’opera: non sente la necessità di affrontare una nuova opera senza analizzare i modi e i motivi per cui la scrive.
Tornato in Italia si affianca ad altri pensatori: il primo gruppo è formato da Visconti, da Berchet e da Pellico (ma a causa dei processi il gruppo si perde dopo il 1821). Poi vennero Azeglio e Rosmini, ma i loro dibattiti erano meno accesi. Fauriel, nell’ultima parte della vita di Manzoni, è sostituito da Rosmini, che lo porta ad una riflessione attenta e consapevole sul cattolicesimo, e lo depura dalle concezioni gianseniste.
Elementi importanti sono la riservatezza e il pudore che egli ebbe nel parlare di sé: Manzoni apparentemente calmo, soffriva di paure e fobie; nei suoi personaggi proietta ciò che avrebbe voluto essere, cioè un uomo schietto, cristiano, pieno d’amore per il prossimo, ma non sappiamo se ciò corrisponda, perché di lui conosciamo solo quello che ha permesso di conoscere della sua interiorità.
L’assenza della figura paterna, la separazione dei genitori, lo portano a vivere nei collegi: nell’immaginario dei Promessi Sposi, i padri sono assenti oppure inquietanti.
Trascorre poi la fanciullezza nei collegi ecclesiastici: riceve un’educazione classica, ma ne esce anticlericale, quindi si apre all’Illuminismo.
I principi di liberalità, uguaglianza e giustizia furono suoi per sempre, si radicarono nella sua coscienza civile e patriottica, anche dopo la conversione. La sua vita fu ricca di fede, ma è caratterizzata da una predisposizione all’indagine razionale e alla ricerca di risposte logiche. Manzoni non cessò mai di riflettere e fu sempre presente nei momenti più importanti della storia e della cultura dell’Ottocento. Anche se non militò attivamente, lo fece con il pensiero, che ebbe il suo peso nell’attualità.
Dal giansenismo e dalla conoscenza di Parini, Manzoni ricava un ideale di conoscenza austera, impegnata attraverso la virtù, con una precoce maturità morale; da Parini, attraverso Imbonati, recupera l’ideale di una vita basata sull’onestà, sullo studio, sulla moderazione e sulla verità s aristocraticismo morale.
Le riflessioni di Manzoni non sono di portata limitata, come quelle dei romantici italiani, ma s’inserisce in una prospettiva di pensiero europea.
Parini – giansenismo P prospettiva aristocratica.
Importanti sono i contatti di Alessandro con il “Conciliatore”, con i romantici italiani e lombardi, che mostrano tendenze democratiche e antitemporalistiche.
Poetica e tematiche
Cattolicesimo: è un tema importante per la vita di Manzoni; la conversione nasce anche in seguito al fallimento della rivoluzione francese e del crollo degli ideali illuministici n viene a mancare la possibilità di fondare la società su principi razionali, quindi la scelta religiosa sembra essere l’unica possibilità valida.
Manzoni è vicino al giansenismo, e i critici riflettono sugli influssi di questa religione sul cristianesimo dell’autore: possiamo vedere dei riferimenti al giansenismo negli Inni Sacri, in Adelchi, nel Conte di Carmagnola. Manzoni riflette sulla predestinazione e sulla grazia, ma fu sempre alieno alla formulazione di teorie metafisiche innovative u è aderente ai dogmi della Controriforma, ma prende sempre con scrupolo gli insegnamenti della Chiesa.
Tra gli elementi recuperati dai giansenisti, c’è il riferimento ad una religione che non si occupa di politica, quindi Manzoni aspira ad un cristianesimo di stampo evangelico, e non concepisce l’unione di religione e politica.
Dalla cultura illuministica, il cattolicesimo di Manzoni recupera alcune idee:
• Razionalità
• Volontà conoscitiva
• Rifiuto dell’ingiustizia
• Senso della dignità umana
• Impegno sociale, attivismo per migliorare la società
Porta ad esaltare quel tipo di Chiesa, che vive in contatto con i poveri e la gente, condanna le compromissioni politiche dalla Chiesa stessa.
Nei Promessi Sposi, Fra Cristoforo (Cappuccino) è il modello da seguire, non bisogna seguire i Gesuiti, che avevano forti legami con la politica. Manzoni non descriva mai le chiese, tranne quando Renzo e Lucia si ritrovano al lazzaretto: non c’è una struttura, ma si tratta di una “chiesa aperta”, dove mancano le strutture materiali che la dividono dall’esterno l la chiesa è in mezzo al popolo.
Il pessimismo storico (che è diverso da quello di Leopardi): la storia dell’uomo è piena d’errori, e spesso anche la natura appare malata. L’uomo spesso cerca di fare il bene, ma è portato al male, inquinato dalla colpa del peccato originale: bene e male appaiono mescolati, perché Manzoni crede che il peccato originale abbia inquinato l’intera stirpe umana.
Cattolicesimo C influssi sulla vita e sulla letteratura, ma anche nelle forme letterarie.
Prima della conversione è classicista, dopo invece si avvicina alle posizioni dei romantici. Nel classicismo, Manzoni vede un ossequio al paganesimo, una concezione dell’arte come un’esperienza isolata dal resto, come culto del bello fino a se stesso i era inaccettabile per chi voleva vivere coerentemente ai valori del Cristianesimo r rifiuto della mitologia pagana.
Nel Romanticismo, vi vede una concezione cristiana: Manzoni vuole fare una poesia centrata sull’assolutismo cristiano, vuole parlare della religione con intento pedagogico (Inni Sacri). I romantici italiani valorizzano le tematiche civili e concrete: l’autore vuole capire la realtà stessa attraverso la religione, quindi il romanticismo aderisce meglio con il suo intento pedagogico. La storicità diventa dimensione fondamentale dell’essere, l’uomo è inserito nella storia e si cerca di capire il significato delle sue azioni in relazione alla storia.
Alcuni critici credono prevalga il Manzoni illuminista sul cattolico, altri il contrario. La fede in Dio e nella ragione sono essenziali e compresenti nell’opera di Manzoni, perché la fede in Dio è sempre sorretta da una lucida disposizione all’analisi razionale. L’autore è alieno alle questioni metafisiche astratte su Dio, ad egli interessa capire come funziona la storia dell’uomo, in relazione alla provvidenza divina. Le domande che egli si pone sono: perché esiste il male, oppure perché sono gli innocenti a soffrire maggiormente. Manzoni cerca di dare delle risposte logiche: la fede di Manzoni non è irrazionalità, ma vuol essere un potenziamento della razionalità illuminista, raggiungendo una razionalità più alta, universale, collocando le risposte scientifiche in ambito religioso. Non c’è rifiuto del progresso, del confronto con il mondo laico.
In Manzoni si trova il rapporto tra essere e dover essere I principi del Cristianesimo, che ci dice quali sono i comportamenti giusti, come si dovrebbe vivere. Essere = storia e concretezza: Manzoni rifiuta i compromessi tra essere e dover essere i ricerca volta a calare l’ideale cristiano nella realtà. L’identificazione tra essere e dover essere, si trova solo nel regno di Dio: il pessimismo di Foscolo (laico), consiste nel calare l’ideale nel reale, e si trova di fronte all’impossibilità; il pessimismo di Manzoni (religioso), consiste nel democraticismo cristiano, un democraticismo morale e non politico, cioè insegna ad essere consapevole che tutte le creature hanno lo stesso destino, e questo porta ad un’attenzione particolare alle vicende storiche. La storia non consiste nel prestare attenzione ai personaggi illustri, ma è il campo d’indagine delle sofferenze e dei travagli dei senza nome. E’ chiaro che nasce una concezione dell’arte pedagogica, che è impresa d’alta responsabilità, alimentata dal confronto continuo con la realtà. Nasce un’idea di arte vera, realistica, popolare n si incontrano le componenti culturali di Manzoni: quella dell’Illuminismo, che consta della ricerca del vero, che porta al Cristianesimo con l’intento pedagogico, e al Romanticismo con la ricerca del vero attraverso l’arte. Inoltre si possono osservare le componenti giacobine della sua ideologia, con l’egualitarismo (cristiano) e il liberalismo.
In Manzoni, ci sono le diverse condizioni culturali che s’intrecciano:
• Illuminismo I egualitarismo giacobino, si unisce con l’egualitarismo cristiano
• Romanticismo e Cristianesimo R valore dato all’uomo e alla storia.
Rapporto Dio – storia
Manzoni, dopo la conversione si occupa:
• Della condizione dell’uomo nella storia
• Della presenza del male nella storia
• Del valore della grazia per la salvezza dell’intera umanità (VS giansenismo)
• Dell’esistenza del male nonostante un Dio - padre.
Manzoni dà delle risposte diverse a seconda dei periodi: nella prima parte della sua riflessione, medita sul destino degli uomini, in una prospettiva metafisica e atemporale: uguaglianza e fratellanza, perdono le caratteristiche politiche e diventano delle promesse realizzabili al di fuori di questo mondo. In altri casi, Manzoni cerca di istituire un legame tra i disegni che gli uomini perseguono attraverso l’azione politica, e quelli che sono i disegni di Dio.
Quando Manzoni guarda la storia degli uomini, non può prescindere dalle premesse cristiane: ha esigenza della piena realizzazione morale, della giustizia, della fraternità fra tutti gli uomini, ma questo si scontra con la constatazione che la storia è fatta di violenze e ingiustizie, che sono antitetiche ai valori morali. C’è sfiducia nella possibilità dell’uomo di realizzarsi moralmente nella realtà, nel poter creare un mondo di giustizia, ma nonostante questo, crede si possa realizzare la visione religiosa con la partecipazione politica, cercando di accordare l’azione dell’uomo con i disegni divini.
Nel primo periodo, Manzoni immagina che Dio entri nella storia per difendere la giusta causa, e giustifica anche lo spargimento di sangue (vedi “Marzo 1821”). Nel momento in cui Manzoni vede che nella storia accadono eventi negativi, sicuramente nella storia c’è un finalismo in tutto, anche se difficilmente si può riconoscere una funzione benefica a fatti come la peste dei Promessi Sposi, anche se comunque può essere letta in accezione positiva siccome elimina i personaggi malvagi. Manzoni non esalta in modo diretto la provvidenza, mettendola in ogni fatto, poiché non è vero che c’è del giusto in ogni cosa. La negatività della vita terrena, è superata solo nella vita ultraterrena, e questo principio spinge ad accettare le contraddizioni della vita.
L’autore cerca la verità storica nei fatti. Teoricamente, la storia dovrebbe procedere in meglio, a mano a mano che si va espiando il peccato originale; ma a ciò, Manzoni non riesce a trovare riscontro, vedendo il male e l’ingiustizia, la vanità delle buone azioni, e cerca di giustificare questo, dal punto di vista teologico, affermando che l’uomo è fragile per sua natura a causa del peccato originale: la storia diventa il luogo del caos, della confusione, del male e della negatività l pessimismo.
Questa risposta però, sul piano umano, non soddisfa Manzoni, quindi teorizza la “provvida sventura”, che si presenta soprattutto nel romanzo. Nei Promessi Sposi, la società è negativa, gli umili sono oppressi; alla fine del romanzo, si recuperano la pace e la tranquillità che Renzo e Lucia auspicavano, e ritorna la speranza. Lucia, infatti, afferma che “Dio non turba mai la felicità dei suoi figli, se non per prepararli ad una felicità più grande” c in questo senso, Manzoni vede la storia come luogo della realizzazione del disegno provvidenziale di Dio.
Il disegno provvidenziale di Dio si realizza attraverso gli “umili”, i giusti, che trasformano il male in bene, che redimono i colpevoli, e smuovono la malvagità; il sacrificio degli umili non è fine a sé stesso, ma la sofferenza è offerta a Dio per riscattare i peccatori. Il male ed il bene esistono congiunti, perché l’uomo, grazie al libero arbitrio, è in grado di scegliere. La felicità piena e totale, non si realizza in terra, ma si potrà ottenere solo nell’aldilà.
Il paternalismo di Manzoni
Il paternalismo è quel sentimento, tipico di membri delle classi più alte, che guardano alle persone d’estrazione sociale inferiore, con occhio di superiorità, come il padre dalla condizione più alta, guarda con occhio benevolo, ma non paritario, il figlio.
La critica si divide su quest’argomento, ci sono due filoni di pensiero. Il primo, liberale e cattolico, sostenuto da De Sanctis, pensa che non ci sia paternalismo, dal momento che Manzoni segue l’insegnamento di tipo evangelico e vede tutti allo stesso modo, condannando chi compie soprusi.
Il secondo filone, quali esponenti sono Carducci, Gramsci, Moravia, i quali credono invece che ve ne sia, poiché non appoggia la rivoluzione e fa rassegnare gli umili alla loro condizione.
La critica recente, cerca di operare una mediazione, affermando che Manzoni è democratico in ambito morale, ma è paternalista in campo politico L il popolo probabilmente non aveva le capacità culturali che potevano portare ad un’azione politica autonoma. Allo stesso tempo, Manzoni è attento agli umili, critica gli errati rapporti sociali e l’oppressione. Il critico Cases, dice “il paternalismo di Manzoni è animato da tale sete di giustizia e d’onore dell’oppressione, che se non è democratico è pure rivoluzionario” o critica al secondo filone di pensiero.
La rivoluzione per Manzoni è sempre vista in maniera negativa, intesa come iniziativa popolare incontrollata e sovvertimento pericoloso della legge. Egli sostiene l’idea della guerra giusta, di liberazione; egli orienta anche la sua produzione letteraria in senso politico, si dà da fare per la cultura, crede nell’utilità dell’istruzione come elemento che porta al miglioramento dei rapporti sociali e del singolo z produzione letteraria patriottica e politica, per questo in casa sua si riuniscono i romantici milanesi. Appoggia dall’esterno “Il Conciliatore”, però si rifiuta di scrivere sul giornale stesso, perché vedeva avversamente la polemica politica, aveva paura di offendere gli altri e quindi censura anche se stesso. Dimostra una propensione alla vita meditativa, per la ricerca del vero ma con il gusto della meditazione. Non scrive mai di getto, nulla è lasciato all’impeto, c’è un rigorismo morale, religioso e anche comportamentale.
Egli ebbe un peso nella cultura italiana dell’800, sono motivazioni psicologiche che lo spingono a non esporsi. Nonostante Manzoni sia un romantico, mostra come Leopardi l’avversione per alcuni aspetti della cultura romantica europea: condanna gli eccessi fantastici, il gusto per l’orrido e il macabro, il gusto per il sentimentalismo incontrollato da parte della ragione.
Rapporto tra arte, storiografia e storia: la poetica
1819 1 Manzoni è a Parigi presso Fauriel, che gli apre delle nuove prospettive culturali, tra cui quella degli storici liberali francesi che applicano la loro ricerca ad aspetti e prospettive inedite ed inesplorate della storia (per esempio c’è il ruolo del terzo stato). Abbiamo per la prima volta l’indirizzo storiografico, che lascia da parte ogni cognizione eroica della storia e si sofferma sulla storia degli uomini comuni. Per i romantici europei è importante l’aspetto umanitario; per Manzoni adesso gli umili diventano una questione problematica a livello storiografico: i grandi non avrebbero mai potuto compiere le loro imprese senza le “genti meccaniche” che fanno essere la storia. Le autentiche cause della storia sono gli stati d’animo della gente semplice.
Manzoni ricerca le cause e le origini più profonde dei fatti, per ricavarne un principio razionale unitario che stia alla base dell’interpretazione della realtà stessa; quindi Manzoni con la ragione, coglie il fine e il senso della realtà stessa. Poi si deve studiare la storia e il suo rapporto con la provvidenza, per cogliere la razionalità profonda del trascendente che si fa immanente. Il vero storico è il tentativo di capire come il divino entra nell’umano.
Emerge il problema della storia e dell’arte
Manzoni si rifà a Parini, e attraverso l’arte persegue la ricerca di ciò che è vero e di ciò che è morale, quindi mostra di non attribuire valore autonomo al bello e identifica la morale con l’arte. In ambito artistico, Manzoni rifiuta il gusto neoclassico, perché limitava il pubblico destinatario, rifiuta di riconoscere come proprio dell’arte un compito che lui riteneva proprio solo di Cristo, che riscatta gli uomini da una situazione d’abbrutimento, proponendo valori civili ed umani. L’arte secondo Manzoni è moralmente e socialmente utile, poiché trasmettendo la verità, che può essere sociale, religiosa o morale, ma non può generare diletto. La mitologia è sostituita dalle leggende cristiane, che raccontano come il destino degli uomini si attua nella storia.
Neoclassicismo: l’arte vuole il bello assoluto fine a se stesso, che toglie l’uomo dallo stato di ferinità: tutto ciò è inaccettabile per chi vuole vivere nei valori del cristianesimo.
Elenco d’alcune opere di Manzoni:
• Lettre à Monsieur Chauvet
• Lettere al Carmagnola
• Lettera a Cesare D’Azeglio sul Romanticismo
• Del romanzo e in genere dei componimenti misti di storia e d’invenzione (1845): condanna sia la tragedia, sia il romanzo storico, riconosce solo nella storia il vero cui deve guardare
• Osservazioni sulla morale cattolica
• Dialogo dell’invenzione (1841): l’invenzione poetica deve trovare il suo fondamento, facendo riferimento ad una verità ideale (Dio).
Manzoni critica i classicisti per:
• L’uso della mitologia, che è criticata perché si basa sul politeismo pagano. E’ considerata una forma d’idolatria che altera la realtà e la nasconde la verità
• Lingua aulica ed inaccessibile, che è incomprensibile al popolo: è inadatta ad interpretare la realtà
• L’imitazione dei modelli è rifiutata: perché impedisce la spontaneità, è contraria al progresso dell’arte.
Inni Sacri (p.380)
Gli Inni Sacri appartengono al Manzoni neofita, di colui che si è appena convertito e vuole lodare la scoperta del significato metafisico della vita, si sente in comunione di spirito con coloro che hanno abbracciato la fede. Manzoni vuole restituire dignità alla poesia religiosa, che era stata valorizzata in epoche precedenti, perché permette di esprimere il sacro. Nella liturgia, cerca il rapporto tra la realtà umana e quella divina, tenta di spiegare le componenti terrene con il divino. In queste opere, Manzoni rimane fedele ai principi egualitari della filosofia francese, e vuole porre l'accento su come, chi accetta il Cristianesimo possa diventare rivoluzionario dentro e fuori di sé. Al posto della ragione (derivante dal pensiero illuminista), è posta la ragione in Dio, la libertà poetica e sociale diventa interiore, l’uguaglianza e la fratellanza non sono più intese in senso politico, ma sono trasposte nella religione, creando così la democrazia religiosa.
La poesia d’argomento religioso, è rivolta agli umili e al popolo, e ha il compito d’essere utile moralmente e socialmente g si avrà una poesia oggettiva e non soggettiva.
La conversione in Manzoni, porta in lui un senso rigoroso della fede, ma senza sfociare nell’ascetismo: c’è sempre il contatto con la realtà; ciò che appassiona Manzoni è la perennità del miracolo con cui Dio riafferma la sua presenza fra gli uomini.
La Chiesa come istituzione umana è valorizzata, diventa sede concreta di salvezza. E’ nella Chiesa che l’uomo impara a mettersi a disposizione degli altri, e in questo non annulla se stesso, ma s’innalza oltre sé. Nella comunità cristiana non si sono differenze, tutti abbiamo le stesse idee e gli stessi valori: la chiesa quindi, diventa un’istituzione sociale. E’ vero che l’ingiustizia sarà completamente eliminata con la vita eterna, ma chi sulla terra manterrà l’uguaglianza, sarà l’istituzione della Chiesa, che si basa sulla fratellanza fra gli uomini.
Manzoni con i suoi Inni Sacri, cerca di dare una certa positività alla vita terrena, cerca di fondere il piano di salvezza di Dio con la nostra storia e i nostri errori. Il messaggio cristiano ed evangelico si carica di significati morali e sociali, è un messaggio di serenità per gli umili e i diseredati; quindi il messaggio cristiano per Manzoni è uno strumento di redenzione, è una ricchezza intima per l’intera umanità. Negli Inni Sacri, Manzoni vuole celebrare i grandi eventi dell’anno liturgico come eventi storici, eventi che hanno cambiato il cammino dell’umanità e che hanno rappresentato tappe importanti nell’evoluzione della spiritualità dell’uomo. Volevano essere dodici componimenti, invece se ne hanno solo quattro: Natale, che vede la nascita di Cristo e quindi il riscatto dal peccato originale; Passione e resurrezione, che rappresentano i momenti in cui Cristo ci redime dal male e vince sul dolore e sulla morte; Il nome di Maria, che è mediatrice tra uomo e Dio, persona nella quale divino e umano si fondono; Pentecoste, che è composta nel 1822, nella quale Dio scende in mezzo agli uomini attraverso lo Spirito Santo.
Pentecoste (p.407)
La tematica, va qui associata a quella presente nei Promessi Sposi. Nella Pentecoste, Manzoni esprime la convinzione che Dio interviene nella vita e nella storia, quindi vengono date delle risposte esaustive…… manca…… .
Manzoni riscopre il valore dello Spirito Santo che scende fra gli uomini, che scende tra loro, ricrea e trasforma gli esseri e tutte le cose, facendo entrare il divino nell’umano per volgere l’esistenza dal male al bene. E’ annullato ogni conflitto, c’è la coscienza del riscatto, è riconosciuta la caratterizzazione democratica della comunità ecclesiale.
Le tragedie manzoniane
Nella lettera a M. Chauvet, Manzoni afferma che oggetto del teatro è il vero storico, perché solo attraverso ciò, si può mettere in evidenza a miseria o la grandezza dell’uomo. Vengono abolite tutte le regole che impediscono la rappresentazione storica. La tragedia non deve essere espressione soggettiva, ma deve essere rappresentativa dei conflitti oggettivi.
Novità della tragedia manzoniana: sono contestate le regole di tipo aristotelico, ovvero le unità di tempo, luogo e azione. L’autore ipotizza un conflitto tragico che non può svilupparsi nell’arco di un solo giorno: da questa concentrazione delle azioni, nasce lo spazio della tragedia, e le passioni della tragedia non possono così corrispondere al vero.
Nella gamma dei personaggi posso crearne di veri, rompendo le regole aristoteliche. Per Manzoni rispettare le unità è assurdo, perché far svolgere le azioni teatrali tutte in uno stesso tempo ed in uno stesso luogo, vuol dire scrivere qualcosa di simile al vero, ma non aderente alla realtà. L’unica delle unità aristoteliche mantenute è quella d’azione, concentrando l’opera in un unico progetto. In Adelchi per esempio, l’unità d’azione è data dal fatto che tutte le azioni sono concentrate in un unico nucleo. Non vi è più rapporto tra l’azione che si svolge sulla scena ed il pubblico, perché al coro, in senso aristotelico, è data una differente valenza.
Manzoni rinnova il coro rispetto alla tragedia antica, e che in essa rappresenta un personaggio che ha la funzione di interagire con il pubblico, quindi l’interpretazione della realtà è filtrata dal coro, che diventa portavoce dell’autore. Manzoni riduce nella presenza il coro, nel senso che si hanno poche entrate del coro in scena; il coro non è più un gruppo di persone, ma diventa un gruppo di voci da dietro le quinte. Il coro manzoniano è come quello di Schlegel, cioè un commento all’azione, alla quale però esso è estraneo. Il coro è “il cantuccio dell’autore”, è uno spazio che l’autore si riserva per esporre la sua visione dei fatti. Altra conseguenza del coro, è il suo essere considerato uno squarcio lirico, nel quale l’autore riflette sulla tragedia senza che l’azione, o la rappresentazione, sia alterata dalla presenza del coro stesso.
Cori: significato storico e morale C atto III è storico e politico; II coro dell’Adelchi è morale.
Anche per Aristotele la tragedia deve essere utile, ma ha solo utilità e finalità morale: egli ipotizzava che lo spettatore s’immedesimasse (il verosimile è sia logico che psicologico); la tragedia di Manzoni, porta avanti anche degli insegnamenti morali, politici più concreti. La funzione del teatro non è di coinvolgere lo spettatore, ma di farlo meditare.
Temi delle tragedie manzoniane
• Rapporto fra bene, male, uomo, Dio e storia
• Un tema presente è quello del tradimento, che qui è visto in chiave politica (nei Promessi Sposi si può far menzione di personaggi come Don Abbondio, il Griso e la Monaca di Monza)
• La realizzazione della dignità di creatura divina nella storia: come si possono applicare le idee cristiane alla storia
• Problemi di carattere politico: la politica è importante nelle tragedie, ed è significativo che Manzoni abbia partecipato all’Unità d’Italia
Adelchi:
• In questa tragedia, Manzoni affronta il problema del potere, e le leggi comportamentali che il potere c’impone: cerca di cogliere le motivazioni interiori che spingono l’individuo ad emergere sugli altri. Manzoni prova fascino per la personalità eroica, e nei confronti dei motivi che spingono ad agire
• L’autore mostra come sia importante comunicare pienamente con gli altri, perché il suo è un mondo dove prevale l’incomunicabilità fra gli individui. Ciascuno è solo rispetto alle scelte da prendere. Dio ha dotato l’uomo del libero arbitrio, che ci deve guidare nell’assumerci le responsabilità decisive: è quindi presente il dramma della scelta.
Adelchi, si interroga sul significato dell’azione e della gloria politica: conclude che siccome nella società non ci sono mai delle situazioni assolutamente giuste, è meglio non agire, perché anche se si compie il bene, questo è mescolato al male del mondo.
Manzoni contrappone la dimensione politica a quella etica e religiosa: si pone il problema della libertà e della dignità dei popoli, la storia porta a violare la dignità di qualcuno:
• Nel Conte di Carmagnola, la dimensione politica si contrappone a quella etica e religiosa
• La coerenza fra gli ideali di fede e l’agire pratico, non è possibile: non resta altro che scegliere la religione
• L’uomo s’isola disprezzato, però si trova a colloquio con Dio e lo ringrazia delle sventure che lo hanno purificato. Perché lui non potendo o non volendo agire, non ha più colpa a di qui ha origine il pessimismo manzoniano di matrice eroica, che intende dire come anche nella condizione di re, se si rinuncia ad agire, si resiste anche al male, e la propria sofferenza diventa testimonianza di fede. In questo risiede la risposta cristiana dello scrittore, perché nella sofferenza, sia ha la possibilità di riappropriarsi dei veri valori dell’esistenza, recuperando così la propria dimensione interiore.
Con il tradimento, viene meno il vincolo della lealtà: crolla il presupposto di una vita consociata. La storia è caratterizzata dalla viltà e dal tradimento che impediscono di agire positivamente. Manzoni cerca un ambito per conciliare Dio e storia (v. Marzo 1821, con il concetto di guerra giusta), ma nella realtà è difficile stabilire tra loro un legame. Non si può arrivare a conoscere la volontà e la verità del cielo, quindi l’unico rapporto possibile con la volontà di Dio, è accettare come sua espressione tutto ciò che capita: Manzoni nelle tragedie non propone più la conoscenza dell’azione di Dio nella storia, ma ci invita alla rassegnazione nei confronti della provvidenza divina.
Dio, nelle tragedie, si rivela solo alla fine della vita, soccorre i sofferenti e quindi non sembra esserci posto per lui nella storia, la governa ma lascia che l’uomo resti libero di scegliere. Il messaggio delle tragedie, consiste nel dire che è impossibile realizzare nella vita il proprio ideale; in questo senso allora ci sono dei personaggi che hanno una tensione morale al bene, ma essi sono travolti dalle leggi della violenza, ed è quindi la realtà che contraddice il desiderio dell’uomo di agire nel giusto: Adelchi diventa allora l’eroe romantico dell’inazione.
Pessimismo e tensione morale dei personaggi nell’Adelchi: il diacono Martino che indica la strada a Carlo Magno attraverso le Alpi, passa per luoghi senza la presenza umana, dove avverte solo la presenza di Dio. E’ uno spazio incontaminato, che non appartiene al paesaggio storico (coro atto III). Lo spazio delle Alpi rappresenta la pace ed il bene dell’eternità, contrapposto a tutto ciò che è storico e sofferente.
Il conte di Carmagnola
Nell’opera a Manzoni preme mettere in evidenza alcuni particolari aspetti:
• Il conte di Carmagnola è rappresentante della sofferenza patita da un giusto; è rappresentante dei tanti innocenti carpiti dal dolore e testimonia l’irrazionalità del male nella realtà
• L’episodio si può spiegare nella ragione di stato che aveva guidato Venezia
• Il conte di Carmagnola, accetta di morire serenamente, sperando in una ricompensa più alta, che vorrebbe meritare perché redento attraverso il male patito: Manzoni mette in evidenza che il male non può essere eliminato dalla storia, si sottolinea la purificazione per mezzo della sofferenza (“pathei màthos”)
• Il conte è un protagonista che agisce poco, non è soggetto dell’azione e non è portatore di nessun nodo tragico rappresenta la giustizia, si rassegna cristianamente
• I politici si contrappongono ai soldati: sono proprio i mercenari che difendono l’integrità e la lealtà e sono contrapposti ai perfidi raggiri dei politici
• Nel Carmagnola, il sentimento religioso è visto come l’unico che restituisce l’uomo a se stesso, quindi lo fa padrone moralmente del suo destino: quando viene tolta la vita fisicamente, quando ci si abbandona a Dio, ci si riappropria dell’integrità, della lealtà e della dignità.
Adelchi
Adelchi ed Ermengarda sono personaggi che testimoniano il male nella storia: Ermengarda muore per l’ingiustizia di Carlo Magno; Adelchi è travagliato perché si rende conto che la guerra è una lotta fratricida, ama d’altra parte si trova costretto a difendere il regno del padre: accetta quindi la sconfitta come liberazione dalle sofferenze della storia e del male, sperando in un periodo di pace per il popolo. Ermengarda morendo, scende accanto ai tanti infelici, morti per la sofferenza, ma la sua sventura non è stata vana, perché lei è una vittima innocente che collabora al progetto di salvezza di tutta l’umanità, che redime i malvagi. Ermengarda discende da un popolo di oppressori, che ha commesso crimini e con il suo dolore ha riscattato le colpe di tutta la sua gente: sacrificando se stessa, è tramite della provvidenza divina per redimere i Longobardi. Ella è vittima ma innocente, ma il suo sacrificio redime il suo popolo; sacrifica se stessa, si purifica con la sofferenza e può così salire al cielo. Non riscatta solo se stessa, ma il suo sacrificio diventa un fatto provvidenziale: il male è permesso da Dio per il suo disegno provvidenziale.
La tragedia ha quattro personaggi principali: Desiderio, Carlo Magno, Ermengarda e Adelchi.
Desiderio – Carlo Magno: sono personaggi politici, che agiscono secondo la ragion di Stato; il loro massimo obiettivo è quello d’agire nella storia.
Adelchi – Ermengarda: sono personaggi ideali, cioè portano avanti valori nobili, distintivi, non sono toccati dalla realtà politica, ma ne sono anzi in conflitto.I due personaggi ideali, in questo momento, sono destinati ad essere sconfitti, a realizzare la loro felicità nell’aldilà.
Temi:

• Ruolo delle masse anonime: sono i Latini, che non partecipano delle decisioni. Manzoni cerca di dar voce alla folla degli umiliati: per la prima volta in Italia, si presenta l’idea di far storia con il Terzo Stato (influenze del Thierry)
• Confronto e scontro tra etnie diverse (Latini, Franchi, Longobardi): funzione didattica del teatro manzoniano, c’è corrispondenza tra il vero storico e poetico, perché il contenuto si presta ad una lettura attualizzante (si vedano i Latini come gli italiani, i Franchi come i francesi e i Longobardi come austriaci), che fa riferimenti al contesto problematico dell’Italia in quegli anni. Nonostante la censura austriaca, è ritenuta una valida opera politica.
Storia e religione
Manzoni sente l’esigenza di una piena realizzazione morale, però constata che la storia è sopruso, quindi c’è antitesi tra i valori mondani e quelli morali: in lui c’è del pessimismo, che si realizza nella sfiducia delle possibilità che l’uomo ha, di realizzarsi concretamente nella storia e nella poca fiducia nella giustizia. La prospettiva religiosa che svaluta moralmente la storia, ci dà la soluzione: nella vita ultraterrena possiamo superare la prospettiva negativa della vita terrena s visione fideistica.
Conflitto tra ideale e reale: nell’Adelchi c’è un lamento infruttuoso sull’impossibilità d’agire bene nella storia. Questa situazione è tormentata, ma è passiva perché non sono proposte delle soluzioni. La passività sarà sbloccata nei Promessi Sposi attraverso il personaggio di Fra Cristoforo, che cerca di portare un bene, seppur limitato, nella storia.
Adelchi: la sorte dei sofferenti non è valutata secondo un modo di pensare mondano, ma acquista il valore di “provvida sventura”, tutto viene inserito nel disegno provvidenziale salvifico. La sofferenza diventa strumento di salvezza, quindi v’è inconciliabilità tra sfera morale e metafisica.
Ermengarda e Adelchi: il rapporto con il Romanticismo
Adelchi è un uomo moderno, riflessivo, è un personaggio metastorico, e si può considerare romantico perché:
• Avverte la crisi politica e morale dei Longobardi
• Sente che esiste una logica che va al di là della violenza
• Combatte per la giustizia, per valori come pietà, fratellanza, amore (Ortis, Werther): va incontro alla sconfitta militare ed etica
• Dalla sventura trova autentica pace si purifica
• Nella sconfitta potenzia al massimo i valori morali
Ermengarda è anche lei un’eroina romantica; Adelchi è portatore di valori politici e sociali, ella vive invece i suoi valori umani con generosità:
• È sconfitta nell’affetto per motivi politici ed esistenziali
• È combattuta fra l’illusione e la realtà: si scontra ed è sconfitta dalla realtà (Ortis, Teresa)
• Donna innamorata, quindi l’amore è al centro della sua realtà.
Promessi Sposi
Il narratore nell’opera è costante: Manzoni porta un punto di vista particolare, che non è sempre evidente, ma si coglie. Il narratore è portatore di una serie di valori, interviene, commenta, formula giudizi morali, contesta la falsità della coscienza, si scaglia contro la superstizione, contro l’irrazionalità e contro le inadempienze istituzionali. Per questo usa un’arma sottile, l’ironia che può essere benevola (Lucia, Renzo, Agnese) o malevola. La storia politica-istituzionale è pensata facendo riferimento ai valori e alle idee dei ceti più umili. Manzoni critica duramente i comportamenti dei potenti, l’incapacità di un’azione coerente, costante, rigorosa e razionale.
Resta un dubbio: non sappiamo se lui veda una possibilità di riscatto dell’uomo sulla terra. Non si sa, se il pessimismo di Manzoni lo porta a giudicare irreversibile il degrado socio-politico, o se lui veda una possibilità di redenzione dell’uomo in questa vita. Non si sa se il pessimismo sia solo legato al pessimismo dell’uomo per colpa del peccato originale.
Anche nei Promessi Sposi come nell’Adelchi, Manzoni si fa portatore della provvidenza. Probabilmente, la provvidenza non è una categoria della coscienza: la provvidenza si manifesta in ciascun uomo sotto forma di grazia, poi all’individuo spetta la decisione, quindi si preserva il libero arbitrio.
I Promessi sposi sono l’opera che concettualmente, porta al superamento del pessimismo storico dell’Adelchi, è l’opera in cui Manzoni trova la provvidenza di Dio, non fuori ma nella storia e nella vita stessa.
C’è una maggiore introspezione psicologica nei Promessi Sposi rispetto al Fermo e Lucia. C’è meno spazio dato agli elementi romanzeschi e al gotico: nel Fermo e Lucia c’è il gusto per il nero, basti pensare alle digressioni sulle vicende della Monaca di Monza, o su quelle del Conte del Sagrato che poi diventerà l’Innominato.
Vicende minime dei Promessi Sposi
Capitoli 1 - 11: sono narrate le vicende del paesello di Renzo e Lucia, si arriva all’8° capitolo con la partenza di Lucia per Monza. Questa macrosequenza, si caratterizza da ampi squarci paesaggistici, e ci sono dei flashback riguardanti la storia di Fra Cristoforo, che rappresenta l’aristocrazia del Seicento, basata sul prestigio e sull’onore. Anche Geltrude è un personaggio che rappresenta bene la sua epoca.
Capitoli 11 - 17: avventure cittadine di Renzo. Sono interessanti perché c’è il mondo cittadino che sembra sia alla rovescia: il giovane prima è ingenuo, poi diventa un cittadino cosciente, anche nel campo politico.
Capitoli 18 - 26: vicende di Lucia e dell’Innominato. Renzo è presente in absentia, si parla di lui. Entra nell’intreccio il personaggio del Cardinal Federigo. Lucia non agisce direttamente, ma il suo contatto con l’Innominato, scaturisce una serie di questioni che sfociano poi nel carattere problematico dell’Innominato.
Capitoli 26 - 35: guerra, peste, Renzo nota il degrado, si conclude la formazione dei personaggi. La peste diventa una sorta di deus ex machina, ma non è considerata positivamente o in un’ottica provvidenziale. È semplicemente un espediente tecnico. Simbolicamente alcuni critici vi hanno visto la palude della morte, e chi riesce a sopravvivere ne esce purificato.
Capitoli 36 – 38: lieto fine, matrimonio, vita serena di Renzo e Lucia.
Temi dei Promessi Sposi:
• Romanzo R scavo psicologico notevole
• Umili popolani: protagonisti di una vicenda tragica, seria
• Fiducia nella grazia divina, nella provvidenza
• Compare il tema del tradimento (Geltrude C Lucia; Don Abbondio Renzo e Lucia; Innominato Don Rodrigo)
• Opposizioni spaziali (borgo, città; case degli umili, palazzotto di Don Rogrigo): il luogo alto diventa simbolo di violenza, il luogo basso è quello della giustizia e della sicurezza. La positività si raggiunge quando gli umili salgono in alto, ovvero quando Renzo e Lucia salgono al palazzotto, oppure quando l’Innominato accoglie le persone bisognose.
Alla fine della vicenda, il nuovo signore del palazzotto di Don Rodrigo, invita la coppia a pranzare, ma lui si fa servire in un luogo diverso dal loro A falsa umiltà. Questa è la prova che non esiste un paradiso terrestre, solo dopo la morte vi sarà il vero bene.
• Casa: la casa che Manzoni vuole, è quella che celebra l’ideale cristiano di una vita in famiglia, che sia operosa, serena, fattiva. Al di là delle sofferenze, regna un’atmosfera tranquilla, che nasce dalla fiducia in Dio. La serenità della casa manzoniana, è una serenità trovata, non cercata come fine, ma è un qualcosa consapevole del male nella storia. I personaggi non vogliono erigere il quieto vivere a sistema, perché quando si presenta la necessità d’aiutare, loro sono pronti ad agire. La casa è prima luogo di riposo, è luogo di felicità, ma anche di pianti. Si trovano poi nel romanzo, delle immagini della casa, capovolte rispetto all’ideale manzoniano: basti pensare alla villa signorile di Don Ferrante e Donna Prassede, che erigono a sistema il quieto vivere, o alla canonica di Don Abbondio, o ancora alla piccola corte del padre di Geltrude, priva di affetto e amore. La casa guarda però alla chiesa, e diventa il luogo dove si realizza al meglio l’ideale cristiano: matrimonio e famiglia sono sacramenti vissuti. La chiesa voluta da Manzoni, vuol essere un punto di riferimento per i fedeli: è meglio praticare concretamente i valori evangelici, piuttosto che farli apparire solo in facciata, bisogna viverli nella quotidianità e concretamente. Nel romanzo infatti, i frati vanno per le case nel paese, e diventano il simbolo della parola di Dio che giunge nelle case, che assiste moralmente e materialmente. La casa, vista come realtà fisica, come nucleo sociale e come realtà morale, è simbolo d’una chiesa operosa
• Nostos, che è il tema del ritorno. Non è il ritorno al paese, ma è il ritorno alla speranza, alla fiducia in un avvenire migliore; bene e male operano insieme, ma all’uomo sta decidere e scegliere con libertà
• Manzoni non distingue i grossi personaggi dai piccoli, distingue gli umili dai potenti. Gli umili si abbandonano al disegno provvidenziale, i potenti credono di aver diritto a farsi giustizia da soli. Tutti gli uomini possono scegliere tra bene e male, tutti i personaggi sono sullo stesso piano rispetto al divino. C’è da notare che più i personaggi sono mediocri, più si allontanano dal bene
• È presente uno scavo psicologico notevole, è importante il fatto che Manzoni non identifica il suo io con il personaggio, si mantiene fuori dalla scena. Ciò si nota nell’uso del discorso, che è indiretto per il narratore esterno, diretto se l’autore vuol rendere più reale la situazione, se vuole approfondire le emozioni, è utilizzato quando la storia giunge ad uno snodo fondamentale
• C’è il problema dell’equazione parola = verità: spesso la parola, più che strumento di comunicazione osserva Manzoni, diventa strumento di falsità. Per l’autore la parola deve essere uno strumento di piena corrispondenza di idee e sentimenti. La parola parlata deve essere uguale alla parola pensata, altrimenti c’è incomunicabilità: la parola deve avere fine morale
• Patriottismo: nel Seicento è emblematico, perché c’è assenza di giustizia e libertà: Manzoni riesce a proiettare il suo tempo in quell’epoca, che offre spunti di riflessione e parallelismi.
Caratteri romantici dei Promessi Sposi:
o Cristianesimo e religiosità
o Romanzo come scelta in merito al genere di tipo popolare
o Lingua accessibile a tutti
o Grande importanza della storia
o Analisi del cammino dell’uomo, in prospettiva metafisica e spirituale
o Valorizzazione del sentimento
o Nuova idea dell’arte, aperta e disponibile alla vita: realismo della narrazione. La poesia non affronta solo tematiche auliche.
Sistema dei personaggi:
o Oppressi: Renzo e Lucia
o Persecutori: Innominato e Don Rodrigo
o Figure religiose positive: Fra Cristoforo e Cardinal Federigo
o Figure religiose negative: Don Abbondio e Gertrude
Due conflitti di fondo:
1) Oggetto è Lucia: Renzo VS Don Rodrigo
2) Oggetto è la libertà di Lucia: Lucia stessa VS Innominato.
In questo ultimo conflitto, possiamo dire che l’Innominato diventa prova del fatto che la misericordia di Dio, può toccare tutti. Gertrude e Lucia riflettono la visione della donna nella tradizione biblica: la prima, che si lascia tentare dal peccato è assimilabile ad Eva, la seconda invece sembra il ritratto di Maria. Inoltre, nel sistema del personaggi, c’è l’evidente contrapposizione della fede e vocazione sincera, mostrate da Fra Cristoforo e da Federigo, che si contrappongono nettamente alla vocazione forzata di Don Abbondio e Gertrude.
La storia della Colonna Infame
Nella storia della Colonna Infame, Manzoni vuole dimostrare:
• L’innocenza degli untori
• L’infondatezza delle accuse mosse
• L’arroganza degli accusatori.
Manzoni vuole dimostrare l’origine dei mali dell’uomo, e interpretare le azioni umane dal punto di vista storico e morale. La sua ricerca non è fatta per finalità erudite, ma per approfondire eticamente il problema del male.
Nelle conclusioni alle quali giunge, individua la responsabilità degli uomini nella storia:
1) Non si attribuisce alla provvidenza il male nella storia
2) Nel rapporto tra leggi, istituzioni ed uomini, ci sono delle aberrazioni: i giudici fanno prevalere il loro potere, sono causa del male d’altri uomini, perciò ancora una volta non si può attribuire il male alla provvidenza, salvando così il libero arbitrio che fa decidere autonomamente all’uomo, che prende responsabilità delle proprie azioni
3) Contesta la società che fa prevalere gli istinti più violenti, e mostra verso questi orrore e ribrezzo. Ammonisce, dice che se tali orrori sono accaduti in passato, non è detto che non possano ripetersi in futuro. Nella storia della Colonna Infame, c’è uno studio che dà modo di riflettere in base ai casi passati, sui conflitti del presente.
I giudici sono colpevoli di reati gravi quali:
• Falso in atto pubblico
• Abuso di potere
• Violazioni di leggi generali.
Manzoni vuole suscitare nei lettori sdegno e ribrezzo; però si consola perché constata che se simili eventi sono frutto di colpe da parte del singolo uomo, quindi non sono espressioni di una generale inclinazione al male. Questo significa che c’è il libero arbitrio, quindi l’uomo può arrivare a fare del bene.

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