machiavelli e opere

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Testo

Macchiaveli nasce a firenze nel 1469. la sua vita appare segnata dallo spartiacque del 1512 con il ritorno dei medici al potere. Costretto all’otium letterario egli si dedichera quasi esclusivamente alla scrittura delle sue opere piu importanti. Nel 1527 i medici gli affideranno qualche altro incarico di poco conto che finira per diventare una vita pubblica pressoché nulla. Morira nel 1527.
Il capolavoro di macchiavelli è il principe. Mente il principe è un’opera breve e unitaria scritta di getto, i discorsi sopra la prima deca di tito livio è un’opera piu avria e composta scritta a piu riprese. Macchiavelli in questa opera prende in considerazione solo due forme accettabili di stato: il principato e la repubblica.

Il principe
Per machiavelli il principe è dunque un manifesto politico che illustra la crisi italiana e propone un programma d’azione per l’immediato futuro. Machiavelli adotta il metodo del realismo ovvero, si propone di guardare in faccia la realtà nella sua durezza. Inoltra parla anche della fortuna che determina la maggior parte delle vicende umane. L’uomo puo opporle solo la virtu, il suo ingegno la sua prudenza e la sua audacia ma anke un atteggiamento impetuoso e rispettivo. Il principe deve pensare solo al fare il bene dello stato. È bene dunque che sia pietoso ma anche una bestia che sia capace di usare l’inganno e l’astuzia e saper essere sia volpe cioe molto furbo e sia leone cioe saper usare la forza. Il trattato conclude con un’esortazione ai medici di porre rimedio alla crisi italiana in atto e di liberare lo stato dagli stranieri. L’esortazione fortemente utopica è scritta con un carattere appassionato e vibrante. Il principe è dedicato a Lorenzo di piero de medici duca d urbino. Questo genere di discorsi era gia stato trattato nel quattrocento con gli specula principis , noiosi elenchi di virtu che un principe perfetto doveva assolutamente avere. Il principe è diviso in 26 capitoli ognuno dei quali con un titolo in lingua latina,sotto i quali si trova una fase successiva che introduce alle 4 sezioni tematiche.la prima sezione comprende i capitoli I-XI che riguarda i diversi tipi di principato in generale e il principato d nuova acquisizione in particolare. XII-XIV comprendono i problemi delle milizie mercenarie e milizie proprie. XV-XXIII comportamenti e virtu che si addicono al principe. XXIV XXVI esortazione finale rivolta al casato dei medici.
LA DEDICA: iniziale a Lorenzo de medici si distingue x il riferimento diretto all’interlocutore e comprende anke un giudizio complessivo sul proprio testo
IL CAPITOLO VI: dove machiavelli volge la sua attenzione alla fondazione di uno stato nuovo premettendo che fara uso di grandissimi esempi del passato
IL CAPITOLO XV:dove machiavelli inizia le sue riflessioni sulle qualità del principe e sulla sua concreta pratica del governo
IL CAPITOLO XXVI:contiene l’exhortatio (esortazione) finale che ha come esplicito destinatari il casato dei medici

I discorsi sopra la prima deca di tito livio
È un’opera molto più varia e composta scritta a più riprese conclusa probabilmente nel 1518. i discorsi non hanno una struttura unitaria ma sono una serie di divagazioni a partire da un testo base appunto di tito livio . si tratta dunque solamente di una serie di riflessioni e appunti che vorrebbero costituire i fondamenti per una nuova politica prendendo esempio dalla storia della roma antica.
I discorsi sono divisi in 3 libri: il primo si estende per 60 capitoli ed è dedicato alla politica interna dello stato alla sua amministrazione alle leggi e soprattutto alla religione, rimpiangendo la religione pagana che induceva il cittadino a identificarsi nello stato e criticando quella cristiana, che tende invece ad allontanare il cittadino. Il libro 2 ha 33 capitoli e parla della politica estera della guerra e delle milizie. Il libro 3 è piu vario: considera x 49 capitoli la storia degli uomini che hanno fatto grande roma e di come roma sia nata, cresciuta e poi decaduta. In questo libro si notano con precisione le critiche fatte alla decadenza dello stato fiorentino.
Si parla anche di una relazione tra le due opere di machiavelli e pare che abbia interrotto la scrittura dei discorsi per dedicarsi interamente al principe. Le basi teoriche delle due opere sono assai simili, ma il principe pone il problema di fondare uno stato interamente nuovo partendo dalla virtu del principe , mente il secondo pone il problema di mantenere e continuare uno stato gia esistente. Di qui appunto le differenze nelle indicazioni politiche: il principato nel principe e la repubblica nei discorsi. Comunque sia resta il fatto che per machiavelli le unihe forme accettabili di governo sono: il principato ovvero una monarchia limitata controllata dagli aristocratici ma soprattutto dal popolo e 2)l repubblica modellata sull’esempio dell’antica roma ovvero i poteri controllat equamente tra borghesia plebe e aristocrazione: è questa la repubblica mista che, in ultima istanza, machiavelli preferisce.
C’è inoltre una netta esclusione di ogni degenerazione di potere in tirannia (potere assoluto del principe) oligarchia (potere assoluto dell’aristocrazia) o anarchia (potere assoluto del popolo). Una ragione in più dunque per preferire la repubblica che esprime una maggiore stabilità istituzionale. Nel rifiuto delle tre degenerazioni machiavelli riprende il discorso dell’anaciclosi elaborata dallo storico greco Polibio.
Sempre da Polibio machiavelli riprende l’idea della vita di ogni stato: nascita, affermazione sviluppo ampliamento e decadenza. Vede infatti lo stato come un ente organico e biologico. Dunque la decadenza di uno stato non è evitabile ma ci sono due modi per contrastarla ovvero: 1) prendendo di modello gli ordini repubblicani dell’antica roma e in particolare il modo nel cui i conflitti sociali non vennero impediti ma istituzionalizzati e il modo nel cui i poteri vennero equilibrati 2) sapendo riconoscere i momenti di crisi dello stato e sapendo dunque ritornare alle sue origini.

Le colpe della chiesa
Nel capitolo 12 machiavelli affronta il problema della chiesa e dell’importanza della religione. La crisi dell’italia infatti secondo machiavelli sarebbe dovuta ad una mancata coesione religiosa. Di cio dunque sarebbe responsabile la chiesa. Infatti da un punto di vista etico religioso ha fornito gravi esempi di corruzione e empietà da allontanare gli italiani dalla pratica del culto cristiano.

La lettera dedicatoria: l’intellettuale e il suo potente interlocutore
Machiavelli coglie con la dedica l’occasione per far dono a Lorenzo il trattato che egli aveva composto tre anni prima. Nonostante i continui rifiuti da parte dei medici x un suo ritorno alle faccende di stato, non era spento il suo desiderio di tornare a far parte della politica attiva . machiavelli dichiara di aver voluto donare qualcosa di diverso dai soliti cavalli, armi drappi e pietro preziose e di aver voluto evitare frasi altisonanti ruffianerie della retorica. Porge invece un piccolo dono che da la possibilita di intendere in pochissimo tempo quello che in tanti anni di esperienza egli aveva conosciuto e compreso.

Il settimo capitolo: la figura esemplare del cesare borgia
Coloro che conquisteranno uno stato con l’aiuto di armi altrui lo manterranno con grandissima difficoltà. Lo stato cosi realizzato è paragonato ad un albero senza barbe, senza radici e vulnerabile alla prima tempesta. Nelle cose di stato pero è possibile combattere anke le situazioni piu estreme di difficoltà. A rappresentare questo caso machiavelli decide di considerare la figura di del duca valentino, cioe cesare borgia figlio naturale del papa Alessandro VI. Il valentino dunque è indicato come modello a chi voglia conquistare e mantenere un principato. Con la dissimulazione e con l’inganno era riuscito a convocare i capi Orsini a senigalia e a eliminarli. Inoltre non aveva esitato a far uccidere il suo luogotenente remirro de orco uccidendolo in due pezzi sulla piazza a cesena. Cesare aveva cercato anke di essere previdente per quanto riguarda il futuro: per far eleggere come successore di suo padre un papa non ostile, tento di tirare dalla propria parte l’aristocrazia e di controllare il collegio dei cardinali. Tentò inoltre di conquistare la Toscana nel tentativo di riunire sotto di se uno Stato centroitaliano. Ma il suo tentativo falli a casusa della morte improvvisa del padre che per sbaglio avvelenò se stesso e il figlio: Alessandro mori ma cesare, di corporatura robusta sopravvisse seppur con atroci ferite. Nonostante tutto il valentino non fu esente da un fatale errore: non aver ostacolato l’elezione di Giulio II ostile ai borgia. (guarda sottolineature sul libro)
I capitoli XII-XIV: il principe savio deve avere armi proprie
È ricorrente in machiavelli la polemica contro le milizie mercenarie che individuava nella mancanza di armi proprie una delle cause piu gravi della debolezza e dell’instabilità degli stati italiani. Da qui la proposta di una radicale riforma degli ordinamenti militari che dotasse il principe di un esercito arruolato tra i sudditi alle sue dirette dipendenze (guarda sottolineature sul libro).

Il quindicesimo capitolo: la verità effettuale
L’attacco del capitolo, resta ora a vedere, fa capire al lettore che il tema è cambiato. Subito dopo segue una polemica che dimostra il grado di consapevolezza raggiunto da machiavelli nei riguardi del principe rispetto ai passati specula principis. Machiavelli va dunque alla verità effettuale della cosa: un principe deve saper essere buono o non buono a seconda dei casi. È percio da respingere il catalogo delle buone qualità fino ad adesso proposte. Parla inoltre del vizio e lo rende una necessità collettiva in campo politico e lo fa coincidere con il benessere dei cittadini.

Il diciottesimo capitolo: animalità e lotta politica
L’esperienza concreta che riporta machiavelli insegna che i principi che non si sono curati di mantenere la parola e hanno agito con astuzia e malafede, sono quelli che hanno ottenuto i più grandi risultati. Machiavelli designa due diversi modi di combattere: quello della bestia e quello dell’uomo nei quali il primo segnala l’impeto e la violenza mentre il secondo rappresenta la ragione e le idee che hanno come risultato le leggi. Machiavelli riprende il mito greco del centauro Chitone figlio di saturno mezzo uomo e mezzo cavallo che fece da insegnante ad Achille. Per semplificare il concetto machiavelli riprende il discorso piu facilmente usanso il lione e la golpe immagini dell’impeto violento e dell’astuzia, con i quali è possibile vincere gli avversari e evitare i tranelli. (guarda sottolineature riguardanti l’esistenza di uno se non ci fosse l’altro)

Il capitolo venticinquesimo: la fortuna
L’autore rivela qui che anche lui a volte si è mostrato favorevole a chi va dicendo che è impossibile dominare gli eventi ed è inutile affaticarsi per modificare la realtà. Per M la fortuna è arbitrata per metà dalle azioni umane mentre l’altra metà resta nelle mani dell’uomo. La fortuna è qui paragonata ad un fiume rovinoso che allaga le pianure e distrugge alberi e case: gli uomini previdenti devono disporre per tempo gli argini e i ripari. L’Italia dunque per machiavelli appare come una pianura priva di qualsiasi difesa. La conclusione è dunque affidata a due parti differenti: la prima si ribadisce ke la fortuna è mutevole mentre la natura umana è immodificabile: gli uomini sono quindi destinati a fallire non appena natura umana e fortuna discordano tra loro. Nella seconda parte l’autore reagisce contro ogni forma di rassegnazione e fatalismo. Dichiara cosi la sua netta preferenza per l’azione impetuosa. A sostegno di quest’affermazione costruisce la figura della fortuna-donna che lascia vincere chi è giovane deciso e coraggioso piuttosto che chi agisce con freddezza e circospezione.

L’esortazione finale

Esempio



  


  1. Machiavelli

    Le colpe della chiesa

  2. arianna

    l'intellettuale e il suo potente interlocutore


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