Le maggiori opere di D'Annunzio

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Testo

Altri romanzi: tra il Piacere e Il trionfo della morte pubblica l’Innocente (1892) che presenta un protagonista dalla personalità ambivalente e contraddittoria con raffinate capacità intellettuali ma ostacolato da una sensibilità accesa e sensuale. Tullio Hermil si separa dalla moglie ma poi torna insieme anche se lei aspetta un figlio illegittimo; alla nascita del figlio si fa sopraffare dalla gelosia e con la complicità della morte lascia morire il bambino.→dominano le tinte forti e le passioni torbide. Le vergini delle rocce (1895) e Il Fuoco (1900) sono influenzati dalla lettura di nietzsche. Il primo: un nobile abruzzese è alla ricerca di una donna in grado di dargli un figlio capace di riscattare la degradazione del presente e sottolineare la superiorità del padre, che crede di appartenere ad una specie superiore (superuomo). Sceglie tre nobili sorelle che però sono inaccessibili quindi la ricerca superomistica dannunziana si ritorce contro il protagonista e assume la valenza di una megalomania patetica. Il fuoco: è un esempio di arte totale seguendo esempio wagneriano, risulta teatrale drammatico quasi lirico. La prosa da prova di suprema bravura stilistica. Il protagonista è un superuomo Stelio Effrena che è la proiezione autobiografica di d’annunzio. Ha una relazione con una grande attrice veneziana (parallelismo con storia Gabriele e duse) che però si rende conto di non riuscire ad essere sempre all’altezza del suo amante perché la sua bellezza sfiorisce. Decide allora di lasciare il “superuomo” perché non può più essergli d’ispirazione e si allontana con dignità.
Forse che si forse che no (1910): protagonista paolo tarsis che riversa il proprio estetismo nella passione per i motori in particolare per gli aeroplani. Espressione dei nuovi temi della tecnologia della velocità e dei motori come manifestazioni di bellezza e di forza della nuova civiltà moderna. Teatro:si dedica al teatro per raggiungere più pubblico possibile ma non ottiene molto successo proprio perché conferisce sempre troppa importanza alla parola, i suoi scritti teatrali risultano troppo complessi da rappresentare perché manca dinamicità nell’azione. L’attività teatrale va dal 1894 al 1917, ricerca sempre musicalità, raffinatezza, è provinciale. Prima opera: La città morta recitata a parigi nella quale vengono messi in risalto i miti greci della cecità e della preveggenza. Scrive dei testi per la duse. Ne La Gioconda e la Gloria cala nella dimensione teatrale il proprio ideale superomistico ma fanno schifo. La tragedia più apprezzata dal pubblico è La figlia di Iorio (1903) dove ritorna al tema delle novelle giovanili, immerso nella cultura contadina e pastorale, scosso da superstizioni e magie.
Alcyone: è il terzo dei 7 libri delle Laudi del cielo della terra del mare e degli eroi, vasto ciclo di poemi non compiuto. La composizione va dal 1899 al 1903 ed il libro viene pubblicato nel 1904. la struttura è divisibile in 5 sezioni per un totale di 88 testi, le sezioni sono distinte da specificità tematiche. Dopo due testi introduttivi, il primo dei quali (la tregua) raccorda l’alcyone ai due libri precedenti (maia ed elettra) si apre la sezione ambientata nel paesaggio agreste tra fiesole e Firenze nel mese di giugno. I 7 testi che la compongono sono lodi a luoghi e piante e alle diverse ore del giorno, l’estate è in arrivo. La seconda sezione si sposta in versilia e l’estate è esplosa: i 19 testi che la compongono narrano le prime giornate di luglio, c’è la celebrazione del rapporto panico con la natura, con cui il soggetto tende a identificarsi. Terza sezione: 16 testi segnati dall’estate piena e dal ricorso al mito classico. Quarta sezione 26 testi, sempre estate piena ma con i primi presagi autunnali, siamo alla fine di agosto e inizio di settembre. Quinta e ultima sezione c’è il ripiegamento e la perdita che accompagnano settembre e la fine dell’estate, impossibilità di resuscitare il mito nel mondo moderno, Commiato chiude il libro→disillusione.
Gli anni che vedono nascere l’alcyone sono quelli segnati di più da influenza di nietzsche, ma il terzo libro delle laudi può essere considerato una tregua del superuomo (non dal superuomo). È proprio in questa tregua dal suo impegno sociale di affermazione superomistica che il superuomo ha modo di rivendicare il nucleo della propria concezione dell’arte. Stilisticamente l’alcyone è la prova della variazione di d’annunzio non della varietà perché i temi sono pochi e ripetuti. Si possono riassumere in tre nuclei tematici: 1) scambio tra naturale e umano (fusione dell’uomo con la natura→vegetalizzazione dell’umano 2) riattualizzazione del mito: unico modo per avvicinarsi alla natura ed identificarsi con essa è riscoprire e riattuare il mito, ma in chiave moderna 3) esaltazione della parola, dell’arte e della figura del poeta: la parola è lo strumento che suscita il mito e l’esperienza panica si ha solo attraverso di quest’ultima. Il poeta è privilegiato perché può usarla per raggiungere fusione con natura→esaltazione poeta vate. Stilisticamente è un libro intensamente sperimentale dove lo stile è in cerca degli estremi, il lessico è ricco e di varia provenienza, letteraria e lessicografica, nella metrica si afferma il verso libro e la ricerca della musicalità.

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