La mandragola

Materie:Tema
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Testo

Giulia Monteverdi 31-08-2008

TEMA
La mandragola di Niccolò Machiavelli

La “Mandragora” fu scritta da Niccolò Machiavelli nel 1518, ed è considerata a il suo capolavoro in campo teatrale. Si tratta di una commedia in prosa suddivisa in cinque atti, secondo la struttura classica, composti da una canzone iniziale con funzione di prologo e da quattro brevi canzoni, collocate una al termine di ogni atto. L’elemento del prologo è caratteristica già plautina: l’introduzione iniziale è infatti chiarificatrice riguardo le informazioni principali dello spettacolo cui il pubblico doveva assistere. Dopo il consueto appello dell’autore alla clemenza critica del pubblico e l’invito a rmanere in silenzio (invito che già faceva Terenzio nelle proprie commedie), Machiavelli evidenzia che lo svolgimento della commedia avviene proprio a Firenze, sua patria nativa. Ogni verso, nella canzone iniziale, rimanda ad una formula plautina o terenziana. Ad esempio dal verso 9 “quest’è Firenze vostra; un’altra volta sarà Roma o Pisa”, il riferimento preciso ad una specifica città era tipico del teatro di Plauto; e anche nel verso 32 “…e io vorrei che voi fussi ingannate come lei.” la provocazione del pubblico da parte dell’autore era apparsa già nell’Aulularia.
La Mandragola presenta delle differenze sostanziali, però, rispetto alla commedia classica: essa non è fu destinata alla fruizione solo da parte di gente colta, la lingua utilizzata non fu il latino, e la rappresentazione riguardò realtà attuali. Infatti Machiavelli oltre che dalle commedie antiche prese spunto dalla novellistica boccaccesca e dalle opere di Ludovico Ariosto.
La vicenda narra di un giovane, tale Callimaco, che dopo essere stato a Parigi per una ventina d’anni fa ritorno nella città di Firenze, incuriosito dalle chiacchiere che ha tanto sentito sulla bellezza di madonna Lucrezia, giovane sposa di un vecchio nobile della città, messer Nicia. Callimaco, innamoratosene per fama (come nella più classica delle opere cortesi) è deciso a conquistarne l’amore. Per aiutare Callimaco a sedurre Lucrezia giunge in aiuto Ligurio, un "astuto perdigiorno e profittatore". Essi convincono messer Nicia, che tanto desiderava avere un erede, che se la moglie berrà un infuso di erba Mandragola fatto da un medico parigino noto a Ligurio, riuscirà a rimanere incinta. Tutto ciò, però, a spese del primo che giacerà con lei dopo che avrà bevuto la pozione, perchè morirà. Per far credere a Nicia di volergli risparmiare questa sorte, i due gli suggeriscono di far andare la moglie con uno sconosciuto; e dopo molte resistenze e con l'aiuto di Sostrata (la madre della sposa) e del corrotto frate Timoteo, lautamente ricompensato, riescono a convincere Nicia e Lucrezia; a questo scopo organizzano un finto rapimento durante la notte per le vie della città e rapiscono un giovane deforme e robusto, che in realtà è proprio Callimaco. Il mattino dopo Callimaco svela a Lucrezia l'inganno e il suo grande amore per lei, e promettendole di sposarla, nel caso in cui Dio avesse voluto chiamare a sé il vecchio Nicia, le chiede di poter continuare ad amarla. A questo punto la giovane dichiara che se dopo tanti inganni essi erano riusciti a farle compiere una cosa che mai avrebbe fatto di propria volontà, ciò debba necessariamente dipendere dalla volontà divina. Machiavelli definisce l’opera vani pensieri, che fungono da consolazione per le delusioni politiche subite, emerge chiaramente quindi, la sua amarezza personale per l’esclusione dalla vita politica e il mancato riconoscimento dei suoi meriti: afferma infatti di essersi dedicato all’ opera per fare el suo tristo tempo più soave. Proprio per questo motivo alcuni studiosi hanno visto la trama come una metafora politica: in questo caso Callimaco sarebbe Lorenzo il Magnifico, Lucrezia la città di Firenze, Nicia gli aristocratici fiorentini imborghesiti, fra Timoteo la Chiesa e Papa Leone X e Ligurio coloro che appoggiavano il nuovo monarca. L’opera esprime certamente lo spirito comico del Rinascimento ed è caratterizzata dall’influenza preumanistica Boccaccesca e dai modelli plautino e terenziano (beffa ed adulterio). Il tempo della storia e il tempo del racconto coincidono, come per fabula e intreccio, essendo una rappresentazione teatrale, e nella commedia non vi è un narratore, in quanto prevalgono le parti sceniche, dialogate, nelle quali ogni personaggio si presenta, si racconta, riflette. Machiavelli pone perciò una certa attenzione sociologica e psicologica sui personaggi, cosa che nelle commedie classiche non avveniva. Infatti si riscontra nei personaggi machiavelliani la traccia dei modelli plautini, ma con aggiunte caratteriali spiccate, i soggetti non sono completamente ridanciani, ma presentano anche aspetti cupi e ogni atteggiamento, ogni azione, è predisposta minuziosamente dall’autore con lo scopo di caratterizzzarli sempre meglio. Anche i nomi non sono scelti a caso: nomi di derivazione greca accompagnati a cognomi toscani sottolineano l’unione della classicità con la modernità. Il personaggio di Ligurio, per esempio, è interessante in quanto sembrerebbe semplicemente il tipico parassita della commedia classica, ma in questo caso egli non agisce solamente per tornaconto personale e divertimento, ma anche perché amico di Callimaco; risulta quindi migliore il parassita, solitamente figura di impronta negativa, di quello sciocco “Pirgopolinice” plautino di Nicia, che come ruolo potrebbe suscitare la solidarietà del pubblico.
Proprio il marito di Lucrezia, Nicia, viene presentato come un personaggio non giovane ma non al tutto vecchio, e “benchè sia dottore, egli è el più semplice e el più sciocco uomo di Firenze”, per definizione di Callimaco; ma appena il personaggio compare in prima persona risulta essere ancor più provinciale e pieno di sé. La stessa Lucrezia al termine della vicenda lo definisce eufemisticamente uno stupido. Nonostante ciò madonna Lucrezia è decisamente fedele al marito, e tiene alla dignità e alla famiglia, tanto da non voler assolutamente cedere alle lusinghe di Callimaco. Ella inoltre, al contrario degli altri, è un personaggio dinamico: inizialmente devota e virtuosa cede poi al peccato e decide consapevolmente di non rinunciarvi. Questa virtù di Lucrezia tuttavia non è più quella cortese, che implicava anche una coerenza morale; è più una legittimazione del disordine interiore (tipica di Boccaccio), la capacità di sfruttare a proprio vantaggio le qualità personali e non solo, anche quella fortuna, ormai laica, che tutto governa.

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