La mafia

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Testo

E
COS’E’ LA MAFIA?
Il termine mafia sta a significare valore, superiorità, coraggio, indica un particolare atteggiamento in cui si ha un esagerato concetto della forza individuale. Ma in particolare il termine mafia indica una tipica manifestazione della società siciliana che si è effettuata a partire dal 1820 in poi.
I borghesi, alleati della borghesia feudale, per contenere la violenza e l’ aggressività dei contadini, si servivano di squadre formate da delinquenti e prepotenti che mantenevano l’ ordine. Dopo il 1860 i borghesi e gli aristocratici si trovarono a fronteggiare i contadini che, anche grazie all’ impresa garibaldina, si erano ribellati. Si formarono le “cosche”, piccole associazioni che dominavano un territorio ma erano spesso in conflitto tra loro. La mafia interveniva sempre per mantenere l’ordine, per procurare “un rapporto tra amici”, che però doveva essere accettato,e chi non lo faceva veniva ucciso. Così i borghesi, con poca spesa, proteggevano la mafia che riusciva a dominare i contadini. Ci furono diversi provvedimenti contro la mafia da parte del governo e dell’ azione poliziesca svolta contro di essa durante il periodo fascista. Ma la mafia si affermò lo stesso in modo molto forte dopo la seconda guerra mondiale (anche perché è un fenomeno che risponde ad una mentalità che ritiene inutile o addirittura disonorevole rivolgersi ai poteri pubblici per esercitare i propri diritti e accetta l’ omertà come legge). La mafia si inserì in una precisa struttura sociale siciliana per difendere e allo stesso tempo sfruttare questa società.
L’origine della parola MAFIA è tutt’oggi molto controversa, alcuni studiosi sostengono che essa derivi dall’ arabo mahfil, che indica il luogo per una riunione pubblica o privata;nell’ organizzazione mafiosa è sempre stato determinante l’ incontro tra i capi delle famiglie. Altri dicono che risalga dall’ arabo mu’ afah, , che significa protezione. Si fa risalire la sua origine al vocabolo arabo ma-hias, dando a esso due significati:quello di spacconeria, che sta in relazione con l’ atteggiamento di superiorità e di disprezzo verso la legalità e le leggi dello Stato la parte dei mafiosi.
La mafia, come fenomeno ebbe origine in una particolare zona della Sicilia compresa fra Palermo, Trapani e Agrigento.
La MAFIA in Sicilia, la CAMORRA in Campania e la ‘NRANGHETA in Calabria sono organizzazioni criminali di origine antica.
Attualmente la mafia si è evoluta, i suoi uomini, anche se vengono ancora reclutati nei quartieri più bassi, si occupano sempre meno di taglieggiare i negozianti e sempre più spesso di attività più sofisticate come il riciclaggio di denaro sporco (soldi procurati illegalmente), smaltimento di rifiuti tossici verso i paesi del terzo mondo, o ancora la vendita di armi.
La mafia ha ramificato le sue attività, tanto da meritarsi il nome di “piovra”, cioè organizzazione tentacolare. Nel corso degli anni Ottanta, essa raggiunse una forza e una pericolosità mai avuta prima.
COSA NOSTRA
E’ un’organizzazione dotata di precise regole di comportamento, che sono alla base di quella “cultura mafiosa” che la rende capillarmente presente in molte zone della Sicilia, dove esercita un forte controllo sulle principali attività. Tra le molte leggi non scritte che regolano il comportamento mafioso, vi è anche l'obbligo di dire sempre la verità allorché si parla fra “uomini d'onore” di questioni comuni.
La vita di Cosa Nostra (la parola mafia è un termine letterario che non viene mai usato dagli aderenti a questa organizzazione criminale) è disciplinata da regole rigide non scritte ma tramandate oralmente, che ne regolamentano l'organizzazione e il funzionamento .
La cellula primaria è costituita dalla "famiglia", una struttura a base territoriale, che controlla una zona della città o un intero centro abitato da cui prende il nome (famiglia di Porta Nuova, famiglia di Villabate e così via).
La famiglia è composta da "uomini d'onore" o "soldati" coordinati, per ogni gruppo di dieci, da un "capodecina" ed è governata da un capo di nomina elettiva, chiamato anche "rappresentante", il quale è assistito da un "vice capo" e da uno o più "consiglieri".
Qualora eventi contingenti impediscano o rendano poco opportuna la normale elezione del capo da parte dei membri della famiglia, la "commissione" provvede alla nomina di "reggenti" che gestiranno pro tempore la famiglia fino allo svolgimento delle normali elezioni.
L'attività delle famiglie è coordinata da un organismo collegiale, denominato "commissione" o "cupola", di cui fanno parte i "capi-mandamento" e, cioè, i rappresentanti di tre o più famiglie territorialmente contigue.
La commissione è presieduta da uno dei capi-mandamento: in origine, forse per accentuarne la sua qualità di primus inter pares, lo stesso veniva chiamato "segretario" mentre, adesso, è denominato "capo". La commissione ha una sfera d'azione, grosso modo, provinciale ed ha il compito di assicurare il rispetto delle regole di Cosa Nostra all'interno di ciascuna famiglia e, soprattutto, di comporre le vertenze fra le famiglie.
I requisiti richiesti per l'arruolamento sono: salde doti di coraggio e di spietatezza. La prova di coraggio ovviamente non è richiesta per quei personaggi che rappresentano, la "faccia pulita" della mafia e cioè professionisti, pubblici amministratori, imprenditori che non vengono impiegati generalmente in azioni criminali ma prestano utilissima opera di fiancheggiamento e di copertura in attività apparentemente lecite.
Il soggetto in possesso di questi requisiti viene cautamente avvicinato per sondare la sua disponibilità a far parte di un'associazione avente lo scopo di "proteggere i deboli ed eliminare le soverchierie". Ottenutone l'assenso, il neofita viene condotto in un luogo defilato dove, alla presenza di almeno tre uomini della famiglia di cui andrà a far parte, si svolge la cerimonia del giuramento di fedeltà a Cosa Nostra. Egli prende fra le mani un'immagine sacra, la imbratta con il sangue sgorgato da un dito che gli viene punto, quindi le dà fuoco e la palleggia fra le mani fino al totale spegnimento della stessa, ripetendo la formula del giuramento che si conclude con la frase: "Le mie carni debbono bruciare come questa santina se non manterrò fede al giuramento".
Lo status di "uomo d'onore", una volta acquisito, cessa soltanto con la morte; il mafioso, quali che possano essere le vicende della sua vita, e dovunque risieda in Italia o all'estero, rimane sempre tale.
L' "uomo d'onore", dopo avere prestato giuramento, comincia a conoscere i segreti di Cosa Nostra e ad entrare in contatto con gli altri associati.
Ogni "uomo d'onore" è tenuto a rispettare la "consegna del silenzio": non può svelare ad estranei la sua appartenenza alla mafia, né, tanto meno, i segreti di Cosa Nostra; è, forse, questa la regola più ferrea di Cosa Nostra, quella che ha permesso all'organizzazione di restare impermeabile alle indagini giudiziarie e la cui violazione è punita quasi sempre con la morte.
Così, attraverso le regole del silenzio e dell'obbligo di dire la verità, vi è la certezza che la circolazione delle notizie sia limitata all'essenziale e, allo stesso tempo, che le notizie riferite siano vere.
Se non si prende atto della esistenza di questo vero e proprio "codice" che regola la circolazione delle notizie all'interno di "Cosa Nostra" non si riuscirà mai a comprendere come mai bastino pochissime parole e perfino un gesto, perché uomini d'onore si intendano perfettamente tra di loro.
Altra regola fondamentale di Cosa Nostra è quella che sancisce il divieto per l'uomo di trasmigrare da una famiglia all'altra.
Il mafioso, non cessa mai di esserlo quali che siano le vicende della sua vita.
L'arresto e la detenzione non solo non spezzano i vincoli con Cosa Nostra ma, anzi, attivano quell’ indiscussa solidarietà che lega gli appartenenti alla mafia: infatti gli "uomini d'onore" in condizioni finanziarie disagiate ed i loro familiari vengono aiutati e sostenuti, durante la detenzione, dalla "famiglia" di appartenenza; e spesso non si tratta di aiuto finanziario di poco conto, se si considera che, come è notorio, "l'uomo d'onore rifiuta il vitto del Governo" e, cioè, il cibo fornito dall'amministrazione carceraria, per quel senso di distacco e di disprezzo generalizzato che la mafia nutre verso lo Stato.
Unica conseguenza della detenzione, qualora a patirla sia un capo famiglia, è che questi, per tutta la durata della carcerazione, viene sostituito dal suo vice in tutte le decisioni, dato che, per la sua situazione contingente, non può essere in possesso di tutti gli elementi necessari per valutare adeguatamente una determinata situazione e prendere, quindi, una decisione ponderata. Il capo, comunque, continuando a mantenere i suoi collegamenti col mondo esterno, è sempre in grado di far sapere al suo vice il proprio punto di vista, che però non è vincolante, e, cessata la detenzione, ha il diritto di pretendere che il suo vice gli renda conto delle decisioni adottate.
I BAMBINI DELLA MAFIA
Alcuni bambini vivono nell’ Alberghiera, uno dei quartieri più poveri di Palermo, solo il 25% tra loro alla licenza elementare. Questi bambini vengono utilizzati con precisione scientifica da un’ impresa: Cosa Nostra.
Tutto ha inizio solitamente con un pacchetto di sigarette, gli fanno vendere sigarette di contrabbando agli angoli delle strade. Un “commercio” che in Sicilia è gestito dalla mafia, il bambino può guadagnare fino a
Per Cosa Nostra questo contrabbando è di seconda importanza rispetto al traffico di stupefacenti.
Situati agli angoli delle strade questi piccoli venditori diventano ottime sentinelle una sorveglianza essenziale per la mafia.
A questi bambini è affidato un altro compito: comunicare il prezzo del pizzo che i commercianti devono pagare per ottenere la protezione di Cosa Nostra, e ne verificano il pagamento. Per questo essi sono chiamati i “ messaggeri della minaccia “.
La seconda tappa dell’ apprendistato di un mafioso è costituita dallo spaccio di droga, un lavoro meglio pagato ma rischioso.
Le strade siciliane sono piene di ragazzini che spingono carretti colmi di nastri musicali registrati clandestinamente,molti hanno anche tra la loro mercanzia droga.
In Sicilia la droga è “affare da bambini”, i quali si distinguono in:
- adolescenti tossicomani
- venditori puri, che la spacciano ma non ne fanno mai uso personale
Chi non interessa alla mafia sono i giovani ladri, le regole di Casa Nostra stabiliscono che un “uomo d’ onore” non può rubare.
Impossibile dire quanti siano i bambini controllati da Casa Nostra, i venditori di sigarette nella sola Palermo superano un migliaio, gli spacciatori sono innumerevoli.
Cosa Nostra ha incrementato l’ abitudine di reclutare bambini sotto i 14 anni, che non possono essere incarcerati.
Avrò 20 anni nel 2000

LO STATO ITALIANO
Nella seconda metà del 1900, si costituirono in Italia vari governi, sempre sostenuti da democristiani, socialisti e altri partiti minori. Uno di questi, per la prima volta nella storia dello stato italiano, vide un socialista presidente del Consiglio, Bettino Craxi. In questo periodo la lotta politica fra i partiti divenne sempre meno scontro di idee o progetti, e sempre più ricerca di maggior potere. Ciò mise in contrasto non solo governo e opposizione, ma anche gli stessi partiti che formavano la maggioranza. Ciascuna formazione politica cercò infatti di ottenere più voti mettendo a carico del bilancio dello stato spese sempre maggiori. Le imposte e le tasse versate dai cittadini non erano infatti, sufficienti a bilanciare la spesa dello Stato. Ogni anno il deficit veniva coperto prendendo in prestito sempre nuovo denaro.
In questo clima, i partiti diventavano sempre di più organizzazioni che curavano i propri interessi e non quelli del paese. Questo ebbe conseguenze molto negative, che provocarono una generale disapprovazione dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione.
La crescita del potere dei partiti, la loro invasione in quasi tutti i settori della vita economica e sociale e il numero sempre maggiore dei loro funzionari provocarono un continuo aumento delle spese. In questo modo il sistema di finanziamento dei partiti a carico dello Stato, si rivelò del tutto insufficiente. Nacquero e si moltiplicarono fenomeni di corruzione e disonestà: alcuni politici ottennero versamenti anche molto elevati di denaro(le tangenti) da parte di propri uomini collocati al vertice delle aziende pubbliche o di imprenditori che realizzavano opere e che vendevano allo stato i loro prodotti. Tutti i partiti dovettero ricorrere a finanziamenti illeciti, contrari cioè a quanto stabilito dalla legge, per pagare i costi della loro organizzazione. La crisi di alcuni valori fondamentali (l’onestà, il senso del dovere) nell’ ambito della politica italiana e della pubblica amministrazione ha avuto come conseguenza un aumento delle organizzazioni mafiose che presto espansero le loro attività economiche, soprattutto per quanto riguarda l’ impiego dei capitali raccolti mediante organizzazioni illecite( riciclaggio). Questo tipo di criminalità ebbe legami, anche stretti,con politici locali. Per lungo tempo i governi sottovalutarono o trascurarono sia la pericolosità di questi legami, sia la gravità del fenomeno. Nel corso degli anni 80-90 la sfida contro la criminalità organizzata è stata affrontata con serietà. Furono istituiti gruppi, detti “pool”, di magistrati, impegnati esclusivamente nella lotta alla criminalità organizzata, le lotte per il potere interne alla mafia stessa, convinsero alcuni mafiosi a consegnarsi alla polizia e a collaborare con la giustizia. Grazie a questi pentiti, magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, poterono ricostruire un quadro completo della mafia siciliana. Fu così possibile istituire il grande processo di Palermo del 1985, in cui 342 mafiosi furono condannati a dure pene detentive. Falcone e Borsellino pagarono con la vita, vennero uccisi entrambi nel 1992, gli esecutori e i mandanti furono arrestati e condannati.

GIOVANNI FALCONE
Giovanni Falcone è nato a Palermo il 20 maggio 1939, magistrato candidato alla Superprocura, è stato assassinato dalla mafia, con la moglie Francesca Morbillo. Per ucciderlo hanno usato mille chili di tritolo ammassati in un sottopassaggio dell’ autostrada fra Palermo e Punta Raisi.
DON LUIGI CIOTTI
Don Luigi Ciotti è il fondatore dell’associazione che da undici anni lotta per la legalità e contro le mafie, Libera. Presso i 44 supermercati italiani del biologico “Naturasì” è infatti da oggi acquistabile la pasta Libera Terra.
“Per sconfiggere la mafia serve l’impegno di tutta la società – ha sottolineato don Ciotti – e la vendita della pasta Libera Terra è un contributo a questa lotta. La scelta di Naturasì di metterla a disposizione dei suoi clienti contrasta la mafia attraverso piccoli segni, è un gesto che dà sostegno concreto alle cooperative che stanno riscattando questi territori. Questi prodotti sono un segno di libertà e di dignità. Il lavoro infatti non è un diritto, ma un bisogno profondo di ogni persona: senza lavoro non si è liberi di progettare la vita”.
Il fondatore di Libera ha ricordato quanto affermava Carlo Alberto Dalla Chiesa: “è necessario che lo Stato dia come diritto ciò che la mafia dà come favore”.
L’apertura di questo nuovo canale di commercializzazione della pasta Libera Terra è il frutto dell’impegno del gruppo bolognese Alce Nero Mielizia, che si occupa dell’individuazione di opportunità di vendita di questi prodotti. Grazie a Naturasì ed Alce Nero Mielizia la pasta Libera Terra sarà così, finalmente, acquistabile anche dai palermitani: il punto vendita del biologico ha aperto infatti i battenti da un mese in via Giocchino Di Marzo 23/b, nei pressi di via Libertà Notarbartolo. Un luogo particolamente significativo, visto che si trova dietro la casa che fu di Giovanni Falcone.
Libera ha avuto un pregio: uscire dalla sola Sicilia, come associazione anti-mafia nazionale, e poi uscire solo dallo specifico della lotta alla mafia, allargandolo alla legalità, contrastando tutte le criminalità e le mafie. Oggi è anche internazionale. Ma soprattutto confisca beni mafiosi: gli portano via quello che è il loro potere, il loro portafoglio, col quale possono corrompere. Impediamo il riciclaggio di quel denaro sporco, che, se pulito, penetra nei vari segmenti della società, con aziende, con alberghi con operazioni finanziarie. Abbiamo sottratto tutto questo. Questa è stata la grande operazione di Libera, la legge sulla confisca, e oggi esistono cooperative nei territori confiscati in Sicilia, in Campania, in Puglia, in Calabria. Anche per questo don Ciotti ha ricevuto minacce concrete, e vivo protetto e “sotto scorta. qual è la differenza tra il crimine organizzato e le mafie: quando si parla di mafie parliamo di un crimine avviato che per il proprio interesse e potere ha connessioni con segmenti della politica, del mondo della cultura, dell’arte, perfino con la chiesa. Quella è la mafia, definizione non inventata da me, ma così definita dagli studiosi ed esperti di tutto il mondo. Criminalità organizzata è un’altra cosa. I ragazzi devono capire allora il peso, il bacino mafioso, le connessioni che devono essere fatte. Secondo: dobbiamo subito dargli le coordinate per fargli capire che la mafia non e’ un’area geografica del Paese. Io ripeto sempre che Corleone nasce nel 1237 grazie a due colonie di immigrati della regione lombarda, tant’è vero che nei Vespri siciliani parlavano nel dialetto di quelle zone. Questo per dire che è la nostra Italia, i nostri flussi migratori nell’arco dei secoli. Non etichettiamo quelli del Sud, come persone che ‘non sono del nostro sangue’, no, no, la storia è un’altra. Bisogna anche dire che non tutto è mafia, ma ci sono delle connessioni comuni a tutto il territorio che danno problemi. Ad esempio la prostituzione oggi non è riconducibile direttamente alla mafia che attualmente non gestisce questo fenomeno sul territorio, anche se l’ha fatto in passato. In questo orizzonte c’è bisogno di aiutare i ragazzi a capire e a dare le coordinate sul loro territorio di quelle che sono le connessioni, senza generalizzare, senza creare e creargli problemi, ma nel rispetto della verità.

Esempio



  


  1. anna

    tesina quinto anno alberghiero


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