Il prefetto e la mafia

Materie:Scheda libro
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Testo

IL PREFETTO E LA MAFIA

Nel romanzo intitolato “Il prefetto e la mafia” scritto da Filippo Maria Jelo si parla di come, durante il periodo fascista, la mafia riesca con facilità a trovare appoggio dalla gente e indifferenza dallo stato, che emargina la mafia, ma non la distrugge, che si adatterà al mutare della società, mostrandosi portatrice di giustizia e favori, così considerata da molti siciliani tutt’ora.
In questo racconto si mette bene in evidenza le capacità di penetrazione di un boss nel tessuto politico del Paese e mette in evidenza le abilità dell’uomo di rispetto nello stabilire rapporti e accordi dei quali dovrà servirsi per esercitare il suo prepotere. Si evince anche che i rapporti tra un boss ed un politico non devono essere pubblici, gli basta sapere che esiste l’impegno di omertà ed è sufficiente un incontro per risolvere particolari problemi, quali il trasferimento di un funzionario diventato “scomodo” o la libertà provvisoria di un “amico” nelle mani della giustizia, per il resto provvedono i “picciotti” da lui inviati. Nel mondo della mafia gli “amici” e “gli uomini d’onore” debbono sentire lo spirito di solidarietà, in qualunque momento di difficoltà, a garanzia della effettiva protezione della mafia.
Un’ultima considerazione riguarda il fascismo, che i vari baroni e avvocati accolsero a braccia aperte, perché apprezzavano l’spetto di dittatura decisamente conservatrice, capace di lasciare immutata la realtà socio-economica sulla quale la mafia aveva sempre affondato le sue radici.
In questo romanzo il potere mafioso ben espresso dall’avvocato Rascunà, stimato da tutti come un uomo di rispetto, perché avvocato accreditato e in confidenza con i giudici, consigliere provinciale, camerato della prima ora. Egli riesce ad accontentare quasi tutti quelli che si rivolgono compresi infine anche il Prefetto, il Questore, l’Onorevole Terrasini tutti dipendenti da lui per favori a loro concessi.
Tutti cedono a richiedere il suo aiuto e a sottomettersi a questo invisibile ma presente potere mafioso che Rascunà esercita, infine anche il commissario Capassa cede e per una promozione rinuncia alle investigazioni. Indagini avviate sulla sparizione di una mandria di vacche e del rapimento del figlio Lucio del barone Montedomini, (acerrimo nemico dell’avvocato) concepito dalla sorella di Rascunà con cui ebbe una vecchia relazione, suicidatasi in seguito per essersi vista sottratta il figlio dallo stesso barone.
Secondo me questo libro è buono per dimostrare e far capire alla gente come è facile e come è possibile che una persona riesca a diventare un boss della mafia così facilmente e senza o quasi nessuno che lo combatti, mettendo in risalto anche le caratteristiche e la personalità di un boss e di come facilmente ci si possa immischiare nella mafia.

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