L'umanesimo

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

Voto:

1.3 (3)
Download:2551
Data:22.05.2007
Numero di pagine:5
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
umanesimo_20.zip (Dimensione: 9.95 Kb)
trucheck.it_l-umanesimo.doc     35.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

L’UMANESIMO
CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Con l’umanesimo si ha una rilettura dei classici e la nascita della filologia (scienza che cerca di ricostruire i testi originali nel modo più esatto). Si ha un atteggiamento critico nei confronti di essi e tutto può essere messo in discussione. La retorica diventa una delle principali arti.
Gli intellettuali umanisti dovevano conoscere sia il greco che il latino, essi sono uomini di pensiero che si occupano sia di politica che di filosofia. Con la riscoperta del greco, si ha anche una riscoperta di Democrito, ma anche di Epicuro e vi è la traduzione di molte opere di Platone e Aristotele e di conseguenza la rivalutazione del loro pensiero.
La fede diventa una scelta personale, il rapporto religioso si trasforma in rapporta tra l’anima e Dio, che da ad ognuno la libertà di scegliere il proprio destino. Il mondo diventa il campo d’azione dell’uomo.
Gli uomini iniziano ad interessarsi di magia e alchimia, ritenute in grado di controllare le forze naturali. Il principio della magia è che la natura è un organismo vivente con analogie e somiglianze ed è mossa da forze ignote che possono essere controllate grazie alla magia; esistono però due tipi di magia: quella bianca (la magia buona) e quella nera. L’alchimia invece cerca di trasformare una sostanza in un’altra. Entrambe però non si formano su principi matematici.
La cultura viene riservata a un’area ristretta perché viene fondata sugli autori greci e latini.
L’umanesimo guarda al passato per preparare il futuro e si volta con un senso di superiorità verso chi non ha la cultura e il potere.
L’aspetto più importante è che viene celebrata la grandezza dell’uomo.
Le università passano da luoghi religiosi a luoghi di elaborazione delle teorie.
In questo periodo vi fu la riscoperta del mecenatismo. I letterati, infatti, per mantenersi potevano solo sperare di porsi al servizio di un signore . Tanto più il signore era potente, tanto più può circondarsi di letterati e artisti di vario genere.
Verso la metà del Quattrocento una scoperta di elevata importanza invase l’Europa: l’invenzione della stampa, che avrebbe agevolato la diffusione della cultura.
I maggiori centri umanistici italiani erano: Firenze, Milano, Venezia, Mantova, Ferrara, Pienza, Roma, Urbino e Napoli.
GENERI LETTERARI
Il trattato politico
Con la formazione delle signorie, la trattatistica del tempo inizia ad interessarsi al modo di comportarsi dei vari principi. Uno degli autori più importanti è Giovanni Pontano, che dedica al suo sovrano, Alfonso d’Aragona, il suo “De Principe”, che scrive sotto forma di lettera.
Un altro importante umanista è Bartolomeo Sacchi, detto Platina, che scrisse nel 1470 un trattato dedicato al marchese Gonzaga e successivamente verrà trasformato in un dialogo per poter essere dedicato a Lorenzo de’ Medici.
Il trattato pedagogico
Nelle scuole umanistiche di questo periodo viene elaborato e sperimentato un modello educativo che rimarrà per sempre. Dall’esperienza padovana di Barzizza a quella mantovana di Vittorino da Feltre alla scuola (veneziana e poi ferrarese) del veronese Guarini.
Molti tra i trattati pedagogici comprendevano anche regole su come comportarsi in famiglia e all’interno della città.
Genere epico-cavalleresco
Il genere epico-cavalleresco inizia e si sviluppa nel ‘300 in Toscana in due modalità:quella popolaresca e quella colta (definita da Boccaccio rispettivamente “fabulosi parlari degli ignoranti” e “versi dei poeti”). La prima è la più ricca, inizialmente trasmessa oralmente, a partire dal XIV secolo fissata in forma scritta. Le opere più importanti sono i cantari che erano una raccolta di componimenti in ottava rima, coloro che li recitavano venivano chiamati canterini e molto spesso si esibivano su un palco improvvisato in un luogo pubblico. I temi affrontati erano religiosi, di cronaca, di attualità e appartenenti alla tradizione cavalleresca; le fonti erano i poemi carolingi, bretoni e classici. Una delle più importanti opere è “Cantari di Ranaldo da monte Albano” , altre due importanti opere sono “Spagna” e “Orlando”. La modalità colta è rappresentata da Boccaccio con “Filostrato” , “Filoloco” e “Teseide”. Egli esclude la materia carolingia-rolandina, la materia epica diventa la cornice, perché l’interesse principale è rivolto verso le tematiche sentimentali. A Firenze vi è la riscoperta del genere grazie a Luigi Pulci e Angelo Poliziano.
AUTORI
Luigi Pulci
Pulci nacque nel 1432 a Firenze, fu introdotto nella cerchia dei medici da Francesco Castellani . Egli ebbe l’incarico di scrivere un poema che cercasse di ridurre l’ostilità degli antimedici, da parte di Lucrezia (moglie di Piero dei Medici), e quindi di scrivere un poema in volgare che celebrasse Carlo Magno (in modo di avvicinare l’interesse per i classici al volgare italiano). Il titolo del poema era “Morgante” e un poema composto da 28 canti e prendeva spunto da “Orlando” e “Spagna”. La tradizione dei cantari ha delle modifiche con l’introduzione di elementi romanzeschi e “meravigliosi”. I protagonisti (Orlando e Ronaldo) assumono comportamenti spregiudicati che li fanno somigliare a briganti. Pula crea anche degli anti-eroi. Uno di questi e Morgante (un gigante convertito da Orlando e diventato suo scudiero), l’altro è Margutte (destinato a diventare gigante, ma pentito a metà della crescita e rimasto mezzo gigante; il suo linguaggio è abbastanza grossolano). Un altro importante personaggio è il diavolo Astarotte che trasporta a volo Ronaldo e gli risponde a domande sulla Terra e sulla teologia. Il linguaggio utilizzato rispecchia quello popolare fiorentino. Vengono utilizzate varie figure retoriche, come per esempio: onomatopee, allitterazioni, paronomasie.
Angelo Poliziano
Poliziano nacque nel 1454 a Montepulciano. Entrò in contatto con i Medici grazie al padre, giudice, che ricoprì incarichi pubblici rappresentando gli interessi dei Medici. Quando il padre morì, egli si trasferì a Firenze sotto la produzione medicea.
A differenza di Pulci, Poliziano, crea un nuovo genere dove la tradizione epica-cavalleresca si fonde con i classici. Secondo Poliziano il riecheggiamento dei classici è naturale e spontaneo nell’artista e si ottiene con la docta varìetas, cioè la lettura e l’assimilazione più vasta possibile degli autori classici. Il titolo dell’opera più importante “Stanze per la giostra”. È un opera celebrativa encomiastica, scritta per Giuliano de Medici. La realtà viene fortemente idealizzata. Il tema principale doveva essere un torneo svoltosi a Firenze. Questo tema è molto caro all’aristocrazia cavalleresca che torna a crearsi con l’affermarsi delle Signorie. Anche se il tema principale doveva essere il torneo, ma l’autore si concentra più sull’amore.
Oltre a quest’opera, Poliziano, scrisse un’opera per i Gonzaga di Mantova intitolata “Orfeo” (primo testo teatrale di argomento profano) e si cimentò nella poesia rusticale.
Matteo Maria Boiardo
Scrisse “Orlando innamorato” quando dimorava alla corte di Ferrara, ospite e compagno del duca Ercole. L’opera è composta da 3 libri: il primo composto da 29 canti, il secondo da 31 e il terzo interrotto all’ottava 26 del canto IX. Il poeta attribuisce l’interruzione dell’opera alla guerra. L’opera narra dei soliti personaggi della tradizione carolingia con aggiunta di Rugiero, Bradamante e il loro amore. Il tema è encomiastico, perché lo scopo era quello di rinfrescare la fama e l’onorabilità della famiglia d’Este (la quale secondo la tradizione discendeva da Gano di Maganza, il traditore per eccellenza). La novità sta nello spostamento del centro della storia all’amore. L’ideale cortese di Boiardo (Umanesimo Cavalleresco) si nota nel duello tra Orlando e Agricane. I due eroi incarnano le virtù cortesi cavallereschi:prodezza, valore, lealtà e rispetto delle regole cavalleresche . Inoltre ciò che hanno in comune i due eroi e che sono entrambi innamorati e disposti a perdere la vita per la donna amata.
Iacopo Sannazaro
Nacque a Napoli nel 1455; ricevette un’educazione umanistica; dal 1481 al 1494 fece parte della corte di Alfonso d’Aragona; la sua fortuna toccò il culmine nel 1496 quando salì al trono Federico d’Aragona.
Scrisse una delle opere più originali di ispirazione pastorale: “Arcadia”. È un prosimetro, dove le parti in prosa fanno da introduzioni alle poesie. Il protagonista è Azio Sincero, pastore napoletano, che va in Grecia tra i pastori-poeti dell’Arcadia, per trovare sollievo alle sue pene amorose. Incontra molti altri personaggi: ninfe e pastori che vivono amori, amicizie e gare poetiche.
Il pastore incontra una ninfa che lo porta a Partenope, dove viene a sapere che la donna amata è morta. L’opera si conclude con il suo solitario lamento e l’addio finale “A la Sampogna” , che annuncia la morte della poesia e il tramonto del mito arcadico.

Esempio



  



Come usare