Italo Svevo

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Testo

La vita

Nasce a Trieste (città di confine, politicamente soggetta all’Austria e culturalmente legata alle esperienze mittleuropee ed italiane) da ebrei tedeschi; il suo vero nome è Ettore Schmitz, ma assunse lo pseudonimo di Italo Svevo in onore alla convivenza in lui della cultura italiana e tedesca. Studia in un collegio tedesco e si accosta ai classici della letteratura (Goethe e Schiller). Con il fallimento della ditta del padre, Svevo conosce l’esperienza della declassazione. Costretto a cercare lavoro si impiega in una banca triestina dove rimane per diciannove anni. In questo periodo scrive commedie e abbozza alcune novelle. Di questi anni sono la conoscenza con il pittore Umberto Veruda e la difficile relazione con Giuseppina Zergol, che raffigura rispettivamente nel Balli ed in Angiolina di Senilità. Progetta intanto il romanzo “Un inetto” che pubblica a sue spese con il titolo “Una vita” (1892) che non ottiene successo di pubblico e di critica. Al capezzale della madre incontra una cugina, Livia Veneziani, che sposa un anno dopo. Lascia la banca e diventa socio dell’azienda del suocero (vernici per sottomarini) rilevando buone capacità imprenditoriali. Come dirigente intraprende numerosi vitti in Francia ed in Inghilterra venendo a contatto con un mondo intellettuale diverso. Con l’insuccesso del secondo romanzo “Senilità” (1898), abbandona l’attività letteraria sostenendo di non poter più scrivere. A questo punto si verificano due eventi importanti per la formazione intellettuale di Svevo: il primo è l’incontro con James Joyce, che, esule dall’Irlanda insegna a Trieste lingue inglese. Tra i due nasce una stretta amicizia, ricca di scambi intellettuali, che lo incoraggia a proseguire nell’attività letteraria; il secondo l’incontro con la psicanalisi di Freud. Durante la prima Guerra Mondiale Svevo traduce “L’interpretazione dei Sogni” di Freud, cosa che avrà evidenti riflessi nel suo terzo romanzo “La coscienza di Zeno”, che pubblica nel 1923. Anche quest’ultimo romanzo non riscuote grande attenzione da parte della critica. Finalmente Montale pubblica un omaggio ad Italo Svevo (1925) e grazie alla mediazione di Joyce in Francia esce un numero del “Navir d’Argent” interamente dedicato a Svevo. Assapora il successo finalmente raggiunto e lavora alla revisione di Senilità e progetta un nuovo romanzo, che però rimarrà incompiuto. L’11 settembre 1928 muore a Treviso per i postumi di un violento incidente automobilistico.

Un nuovo modo di concepire il romanzo

Svevo nella sua opera si distacca dal romanzo verista, per approdare ad una nuova forma, quella individualistica in base ad una serie di elementi:

– piegare la narrativa per la diffusione delle idee;
– il personaggio diviene portavoce dell’autore e la narrazione è in prima persona
– i personaggi minori appaiono sminuiti in funzione del personaggio principale

I ROMANZI

UNA VITA
Trama
E’ la storia di Alfonso Nitti, modesto impiegato di banca giunto a Trieste dalla provincia che non riesce ad adattarsi né alla vita della città, né alla routine della vita dell’ufficio: anche l’amore per Annetta, figlia del suo ricco direttore, lo delude profondamente dal momento che per la ragazza l’esperienza amorosa con Alfonso si riduce ad un capriccio, ad un’evasione.
A questo punto il protagonista sentimentalmente debole e sprovveduto, si rileva un “inetto” e finisce per concludere con il suicidio la sua fallimentare esistenza.

E’ presente in questo romanzo la figura dell’inetto, vale a dire dell’uomo incapace di vivere realmente e pienamente la propria vita sempre pronto a rifugiarsi nel sogno, incapace di affrontare con forza ed energia la realtà, di adattarsi ad essa, di fronteggiarla in modo deciso e coerente. Anche la soluzione finale del suicidio rientra in questa ottica dal momento che non rappresenta un atto di ribellione e di affermazione di sé, ma è il modo di sottrarsi alla lotta in un contesto di sconfitta totale.

SENILITA’
(Il titolo ha un significato metaforico poiché si riferisce alla maggiore difficoltà di agire propria degli anziani, ma che nel romanzo qualifica quella del protagonista che è giovane)

Trama
“Fratello carnale di Alfonso” e anch’egli inetto, è Emilio Brentani, il protagonista di Senilità., un impiegato che conduce una vita scialba e monotona accanto alla sorella Amalia, matura zitella che sembra segnata dallo stesso destino del fratello. Questo grigiore di vita è però rotto da Angiolina, una popolana bella sensuale e persino volgare che trascina Emilio nel vortice della passione. Emilio, pur consapevole della falsità di questo amore, che gli procura solo tormento e sofferenza non riesce a liberarsene. Anche Amalia è vittima di una tardiva passione per lo scultore Stefano Balli, un amico del fratello, che la porterà alla disperazione e ad intossicarsi lentamente con l’etere fino a trovare la morte. La morte della sorella e il consiglio dell’amico Stefano redimeranno Emilio e lo libereranno dalla passione, ma riporteranno la sua esistenza nei binari della monotonia e della noia, chiudendolo in una precoce senilità.
C’è in questo romanzo una chiara contrapposizione tra le coppie di personaggi Emilio-Amalia, coppia di inetti in senso sveviano e Angiolina-Stefano, coppia di individui forti, vitali, decisi. All’inettitudine di vivere si contrattone la vivacità e la volontà vitale che si esprime nella forza delle passioni che danno senso all’esistenza; tuttavia l’inettitudine di Emilio non è totale, infatti la passione per Angiolina diviene il pretesto per rompere la monotonia dell’esistenza ed imporre una svolta decisiva alla propria vita. Ma quello che manca al protagonista è il coraggio di andare fino in fondo: egli decide di amare senza impegnarsi, infatti non ne è capace e seppure vede che la donna gli mente e lo tradisce egli coltiva ingenuamente il sogno di una sua redenzione proprio grazie al suo amore. Anche in questo romanzo Svevo rappresenta il dramma della solitudine dell’uomo contemporaneo, la sua incomunicabilità, l’incapacità di agire e di modificare la realtà che lo circonda.

LA COSCIENZA DI ZENO

E’ il capolavoro di Svevo e si presenta in una forma di romanzo del tutto rinnovata, lontano da ogni influsso della narrativa verista e naturalista, ma totalmente incentrato sull’autoanalisi psicologica del protagonista; la narrazione si delinea con un lungo monologo che il protagonista fa a se stesso rievocando le fasi salienti della propria vita registrando minuziosamente tutte le sue impressioni e sensazioni.

Trama
E’ la storia di Zeno Cosini, ricco commerciante triestino a riposo, indotto dal suo analista (a cui si è rivolto per un trattamento psicanalitico volto a comprendere meglio se stesso e guarire da una forma di apatia che lo rende incapace di vivere) a scrivere la sua autobiografia. L’autore immagina che il medico per “dispetto” verso il suo paziente pubblichi le memorie che risultano divise in sei parti ciascuna delle quali prende nome da una argomento specifico: il fumo; la morte del padre; la storia del matrimonio; la moglie e l’amante; storia di una associazione commerciale; psicanalisi. Anche Zeno soffre della malattia dell’inettitudine a vivere, dell’incapacità di adattarsi ad una società egoistica e crudele; tuttavia, rispetto agli altri protagonisti che sono dei piccoli borghesi sconfitti dal confronto con la società, Zeno appartiene alla ricca borghesia vincente. Con la guerra egli si arricchisce ed il successo gli fa credere di essere guarito dalla sua malattia tanto da spingerlo ad abbandonare la terapia, ma dal suo lavoro analitico ha ricavato una conclusione, cioè che “la vita attuale è inquinata alle radici” dalla corruzione, dall’ipocrisia, dall’egoismo, dalla mancanza di freni morali derivante dalla frenesia di produzione della società capitalistica, spintasi fino alla fabbricazione di esplosivi di inaudita potenza capaci di provocare una catastrofe cosmica. Sorprendente che nel 1923 Svevo fosse in grado di prevedere qualcosa di molto vicino alla catastrofe atomica; ma il motivo di fondo del romanzo resta comunque la consapevolezza della precarietà della condizione umana, della solitudine e dell’angoscia esistenziale conseguente alla crisi dei valori tradizionali.
E’ questa la coscienza a cui fa riferimento il titolo e man mano che il tutto si chiarisce vediamo che il protagonista assume un atteggiamento quasi ironico di chi accetta la verità senza nutrire più nessuna illusione, trovando proprio nell’ironia di vedersi vivere una sorta di soluzione alla disperazione.

La lingua di Svevo
Singolare risulta anche la prosa che Svevo utilizza nei suoi romanzi; si tratta di un linguaggio arido e antiletterario, volutamente lontano da una lingua letteraria ricca e pomposa. Per realizzare tale prosa l’autore si avvale spesso del linguaggio parlato a volte misto di un gergo impiegatizio e tecnico. Del resto si avvertiva l’esistenza di un rapporto più stretto tra letteratura e vita, tra comunicazione poetica e realtà concreta ed una scelta linguistica operata in tal senso era indispensabile.
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ITALIANO

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