Introduzione alla Divina Commedia

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano
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Testo

Introduzione

La struttura formale
Poema dalla rigorosa struttura formale basata sul numero:
-3 cantiche
-33 canti ciascuna (l’Inferno 34, perché comprende il canto introduttivo)
-100 canti totali
-brevi strofe di 3 versi con un verso conclusivo a chiusura del canto (forma metrica è la terzina di endecasillabi a rima incatenata)

Epoca di composizione
-inferno (1306-1309)
-purgatorio (1310-1314)
-paradiso (1315-1321)

Definizione e genere
Il genere è difficilmente determinabile:
-epico→ l’eroe compie un impresa e celebra l’impero celeste
-allegorico→ seconda chiave di lettura nel linguaggio e nei modi rappresentativi fanno si che Dante offici la finalità etico-religiosa (la salvezza di tutti gli uomini che si riconoscono nella sua esperienza, per trovare la salvezza)
-didascalico→ insegna
-autobiografico→ può essere considerato il viaggio dell’anima dell’autore, o il viaggio che un pellegrino può compiere per pentimento e redenzione
-avventuroso→ incontri che fanno nascere sfide
-enciclopedico→ riunisce le conoscenze del Medioevo all’interno della sapienza cristiana, spaziando in moltissimi ambiti disciplinari (teologia, filosofia, politica, morale, scienze, natura, astronomia, storia)

Il titolo
Il titolo Divina Commedia non è dantesco:
Commedia
dall’Epistola XII con cui Dante dedica il Paradiso a Cangrande Della Scala, signore di Venezia, Dante usa questo termine dal punto di vista del tema trattato (l’inizio è triste e luttuoso, ma la conclusione è positiva e felice)

i critici, considerando la teoria degli stili medievali…
-stile tragico→ solenne, utilizzato per argomenti nobili
-stile comico→ basso, che riguarda argomenti umili
-elegiaco→ poesia pastorale
…notano come Dante abbia usato lo stile comico in ampiezza maggiore, rispetto ad essi

Il poeta utilizza questo stile, definendolo medio, nel senso di misto: capace di trattare dagli argomenti più infimi ai più sublimi, con linguaggio filosofico e teologico
Divina
tratta da Boccaccio

Contenuto
Lo stato delle anime dopo la morte. Dante compie questo viaggio come una missione con il compito profetico e teologico di rivelare tutte le verità da lui apprese: il senso cristiano della vita e di reintrodurre nella società del suo tempo quei valori universali che della fede e dell’etica smarriti dall’uomo.
Il viaggio come filo conduttore
Il viaggio come filo conduttore dell’opera conferisce compattezza e organicità strutturale e introduce la componente autobiografica, per cui essa oscilla continuamente dal piano oggettivo (rapporto tra questa vita e l’altra) a quello soggettivo (vita di Dante e sua maturazione dal male al bene).

Le fonti
Molte fonti:
-allegorica→ letteratura didattica medioevale
-morale→ letteratura devozionale, trattati di morale cristiana
-profezie→ Bibbia e predizioni del frate “visionario” Gioacchino da Fiore
-esplorazione oltremondana→ Eneide di Virgilio, Tesoretto di Bruno Latini, viaggio di san Paolo
-tipologia e modalità di racconto del viaggio→ tradizione cavalleresca bretone

Protagonista privilegiato
Le coordinate temporali del viaggio rivelano favorevoli auspici sotto i quali esso si svolge: è la settimana pasquale del 1300, dall’alba del venerdì santo, 8 aprile (il giovedì santo, 7 aprile, corrisponderebbe alla notte passata nella selva) fino a mercoledì 13:
-settimana della Resurrezione di Cristo
-rinascita primaverile della natura
-1300 è il primo Giubileo della storia, anno “trinitario” (1, 3) e trentacinquesimo anno di Dante (mezzo della vita umana)

Dante: doppie valenze
sul piano tematico-allegorico
sul piano narrativo
(differiscono per scarto temporale, psicologia e morale; si accomunano per carattere, valori umani, ideali e funzione culturale→quando si riuniscono subentra il racconto al viaggio)
individuo
umanità cristiana alla ricerca della salvezza e della verità
personaggio
agens (attore)
autore
viaggio in cui si proietta l’immagine tipicamente medievale dell’uomo in cammino (homo viator) verso una meta che sta al di là di questa vita
viaggio, apparentemente lineare, risulta circolare, di ritorno: da una perfezione originariamente perduta ed un’analoga perfezione riacquistata attraverso la costrizione e l’espiazione della colpa
-soggetto dell’intreccio narrativo e protagonista del viaggio
-tempo della storia
-incertezza, paura, dubbio, incapace di procedere senza guide concessegli dalla Grazia divina
-esemplarmente discepolo
-soggetto della scrittura
-tempo del discorso
-verità, sicurezza, definitezza di valutazione
-esemplarmente giudice e maestro dell’uomo del suo tempo
Le tre cantiche
Sul piano allegorico rappresentano il modello universale di vita cristiana in quanto itinerario alla beatitudine eterna, che l’uomo può conseguire dopo la doppia liberazione di:
-volontà→ tende al bene, ma è soggetta alle passioni
-regione-intelletto→ tende al vero, ma se non è illuminato dalla fede, incorre nell’errore
Colpa morale e colpa conoscitiva sono i due mali possibili dall’uomo.
Simboleggiano i due tempi di liberazione della volontà dal peccato e in conseguente raggiungimento della salvezza
Inferno
-presa di coscienza del male e la sua rimozione da parte dell’uomo attraverso l’osservazione-riflessione di tutti i possibili peccati→ giunge alla vita virtuosa
-guida: Virgilio (ragione e filosofia) è mezzo necessario e sufficiente per riconoscere il male; egli raffigura il complesso delle virtù acquisibili con le sole capacità naturali che Dio ha dato a tutti gli uomini
Purgatorio
-santificazione delle capacità naturali ad opera della grazia delle virtù inerenti alla grazia (fede, speranza e carità)→ giunge alla perfezione morale
-guida: Virgilio (ragione) è necessaria (non conosce il percorso sul monte Purgatorio -anime espianti= comunità della Chiesa-)
Paradiso
-liberazione dell’intelletto dall’errore→ giunge alla piena beatitudine (possesso del bene morale e la conoscenza del vero)
-guida: Beatrice (fede, grazia santificante, teologia e sapienza rivelata)
Il libero arbitrio
All’inizio di ciascuna delle tre cantiche Dante, che nell’opera osserva snodarsi la vastissima gamma dell’esperienza umana, mostra gli spiriti carenti nella volontà (libero arbitrio): i pusillanimi nell’Antinferno, i negligenti pentiti solo in punto di morte nell’Antipurgatorio e gli spiriti mancanti ai voti nel primo cielo del Paradiso. Il questo modo il lettore può valutare con esempi concreti l’importanza della scelta individuale nell’orientare la vita al male o al bene.

Dante e le anime
Inferno: dannati
atteggiamento di spettatore che medita, talvolta piegato dall’umana compassione, talvolta conflittuale ed antagonistico
Purgatorio: anime
atteggiamento partecipe, quasi di condivisione della condizione delle anime
Paradiso: spiriti
atteggiamento di dialogo nella chiarificazione didattica da parte di un beato, talvolta infranta dal monologo esemplare (enunciazione delle biografie dei grandi santi), per progredire intellettualmente verso la verità
Allegoria e figura
L’opera, oltre al valore letterale, quello raccontato e immediatamente compreso dal lettore, ha anche valore allegorico (allegoria, dal greco “altro” + “parlare” = “parlare diversamente”; è un procedimento retorico assai utilizzato nel Medioevo perché consente di presentare dei concetti astratti attraverso immagini concrete): il viaggio di Dante è cammino di espiazione e purificazione dell’anima di ciascun uomo per arrivare a Dio.

Dante definisce il concetto d’allegoria nel Convivio, dove parla dei quattro sensi in cui posso essere interpretate le Scritture:
-letterale
-allegorico→ conduce a cogliere le verità di ordine conoscitivo
-morale→ fornisce insegnamenti di ordine etico-comportamentale
-analogico o spirituale→ relativo alla vita eterna
Egli definisce inoltre l’allegoria dei testi sacri “allegoria dei teologi”, o in facis, trattante la verità.

L’interpretazione figurale stabilisce invece un nesso tra due eventi o persone in cui l’uno non significa soltanto se stesso, ma anche l’altro, che lo completa. I due fatti o personaggi devono essere distanti nel tempo e avere concretezza storica. Erich Auerbach estende l’interpretazione figurale nell’opera dantesca caricando così di significato la realtà concreta, poiché le figure, per essere tali, devono essere storiche. Ciò consente a Dante di integrare entro la propria visione della storia anche il mondo pagano.

Pluristilismo
Dovendosi rivolgere ad un pubblico ampio, Dante utilizza tutti gli stili che aveva avuto modo di sperimentare precendentemente: “dolce” della Vita Nuova, “sottile” delle canzoni filosofiche, aspro delle Rime petrose e comico della tenzone con Forese Donati.

Plurilinguismo
Anche la lingua varia tra diverse possibilità: fiorentino, dialetti o varianti regionali, latinismi e termini latini, francesismi, provenzalismi, parole siciliane, termini tratti sia dal linguaggio parlato sia da quello colto sia da quello tecnico sia da quello arcaico (numerosi neologismi), fino alle frasi e parole senza senso.
L’unico vincolo cui il linguaggio è sottoposto è quello dell’appropriatezza rispetto al significato che deve trasmettere:
Inferno
-toni grotteschi, volgari oppure orridi
-nel suo punto infimo tocca l’apice dell’asprezza
-momenti di pacatezza (Limbo)
-ricercatezza stilistica estrema (trattato d’amore di Francesca da Rimini, Ulisse)
Purgatorio
-tono medio
-lingua oscura (profezie)
-si abbassa nei momenti d’invettiva
Paradiso
-momenti elevati con metafore, termini dotti o tecnico-filosofici
-toni feroci dell’invettiva (san Pietro accusa la Chiesa con termini di basso registro)

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