Il tema della coscienza nel romanzo manzoniano

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IL TEMA DELLA COSCIENZA NEL ROMANZO MANZONIANO

Si possono leggere i Promessi Sposi in chiave sociale e della coscienza. Manzoni riassume nel suo romanzo l’intensità umana. Ha letto Dante, il capitolo del Paradiso in cui si parla dei violentatori di coscienze (Picarda Donati). Il filo conduttore dell’opera dantesca è la coscienza. Nel Manzoni la coscienza diventa elemento di operatività. Si possono citare a questo proposito vari esempi:
- Don Rodrigo ha preso la peste bubbonica; ha, in sogno un ritorno di coscienza: “Verrà un giorno in cui…” ti pentirai di ciò che hai fatto. E’ fra Cristoforo che gli parla. Don Rodrigo ha paura della coscienza.
- La Monaca di Monza invia a Lucia al rapimento ma la fa ritornare (ecco il ritorno di coscienza): è cosciente di avere operato un’usurpazione.
- Don Abbondio è chiamato dal Cardinale Borromeo: “Come, chiamare me, tra tanti preti?” E’ cosciente del proprio mal operato.
- Padre Cristoforo si reca da Don Rodrigo: “Qui, lei?”. Don Rodrigo esplicitamente ci mostra come la coscienza diventi interiorizzazione dell’essere umano con riscontri presso l’ambiente esterno.
- Il Manzoni dà particolare importanza alla storia della Monaca di Monza (IX e X cap.). E’ una storia lunghissima e orribile che egli riassume così: “La sventurata rispose”, la sua coscienza. Ella si sente colpevole di un’educazione sbagliata (obbligo alla monacazione, è stata violentata a livello coscienziale, non può avere amicizie – il servo amico sarà buttato fuori casa).
- La notte dell’Innominato ci offre uno dei più bei passaggi per quanto riguarda il tormento della coscienza. Il Nibbio, dopo avere rapito Lucia, è sconvolto perché lei gli ha fatto compassione. E’ una parola che rimbomberà nella testa dell’Innominato. Il primo incontro con Lucia è altrettanto scioccante per lui: “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”. Al mattino sente suonare le campane: vede la gente che si reca alla messa del cardinale Federigo: “Chi è costui? Cos’ha da offrire? Chi è Don Rodrigo?”. Passa una notte molto tormentata.

Anche i dialoghi sono all’insegna della coscienza.
- Don Abbondio incontra i bravi: “Questo matrimonio non s’ha da fare”. Egli cede alla coscienza.
- Del dialogo fra Padre Cristoforo e Don Rodrigo ne abbiamo già parlato.
- Azzeccagarbugli e Renzo: la coscienza, dice il primo, non ha più senso per i potenti e per i ricchi.
- Il conte zio e il padre provinciale discutono sull’eliminazione di Padre Cristoforo. Questi sarà mandato a Rimini, benché il padre provinciale sapesse dell’onestà di Padre Cristoforo. E’ un dialogo a monosillabi: nessuno dei due ha il coraggio di dire esplicitamente ciò che pensa. E’ un dialogo di intuito. Per tranquillizzarsi la coscienza, il padre provinciale si giustifica dicendo che a Rimini c’è bisogno di un predicatore.
- La notte del matrimonio a sorpresa è un discorso di coscienza.
- L’Innominato e il Cardinale: sono due coscienze che sanno che un uomo è ritornato a valorizzare la propria.
- Lucia e Donna Prassede: quest’ultima fa violenza alla coscienza di Lucia che aveva fatto voto di castità. Vuole convincerla che Renzo è un delinquente perché è ricercato dalla polizia. “Donna Prassede faceva del bene a modo suo”. Lucia è un personaggio difficile, nn un’eroina.
- Il cardinale e Don Abbondio: quest’ultimo è brutale nella spiegazione perché ha accettato di seguire il “consiglio” dei bravi. Il cardinale gli dice che è vero che si è deboli ma non si deve rinnegare il senso e il valore del dovere.

L’attualità di questo romanzo è che nessun uomo può entrare nella coscienza di un altro.

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