Il signore delle mosche di Golding

Materie:Scheda libro
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Testo

IL SIGNORE DELLE MOSCHE
di William Golding

“Il Signore delle Mosche narra l’iniziazione di un gruppo di adolescenti alla vita degli adulti. Alla fine del romanzo si può parlare di maturità per almeno alcuni dei personaggi? Rispondi in un breve testo di tipo interpretativo – valutativo”.

Secondo Golding i bambini sono la "pianta-uomo" ancora in germoglio, ma con tutti gli elementi tipici degli adulti: aggressività, cattiveria, superstizione, prevaricazione del più forte sul più debole, trionfo della forza sulla ragione. Golding lancia infatti una provocazione pessimista e radicale circa la concezione dell'uomo, che egli crede irrimediabilmente "cattivo", sia in natura che in società. Ricorrendo all'espediente classico della narrativa inglese (l'isola deserta, riscontrabile anche con Defoe in Robinson Crusoe), egli crea un luogo utopico, una specie di Inghilterra (anch'essa un'isola) "rovesciata". Golding immagina che in seguito ad un incidente aereo un gruppo di bambini naufraga in un'isola deserta, mentre nel resto del mondo è esploso un conflitto nucleare. A loro spetta dunque la ricostruzione non di “un” mondo, bensì “del” mondo. Ad una prima società gerarchizzata e ben ordinata che i bambini, ancora memori dei precetti educativi, mettono spontaneamente in atto, succede una seconda società, tirannica e selvaggia, organizzata attorno al totem (una testa di porco infilzata su un palo) del "Signore delle mosche", uno dei tanti nomi con cui si identifica la figura del diavolo. La nascita di tale tirannia è sicuramente favorita dal contesto nel quale è instaurata: in primo luogo i ragazzi sono inizialmente stratificati in un’ampia fascia d’età che pare variare dai cinque ai sedici anni. Inoltre la comunità che precipita sull’isola è orfana di figure adulte. Ciò implica la costrizione dei ragazzi di adattarsi a simboli e non a comunicare ed a confrontarsi direttamente con persone adulte.
In secondo luogo, la comunità è priva di figure femminili: sono infatti riscontrabili solo alcuni riferimenti a mamme e zie lasciate in patria.
In terzo luogo, ulteriore figura interessante è quella del totem che presta il nome al romanzo, “ Il Signore delle Mosche”. Parte di questa comunità, riassunta in un’eccessiva semplificazione da parte dell’autore, adora dunque un totem che incarna la malvagità e la violenza dell’animo umano.
In tale contesto, certamente non favorevole all’instaurazione di un regime democratico, spiccano principalmente tre individualità:
Ralph, leader eletto democraticamente dai suoi simili per via della sua bellezza e del suo naturale carisma: a lui spetta l’organizzazione della difesa del fuoco, affidata ai gemelli Sammeric, la creazione dei rifugi, la scelta delle leggi e la prima parola nelle assemblee, che vengono annunciate da una conchiglia marina, al contempo simbolo di potere e strumento “democratico”.
Jack, metà oscura di Ralph, è espressione dell’istintualità più violenta e repressa dell’animo umano; dapprima ambisce a divenire leader della comunità; in seguito al fallimento dell’obiettivo prefissatosi, organizza con i vecchi compagni del coro un clan di cacciatori, ribelli nei confronti delle leggi di Ralph; inoltre erige il totem del “Signore delle Mosche” durante una battuta di caccia. È “l’assassino” della pace ed è il mandante delle uniche morti del romanzo.
Piggy è l’intellettuale del gruppo. Fisicamente poco prestante, come intuibile dal nome, asmatico e miope, è il primo consigliere ed il primo amico di Ralph, nonostante sia spesso oggetto di umiliazioni e insolenze. È la “mente pensante” della compagnia: è infatti l’unico ad avere almeno tracce di conoscenze scientifiche.
Elemento simbolico da non sottovalutare sono le lenti dei suoi occhiali che i ragazzi utilizzano per accendere il fuoco. Piggy è dunque un personaggio chiave. Non è forse un caso che la sua sorte sia una delle più tristi.
Per concludere, dall’analisi di tali personalità è possibile intuire uno stretto rapporto tra Piggy e Ralph, dettato dalle complementari caratteristiche fisiche e morali dei due personaggi: Piggy può dunque essere considerata la “mente” mentre Ralph rappresenta il “braccio”. Questa relazione, inizialmente caratterizzata da forti attriti (Piggy è infatti oggetto di riso e di scherno per l’intera comunità, Ralph compreso), risulterà in seguito decisiva, in quanto costituirà l’ultima baluardo della ragione ad opporsi alla violenza ed all’irrazionalità. Per poter sostenere tale ruolo, determinante risulta l’equilibrio tra le due parti, senza la prevalenza di una sull’altra: non è un caso infatti che Ralph, in assenza di Piggy, non sappia come affrontare la tribù capeggiata da Jack. Alla fine del romanzo, quindi, da tale rapporto scaturisce la maturità dei due personaggi coinvolti in questa relazione di amicizia: Piggy scopre per la prima volta di possedere un amico vero, tramite il quale sopperire alle lacune di tipo fisico ed attuare le elaborazioni del suo intelletto; Ralph trova invece un importante sostegno, utile per poter ricoprire la carica di “leader”, eliminando gli impedimenti a livello di ragionamento che spesso sono causa della sua debolezza (chiaro il riferimento allo “sportello” che continuamente si chiude e si riapre nella sua mente).

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