Il sergente nella neve - Mario Rigoni Stern

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Testo

Anno di pubblicazione: 1953
Cardelli Chiara
Classe IAS
COMPRENSIONE ED ANALISI DELL’OPERA
1) L’autore di questo libro è Mario Rigoni Stern.
2) Il titolo dell’opera è “Il sergente nella neve”.
3) È un testo autobiografico.
4) Mario Rigoni Stern è uno scrittore italiano contemporaneo nato ad Asiago (Vicenza) nel 1921. Nel 1938 si arruola volontario nella scuola militare di alpinismo di Aosta e durante la Seconda Guerra Mondiale partecipa alla ritirata di Russia. Da questa esperienza scaturisce nel 1953 il suo esordio letterario, Il sergente nella neve. Nel 1973 Mario Rigoni Stern rivisita il sogno di pace narrato nel suo primo libro, raccontandone il seguito in Ritorno sul Don. Hanno un fondamento documentario anche i romanzi La guerra della naia alpina (1967), Quota Albania (1967), Storia di Tönle (1978, premio Campiello), L'anno della vittoria (1985), Amore di confine (1986). Nel 1962 Rigoni Stern scrive i racconti di Il bosco degli urogalli. Con Uomini, boschi e api (1980), Il libro degli animali (1980) e Arboreto selvatico (1991) ha concentrato la sua attenzione sul mondo della natura. Del 1995 è il romanzo Le stagioni di Giacomo, al quale sono seguiti i libri Sentieri sotto la neve (1998) e Inverni lontani (1999).
5) Questo libro consiste in un’esperienza che ha segnato la vita dell’autore. Mario Rigoni Stern racconta la ritirata di Russia vissuta da lui stesso. Nel libro si possono trovare riflessioni sulla guerra fatte da Rigoni e da esse possiamo capire molto sui suoi pensieri e sulle sue idee.
“Pensavo a tante cose, rivivevo infinite cose e mi è caro il ricordo di quelle ore. C’era la guerra, proprio la guerra più vera dove ero io, ma io non vivevo la guerra, vivevo intensamente cose che sognavo, che ricordavo e che erano più vere della guerra. Il fiume era gelato, le stelle erano fredde, la neve era vetro che si rompeva sotto le scarpe, la morte fredda e verde aspettava sul fiume, ma io avevo dentro di me un calore che scioglieva tutte queste cose.”
“Vi era un bel sole: tutto era chiaro e trasparente, solo nel cuore degli uomini era buio. Buio come una notte di tempesta su un oceano di pece.”
“La tormenta è cessata, però tutto è grigio: la neve, le isbe, noi, i muli, il cielo, il fumo che esce dai camini, gli occhi dei muli e i nostri. Tutto di uno stesso colore. E gli occhi non vogliono più stare aperti, la gola è piena di sassi che vi ballano dentro. Siamo senza gambe, senza braccia, senza testa, siamo solo stanchezza e sonno, e gola piena di sassi.”
“Ogni tanto sentivamo scoppi e rumore di motori ma pareva che di là dal chiarore rossastro degli incendi non vi fosse più nulla. Il mondo finiva là.”
“Prigionieri si è, penso e dico, quando un soldato russo ti fa camminare dove vuole puntandoti un fucile, ma non come ora.”
“Chissà cosa ti attenderà domani. Domani!”
“Pareva che non ci fosse la guerra laggiù; erano fuori del tempo e fuori del mondo, tutto era come mille anni fa e come forse tra mille anni ancora. Lì aggiustavano gli aratri e le cinghie dei cavalli; i vecchi fumavano, le donne filavano la canapa. Non ci poteva essere la guerra sotto quel cielo viola e quelle betulle bianche, in quelle isbe lontane nella steppa.”
“Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev’esserci stata tra gli uomini. Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell’isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un’armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di molto più del rispetto che gli animali della foresta hanno l’uno per l’altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini.”
“Ma io ormai non pensavo più a niente; neanche alla baita. Ero arido come un sasso e come un sasso venivo rotolato dal torrente. Non mi curavo di cercare i miei compagni e, dopo, nemmeno di camminare in fretta. Proprio come un sasso rotolato dal torrente. Più niente mi faceva impressione; più niente mi commoveva.”
Rigoni vede la guerra come qualcosa che gela ciò che abbiamo dentro, che fa diventare sassi e che porta solo odio, dato che tutti potrebbero convivere in pace e serenità.
6) Il libro è stato composto nel gennaio 1944, quando Rigoni si trovava in un lager tedesco.
7) L’opera è stata scritta circa un anno dopo i fatti narrati.
COMPRENSIONE DEL TESTO
1) 1ª SEQUENZA: pag. 9 (Ho ancora nel naso…) – pag. 30 (…E le reclute ridevano.)
Molti degli alpini che parteciparono alla campagna di Russia erano impegnati in un caposaldo sulle rive del Don. Prima che i Russi attaccassero i soldati stavano bene in quel caposaldo. Stabilivano i turni di vedetta e quando non erano sul fronte stavano al caldo nella loro tana a scrivere alle fidanzate o a parlare tra di loro.
2ª SEQUENZA: pag. 31 (Verso il dieci di…) – pag. 53 (…restare sempre uniti.)
All’inizio del gennaio 1943 i Russi diventarono più attivi e i soldati italiani si accorsero che qualcosa stava cambiando. Una mattina, prima dell’alba, iniziarono a sparare sui vari capisaldi italiani. Tra mille difficoltà e in un clima molto teso gli alpini riuscirono a resistere all’attacco russo.
3ª SEQUENZA: pag. 53 (Ritornai dal tenente…) – pag.57 (…giorno di Natale.)
Improvvisamente giunse ai soldati italiani la voce di un accerchiamento da parte dei Russi e fu comandato di ripiegare. Una per volta le squadre abbandonarono i capisaldi e Rigoni, partito per ultimo, si accodò alla squadra di Pintossi.
4ª SEQUENZA: pag. 59 (Prima di arrivare…) – pag. 126 (…un partigiano in gamba.)
L’interminabile ritirata di Russia risultò però piena di continui pericoli. Oltre a dover fronteggiare la fame e il freddo, i soldati trovarono gli attacchi russi sempre dietro l’angolo. Ogni giorno gli alpini si trascinavano di chilometro in chilometro per raggiungere un qualcosa che sembrava non arrivare mai. Di notte invece si riposavano quel poco che potevano nelle isbe che trovavano nei rari villaggi della steppa.
5ª SEQUENZA: pag. 126 (Viene il 26 gennaio…) – pag. 149 (…rivedere mio nonno.)
Il 26 gennaio 1943, con una spesa in vite umane incredibile, gli alpini riuscirono a rompere l’accerchiamento, unendosi ai soldati tedeschi ed ungheresi. Molti dei compagni e cari amici di Rigoni morirono quel giorno. I pochi uomini che riuscirono a sopravvivere proseguirono il viaggio con destinazione Italia.
6ª SEQUENZA: pag. 149 (Sono camion italiani…) – pag. 155 (…a quel rumore.)
Gli alpini raggiunsero finalmente un villaggio fuori dalla sacca, dove li attendevano Tedeschi ed Italiani. Si divisero di nuovo nei Battaglioni iniziali e poterono radersi la barba, lavarsi e medicarsi. Ripartirono dopo alcuni giorni ed arrivarono in un nuovo villaggio dove trascorsero gli ultimi giorni di quella terribile esperienza, in attesa del treno che li avrebbe riportati in Italia.
2) Alla fine del 1942 soldati alpini impegnati in Russia stavano in un caposaldo sulle rive del Don. Nel gennaio 1943 i Russi attaccarono gli Italiani, che, faticando molto, riuscirono a resistere. La voce di un accerchiamento mise in allarme gli alpini che iniziarono una lunga ritirata. Il 26 gennaio, dopo giorni interminabili di viaggio, gli Italiani ruppero l’accerchiamento e i sopravvissuti riuscirono ad arrivare al treno con destinazione Italia.
3) Tutta l’opera ruota attorno ad avvenimenti principali che sono il primo attacco da parte dei Russi con conseguente resistenza degli Italiani sulle rive del Don, l’ordine di ritirata degli Italiani, la lunga marcia per sfuggire agli attacchi dei Russi ed infine il raggiungimento dello scopo, quando gli Italiani attendono il treno per tornare in Italia.
4) a. Il protagonista del libro è l’autore stesso, Mario Rigoni Stern.
b. Il protagonista è credibile perché descrive tutto con grande minuziosità, facendo attenzione ai particolari e riportando anche le sue sensazioni e i dialoghi con i compagni. Al lettore sembra di vivere quegli stessi momenti ed è impensabile che Rigoni si sia inventato tutto. Inoltre il libro rispecchia la crudeltà delle guerre della storia che tutti conosciamo.
c. Dato che il racconto è autobiografico, il protagonista si presenta da solo, senza però fornire una descrizione di sé. Per capire il protagonista bisogna interpretare i suoi discorsi e i suoi pensieri.
ASPETTO FISICO
CARATTERE
INIZIO DEL RACCONTO
INIZIO DEL RACCONTO
Non è presente una precisa descrizione di Rigoni all’inizio del racconto. Nel corso della storia si può capire qualcosa da alcuni aggettivi, ma non si riesce a sapere niente con certezza.
Probabilmente portava sempre i baffi e la barba sul mento. Dice di avere un fisico meraviglioso: muscoli, nervi ed ossa che non credeva potessero sopportare tanto.
È una persona abbastanza sicura di sé, che non si arrende mai e che cerca di trovare il modo di sorridere su ogni cosa. Durante tutta la storia è una delle persone più attive. Spesso consola i compagni e dà loro la forza di andare avanti, a volte anche mentendo e tenendosi dentro la cruda realtà.
FINE DEL RACCONTO
FINE DEL RACCONTO
Aveva una crosta di terra sul viso, la barba come fili di paglia, i baffi sporchi di muco, gli occhi gialli, i capelli incollati sulla testa dal passamontagna. Proprio sul finire della storia si taglia la barba, si lava e dice di uscire dal bozzolo.
Durante il racconto diventa più duro e perde un po’ di sensibilità. Vedendo morire quasi tutti i suoi compagni diviene più debole anche lui e a volte pensa di arrendersi.
d.
A causa della terribile guerra nel corso della storia Rigoni subisce un cambiamento sia esteriore che interiore. Per i cambiamenti fisici esprime direttamente la sua evoluzione, quando ritrovando i suoi pochi compagni sopravvissuti riesce a guardarsi allo specchio. I cambiamenti caratteriali, invece, sono deducibili dalle riflessioni e dal variare dei pensieri di Rigoni.
e. Lombardi → era un uomo alto, taciturno, cupo, morto all’inizio dei fatti narrati. Era coraggioso e non si nascondeva quando doveva affrontare attacchi dei nemici. Sembrava che sapesse cose che gli altri non potevano sapere. Rigoni sentiva un senso di soggezione verso Lombardi, che quindi era visto un po’ come un essere superiore. Fa parte degli aiutanti.
Giuanin → era un uomo della squadra di Rigoni. Stava spesso nella sua nicchia per ripararsi dal freddo. Chiedeva sempre a Rigoni se sarebbero tornati a casa perché vedeva in Rigoni una persona sicura, che sapeva come sarebbe andata a finire la guerra e che aveva sempre pronta la parola giusta per tirare su il morale. Si intendevano anche con un solo sguardo e sembrava che tra loro ci fosse un segreto. Giuanin morì il 26 gennaio 1943. È un aiutante.
Pintossi → era un caporale, considerato da Rigoni il migliore di tutti. Sembrava piccolo perché aveva le spalle larghe ed un po’ di pancia, sorrideva sempre ed aveva due occhi piccoli ed acuti. Era trasandato nel vestire, ma molto calmo e flemmatico di carattere. Era sempre pronto e presente e maneggiava il fucile con molta disinvoltura poiché era un bravo cacciatore. Rigoni lo vedeva come un modello. Anche lui morì il 26 gennaio 1943. È un aiutante.
Rino → faceva parte del genio alpino e ritrova Rigoni durante la ritirata. Erano grandi amici perché erano andati a scuola insieme ed avevano trascorso insieme la giovinezza. Rino era una persona con grande voglia di fare. Rimase ferito durante il primo attacco dei russi. Da lì Rigoni non ne sa più niente. È un aiutante.
5) a. L’epoca storica a cui si riferisce il racconto è quella interessata dagli anni della Seconda Guerra Mondiale ed in particolare dalla ritirata di Russia di fine 1942- inizio 1943.
b. I fatti narrati iniziano poco prima del Natale 1942 e terminano all’inizio della primavera 1943. La durata della storia, quindi, è di circa tre mesi.
c. Il periodo dell’anno relativo al testo è l’intero inverno.
d. L’ordine di narrazione di questo libro è lineare, i fatti sono descritti generalmente nell’ordine in cui si sono succeduti. Verso la fine del libro però Rigoni dice di non ricordare più cosa sia accaduto prima e cosa dopo, ma solo i singoli episodi. Molto rare sono le analessi. Più frequenti sono invece le prolessi, come quando l’autore anticipa chi rivedrà in Italia.
e. I fatti accaduti sono avvenuti circa un anno prima della narrazione di Rigoni.
6) I fatti narrati in questo libro si svolgono in Russia. Il luogo descritto inizialmente è il caposaldo di Rigoni, che si trova in un villaggio di pescatori in riva al Don. Nella scarpata che precipitava nel fiume erano scavate le postazioni e le trincee. Sia a destra che a sinistra la scarpata diventava un lido coperto di erbe secche e di canneti. Al di là del lido di destra c’era il caposaldo di Morbegno, al di là di quello di sinistra c’era il caposaldo di Cenci. Di fronte al caposaldo di Rigoni, a meno di cinquanta metri, sull’altra riva del fiume, c’era il caposaldo dei Russi. Il paese era distrutto, ma il caposaldo era abbastanza accogliente. Dopo l’ordine di ritirata, la storia si sposta nella steppa russa. Qui non c’è niente, solo freddo ed interminabili distese di neve. Ogni tanto però questa monotonia è spezzata da un villaggio con le sue isbe, dove è possibile passare la notte al caldo, riposando e mangiando qualcosa. Le isbe a volte sono presentate come grandi ed accoglienti oppure piccole ma calde; altre volte invece sono anch’esse fredde o eccessivamente piccole, ma il trovare un’isba libera era sempre motivo di rallegramento. Il racconto termina in una di queste isbe, spaziosa e pulita dove Rigoni trascorre qualche giorno in attesa di tornare in Italia.
7) a. Il narratore di questo libro coincide con l’autore e con il protagonista delle vicende narrate. La storia è raccontata in prima persona dal punto di vista di Rigoni. La focalizzazione è interna perché tutto è descritto e raccontato secondo ciò che Rigoni ha vissuto e visto con i suoi occhi, senza sapere ciò che accadeva da altre parti.
b. L’autore usa molto le descrizioni nel corso della storia. Spesso si riferiscono alle condizioni dei compagni o a quelle dei luoghi dove Rigoni passava o dove si fermava a dormire. Secondo me usa le descrizioni per spiegare ancora meglio cosa lui e gli altri soldati hanno vissuto in quegli anni e la distruzione portata dalla guerra. Grazie alle tante descrizioni il lettore si immerge completamente nella vicenda e si immagina molto bene la situazione di quel periodo.
c. L’autore spesso comunica i suoi pensieri riportandoli tra virgolette. Altre volte fa riflessioni senza metterle in evidenza, ma comunicando i suoi stati d’animo mentre racconta ciò che accade o descrivendo qualcosa e inserendo gli aggettivi secondo lui più appropriati.
d. L’autore usa il discorso diretto per riportare alcune conversazioni con i compagni, soprattutto quelle in cui parlavano del ritorno a casa o del destino che li attendeva. A volte questi dialoghi sono in dialetto. Altre volte in cui Rigoni usa il discorso diretto sono quando riferisce i dialoghi in russo con le donne che trovava nelle isbe o quelli in tedesco con i soldati tedeschi.
e. Il lessico è generalmente semplice, la lettura scorre bene. L’interpretazione del testo diventa più difficile quando sono riportate frasi in dialetto o in lingua straniera e quando l’autore utilizza termini militari.
7) a. Secondo me l’originalità di questo libro non sta tanto in come è scritto, bensì in come l’autore ha vissuto e descritto i fatti, rimanendo finché ha potuto sereno e cercando di trovare sempre un lato positivo nelle cose, senza però sentirsi più forte degli altri per come ha superato la situazione.
b. Le tematiche affrontate in questo libro sono riferite alla guerra e alla distruzione che essa porta. Vengono narrate attraverso le riflessioni di Rigoni e attraverso le precise e terribili descrizioni dell’orrore che si presentava ai suoi occhi durante la guerra.
c. Il tema trattato è attuale perché, anche se ora non è in corso una guerra mondiale, le guerre sono sempre dietro l’angolo e continuano anche al giorno d’oggi a seminare panico e distruzione.

Esempio



  


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