I diritti dell'infanzia

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Testo

I DIRITTI
DELL’INFANZIA

1. LEGISLAZIONE ITALIANA
Per tutelare i diritti dell’infanzia, sono state create diverse leggi presenti nella costituzione italiana che regolamentano diversi argomenti:
IL LAVORO:
Art.37 “…La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.”
LA SCUOLA:
Art.34 “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”
Art.3 “…è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
I diritti sul lavoro minorile, poi, sono trattati non solo dalla Costituzione, ma da altri documenti come il decreto legislativo del 4 agosto 1999, i cui articoli principali sono:
Art.1:
1. La presente legge si applica ai minori dei diciotto anni, di seguito inidcati “minori”, che hanno un contratto o un rapporto di lavoro, anche speciale, disciplinato dalle norme vigenti.
2. Ai fini della presente leggi si intende per:
a) bambino: il minore che non ha ancora compiuto 15 anni di età o che è ancora soggetto all’obbligo scolastico;
b) adolescente: il minore di età compresa tra i 15 e i 18 anni di età e che non è più soggetto all’obbligo scolastico;
c) prario di lavoro: qualsiasi periodo in cui il minore è al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni
d) periodo di riposo: qualsiasi periodo che non rientra nell’orario di lavoro
Art.3:
L’articolo 1 della legge 17 ottobre 1967, n°977, è sostituito dal seguente:
Art. 3. 1. L’età minima per l’ammissione al lavoro è fissata al momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria e comunque non può essere inferiore ai 15 anni compiuti.
Art.5
L’articolo 4 della legge 17 ottobre 1967, n° 977, è sostituito dal presente:
Art. 4. 2. La direzione provinciale del lavoro può autorizzare, previo assenso scritto dei titolari della potestà genitoriale, l’impiego dei minori in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, per l’infanzia e l’adolescenza finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell’infanzia e dell’adolescenza, privilegiando l’ambiente ad esse più confacente ovvero la famiglia
2. DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA
Sono stati creati numerosi documenti elencanti i diritti dell’infanzia.
Questo tema è molto sentito, perché di anno in anno continuano ad aumentare il lavoro minorile, i maltrattamenti e altre violazioni dei diritti dei minori.
l primo, la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, è stata emanato dalla Società delle Nazioni Unite nel 1924, nel 1942 è stata creata la Carta dell’Infanzia ad opera della Lega Internazionale per l’Educazione Nuova.
Nel 1959 l’Onu (Organizzazione delle Nazioni Unite) ha emesso la dichiarazione dei diritti del fanciullo, composta da dieci articoli, dalla quale è stata creata la Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia, emanata, sempre dall’Onu nel 1989.
Quest’ultima è un trattato internazionale, creato il 30 novembre del 1989.
Alla sua creazione hanno partecipato i rappresentanti dei governi, l’UNICEF ed altre associazioni come l’Amnesty International.
È composti da 54 articoli: i primi 41 trattano dei diritti dei bambini, mentre i restanti parlano, per gli stati che approvano il documento, il compito di istituire un Comitato sui diritti del fanciullo, per controllare che in ogni stato vengano rispettati tali principi.
Questa carta è vincolante per tutti gli stati aderenti e disciplina i diritti civili, politici, sociali, economici, culturali dei bambini; essa inoltre tiene conto anche delle particolari esigenze dei bambini.
Un’innovazione rispetto al passato: qui, i bambini vengono percepiti come “soggetti”, che possono esprimersi, valutare e prendere alcuni decisioni in determinati casi.
RIASSUNTO DELLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DEL BAMBINO, 1959
1. Il diritto all’uguaglianza, senza distinzioni di razza, religione, nazionalità o sesso.
2. Il diritto ad una particolare tutela per un sano e normale sviluppo fisico, intelletuale, morale, spirituale e sociale.
3. Il diritto di avere un nome e una nazionalità.
4. Il diritto ad un’alimentazione, ad un tetto e a dei servizi sanitari adeguati.
5. Il diritto ad un’assistenza particolare, se handicappati.
6. Il diritto di essere amati, compresi e protetti.
7. Il diritto ad un’istruzione gratuita, al gioco e allo svago.
8. Il diritto di essere tra i primi a ricevere soccorso in tempi di calamità.
9. Il diritto ad essere tutelati dal rischio di abbandono, di crudeltà e di sfruttamento nei loro confronti.
10. Il diritto ad essere protetti dalla discriminazione e ad essere allevati in uno spirito di fratellanza, di pace e di tolleranza universali.
UNICEF - Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia
I DIRITTI DEI MINORI
I minori hanno il diritto di vivere con la propria famiglia o con la famiglia allargata.
I minori hanno diritto ad un livello di vita adeguato, che comprenda cibo, acqua potabile e alloggio.
I minori hanno diritto all’istruzione e anche all’educazione alla pace, all’amicizia, all’uguaglianza, alla solidarietà ed al rispetto dell’ambiente.
I minori hanno il diritto di godere di ottima salute fisica e mentale.
I minori con problemi fisici o mentali hanno il diritto di vivere come gli altri bambini e di frequentare insieme a loro la scuola; di ricevere cure adeguate; e di partecipare attivamente alla vita delal comunità.
I minori hanno il idritto di giocare, di riposarsi e di dedicarsi alle attività che puù piacciono loro.
I minori hanno il diritto di essere informati e di poter esprimere le proprie idee ed opinioni.
I minori hanno il diritto di parlare la propria lingua , di vivere secondo la propria cultura e religione.
I minori hannno il diritto a non essere trascurati, abandonati, maltrattati ed a non essere vittime di violenza o di sfruttamento.
I minori hanno il diritto di essere protetti dall’uso della droga.
I minori rifugiati hanno il diritto di essere protetti e di essere aiutati a ricongiungersi con le proprie famiglie.
TRATTI DALLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DEL FANCIULLO ADOTTATA NEL 1959 E DALLA CONVENZIONE INTERNAZIONALE SUI DIRITTI NELL’INFANZIA ADOTTATA NEL 1989
3. LA SITUAZIONE IN GUERRA
L’uso dei bambini nelle azioni di guerra, non risale al nostro secolo.
Venivano infatti già usati negli eserciti napoleonici e da Hitler.
Tuttavia ancora oggi vi è questa situazione e il fenomeno va sempre crescendo.
Molti ragazzi tra i 15 e i 18 anni vengono usati come soldati nelle guerre in molti paesi del mondo come l’Africa, l’Asia e l’America del Sud.
Vengono utilizzati i bambini in questi scontri perché UN BAMBINO E’ PERFETTAMENTE IN GRADO DI MANOVRARE UNO STRUMENTO DI GUERRA, COME UN ADULTO. UN BAMBINO CORRE VELOCE TRA LE MINE E LE BOMBE, NON CHIEDE PAGA, NON VEDE IL PERICOLO, NON HA DOCUMENTI CHE TESTIMONIANO LA SUA ETA’.
Prima di andare sul campo, vengono riempiti di droghe, che vengono mischiate con il cibo di tutti i giorni, come riso, per poi essere mandati sul campo ad assistere a terribili atti.
Spesso vengono costretti loro stessi a compiere queste crudeltà, uccidendo persone ed animali, in alcuni paesi sgozzando i condannati per poi berne il sangue,amputando arti e decapitando.
Sono sottoposti a duri allenamenti, per essere ancora più crudeli sul vero campo di battaglia e vengono obbligati a uccidere i loro parenti per aumentare il loro senso di colpa allo scopo di sfogarlo sul campo.
Non gli viene permesso di far ritorno a casa.
Molti bambini infatti muoiono sul campo di guerra, durante i combattimenti. Sono sottomessi al capo della spedizione e molto spesso vengono mandati avanti prima del vero e proprio esercito, per sondare il
Terreno, con il rischio di inciampare su bombe antiuomo o altri ordigni.
A questi eventi poi non vengono risparmiati le bambine.
Vengono mandate nel campo nemico come spie, oppure date in mogli ai comandanti o ancora mandate verso la prostituzione militare.
Quando questi bambini vengono recuperati, è difficile riportarli alla vita normale.
Sono scioccati: quest’esperienza lascia in loro un segno indelebile e non riescono a dimenticarsi tutto quello che hanno subito.
Queste situazioni, però, non avvengono solo nei paesi sottosviluppati, ma anche in occidente, in paesi come Canada, Stati Uniti, Olanda, Australia e in particolare Gran Bretagna.
L’Inghilterra, ha sempre mandato nelle guerre anche i bambini soldato (anche di dieci anni), che venivano sottoposti a duri allenamenti, con finte esecuzioni, atti sessuali, costretti a nutrirsi di cibi orrendi e a spogliarsi derisi da tutti.
La Marina di Sua Maestà Britannica adirittura prevedeva arruolamenti dai 16 anni.
Per combattere questi sfruttamenti di guerra, si sono impegnate molte associazioni ,in particolar modo Amnesty International, creando diversi documenti.
Ad esemipio la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia dispone che l’età minima per il reclutamento militare è di 15 anni, l’uso di bambini per scopi di guerra sotto quest’età viene considerato crimine di guerra.
TESTIMONIANZA:
“Picchiarono tutti quelli che stavano lì, vecchi e giovani. Poi li uccisero come cani. Erano una decina. Io non ho ucciso nessuno. Anche i bambini vennero massacrati… Poi ci fecero bere il sangue delle vittime: versarono il sangue dei morti in una brocca e ce lo fecero bere…Poi quando uccisero gli altri ci fecero mangiare il loro fegato e il loro cuore”.
Marta, reclutata a 11 anni (Perù)
4. POVERTA’
In questi ultimi anni è aumentato il numero di persone povere, con drammatiche conseguenze come l’analfabetismo, presente in molti paesi tutt’oggi.
Un’altra delle principali conseguenze della povertà è la fame.
Oltre un miliardo di persone hanno poco cibo e mezzo miliardo è totalmente privo di questa fondamentale risorsa, senza contare la scarsità di acqua potabile.
La mancanza di cibo porta al dimagrimento, meno resistenza contro le malattie e morte.
I bambini nel Terzo mondo sono i maggiormente colpiti dall’insufficienza alimentare, che si può notare dalla pancia gonfia, dalla magrezza e dalla pelle secca.
La povertà provoca malattie, ma non ne è l’unica causa.
Esse si sviluppano anche per la scarsa igiene di molti paesi: acqua inquinata in particolare.
La malnutrizione e la poca igiene, possono portare a deformazioni fisiche e sottosviluppo mentale.
In particolare, la mancata assunzione di vitamina A può provocare gravi danni fisici e, per questo sono stati creati appositi soggetti che tentano di ridurla.
I paesi più colpiti da questi problemi legati alla povertà sono: Nord Africa, Sud America e Caraibi ed alcune parti dell’Asia.
5. MALATTIE
Le malattie che creano più vittime nei paesi sottosviluppati, in generale, sono il morbillo, la polmonite, le infiammazioni polmonari, tubercolosi, pertosse, difterite e tetano (alcune delle quali si riesce a curarle nei paesi sviluppati).
Negli ultimi decenni sono stati vaccinati più della metà dei bambini, ad opera dell’UNICEF.
Ma ora è scattato un nuovo allarme: l’AIDS.
Questa malattia, che ha il suo centro in Africa, colpisce bambini e adulti.
Alle volte sono i genitori ad essere contagiati, quindi i bambini di età scolare, devono abbandonare gli studi per assisterli.
I bambini, invece, che vengono sottoposti a tutte le cure necessarie, di solito non prendono l’AIDS.
Inoltre, i più colpiti dall’AIDS sono gli analfabeti, che, non avendo istruzione, non vengono messi al corrente della malattia.
L’AIDS è più frequente nei paesi in via di sviluppo con un alto debito pubblico, dove non vi sono soldi per creare strutture sanitarie adeguate.
6. LAVORO MINORILE
Nel mondo sta prendendo sempre più piede il lavoro minorile, che coinvolge bambini, generalmente, dai 5 ai 14 anni, che invece di andare a scuola, sono costretti a lavorare.
Questo fenomeno è particolarmente sviluppato in Asia, Africa e in minima parte nell’America del Sud, ma anche in molti stati dell’Occidente ( come USA) ed è legato allo sviluppo economico.
Molti dei prodotti che arrivano sui nostri mercati, ad esempio, sono fabbricati da bambini. Secondo un recente sondaggio dell’UNICEF, i prodotti maggiormente fabbricati dai giovanissimi, sono palloni, gioielli e scarpe.
Vengono anche impiegati nell’agricoltura, nell’edilizia, nei negozietti, nelle officine, nell’industria (anche a domicilio), nel settore alberghiero.
Bisogna però distinguere diversi tipi di lavoro: il lavoro pesante (child labour) e il lavoro leggero (child work), che non è sempre punibile.
Alcuni lavorano solo una parte della giornata, con un impiego comunque sostenibile, che in alcuni casi permette al minorenne di frequentare la scuola, mentre altri lavorano anche nove ore consecutive, in ambienti malsani e senza assistenza sanitaria; un impiego insostenibile che può creare problemi fisici, sociali e psicologici (come in India, dove i piccoli vengono costretti a lavorare oltre 20 ore al giorno, e i più piccoli devono ranicchiarsi sulla punta dei piedi).
Come lavoro minorile, seppur meno grave, viene inteso anche l’utilizzo di bambine come domestiche.
I bambini poi possono aderire al lavoro consenziente, quando con il permesso dei genitore, nei casi delle famiglie povere, vanno a lavorare per guadagnare qualche soldo e aiutare così la famiglia, oppure possono essere costretti al lavoro forzato, quando vengono presi con la forza dai loro genitori e resi schiavi.
Molto spesso tuttavia, i bambini vanno a lavorare per contribuire alla famiglia, dove, magari in famiglie numerose, quando i genitori non lavorano il loro reddito diventa essenziale.
Un bambino trova più facilmente lavoro, perché riceve un salario minore, svolge orari di lavoro massacranti senza ribellarsi, viene sottoposto agli abusi.
Molto spesso lavorano in nero senza assistenza sanitaria.
Inoltre, in alcuni stati, i figli vengono venduti dalle famiglie per saldare i debiti.
I minori poi, vengono sfruttati senza tenere conto delle situazioni igieniche e sanitarie, come nelle miniere, dove vengono costretti ad eseguire pericolosi scavi, nelle industrie di serrature ove respirano sostenze chimiche nocive e nelle fabbriche di ceramiche e porcellane dove inalano continuamente una grande quantità di silicio.
Molte associazioni, tra cui UNICEF, che protegge i diritti dell’infanzia, stanno cercando di diminuire questa forma di sfruttamento e anche nei singoli paesi, sono state create numerose leggi che tutelano i diritti dei bambini.
Purtroppo però molti stati considerano questo triste fenomeno inesistente; per questo non lo inseriscono nelle statistiche ufficiali. Con una così scarsa presenza di dati certi, quindi, non si può fare ancora molto in questo campo.
Un caso scoperto di lavoro minorile è stato il Caso Benetton in Turchia.
Questo stato ha infatti denunciato lo sfruttamento minorile, negli stabilimenti della Bogaziçi, del gruppo Benetton.
Così, i sindacati italiani e turchi, alla presenza dei rappresentanti della Benetton e della Bogaziçi, hanno firmato un protocollo, che vieta l’utilizzo nel campo del lavoro dei minori di 15 anni.
Attraverso questa firma verrà poi creato un documento che comprenderà i seguenti punti:
1.Nessun bambino al di sotto dei 15 anni potrà essere impiegato per alcun lavoro.
2.Saranno realizzati pari opportunità e trattamenti senza pregiudizio di ideologia, religione, razza, sesso, nazionalità.
3.I salari devono essere equi e le condizioni di lavoro devono salvaguardare la salute e la sicurezza.
4.Per i dipendenti devono trovare applicazione le coperture assicurative e di sicurezza sociale.
5.Il produttore deve assumersi la responsabilità dell’intero ciclo manifatturiero.
7. LE VIOLENZE SUI MINORI
Nel mondo migliaia di bambini minorenni vengono maltrattati ogni anno.
Molto spesso i maltrattamenti vengono effettuati dai genetori ed avvengono quindi entro le mura domestiche.
L’Italia, in questo settore, è al quinto posto nel mondo, dopo USA, Inghilterra, Francia e Germania.
Questi fatti avvengono specialmente nelle grandi metropoli, ma sono molto colpiti anche i piccoli paesi.
I maltrattamenti possono essere psicologici, fisici, violenze sessuali e privazioni dell’indispensabile.
Nella maggior parte dei casi i risultati di questi maltrattamenti sono visibili, come graffi, ustioni e bastonate.
Solitamente, entro il nucleo familiare, questo avviene perché i genitori considerano i figli come loro proprietà private.
I figli restano indifesi davanti a tanta violenza, e non ne parlano per paura delle conseguenze o per vergogna, arrivando a giustificare questi atti ed a esserne riconoscenti.
I REATI SUI BAMBINI
Violenza carnale e altri delitti contro
la libertà sessuale 65,3%
Maltrattamenti in famiglia 27,1%
Lesioni volontarie 25,6%
Lesioni non volontarie 13,1%
Omicidio non volontario 7,9%
Sottrazione consensuale di minore 3,4%
Altro 4,6%
L’UNICEF E IL TELEFONO AZZURRO
Per proteggere i diritti dell’infanzia, quindi, sono state fondate diverse associazioni, tra cui la maggiore è l’UNICEF: Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia.
Il suo compito è di portare aiuto ai bambini del Terzo Mondo.
Fu fondata nel 1946, inizialmente per dare sostegno ai bambini vittime durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nel dopoguerra, l’Unicef si affermò in diversi paesi europei, tra cui l’Italia, ove diede un importante sostegno fornendo scarpe, vestiti per i bambini e incubatrici per gli ospedali, oltre ad una grande quantità di cibo e medicinali.
Dopo la ripresa dell’economia nei diversi paesi, l’Unicef destinò i suoi aiuti ai bambini dei paesi in via di sviluppo, e nel 1953 l’ONU, decise di prolungare per un tempo indeterminato il “contratto dell’UNICEF”, a causa dei risultati ottenuti.
Ricevette nel 1965 il Premio Nobel per la Pace e nel 1989 all’approvazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, venne reso l’UNICEF garantore dei diritti dei bambini nel mondo.
L’Unicef aiuta i piccoli vittime di guerra, con programmi di sviluppo, riguardo il settore sanitario, idrico e terziario e di emergenza per difendere i bambini da guerre e disgrazie.
L’Unicef è finanziato unicamente dai soldi offerti dai Governi e dai privati, con i quali è riuscito a raccogliere moltissimi dollari, per rispettare i propositi di assistenza, stabiliti nel 1990.
Grazie al suo aiuto sono stati vaccinati la maggior parte dei bambini; debellate malattie come il vaiolo e in alcune zone la poliomelite; prevenuta la cecità infantile e garantito a tutti l’istruzione.
Controlla l’operato dei paesi aderenti alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.
Nel 1987 si fondò il TELEFONO AZZURRO, che tramite telefono aiuta i bambini vittime di violenze.
FILM
È ambientato in un paesino periferico della Cina e tratta di una ragazzina di 14 anni costretta a lavorare, per portare soldi a casa.
Viene mandata ad insegnare in una scuola poverissima , per pochi soldi, come supplente del maestro.
L’edificio era costruito con mattoni, quasi completamente diroccato e sgretolato all’esterno.
Intorno vi era un piccolo spazio recintato, coperto di ghiaia e occupato da diversi mucchi di rifiuti, tra i quali i bambini andavano a giocare nell’intervallo tra una lezione e l’altra.
All’interno l’aula era molto povera: vi era una sola classe molto numerosa.
I banchi di legno erano rovinati dal tempo.
I gessetti erano contati e, per evitare sprechi, venivano utilizzati fino all’ultimo.
Vi era un unico insegnante che trattava tutte le materie e doveva effettuare contemporaneamente programmi diversi, perché quest’unica sezione, riuniva bambini dalla prima alla quinta classe.
Alcuni alunni, non tornavano a casa, ma rimanevano a dormire nell’edificio, insieme all’insegnante, in una stanzetta posta dietro la classe.
Essa era formata semplicemente da un tavolino di legno e alcuni letti addossati contro il muro, muniti di un materassino, una piccola coperta e un cuscino.
Al suo arrivo a scuola, incontra il loro insegnante, che le dà istruzioni e le affida le lezioni da effettuare: scrivere alla lavagna e far ricopiare agli allievi una poesia al giorno.
Inizialmente spaesata e scontrosa, si affezione poi ai bambini, tanto che un giorno, durante l’intervallo uno di loro scappa ed ella per ritrovarlo, è costretta a lasciar soli gli altri alunni e partire per la città.
Arrivata, si dirige verso una stazione televisiva e chiede di fare un’annuncio, per ritrovare l’alunno.
Per svolgere questo servizio, le vengono però chiesti dei soldi che lei non è in grado di dare, così si apposta fuori dal cancello per alcuni giorni, chiedendo aiuto a tutti i passanti, finchè incontra il proprietario del canale televisivo che le concede gratuitamente il servizio.
Riesce a mandare il suo appello e ritrova il bambino, riportandolo a casa.

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