La trasmissione della vita

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Testo

LA TRASMISSIONE DELLA VITA

-La riproduzione dell’uomo
La riproduzione è una necessità del mondo vivente, può avvenire come semplice moltiplicazione asessuale, o come riproduzione sessuale con l’intervento di cellule apolidi (gameti) che provengono da genitori diversi come patrimonio ereditario e come sesso.
Il più grande vantaggio della riproduzione sessuale e che consente una combinazione di geni, aumentando così la variabilità della popolazione.
La riproduzione dell’uomo è caratterizzata (come ogni riproduzione sessuale) da due momenti:
. la produzione dei gameti
. la fecondazione
-I gameti
Ve ne sono due tipi:
. gameti maschili o spermatozoi
. gameti femminili o uova o oociti
Queste cellule sono prodotte da organi ghiandolari specializzati, le gonadi:
. testicoli, nei maschi
. ovaie, nelle femmine

-L’apparato riproduttore maschile
Comprende due testicoli, nei quali vengono prodotti gli spermatozoi; due dotti deferenti; le ghiandole annesse: due vescicole seminali e la prostata; un organo per la copulazione, il pene.
I testicoli sono racchiusi nello scroto, una struttura esterna a borsa, che ha un’importante funzione termoregolatrice.
La spermatogenesi richiede una temperatura di circa 32 °C, quindi più bassa di quella presente nel resto del corpo.
Questo avviene garantito dall’aria circolante intorno allo scroto.
Gli spermatozoi sono molto sensibili alle variazioni di temperatura.
Sono prodotti nelle pareti dei numerosi tubuli seminiferi e da cellule interstiziali (o di Leydig) che secernono il testosterone, l’ormone sessuale maschile.
I tubuli seminiferi confluiscono nell’epididimo, un canale avvolto più volte su se stesso, situato esternamente e sopra il testicolo.
Ciascun epididimo si prolunga nel dotto deferente, che riceve anche il prodotto della secrezione della vescicola seminale e della prostata.
Questo liquido rappresenta il 98% del volume dello sperma e assicura l’attivazione e la nutrizione degli spermatozoi man mano che maturano.
I dotti deferenti, provenienti da ciascun testicolo confluiscono e si raccordano all’uretra (ultima porzione delle vie urinarie) alla base della vescica.
A questo punto sono circondati dalla prostata, una ghiandola che produce un liquido che aumenta la velocità degli spermatozoi.
Lo sperma è quindi formato essenzialmente dalle secrezioni nutritizie provenienti dalle vescicole seminali e dalla prostata.
Il volume medio emesso in ogni eiaculazione è di 2-4 cm³, il numero è di circa 100 milioni ogni cm³, la loro produzione è continua e produce fino ad età avanzata,
Gli spermatozoi vivono dai 3 ai 5 giorni, poi vengono riassorbiti; nelle vie genitali femminili vivono circa 48 ore.
La funzione della spermatogenesi è regolata dalle gonadotropine ipofisarie, ormoni che vanno verso le gonadi; sono uguali sia nell’uomo sia nella donna, ma producono effetti diversi.

-Apparato riproduzione femminile
Comprende due gonadi, le ovaie; i condotti genitali: padiglioni e salpingi o tube di Falloppio; l’utero, organo di gestazione e la vagina, organo per la copulazione.
Le ovaie hanno forma ovoidale e contengono immerse in un tessuto connettivale, strutture dette follicoli, che sono immaturi nella quasi totalità; iniziano la maturazione uno alla volta, secondo cicli che durano in media 28 giorni (la durata del ciclo varia da donna a donna).
L’ovulo che giunge a maturazione, sotto la pressione del liquido follicolare viene espulso al momento dell’ovulazione, che generalmente coincide con il 14° giorno del ciclo.
L’estremità frangiata del padiglione che ricopre l’ovaia raccoglie l’ovulo, che viene spinto verso l’utero dalle ciglia che tappezzano l’interno della tuba.
L’utero è un muscolo cavo, la cui superficie interna è tappezzata da una mucosa riccamente vascolarizzata.
Se l’ovulo non è fecondato o non è riuscito ad annidarsi nella mucosa uterina, degenera al massimo in 72 ore.
Se invece è avvenuta la fecondazione (in genere nella tuba), si verifica l’annidamento e inizia una gravidanza, durante la gestazione il decorso di altri cicli s’interrompe.
L’apparato genitale femminile, che alla nascita è in uno stato d’immaturità, riprende il suo sviluppo intorno agli 11 anni e raggiunge le dimensioni definitive verso i 18 anni.
Per questo gestazioni iniziate prima di tale età sono considerate a rischio.
Il primo ciclo (menarca) si ha solitamente fra gli 11 e i 15 anni e i primi cicli sono generalmente irregolari.
Il funzionamento delle ovaie cessa intorno ai 50 anni, quando inizia il periodo della menopausa, nel corso del quale non è più possibile il concepimento.

-Il ciclo mestruale
A partire dalla pubertà, la vita della donna è sottolineata da modificazioni profonde che si svolgono secondo un ciclo di circa 28 giorni, le cui manifestazioni esterne sono l’espressione della sequenza di avvenimenti, guidati da una complessa regolazione ormonale, che interessa le ovaie e l’utero, che costituiscono il ciclo ovario e il ciclo uterino.
Ogni ovaio contiene, all’inizio della pubertà, circa 400000 follicoli immaturi, la maggior parte di essi andrà in involuzione, gli altri, nel periodo tra pubertà e menopausa, andranno incontro alla maturazione.
-Ciclo ovario
Ciascun ciclo è caratterizzato dalla maturazione di un follicolo, che avviene in tre fasi: fase follicolare, ovulazione e fase luteinica.
La fase follicolare è caratterizzata dall’accrescimento rapido di alcuni follicoli (uno solo porterà a termine il processo, mentre gli altri subiranno una degenerazione).
Al termine dell’accrescimento, il follicolo maturo raggiunge dimensioni notevoli (20 mm circa) ed è evidente sulla superficie dell’ovaia.
In conseguenza dell’attività di enzimi, le pareti dell’ovaio e del follicolo si assottigliano e si rompono, il follicolo espelle una massa vischiosa contenente il gamete femminile.
È un fenomeno rapido, che dura pochi minuti, detto ovulazione (avviene tra il 12° e il 16° giorno dopo l’inizio della mestruazione, solitamente il 14°).
È importante conoscere il momento dell’ovulazione per determinare i periodi di fecondità e infecondità.
Dopo l’ovulazione, il follicolo rotto evolve nel corpo luteo, una formazione ghiandolare che produce progesterone; dopo qualche giorno (e in assenza di fecondazione), il corpo luteo regredisce.
Questa fase post-ovulare è detta fase luteinica.
In caso di gravidanza il corpo luteo non degenera, ma continua a produrre progesterone, impedendo altre ovulazioni.
Se non vi è fecondazione, tutto è pronto perché cominci un nuovo ciclo.
Le modificazioni che avvengono nell’ovaio sono regolate dagli ormoni dell’ipofisi, le gonadotropine, FSH e LH.
L’FSH o ormone follicolostimolante, stimola la secrezione degli estrogeni da parte del follicolo, è quindi responsabile dell’accrescimento dei follicoli in ciascun ciclo.
L’LH o ormone luteinizzante, determina la trasformazione delle cellule del follicolo in cellule luteiniche, che sono responsabili dell’ovulazione.
-Ciclo uterino
Parallelamente alle modificazioni a cui l’ovaio è andato incontro, anche l’utero subisce modificazioni cicliche.
La cavità interna dell’utero è tappezzata da una mucosa riccamente vascolarizzata, l’endometrio.
Durante la fase follicolare l’endometrio s’inspessisce progressivamente, le pieghe si fanno più profonde, i vasi sanguigni si dilatano, diventando così più alto e soffice (tutto si prepara a ricevere l’embrione a nutrirlo).
Al 20°giorno lo sviluppo dell’endometrio è massimo, e rimane tale per una settimana.
Se non vi s’impianta alcun embrione l’endometrio degenera e si distacca, creando un’emorragia, la mestruazione (distacco ed espulsione dell’endometrio), che dura qualche giorno (da 2 a 6 giorni).
Le modificazioni che avvengono nell’endometrio sono regolate dagli ormoni prodotti dall’ovaio.

-La fecondazione
Se il rapporto sessuale ha avuto luogo all’incirca nel periodo dell’ovulazione, la fecondazione avverrà qualche ora dopo.
La fecondazione avviene quando uno spermatozoo, utilizzando gli enzimi presenti nell’acromosoma, perfora la superficie esterna della cellula uovo; le membrane delle due cellule si fondono e i rispettivi nuclei si uniscono, ricostituendo il numero cromosomico diploide (46=22x+22y).
Contemporaneamente la membrana della cellula uovo diviene impenetrabile ad altri spermatozoi.
La fecondazione avviene nel tratto della tuba più prossimo all’utero.
L’ovulo fecondato si divide immediatamente in due cellule, poi quattro, otto… senza però aumentare di volume.
L’ovulo assume l’aspetto di una piccola mora, formata da cellule strettamente unite l’una all’altra: la morula.
Trasportata dalla corrente di liquido mossa dalle ciglia e dai muscoli della tuba, la morula percorre la tuba avviandosi verso l’utero.
È circondata da una membrana, che permette, durante la traversata, l’assorbimento di sostanze nutritizie, contenuti nella secrezione della tuba.
L’uovo lascia la tuba 3 giorni dopo la fecondazione, per entrare nella cavità uterina e sì “annida” nella mucosa il settimo giorno (termine scientifico).
Durante tutto questo periodo le divisioni cellulari sono avvenute senza aumentare il volume globale dell’uovo.
In questa fase le cellule della morula cominciano a specializzarsi.
La struttura si scava all’interno divenendo come una palla di gomma vuota nella quale tutte le cellule si spostano verso la periferia.
Questo stadio viene chiamato blastocisti.
La cavità si riempie di liquido e sulla parete si raccoglie un mucchietto di cellule, il bottone embrionale (o embrioblasto).
Sull’involucro della blastocisti, una serie di cellule si è differenziata e costituisce il trofoblasto, che diventerà in seguito la placenta e permetterà all’uovo di impiantarsi sulla mucosa uterina (endometrio).
Con la fecondazione ha inizio la gravidanza, che dura in media 270 giorni a partire dalla fecondazione (284, se il conteggio parte dall’inizio dell’ultima mestruazione).

-L’annidamento
L’impianto dell’uovo avviene 7 giorni dopo la fecondazione.
L’uovo si poggia alla parete dell’utero, le cellule del trofoblasto digeriscono la superficie dell’endometrio, permettendo alla blastocisti di immergersi nello spessore della mucosa.
Le cellule del trofoblasto proliferano (come le radici di una pianta), affondano per raggiungere i vasi sanguigni in cui penetrano aspirando il sangue per nutrire l’uovo.

-Lo sviluppo embrio-fetale
La placenta, che si sviluppa dal trofoblasto dove questo si fissa all’utero, consente la circolazione sanguigna tra madre e feto e quindi rende possibile la crescita e la vita di quest’ultimo.
A partire dalla terza settimana, infatti, i tessuti che costituiranno l’embrione si isolano dal resto dell’uovo al quale restano collegati solo da un peduncolo che diventerà, dalla quarta settimana, il cordone ombelicale.
Successivamente incominciano a differenziarsi tre strati (foglietti) nei tessuti embrionali.
Lo strato o foglietto esterno (ectoderma) da origine all’epidermide e al sistema nervoso.
Il mesoderma, secondo strato, da origine allo scheletro, ai muscoli, all’apparato circolatorio e ai reni.
Lo strato più interno, l’endoderma, da origine all’apparato digerente, all’apparato circolatorio, alle ghiandole endocrine e al fegato.
A partire quindi dalla terza settimana di sviluppo dell’embrione gli organi si differenziano e si sviluppano rapidamente.
Con le prime fasi di evoluzione dell’embrione, anche la mucosa uterina subisce delle trasformazioni che la rendono atta a riceverlo e a provvedere al suo sviluppo.
Ben presto l’embrione si avvolge di due membrane.
L’amnios, la più interna, derivante dall’embrioblasto, circoscrive la cavità amniotica in cui è contenuto il liquido amniotico, che serve da nutrimento e protezione per l’embrione.
La più esterna, il corion, deriva principalmente dal trofoblasto, e presenta delle sporgenze, i villi coriali, tramite i quali il feto riceve ossigeno, elementi nutritivi ed elimina nel sangue materno i rifiuti.
Il villo è quindi l’unità funzionale della placenta ed è costituito da un’arteria, una vena e una rete di capillari.
Il feto è unito alla placenta per mezzo del funicolo ombelicale (50-60 cm).
Generalmente il funicolo ombelicale s’inserisce nella zona centrale della placenta (raramente nella zona marginale) ed è costituito dai vasi ombelicali, rappresentati da una vena e due arterie.
Alla fine della gravidanza la placenta ha uno spessore di 2 cm e un peso di 500-600 gr.
Alla fine del terzo mese l’embrione è definitivamente formato e lo si denomina feto.

-Il parto
Quando la gravidanza è giunta al termine, si assiste allo scatenarsi di una serie di fenomeni che costituiscono il travaglio di parto ed hanno lo scopo di espellere dall’utero il feto e gli annessi (cordone ombelicale e placenta).
Verso la fine della gravidanza si ha un’improvvisa caduta del tasso di progesterone (inibitore delle contrazioni uterine) circolante ed un contemporaneo aumento nel sangue di ossitocina (stimolante delle contrazioni uterine), secrete dall’ipofisi posteriore.
Questi due fenomeni determinano il travaglio del parto.
Il feto che normalmente si trova nella cavità uterina in una situazione longitudinale, con la testa in basso, deve percorrere, spinto dalle contrazioni, il canale del parto, costituito dal collo dell’utero, dalla vagina e dalla vulva.
Questo canale è circondato parzialmente da una cintura ossea pressoché rigida che è la pelvi o piccolo bacino.
La distensibilità degli organi che costituiscono il canale è quindi limitata da queste parti ossee e il feto che deve attraversare il canale è obbligato a farlo con delle modalità particolari per superare l’ostacolo.
La parte più importante del feto ai fini della meccanica del parto è costituita dalla testa, che è la parte più voluminosa ed è quella che generalmente si presenta per prima al canale del parto.
A causa della presenza nel feto a termine di gravidanza di suture tra due ossa craniche e di fontanelle membranose tra i punti d’incontro delle varie ossa, è possibile una certa riducibilità dei diametri della testa (max. 1 cm).
La presentazione di testa è la più frequente, ma si possono anche verificare presentazioni podaliche e a volte di spalla.
La progressione del feto nel canale del parto è resa possibile dalle contrazioni della muscolatura uterina e dalle contrazioni dei muscoli della parete addominale.
La contrazione uterina durante il travaglio è involontaria, intermittente e dipende dalla diminuzione di progesterone e dall’aumento di ossitocina.
Le contrazioni, infatti, sono indipendenti dalla volontà e si succedono a distanza più o meno ravvicinata, frammezzate da una pausa.
La durata della pausa diminuisce man mano che il travaglio prosegue, fino a diventare di pochi minuti verso la fine.
Ne travaglio di parto si distinguono tre momenti:
1.Periodo dilatante; le contrazioni sono ogni 5-10 minuti e durano 20-30 secondi.
Si dilatano il collo dell’utero e l’orifizio uterino e le membrane contenenti il liquido amniotico si rompono facendo uscire il liquido amniotico (rottura delle acque).
2.Periodo espulsivo; le contrazioni sono ogni 2-3 minuti e durano 30-40 secondi.
Termina con l’espulsione del feto.
3.Periodo del secondamento; consiste nel distacco ed eliminazione della placenta, che avviene al massimo mezz’ora dalla nascita.
Un parto spontaneo viene detto eutocico, se avviene invece mediante taglio cesareo o con l’applicazione di forcipe o ventosa, viene detto distocico.
Il parto è considerato a termine se avviene tra il 275° e il 295° giorno di gravidanza; se avviene tra il 265° e il 275° è detto precoce; è considerato prematuro se avviene tra il 180° e il 265° e tardivo quando la gravidanza ha oltrepassato il 295° giorno e il bimbo viene definito post-maturo.

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