Alcmane

Materie:Appunti
Categoria:Greco

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Testo

La Lirica Corale
La lirica corale si sviluppa nel VII sec. a.C. sul Peloponneso e ciò è dimostrato dai caratteri e la lingua tipici della tradizione dorica. Come dice la parola stessa corale significa eseguita da un coro per la fruizione di un pubblico più vasto in occasione di cerimonie pubbliche o private come feste, cerimonie religiose, gare sportive o matrimoni.
Destinazione della lirica corale:
• Ditirambo: canto dionisiaco
• Epicedio: canto funebre
• Epinicio: canto di vittoria
• Epitalamio: canto nuziale
• Partenio: canto eseguito da un coro di vergini.
• Peana: canto di vittoria in onore ad Apollo.
• Trenos: lamento funebre
• Scolio: canto conviviale
Maggiori esponenti ed iniziatori di questo genere sono Terpandro di Lesbo e Alcmane di Sardi.
Alcmane
Probabilmente originario di Sardi, o proveniente dalla Laconia, visse a Sparta nella seconda metà del VII sec. cioè nella piena fioritura della lirica corale. Appartenente alla scuola di Polimnesto di Colofone, contrapposta a quella di Taleta di Creta che adottava toni più severi, la poesia di Alcmane è leggera e spesso satiresca. Il grosso della sua attività è composto da parteni nei quali risaltano le nuce tipiche della poesia corale: mito, gnome(morale), attualità. Nei due parteni più famosi e lunghi contenuti nei frammenti 3 e 26 Calame vengono risaltate la bellezza e la sensualità, con toni suadenti e dolci che fanno si che il lettore non riesca a non provare nostalgia per questi tempi lontanissimi, di tre fanciulle: Agidò e Agesicora, nel primo, e Astimelusa, nel secondo. Di Alcmane inoltre va ricordato il finissimo senso per la natura che spesso esalta con toni stupendi nelle sue descrizioni paesistiche che trovano coronamento nel frammento 159 Calame nella celebre rappresentazione del paesaggio notturno.
• Il partenio:
Il partenio è un componimento cantato da un gruppo di giovani vergini. Nel partenio alcmanico troviamo i canoni tipici dell’elegia saffica amorosa come stilemi, paragoni di bellezza , topoi tipici della letteratura amorosa. Nel frammento del Louvre Alcmane molto probabilmente ha riportato un momento importante della vita del tiaso spartano: una sorta di rito di iniziazione con l’entrata nel talamo delle ragazze amate. Con ciò si spiegherebbe anche la presenza di Artemide mattutina ortria, presente nelle cerimonie matrimoniale e dea dell’amore. Prende così una certa nota epitalamica che sottolinea la ritualità e la tradizione tipica del tiaso dove si svolgevano anche cerimonie nuziali fra le ragazze. Sempre fra queste si vedono gli amori, le amicizie e i dissapori: Agidò e Agesicora infatti si amano, procedono insieme e ci sono momenti in cui si appartano, Agidò è anche amica di Ainesimbrota con la quale si confida esprimendo le sue ansie e le sue passioni, e le altre ragazzi che non perdono occasione per fare le civette e provare un certo rammarico per la loro condizione di vergini.
• Il canto delle vergini:
Frammento 3 Calame: Mito→ Storia degli Ippocoonditi spodestatisi fra sé e poi uccisi da Eracle con tutta la loro progenie------>Gnome→Invocazione morale riguardo al castigo divino, tisis, per le colpe di adikia e ubris (ingiustizia e tracotanza)------>Attualità→Passaggio brusco e repentino che non lascia intravedere chiaramente i punti di contatto con la parte mitica.
Frammento 26 Calame: Come nel frammento precedente si usano toni sensuali questa volta per descrivere Astimelusa. In entrambi i frammenti va ricordato un tratto molto importante, cioè quello della descrizione degli ornamenti delle ragazze che lasciano sparire il mito di Sparta rude, severa e chiusa ad ogni tipo di attività se non militare.
• Arte e vita
La perdita più grave del mondo lirico è tanto grande quella dei testi, quanto lo è altrettanto quella degli spartiti musicali che li accompagnavano. Infatti Alcmane non smette mai di parlare della sua bravura nel cogliere i rimuri e a trasformarli in suoni melodiosi e musicali. La massima sorgente della sua ispirazione è la natura stessa, in quanto per Alcmane l’arte è mimesis della natura: quindi trae da esse tutto il materiale di cui ha bisogno sia per il componimento delle liriche sia per la musica di accompagnamento. Di questa sua capacità ci parla direttamente nei suoi testi che a volte sono in terza persona, come prevedevano i canoni tipici della lirica corale, che serbavano l’io del poeta per sé stesso, altre volte invece in prima persona, fatto dipeso forse dalla diversa destinazione.
Nei frammenti 8, 90/91 e 140 Calame troviamo il chiaro riassunto di ciò che è stato detto: nell’ 8 le note autobiografiche in terza persona, nel 90/91 troviamo un uso di suoni onomatopeici e l’identificazione con il cerilo( un uccello) e nel 140,proseguendo il discorso degli uccelli, dice che la musica deve essere come il loro canto cioè armoniosa.
• La suggestione del paesaggio
L’autobiografia permette al poeta di descrivere delle sensazioni interne al poeta con immediatezza (hic et nunc). Alcmane sfrutta ciò per descrivere sia la reale quotidianità, sia la natura selvaggia. Nel suo celebre notturno egli descrive la sacralità e il mistero del buoi della notte ponendo una certa attenzione alle figure alpestri: pone in cima ad un monte un rito probabilmente dionisiaco che prevede dunque una certa estraniazione dalla realtà e viene comparato al sonno docile di tutte le creature. Nei frammenti 125 e 159 Calame si trovano descritte queste scene: nel primo la cerimonia e nel secondo si piomba in un silenzio inquietante e rigenerante allo stesso tempo con l’uso ripetuto del verbo dormire.

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