Lo sfruttamento minorile

Materie:Tesina
Categoria:Geografia

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Testo

IL LAVORO MINORILE
E’ piuttosto difficile avere dati certi sull’esistenza del lavoro minorile nel mondo in quanto non esistano statistiche complete; nella gran parte dei casi infatti i governi e i datori di lavoro si rifiutano di ammetterne l'esistenza, o comunque non compiono rilevazioni statistiche ufficiali. Secondo le stime dell'OIL (Organizzazione Mondiale del Lavoro) e di vari organismi non governativi, il numero di bambini lavoratori nel mondo comunque oscillerebbe intorno ai 250 milioni, distribuiti quasi ovunque: in Asia, Africa, America Latina, ma anche in Europa e in America del Nord.
in India le stime più accreditate parlano di 44 milioni di bambini lavoratori;
in Pakistan 8 milioni di piccoli lavoratori (10-14 anni) costituiscono il 20% della popolazione attiva, e sono impiegati in ogni sorta di lavoro, dall'industria all'edilizia, spesso in condizioni di semi-servitù;
in Bangladesh i bambini che lavorano, sia nell'industria (tessile soprattutto) per l'esportazione sia nell'artigianato sono 1/4 dell'intera popolazione infantile, e UNICEF stima che i bambini svolgano ben 300 diversi tipi di lavoro;
in Nepal il 60% dei bambini svolge lavori che impediscono il loro normale sviluppo e particolarmente grave è la situazione delle bambine, il cui carico di lavoro è in genere di 2-3 volte superiore a quello dei maschi;
in Perù 400.000 bambini (6-11 anni) non vanno a scuola, ma a lavorare perchè le loro famiglie sono povere;
in Bolivia circa mezzo milione di bambini lavora in campagna, nelle miniere, in città e molto spesso è occupato nel terziario povero delle città;
in Senegal i bambini devono lasciare le loro famiglie, che sono povere ed andare a lavorare soprattutto nelle città;
Sebbene le convenzioni internazionali fissino per legge l’età minima di accesso al lavoro, tali leggi sono del tutto disattese nei vari paesi e il lavoro minorile si continua a praticare nel mondo aumentando persino in certi paesi. Se oggi molti ragazzi svolgono attività consentite e regolamentate dalla legislazione nazionale, molti di più lavorano nell'illegalità. Le forme del lavoro minorile sono tra le più diverse: si va dalla riduzione in schiavitù vera e propria (diffusa in particolare nel settore dei lavoratori domestici: in Kenia il 78% dei domestici minorenni viene "pagato" in natura con gli avanzi dei pasti) al lavoro in fabbriche, laboratori, nel settore agricolo, bambini che diventano operai stagionali in miniatura costretti al lavoro in campi infestati dai pesticidi con seri rischi per la salute o piccoli pastori "assunti" illegalmente che lavorano 15 ore al giorno e che si guadagnano da vivere in strada con mestieri sempre diversi - legali e illegali. Vivono spesso in condizioni drammatiche, con orari disumani, salari minimi ed assenza di ogni tutela della salute.
A fronte di questa complessa ed estesa realtà l’Unicef cerca di intervenire e porre rimedio con due tipi di azioni: da un lato programmi di sostegno all'economia familiare, che rendano meno necessario il ricorso al lavoro dei più piccoli, dall'altro con interventi a favore dei bambini lavoratori, per tutelarli (anche legalmente) e per garantire loro possibilità di scuola e istruzione professionale. In tutti o quasi i paesi, infatti, c'è uno stretto rapporto tra abbandono della scuola e lavoro minorile. Allo stesso tempo è necessario, se si vuole rendere realistico l'obiettivo di eliminare il lavoro minorile, creare alternative per i ragazzi che già lavorano, che consentano loro di acquisire istruzione e qualificazione professionale ma garantiscano anche un reddito minimo. Spesso si è constatato inoltre che la minaccia di sanzioni commerciali porti certe industrie e certi datori di lavoro a licenziare i loro giovani lavoratori. Questo è ciò che è accaduto due anni fa in Bangladesh, a seguito di alcune proposte di legge al Parlamento americano per vietare l'importazione di tessili dal Bangladesh, prodotti col lavoro minorile. Come poi si è scoperto, grazie ad una indagine compiuta dall'UNICEF in collaborazione con l'OIL, molti di quei bambini licenziati si sono ritrovati in una situazione assai peggiore di quella in cui si trovavano in precedenza. Iniziative di promozione di marchi commerciali che garantiscano, con un meccanismo analogo a quello del "controllo di qualità", il fatto che un determinato prodotto non sia stato fabbricato utilizzando lavoro minorile risultano particolarmente efficaci, soprattutto per i prodotti destinati all'esportazione: il marchio "Rugmark", ad esempio, contrassegna i tappeti indiani prodotti senza impiego di lavoro minorile. In Thailandia invece i programmi di sviluppo rivolti alle famiglie contadine delle zone più povere si stanno rivelando un utile strumento per prevenire il "mercato delle braccia" che spesso costringe i contadini poveri a vendere i propri figli come forza lavoro per le industrie cittadine.
Scuola, formazione professionale, assistenza alle famiglie povere, alleanza con le ONG locali: questo è l'impegno dell'UNICEF, nella lunga e complicata battaglia contro lo sfruttamento del lavoro dei bambini.
Bambini soldato
Un settore, questo, in grande espansione. E' apparso in tutta la sua ampiezza durante le guerre africane degli ultimi anni. Il fenomeno è difficilmente quantificabile. Secondo un rapporto dell’Unicef i bambini soldato qualche anno fa erano circa 200.000, ma oggi il loro numero è certamente cresciuto. In Liberia sono circa 20.000 (un quarto dei combattenti in azione). Anche in Sierra Leone i bambini soldato sono molto "apprezzati": non devono
essere pagati (al limite solo drogati), non hanno il senso del pericolo, sono particolarmente coraggiosi e vengono spesso usati come carne da macello da buttare in prima linea per rompere il fronte avversario o anche solo per aprire piste nei campi minati. Alcuni sono regolarmente reclutati nelle forze armate del loro stato, altri fanno parte di armate di opposizione ai governi; in ambedue i casi sono esposti ai pericoli della battaglia e delle armi, trattati brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori. Una tentata diserzione può portare agli arresti e, in qualche caso, ad una esecuzione sommaria.
Anche le ragazze, sebbene in misura minore, sono reclutate e frequentemente soggette allo stupro e a violenze sessuali.
Ricerche dell'Acnur testimoniano infine la difficoltà immensa per il recupero di personalità
Di minori che abbiano subito o partecipato a così gravi violenze.

La prostituzione minorile
Nel mondo, ogni anno, almeno un milione di bambine viene avviato e costretto alla prostituzione. Un giro d'affari di diversi miliardi di dollari che vede coinvolti clienti senza scrupoli, sfruttatori, faccendieri ecc.Il motivo per cui molti bambine e molte bambine sono venduti ai mercanti della prostituzione è sicuramente la povertà. Molte famiglie sono costrette infatti a consegnare i propri figli in cambio del riscatto del debito che non riescono a saldare.
Come sicuramente il lavoro minorile anche la prostituzione lascia segni permanenti che influiranno poi sullo sviluppo futuro della persona.
Bambini avviati alla prostituzione: i dati di alcuni paesi
Tailandia
300.000
Brasile
500.000
India
300.000
Filippine
100.000
Vietnam
40.000
Pakistan
40.000
Minori usati come “pezzi di ricambio”
Anche se mancano cifre ufficiali, il traffico d’organi che riguarda i minori è diffusissimo, in particolare in paesi come il Mozambico, Pakistan, Afghanistan e Ucraina. Ogni giorno infatti, in questi paesi, anche se non ce ne giunge notizia, vengono ritrovati putroppo cadaveri o corpi di bambini mutilati e abbandonati in strada. Questo avviene perché la quotazione di un cuore, un rene o una cornea può avere un valore tra i 15 000 e i 20 000 €uro.Centinaia di bambini afgani, di età compresa fra i 4 e i 10 anni, sono stati usati come "pezzi di ricambio" e poi gettati morti per strada o nei fossati. Il maxitraffico di organi umani spesso coinvolge anche numerosi e prestigiosi ospedali pubblici, anche se diverse associazioni umanitarie stanno lottando con ogni mezzo per debellare questa triste e vergognosa realtà.

Esempio



  


  1. giulia

    lo sfruttamento minorile in africa