Esame di stato 2000: Prima prova - Sfruttamento minorile

Materie:Tesina
Categoria:Generale

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Data:16.02.2001
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Testo

DALLA SESSIONE DI ESAME DI STATO 2000
PRIMA PROVA
TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE

Tra le righe della novella ottocentesca di Verga, si ritrova il problema dello sfruttamento minorile nel lavoro nelle zolfare siciliane; la mancanza di misure di sicurezza (con i conseguenti incidenti e morti) e le basse paghe sono le caratteristiche principali di questo lavoro.
Anche oggi, purtroppo, in questa “civilissima” ed ipertecnologica società del terzo millennio, questo esiste: forse non tutto nello stesso modo ma il problema è sempre quello. Lo sfruttamento del lavoro minorile è una piaga che interessa quasi tutti i paesi del mondo: quelli industrializzati e quelli poveri, anche se sono soprattutto questi ultimi che contano il maggior numero di bambini lavoratori. Qui è per le scarse risorse economiche che le famiglie mandano a lavorare i propri figli, anche in età tenerissima. In alcuni paesi del mondo (tipo l’Asia) bambini di otto anni vengono dati come pegno di piccoli prestiti dai loro genitori ai proprietari di fabbriche. Molto bassa è anche l’età dei bambini impiegati per la produzione di palloni, gioielli, scarpe (tra i cinque e dodici anni). La cosa più tremenda è lo sfruttamento dei minori per eseguire lavori pericolosi anche per gli adulti nelle miniere di oro e di diamanti della Costa d’Avorio e del Sudafrica. Ma la cosa che più preoccupa è che questi bambini devono convivere con malattie, violenza fisiche e psicologiche (peggiori delle prime perché creano una ferita inguaribile che condizionerà per sempre la vita di questi bambini) di sfruttatori che li costringono anche a diciotto ore di lavoro consecutivo come nel caso dei noti tessitori di tappeti.
Secondo un servizio pubblicato recentemente in un quotidiano americano, nelle fattorie brasiliane lavorano per dieci ore al giorno bambini e ragazzi dai nove ai quindici anni, pagati un dollaro e mezzo alla settimana, vale a dire 500 lire italiane al giorno. Per questo misero guadagno, i piccoli lavoratori rischiano gravi lesioni con le lame che utilizzano per il lavoro.
Nel mondo sono circa duecentocinquanta milioni di bambini che vengono sfruttati, una larga parte dei quali impiegata in attività tradizionali: raccoglitori di caffè in Kenya, tessitori di tappeti in India, raccoglitori di cotone in Egitto e così via. Ma, come denunciato da numerose organizzazioni internazionali, la stragrande maggioranza di loro è impiegata in attività d’oltreoceano per grandi multinazionali. E i consumatori occidentali? Non si preoccupano più di tanto. Le campagne contro i grandi gruppi che non sembrano combattere questo tipo di sfruttamento, infatti, attenuano il loro senso di colpa, senza però modificare l’impotenza di fronte alle gigantesche proporzioni del fenomeno.
Ma cosa spinge un uomo a decidere di maltrattare un bambino? Molto spesso anche all’interno della famiglia stessa cioè di quel nucleo che per primo dovrebbe garantire la sicurezza dei più piccoli. E molteplici sono le cause: dalle carenze economiche, a quelle educative e affettive.
Si tratta quindi di trovare delle soluzioni. Ma il punto è: quali soluzioni, o meglio, esistono davvero delle soluzioni?
Purtroppo non siamo davanti ad un problema di matematica e con questo voglio dire che non credo che ci siano vie d’uscita: non basta spingere un bottone o spegnere la TV perché tutto questo finisca. E’ sconsolante e orribile, lo so, ma sfortunatamente la realtà è che: la violenza di tutti i tipi e a tutti i livelli è sempre esistita e sempre esisterà. Disgraziatamente però i bambini sono le vittime più facili, semplicemente perché da loro non si riceve nessun tipo di resistenza né fisica (all’atto violento in sé), né morale; perché è più semplice ridurli al silenzio attraverso minacce.
L’educazione è fondamentale per cominciare a prevenire problemi quali lo sfruttamento del lavoro minorile. Nei paesi dove il fenomeno è maggiormente sviluppato (come Asia, Africa e America Latina), bisognerebbe in primo luogo, cominciare con l’educazione delle famiglie, che spesso utilizzano i figli per far fronte a disagi economici; si tratterebbe quindi di informare i genitori sull’esistenza di istituti assistenziali che sono in grado di appoggiare economicamente i nuclei familiari bisognosi, e di fornire numerose assistenze gratuite. In secondo luogo ci sarebbe l’educazione dei bambini che dovrebbero essere liberati dalla situazione di sfruttamento e ricondotti a scuola o in centri di assistenza; dovrebbe essere insegnato loro, inoltre, a riconoscere la violenza e a non accettarla, a ribellarsi alle minacce e a confidarsi con i genitori o con gli insegnanti quando sono vittime di abusi.
Un ulteriore aiuto nella tutela degli esseri umani da questi (ed altri) problemi, è dato dalla Dichiarazione Universale dei diritti Umani che pur esistendo da cinquantatre anni, non ha ancora restituito a milioni di bambini il loro diritto fondamentale: il diritto all’infanzia. Creare leggi è soltanto l’inizio di un cammino verso la felicità di tutti i bambini. Occorre che queste diventino realtà, ma perché possano avverarsi è necessaria la collaborazione e l’impegno di tutti i cittadini, ma soprattutto di uno Stato che non può restare a guardare, perché tutti gli sforzi compiuti sarebbero inutili se le Istituzioni non agissero con provvedimenti adeguati.
Un’altra cosa, che è sicuramente in nostro potere fare, è quella di restare sempre vigili e attenti, affinché, con la nostra indifferenza non ci ritroviamo ad essere diventati complici di questi delitti.

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