La popolazione mondiale

Materie:Riassunto
Categoria:Geografia

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Testo

1-DENSITA’ E DISTRIBUZIONE DELLA POPOLAZIONE pagina 180
Le aree del popolamento umano
I 2/3 degli abitanti del pianeta sono concentrati nel 15% delle terre emerse.
Appena 1/9 della popolazione mondiale vive a sud dell’equatore.
I 4/5 sono infatti concentrati nella fascia temperata boreale.
3 miliardi di persone sono insediati nella fascia monsonica compresa tra Pakistan Indonesia e Giappone.
Poco meno di 1 miliardo sul mediterraneo e l’Europa occidentale, dall’Atlantico agli Urali.
2 miliardi di persone sono ospitati in tutto il resto della superficie terrestre, con alcune concentrazioni locali più rilevanti il cui popolamento dipende dai movimenti migratori.
Nelle Americhe spicca una vasta regione 150 milioni di abitanti che dai Grandi Laghi si dilunga a sud fino alla Florida altrettanti lungo la fascia brasiliana.
L’ultima zona è il golfo di Guinea con quasi 150milioni di persone.
Oltre alle zone abitate esiste un’anecumene che nessuna società è riuscita ancora a piegare comprende l’Antartide alcune vaste zone del deserto, foresta pluviale, alta montagna, regioni più settentrionali dell’America e dell’Eurasia.
Densità e distribuzione
Sono due concetti chiave: il primo esprime una grandezza quantitativa ossia il rapporto tra il numero degli abitanti e la superficie di una regione, stato o continente ed otteniamo il numero degli abitanti per km2 .
La distribuzione invece indica un elemento qualitativo il modo col quale una popolazione di presenta insediata in un territorio.
Densità e distribuzione hanno svolto un ruolo importante nella storia, infatti il ritmo dei cambiamenti economico-sociali dipende anche dal maggiore o minore addensamento delle masse umane.
I fattori del popolamento
Fattori fisici:
posizione geografica rispetto alla latitudine, la morfologia, la natura dei suoli, la disponibilità di acqua, l’altitudine dal livello del mare, la distanza dal mare, il clima, le risorse minerarie, vegetali e animali. Le malattie endemiche, come la malaria hanno influito sull’insediamento umano in alcune regioni o hanno limitato i ritmi della crescita demografica.
Le bonifiche di alcuni terreni hanno permesso di costruire insediamenti urbani prima in terre disabitate.
Il condizionamento può essere diretto o indiretto. Il clima agisce su entrambi infatti influisce sull’agricoltura e la vita animale, e anche sull’insediamento umano.
Fattori antropici
* Organizzazione dei sistemi economico-sociali (società nomade o sedentaria, agricola o industriale)
* Modelli culturali (tipologia dei sistemi economico-sociali)
* Situazioni politiche (spostamenti più o meno forzati della popolazione)
* Cause economiche (costringono ad emigrare)
* Politiche demografiche (adottati dai diversi governi)
2-IL QUADRO DEMOGRAFICO ATTUALE pagina 186
Gli abitanti del mondo
Attualmente aumenta al ritmo di 78/80 milioni di individui all’anno, pari ad una crescita di poco inferiore all’1,3% annuo, il risultato è la creazione di forti contrasti.
I divari tra Nord e Sud
Nel Nord della terra l’incremento supera di poco lo 0,2% e sale fino al 2,5% nel Sud dove nel 2003 si sono aggiunti circa 74milioni di persone oltre a quelle già esistenti contro i 5milioni soltanto di nuovi abitanti nel Nord.
A determinare il divario tra i Paesi in via di sviluppo e quelli sviluppati non sono tanto i morti, quanto lo scarto tra i nati.
Il tasso di mortalità infantile è l’indicatore che più di altri rivela i disequilibri anche demografici tra regioni ricche e povere: in quelle ricche muoiono in media nel primo anno di vita 5 bambini su 1000 nati, nelle regioni povere ne muoiono 90.
La media di vita mondiale si aggira sui 65anni, circa 55 nei paesi in via di sviluppo contro i 75 nostri.
I dati medi dei singoli paesi sono il frutto della media tra la speranza di cita degli uomini e delle donne.
Le donne nel Nord vivono di più degli uomini 81/82 e si riduce molto nel sud, a cause delle discriminazioni di cui sono vittime.
Dal regime demografico primitivo a quello maturo
* Il regime demografico primitivo: il periodo che va dal Neolitico fino alla Rivoluzione Industriale periodo sostanzialmente uniforme caratterizzato da:
- Carestie →principale regolatore della crescita demografica.
- Assenza di strumenti di controllo sulla crescita della popolazione→non c’era un mezzo per lottare contro le malattie, né i livelli di fecondità.
Per millenni la debole e lentissima crescita demografica venne messa in discussione periodicamente da carestie, epidemie e guerre che si intensificavano quando i rapporto tra popolazione e risorse diventava più sfavorevole. Volontà di potenza e di dominio, bisogno di controllare territori uomini e ricchezze. La situazione cambiò con la Rivoluzione Industriale preceduta o accompagnata da una importante rivoluzione agraria. Importante il passaggio dal lavoro animato a quello delle macchine.
* La transizione demografica, tale è stato interrotto solo episodicamente in alcuni limitati contesti territoriali, a causa di guerre particolarmente violente o di qualche carestia, ma senza più le forti battute d’arresto che avevano caratterizzato i secoli precedenti.
Transizione demografica→l’uomo iniziò ad essere in grado di regolare la natalità e la mortalità questo significa emancipazione culturale determinata dallo sviluppo scientifico e dall’Illuminismo. Influirono sulla crescita della popolazione: scienza moderna e mentalità scientifica, nuove invenzioni e scoperte, diffusione dei prodotti agricoli importati, rivoluzione agraria, formazione degli stati nazionali, progressi della medicina, diffusione del cotone sono tutti elementi che influirono sulla crescita demografica.
* Il regime demografico maturo: è quello attuale, caratterizzato da bassi tassi di fecondità e mortalità, da un modesto incremento demografico e da una lunga durata media della vita.
– Crescita modesta: la natalità supera ancora la mortalità,anche se di poco.
– Crescita zero: fecondità e mortalità uguali.
– Implosione demografica: mortalità supera la natalità.
3-LE VARIABILI DEMOGRAFICHE pagina 190
L’equazione della popolazione
Variabili demografiche sono le forze da cui dipende il movimento demografico. Si distinguono in:
* Naturali→ nascite e morti
* Sociali→immigrazioni ed emigrazioni
Il coefficiente di riproduzione
Perché una popolazione si riproduca bisogna che ogni donna partorisca in media 2,1 bambini, questo è chiamato coefficiente di riproduzione, lo scarto decimale in più, dipende da tre fattori:
* Mortalità infantile (non raggiunge l’età e quindi non può procreare).
* Sterilità (impedisce a un certo numero di donne di procreare).
* Divario numerico tra maschi e femmine ( i maschi sono di più).
Natalità e fecondità
Tasso di natalità = rapporto tra il numero dei nati in un anno e la media della popolazione presente nello stesso anno in un Paese.
Tasso di fecondità = rappresenta il numero medio di bambini partoriti da ogni donna in età feconda. Esso racchiude in se gli effetti dei fenomeni demografici verificatasi negli anni precedenti e ci aiuta a capire meglio lo sviluppo demografico delle generazioni a venire.
Articolazione = suddivisione della popolazione per fasce d’età.
Tassi calcolati dall’ISTAT
Mortalità
Stretta correlazione tra le complessive condizioni economico-sociali di un Paese e il suo tasso di mortalità.
Le cause degli alti tassi si mortalità sono da ascrivere a precarie condizioni alimentari, abitative, di lavoro e igienico-sanitarie.
Le profonde trasformazioni economico-sociali, gli inquinamenti, i modelli di vita urbani espongono la popolazione a nuove forme di morbilità.
L’incremento demografico
Dipende da 3 fattori:
* Fecondità
* Stato sanitario
* Articolazione per fasce d’età della popolazione
Dalla differenza tra natalità e mortalità deriva il saldo naturale della popolazione, così come con la somma dei due tassi ne ricaviamo l’incremento demografico percentuale a cui si dovrebbe aggiungere il saldo migratorio. Da questo punto di vista si può arrivare a due modelli demografici:
* Crescita zero
* Esplosione demografica (elevata fecondità)
La crescita demografica rallenta
Crescita più rapida anni 60, 1965 si toccò il 2,04% anche se toccava i soli 68 milioni di persone considerando che la popolazione mondiale corrispondeva a 3,3 miliardi di abitanti.
Dopo di allora l’incremento andò decrescendo, poi inizio anni 80 si sfioravano i 100 milioni di abitanti, il tasso di aumento è assai differente nelle grandi aree del mondo. Ritmi di crescita così differenti portarono a trasformazioni radicali degli equilibri demografici e la conseguente retribuzione degli abitanti tra paesi e regioni porrà grossi problemi geopolitici.
La speranza di vita
Essa è il numero di anni che un bambino, alla nascita, ha mediamente davanti a sé.
Ai nostri giorni la speranza di vita di un bambino supera la durata media della vita di chi è già adulto poiché l’allungamento è in lento ma costante sviluppo, grazie alle migliorate condizioni di vita.
Introduzione nel Sud del mondo di scoperte medico-sanitarie ha permesso di abbassare drasticamente la mortalità e quindi di aumentare la speranza di vita.
Lo scarto dei due sessi pari a 6-7 anni è legato alla maggiore resistenza psicofisica della donna, la rende più longeva. Diverso invece per paesi come il Pakistan, Bangladesh, Cina dove la causa della maggiore longevità dei maschi è dovuta dallo stato di vergognosa inferiorità in cui viene tenuta la donna.
4-IL NOSTRO PIANETA E’ SOVRAPPOPOLATO? pagina 196
Le prospettive future
All’inizio degli anni 60 del 900, le Nazioni Unite avevano previsto che verso la fine del secolo la popolazione mondiale avrebbe raggiunto i 6 miliardi di abitanti. Essa si è rivelata fondata e ciò dimostra il notevole margine di approssimazione con il quale è possibile stimare la crescita demografica entro l’arco di una generazione.
Formulano 3 tipi di previsioni:
* Basata sulla cosiddetta ipotesi alta
* Ipotesi di crescita media
* Ipotizza un aumento demografico più contenuto.
Il grafico propone la probabile evoluzione della popolazione mondiale entro il 2025 quando la Terra verrebbe a toccare gli 8 miliardi di abitanti, di fronte a questa previsione si pongono gli ecologi e i demografici e si chiedono: c’è un limite di carico umano del pianeta? (quanti abitanti è in grado di sostenere il nostro geosistema senza avviarsi verso una rottura irreversibile dei suoi equilibri?)
Le conferenze ONU sulla popolazione
La gravità della questioni demografiche hanno indotto le nazioni unite a formare delle Conferenze mondiali sulla popolazione ogni 10anni.
La prima si tenne a Bucarest nel 1974, poi nel 1984, nel 1994 al Cairo al centro dell’attenzione è tornato il rapporto società-risorse, accento sul ruolo della donna occuparsi dei diritti umani non solo delle questioni economiche. Questa constatazione riporta l’attenzione sui paesi del 3 mondo dove l’emancipazione femminile ha compiuto progressi ancora gravemente insufficienti.
L’equazione dell’impatto della popolazione sull’ambiente
L’impatto che i sistemi economico-sociali esercitano sugli ecosistemi deriva da 3 fattori:
* Incremento demografico
* Crescita dei consumi
* Tecnologia
Ogni aumento della popolazione determina un corrispettivo impatto sulla natura che si manifesta attraverso una maggiore domanda di:
* Risorse alimentari
* Risorse energetiche
* Risorse minerarie
* Acqua
* Aumento della produzione di inquinanti
A parità di popolazione l’aumento del benessere e la sua diffusione in regioni prima in difficoltà economiche generano effetti analoghi a quelli riconducibili all’incremento demografico.
La tecnologia aggrava l’impatto sull’ambiente quando è arretrata mentre quella avanzata è in grado di ridurlo considerevolmente grazie al ricorso a processi sofisticati.
L’impronta ecologica con il quale si intende la quantità di territorio necessaria per la vita di una persona. Attualmente si aggira intorno a una media di 1,9 ettari per abitante.
Le politiche demografiche
Sovrappopolamento si confrontano 2 teorie:
* Le condizioni di povertà del sud della terra dipendono in parte da un incremento demografico considerato eccessivo.
* Il sottosviluppo non è l’effetto ma la causa dell’eccessivo carico demografico.

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