la globalizzazione

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LA GLOBALIZZAZIONE
Globalizzazione…è una parola usata ormai molto spesso, che trova ampio spazio su giornali, libri, trasmissioni e che è diventata sinonimo di mondializzazione. Essa è un complesso fenomeno economico per cui tutto il mondo è un unico mercato entro il quale si scambiano merci secondo il meccanismo della domanda-offerta e la fissazione del prezzo, è un insieme di elementi interconnessi tra loro da una rete di relazioni culturali,economiche e politiche.
Un primo episodio di globalizzazione si ha già alla fine del 1400, in concomitanza con la scoperta dell’America, quando si sviluppò un capitalismo commerciale causato dal commercio triangolare tra Inghilterra, Africa e America.
Un secondo episodio è riconducibile al capitalismo industriale che si verificò in Inghilterra, Francia e Germania in seguito alla rivoluzione industriale. In questi paesi ci fu un’unificazione mondiale del mercato e una stretta interdipendenza fra le singole economie nazionali.
Nell'ultimo decennio il mondo contemporaneo ha vissuto radicali cambiamenti che hanno inciso profondamente sugli aspetti economici. Questi cambiamenti trovano fondamento e giustificazione nella globalizzazione che ha investito e travolto l'intera società. Così siamo passati da una civiltà contadina ed economicamente arretrata ad una società industrialmente avanzata seguita da una dimensione sempre più informatica, tecnica e civile.
Questa globalizzazione, con le sue innovazioni e con la sua modernità, crea un conflitto transculturale che rende persone, cose e idee quasi incomprensibili.
E' l'aspetto comunicativo che ha consentito alla globalizzazione di interagire anche negli altri settori rendendo possibile il superamento delle barriere nazionali e la crescente integrazione della realtà mondiale.
La globalizzazione economica vede il predominio mondiale del capitalismo industriale avanzato degli USA, Giappone ed Europa occidentale sul resto del mondo. E' proprio in queste aree che si svolgono i centri di progettazione e i principali mercati; è qui che vive la popolazione più ricca che può fornire tecnici più preparati e acquirenti di merci più costose. Il resto del mondo a sua volta è diviso in due, gli stati tecnologicamente sviluppati, capaci di garantire alle aziende transnazionali di istallarvi fabbriche dove portare la produzione, e quelli definiti arretrati tecnologicamente ed economicamente e restano secondari rispetto ai processi economici mondiali.
La globalizzazione economica crea dei problemi anche nei paesi industrializzati, dove negli ultimi anni vi è stato un aumento della disoccupazione. Questo fenomeno ha portato ad un’intensificazione dei flussi migratori di persone in cerca di occupazione.
I soggetti interessati dalla globalizzazione sono imprese, governi e popolazioni.
Le multinazionali sono aziende che distribuiscono l'intero ciclo produttivo tra fabbriche diverse situate a distanza geografica. Questo spostamento della produzione porta le grandi imprese a diventare le più importanti protagoniste dell’economia globale, ma le induce anche ad una diminuzione del costo del salario dei lavoratori,con la conseguente precarizzazione delle condizioni di vita e di lavoro, e a evitare imposizioni fiscali pesanti. Il basso livello dei redditi comporta una situazione stagnante: non consente alcuna possibilità di risparmio o investimento, rallenta la crescita economica e riduce l’impiego di forza lavoro locale. Tutto è subordinato all’unico pensiero del profitto e i vantaggi sono prevalentemente a favore delle multinazionali: aggiramento delle barriere doganali, incremento delle vendite, smaltimento delle eccedenze.
Il commercio internazionale diventa la principale forma di interazione tra gli stati e la dimensione degli scambi è data dalla posizione geografica, storica, politica e culturale.
La globalizzazione economica presenta anche squilibri economico-sociali, in quanto il divario tra paesi ricchi e paesi poveri cresce sempre di più. La povertà è diffusissima a causa del basso reddito, che non permette di investire denaro in nuove opportunità, della bassa produttività e del basso costo della manodopera.
La globalizazione tende inoltre ad aumentare le complessità politiche, perché da una parte aumentano i modelli democratici e dall’altra aumenta il contrasto all’integrazione degli stati.
Si può inoltre parlare di globalizzazione culturale in quanto si è sviluppato un sistema innovativo nella telecomunicazione. Infatti, grazie a trasmissioni più rapide, vi è un collegamento in tempo reale tra le filiali delle aziende lontane tra loro. Tutto questo ha permesso il decentramento delle imprese all’estero e una divisione internazionale del lavoro. Tutto ciò ha portato ad un’omologazione culturale, ovvero ad una standardizzazione dei costumi occidentali e una scoperta delle tradizioni straniere.
“Come molti altri cambiamenti nella storia, la globalizzazione crea dei vincitori e degli sconfitti” Kofi Annan
Questa frase mette in evidenza come la globalizzazione produca effetti positivi ed effetti negativi.
Essa provoca un disordine mondiale attraverso il mantenimento delle barriere commerciali dei paesi sviluppati, l’imposizione di dazi, l’esclusione dei prodotti dei paesi in via di sviluppo se non corrispondenti a determinate caratteristiche tecniche, la concentrazione economica nelle mani di poche imprese.
Sono state però create delle organizzazioni che permettessero alla globalizzazione di svilupparsi: la Banca Mondiale, il cui slogan è “Il nostro sogno è un mondo senza povertà”, che si pone come obiettivi il miglioramento della governance, il maggiore accesso ai mercati, la fornitura di beni primari, la creazione di infrastrutture; il Fondo Monetario Internazionale per il favoreggiamento della cooperazione monetaria internazionale, per lo sviluppo dei commerci, per l’assistenza finanziaria; il WTO per la riduzione delle barriere commerciali e l’integrazione dei paesi in via di sviluppo.
Ultimamente queste organizzazioni hanno perso di vista i propri obiettivi. Come poter risolvere la questione della povertà e della globalizzazione perché tutti i paesi, anche quelli ancora fortemente sottosviluppati, possano trarre beneficio da tali organizzazioni? Beh…le strategie possono essere differenti, ma i principali obiettivi sono quelli di rafforzare il coordinamento dei settori nello scenario internazionale, di avere una maggiore democratizzazione e rappresentanza nei paesi dove vengono svolte le azioni, cancellare parte del debito pubblico e aprire il mercato.
Non basta solamente aiutare i paesi meno sviluppati fornendo loro denaro o donandogli attrezzature che permettono una crescita economica. Invece che regalare un aratro, pensando di avere fatto una buona azione, bisogna insegnare alla popolazione come utilizzarlo e come ottimizzare la produzione.
Tutto ciò è ottenibile mediante l’intervento dei paesi sviluppati, senza però opere di “missionarismo” che tendono alla trasformazione delle tradizioni dei paesi meno sviluppati o alle decisioni di una piccola élites, ma con l’intervento diretto dei popoli, che grazie alla conoscenza possono intraprendere in autonomia il proprio cammino.
Le singole persone, utilizzando le fonti di potere cui hanno accesso, dovrebbero tessere una rete che immobilizzi i giganti economici. Organizzandosi con l’aiuto reciproco, le “reti lillipuziane” devono cercare di proteggere gli interessi di coloro che sono minacciati dalla globalizzazione.
Per concludere vorrei citare una frase significativa di Herder Camara “Se sogni da solo, il tuo rimane un sogno, insieme diventa realtà”.
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