La Cina

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Testo

La Cina è lo stato più popoloso del mondo e il terzo per estensione;con un miliardo e duecentomila persone i cinesi costituiscono un quinto della popolazione mondiale.
La superficie del paese è di circa 9.536.499 kmq, la capitale è Pechino. Il nome del paese (Zhonghua, terra centale) deriva dall’antichissima credenza che esso fosse geograficamente il centro della terra e sede dell’unica ed autentica civiltà.

TERRITORIO
Il territorio cinese è in prevalenza montuoso; la conformazione del territorio è complessa e solo il 12% della superficie complessiva del paese può essere considerata pianeggiante.
E’ delimitato a nord dalla Mongolia e dalla Russia; a nord-est dalla Russia e dalla Corea del Nord; a est dal Mar Giallo e dal Mar Cinese orientale; a sud dal Mar Cinese meridionale, dal Vietnam, dal Laos, dal Myanmar, dall’India, dal Bhutan e dal Nepal; a ovest dal Pakistan, dall’Afghanistan e dal Tagikistan; a nord-ovest dal Kirghizistan e dal Kazakistan.
La Cina può essere suddivisa i sei grandi regioni fisiche, differenti tra loro per confprmazione territoriale e per minoranze etniche:
1. Il Nord-Ovest
2. La Mongolia Interna
3. Il Nord-Est
4. Cina settentrionale
5. Il Sud-Ovest
6. Cina Meridionale

POPOLAZIONE
Il 93% della popolazione cinese appartiene al gruppo HAN, ossia i cinesi, relativamente omogeneo; tuttavia più di 70 milioni di persone appartengono a oltre cinquanta etnie, che si distinguono dagli han più per ragioni linguistiche e religiose che per caratteristiche razziali, e vengono collocate nel gruppo di cittadini NON-HAN. Le minoranze etniche più importanti sono i Zhuang,i Mancasi,gli Hui,i Miao, gli Uiguri, gli Yi,i Tujia,i Mongoli,i Tajiki,gli Jino,gli Hezen; un simile caleidoscopio di etnie che ha in comune ben poco. Le minoranze possono a ragione essere considerate uno dei fattori cruciali dell’esistenza della stessa Cina: vivendo nei loro territori, insediati alle porte del paese, hanno da sempre controllato le periferie che, nella visione della stessa civiltà cinese, non sono mai state considerate un elemento secondario, essendo la storia di questo paese sempre stata segnata profondamente dal rapporto con i propri “limiti”.
Il 22 febbraio 1952, il Consiglio Amministrativo ha adottato la Carta dei Principi di Autonomia delle Aree delle Nazionalità, con la quale sono stati stabiliti gli aspetti fondamentali della politica relativa alle autonomie regionali. Con questo documento, le zone autonome venivano articolate in tre tipologie principali, relativamente alla presenza etnica:
• Area abitata da una minoranza;
• Area caratterizzata dalla ragguardevole presenza di una minoranza e da diverse etnie minori;
• Area abitata da due o più minoranze relativamente numerose.
L’Autonomia promossa ha un carattere solamente territoriale bensì ad un’area che presenti sia una concentrazione abitativa sia una consistenza numerica di gruppo. L’Attenzione prestata alle minoranze ha soprattutto matrici politiche-economiche, infatti i territori che esse occupano costituiscono regioni di frontiera di notevole importanza strategica e inoltre il sottosuolo, di queste regioni, contiene la maggior parte delle risorse minerarie del paese.
LINGUA E RELIGIONE
La lingua cinese comprende più di una dozzina di dialetti fra loro differenti. Le minoranze del paese possiedono una loro lingua riconosciuta dal governo come mezzi ufficiali di comunicazione che lo Stato non solo adotta per rapportarsi con la popolazione, ma che vengono apprese anche dagli appartenenti al gruppo maggioritario impiegati in quella zona.
Il mandarino viene insegnato nelle scuole, di solito come seconda lingua, e la sua conoscenza è obbligatoria nell’intero paese; il cantonese è il dialetto maggiormente usato dai cinesi all’estero.
Una delle prime azioni compiute dal Partito comunista cinese dopo il 1949, fu l’eliminazione ufficiale della religione di Stato. I credo maggiormente diffusi sono il confucianesimo, il buddismo e il taoismo; i Tibetani sono lambisti e sono anche presenti alcune minoranze di islamici e cristiani.
Con la Costituzione del 1978, tuttavia, fu dato nuovamente assenso ufficiale alla divulgazione e alle pratiche religiose, nonostante si siano precisati gli stessi diritti anche per quanto riguarda l’ateismo. La professione del buddismo tibetano (lamaismo) rimane ancora vietata a causa della sua relazione con il movimento tibetano indipendentista; si stima che, dopo l’occupazione cinese del 1950, più di 2700 monasteri tibetani siano stati distrutti.
ISTRUZIONE E CULTURA
Nel 1949 l’80% della popolazione era analfabeta, mentre nrel 1990 il tasso di analfabetismo si aggirava ancora intorno al 27%.Uno dei più ambiziosi programmi promossi dal Partito comunista fu di garantire un buon livello d’istruzione a tutta la popolazione;tra il 1949 e il 1951, più di 60 milioni di contadini frequentarono le “scuole d’inverno” (nei mesi in cui non erano dediti al lavoro nei campi).L’entrata delle minoranze nel sistema d’istruzione cinese ha necessariamente comportato una diffusione su più ampia scala dei valori e delle norme Han; gli insegnanti non solo trasmettono i valori Han, ma anche un pericoloso senso d’inferiorità delle culture locali: fin da piccoli, i bambini imparano che in quanto Va, Yi o Lahu vivono in uno stato di arretratezza. Questa sottile opera di cambiamento della mentalità viene rafforzata attraverso la visione “scientifica” propagandata dallo schema di sviluppo evolutivo della storia cinese che pone le minoranze ad uno stadio inferiore.
Nell’attuale sistema, gli studenti più capaci che frequentano le scuole superiori vengono vengono ammessi a corsi specializzati mirati a formare un’èlite accademica. Dopo la scola secondaria gli studenti possono accedere a istituti di istruzione superiore, soprattutto a indirizzo tecnico-scientifico, o universitari.
I principali centri culturali del paese sono Pechino, Shanghai e Canton, che ospitano musei e monumenti di grande intersse; tra questi si citano la città proibita a Pechino, antica residenza imperiale oggi aperta al pubblico; il Museo di scienze naturali e il Museo d’arte e di storia, che custodisce una delle più interessanti collezioni d’arte della Cina, a Shanghai.
ORDINAMENTO DELLO STATO
La Cina è una dittatura socialista del proletariato sotto la guida del Partito comunista; la Repubblica popolare cinese si regge su una Costituzione promulgata nel 1982, la quarta dopo l’avvento del regime comunista. L’Assemblea nazionale del popolo è l’organo con i maggiori poteri; i suoi membri sono eletti per cinque anni attraverso una serie di elezioni indirette.
L’Ordine civile in Cina è da sempre affidato alle famiglie o ai governi locali e non è mai stato creato un sistema giudiziario ufficiale.
A partire dal 1978 il paese si è impegnato ad adeguare il proprio ai sistemi dei paesi occidentali e, dal 1982, i cinesi hanno acquisito il diritto ad avere una difesa legale. Attualmente l’ organo più alto è la Corte Popolare Suprema.

STORIA
Reperti archeologici scoperti nelle vicinanze di Pechino attestano L’esistenza dell’Homo Erectus in quella regione 460.000 anni fa. Verso il 5000 a.C. una civiltà agricola sorse in Cina orientale nella valle dello Huang He: essa sviluppò le due cosiddette culture della terracotta, la cultura Yang Shao e la cultura di Longshan.
La tradizione vuole che la prima dinastia cinese fosse la dinastia Xia, ma è la dinastia Shang quella di cui si hanno i più antichi reperti storici.
Dinastia Xia
Durante il IV secolo a.C. lo stato di Ch’in avviò un ambizioso programma di riforme amministrative, economiche e militari e riuscì a soggiogare tutti gli altri Regni combattenti.
Shi Huangdi avviò una politica di conquista; la più nota impresa Ch’in fu comunque il completamento della Grande Muraglia.
Alla fine, nel 220, uno dei più valorosi generali dell’impero Han si impossessò del trono e diede inizio alla dinastia Wei. La sua autorità fu però presto messa in discussione da altri capi militari: la dinastia Shu Han fu stabilita nella Cina sud-occidenale, mentre una dinastia Wu comparve nel sud-est. Durante il periodo detto dei “tre regni” la Cina fu attraversata da una guerra incessante. Nel 265 Sima Yan usurpò il trono e stabilì la dinastia Chin occidentale;entro il 280 egli aveva già riunito il Nord e il Sud della Cina sotto il suo regno, ma alla sua morte l’impero tornò a sgretolarsi, nuovamente preda delle lotte per il potere.
Le tribù turco-mongole approfittarono della debolezza del governo per acquisire nuovi pascoli nel fertile bassopiano cinese. Le invasioni iniziarono nel 304 e si succedettero ininterrottamente per tre secoli. Nel Sud del paese si susseguirono quattro dinastie cinesi. Nel Nord, nel 386 si affermò la dinastia turca dei Wei del Nord e il cinese divenne la lingua ufficiale. Nel 534 la ribellione dei capi tribù all’autorità centrale dell’imperatore determinò la fine della dinastia.
La dinastia Sung riuscì a porre fine al cinquantennio di lotte intestine seguito al crollo della dinastia Tang. Quest’epoca viene comunemente suddivisa nel periodo dei Sung del Nord e in quello dei Sung del Sud. I sovrani Sung favorirono lo sviluppo agricolo e, inoltre, fiorirono l’artigianato, il commercio e vennero aperte nuove vie di comunicazione. I commercianti cinesi tornarono a spingersi oltre i confini del loro paese.
Una minaccia costante fu però rappresentata dagli imperi confinanti: a Nord la dinastia Mongolo-khitana di Liao costrinse i sovrani Sung a riconoscerle le precedenti acquisizioni della Manciuria e della Mongolia Interna. Nel 1125 l’impero Liao venne a sua volta vinto dalla dinastia tungusa dei Jin, che allontanarono i Sung dai loro domini settentrionali spingendoli a Sud.
Nel 1206 tutte le tribù mongole si riunirono sotto la guida di Gengis Khan e iniziarono una campagna di conquiste che diede origine al più grande impero del tempo.
Erudito. Dinastía Sung
Il XIX secolo si aprì all’insegna della crisi irreversibile del sistema di governo imperiale e del costante intensificarsi delle pressioni occidentali e giapponesi per una maggiore apertura dei mercati cinesi. Fu la questione delle origini commerciali tra Cina e Gran Bretagna a dare origine al primo grande conflitto. Gli inglesi volevano estendere i loro scambi commerciali; la Cina non aveva alcun interesse ad incrementare le proprie attività commerciali con l’occidente. Nel 1839 funzionari cinesi confiscarono e distrussero grandi quantitativi di oppio stivati nelle navi inglesi all’ancora nel porto di Canton, e imposero controlli severissimi alla comunità inglese della città. Il rifiuto inglese di adeguarsi a queste disposizioni portò all’aprirsi delle ostilità.
Trattato di Nanchino
Nel corso della prima guerra mondiale, il Giappone cercò di stabilire il suo dominio sulla Cina. La tardiva entrata in guerra della Cina a fianco degli Alleati nel 1917 ebbe l’unico scopo da assicurarsi un posto al tavolo della pace e un’oppurtunita di contrastare le ambizioni giapponesi. A Versailles il presidente americano Woodrow Wilson si mostrò troppo interessato a dar vita alla Società delle Nazioni per permettersi di affrontare in modo adeguato il problema cinese e correre così il rischio di perdere il sostegno del Giappone.
Delusi dal cinismo mostrato dalle potenze occidentali, i cinesi rivolsero le loro attenzioni all’Unione Sovietica, rappresentata in patria dal partito comunista cinese, fondato a Shanghai nel 1921 e che contava tra i suoi primi membri Mao Zedong; dalla base militare del partito iniziò la campagna di liberazione nazionale dei Signori della guerra. Il nuovo governo dovette così affrontare l’opposizione dei Signori della guerra e agli inizi degli anni trenta la rivolta comunista guidata da Mao Zedong; egli costituì una Repubblica sovietica sostenuta da un forte esercito e appoggiata dai contadini.Nel 1937 la penetrazione giapponese in Cina sfociò in una vera e propria guerra. Entro il 1938 il Giappone aveva invaso maggior parte della Cina nordorientale. Nel 1945, subito dopo la resa del Giappone, la guerra civile riprese, nonostante tentativi di mediazione operati dagli americani.
Il nuovo regime diede vita a una struttura di governo fortemente centralizzata. Obbiettivo prioritario del nuovo regime fu la trasformazione della Cina in una società socialista. Per ristrutturare radicalmente l’economia, distrutta da decenni di guerre interne, i comunisti adottarono misure rigorose nel controllo dell’inflazione, organizzarono gli agricoltori in cooperative e si impegnarono a fondo in un programma teso ad aumentare la produzione nelle campagne, mentre l’industria venne gradualmente nazionalizzata.

Ricerca di geografia umanistica svolta da: Dalla Brida Anthea
Gelati Beatrice
Venturini Claudia

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