L'Indonesia

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Testo

L’INDONESIA
GEOGRAFIA & TERRITORIO
L’Indonesia (nome ufficiale: Republik Indonesia = Repubblica Indonesiana) è uno stato del Sud-Est Asiatico situato fra l’Indocina e l’Australia.
L’Indonesia è formata dal più grande arcipelago del mondo, 13.677 isole di varia dimensione di cui circa 3.000 abitate. Le isole maggiori sono Giava, Sumatra, tre quarti del Borneo (Kalimantan), la metà occidentale della Nuova Guinea (Irian Jaya), Celebes (Sulawesi) (le isole più grandi, che da sole occupano circa il 95% dell’arcipelago), oltre a Timor, Lombok, Madura, Sumba, Sumbawa, Flores, Bali, Solor, Alor (le Piccole Isole della Sonda), le Molucche (Maluku) e altri arcipelaghi minori.
Complessivamente il territorio indonesiano è di 1.919.440 km2, di cui 1.826.440 km2 terrestri, 93.000 km2 acquei e un’estensione costiera di 54.716 km2.
Il territorio indonesiano si estende per 5.150 km da est ad ovest tra la penisola di Malacca e l’Australia dividendo l’Oceano Pacifico da quello Indiano e per 1.931 km da nord a sud; unici confini terrestri sono la Malesia e il Papua Nuova Guinea.
Il paesaggio dell’Indonesia è caratterizzato da una linea continua di vulcani (vulcanismo) in parte attivi e in parte estinti, che corre lungo la costa occidentale di Sumatra per proseguire attraverso Giava, Bali e Nusa Tenggara per poi girare lungo le isole Banda del Maluku e terminare nel Sulawesi nord-orientale. Nel paese si sono verificate alcune delle maggiori eruzioni vulcaniche della storia: il vulcano Tambora (Gunung, cioè “monte” Tambora), situato nella regione costiera a nord di Sumbawa, eruttò nel 1815 provocando la morte di circa 50.000 persone; il Krakatoa (Gunung Krakatau), che sorge sull’isoletta di Rakata, fra Giava e Sumatra, nel 1883 distrusse con la sua attività due terzi del territorio insulare e provocò un maremoto che causò 35.000 vittime; l’eruzione del monte Agung (Gunung Agung), nel 1963, provocò oltre 10.000 vittime. Per quanto distruttiva e fonte di costante pericolo, l’attività vulcanica ha arricchito nel tempo la fertilità del suolo. A Giava ad esempio, ci sono oltre 120 vulcani (di cui una ventina attivi) e uno dei terreni più ricchi dell’Indonesia.
Un sistema di catene montuose con cime molto elevate si estende da Sumatra a Timor. I monti più alti sono il Kerinci (3.805 m) a Sumatra, il Rinjani (3.726 m) a Lombok e il Semeru (3.676 m) a Giava.
Kalimantan ha un rilievo centrale, circondato da una pianura costiera, e Celebes è prevalentemente montuosa. Puncak Jaya (5.030 m), il più alto picco indonesiano, sorge nella catena del Pegunungan Sudirman, nell’Irian Jaya.
Alle catene montuose corrispondono in mare profonde fosse oceaniche.
Le isole della Sonda si affacciano a sud della Fossa della Sonda (-7455 m) mentre a nord il Mare di Giava non supera mai profondità di circa 200 m; ad est gli stretti di Lomboke di Makassar, e quindi tutto il settore in cui sono le isole della Sonda, di Banda e le Molucche, il fondo marino presenta improvvise grandi profondità che contrastano con secche, scogliere e isolotti distribuiti nelle vicinanze.
La vasta rete idrografica indonesiana comprende numerosi fiumi di portata irregolare, che durante la stagione delle piogge sono soggetti a piene frequenti e provocano spesso inondazioni, e pochi laghi, il più esteso dei quali è il Toba, a Sumatra (1.300 km2 circa). I fiumi più lunghi si trovano a Sumatra (Kampar, Inderagiri, Musi) e a Kalimantan (Kapuas, Barito, Mahakam).

CLIMA
Il clima dell’Indonesia è prevalentemente equatoriale. Le temperature medie, piuttosto elevate, si mantengono stabili fra i 24 e i 27 °C. Anche il tasso di umidità è molto alto (intorno all’80% annuo); le precipitazioni, determinate dai monsoni, sono abbondanti e raggiungono medie annuali di 1.800 mm.
La stagione piovosa dura da novembre a maggio, mentre da giugno a ottobre il clima è relativamente più asciutto. Nelle regioni montuose la piovosità aumenta: sui versanti dei rilievi esposti agli umidi venti asiatici le precipitazioni superano i 4.000 mm annui.

FLORA & FAUNA
In Indonesia si estende la foresta pluviale; il disboscamento è stato intensivo in alcune aree, ma le foreste ricoprono ancora circa la metà della superficie complessiva del paese e comprendono oltre 4.000 specie arboree. Nelle isole orientali prevale la vegetazione tipica della savana; sui bassi litorali del Borneo e di Sumatra crescono le mangrovie, presenti, insieme al bambù, palme, querce, castagni e conifere, nei luoghi in cui la foresta equatoriale non trova spazio oppure è stata abbattuta.
Nel paese vi sono inoltre numerose specie di piante da fiore, che comprendono alcuni dei fiori più grandi del mondo, come la Rafflesia arnoldii.
L’Indonesia si trova nella zona di transizione tra le due maggiori zone faunistiche del mondo, quella asiatica e quella australiana. La linea che le separa, nota come “linea di Wallace”, attraversa il territorio indonesiano, dove si possono trovare specie asiatiche e specie australiane: a ovest della linea, il rinoceronte, l’elefante, la tigre, il tapiro, l’orango e varie specie di gibboni e scimmie (comunità faunistica asiatica); a est il cacatua, l’uccello del paradiso e l’uccello giardiniere, l’echidna e marsupiali come il bandicoot (comunità faunistica australiana).
Molte varietà sono specifiche di un’isola o di un gruppo di isole: l’orango si trova solo a Sumatra e nel Borneo; la tigre a Giava e a Sumatra; il bue selvatico a Giava e nel Borneo; la scimmia dalla proboscide solo nel Borneo; l’elefante, il tapiro e il siamang (gibbone nero) si trovano solo a Sumatra. Numerosissimi in tutto l’arcipelago sono gli uccelli, gli anfibi e i rettili, fra cui la più grande lucertola del mondo, il rarissimo varano di Komodo. Molte specie sono ad alto rischio di estinzione, incluso l’orango, il rinoceronte giavanese e il rinoceronte di Sumatra.

PROBLEMI & TUTELA DELL’AMBIENTE
L’Indonesia include una grande varietà di habitat e di forme di vita vegetale e animale, la maggior parte delle quali sono endemiche, ovvero presenti in certe regioni. Si trova qui il 10% circa delle foreste tropicali umide del mondo e ampie zone umide, che sono perlopiù coltivate a riso o sfruttate per l’acquicoltura.
Le barriere coralline che bordano le numerose isole del paese sono molto importanti per la conservazione della biodiversità marina.
Sviluppo urbano e agricoltura intensiva rappresentano la causa principale della deforestazione, il maggior problema ambientale del paese. Sebbene il 55,4% (2000) delle terre emerse risulti tuttora coperte di foreste, ogni anno il 1,17% (1990-2000) dell’area forestale viene disboscato. Il taglio e l’esportazione di tronchi grezzi sono stati vietati ma la legge è spesso violata e l’attività illegale è difficile da contenere. Inoltre, come in altri paesi in via di sviluppo, la deforestazione è aggravata dal taglio di legname da ardere per uso domestico.
L’Indonesia gestisce una rete di zone protette che comprende il 10,1% (2000) delle sue terre emerse. Lo status di zona protetta è stato esteso anche ad una vasta rete di riserve marine. Il governo indonesiano ha dichiarato sei riserve della biosfera nell’ambito del programma MAB (Man and the Biosphere, l’uomo e la biosfera) dell’UNESCO e ha ratificato la WHC (World Heritage Convention, convenzione per il patrimonio culturale mondiale) nel 1989. Il paese possiede sei World Heritage Sites.
Fra gli accordi ambientali internazionali ratificati vi sono quelli riguardanti la biodiversità, il cambiamento del clima, le specie in via d’estinzione, la Convenzione sul Diritto del Mare, l’abolizione dei test nucleari, la protezione dell’ozono sfera, il Trattato per il Legname Tropicale del 1983 e del 1994 e la protezione delle zone umide.

POPOLAZIONE
L’Indonesia è abitata da popolazioni appartenenti a più di 300 etnie, la maggior parte delle quali si può suddividere in due grandi gruppi: i protomalesi (che invasero l’arcipelago in epoca più antica e conservano usanze primitive) e i deuteromalesi (di insediamento più recente, accumunati dalla comune lingua malese e dalla religione musulmana). La popolazione delle isole orientali è invece di ascendenza prevalentemente melanesiana. Importanti gruppi etnici sono i batak e i minahgkabau di Sumatra, nonché i minahasa del Sulawesi. Nelle Molucche, le popolazioni costiere includono gli ambonesi, quelle dell’interno gli alfur. A Irian Jaya, i papua indigeni dell’interno, favoriti dall’isolamento, hanno mantenuto una cultura propria, mentre i papua della costa presentano strette affinità etnico-culturali con i vicini popoli melanesiani. Il maggior gruppo non autoctono è quello cinese (2%); questa comunità ha sviluppato usanze e dialetti distinti, ha storicamente dominato il settore finanziario e vive soprattutto nelle aree urbane. La popolazione olandese è scesa da 60.000 a meno di 10.000 unità.
L’Indonesia è il quarto stato più popoloso del mondo (dopo Cina, India e USA), con 238.452.950 abitanti e una densità media di 132 persone per km2. Circa la metà degli indonesiani vive a Giava, Madura e Bali, che sono tra le aree più densamente popolate del mondo; il 57% della popolazione vive in insediamenti rurali.
Nello sforzo di controllare la sovrappopolazione sulle isole maggiori, il governo ha introdotto nel 1969 una politica di migrazione interna, o trasmigrasi, criticata in quanto può minacciare la sopravvivenza delle culture tradizionali delle isole minori.
La speranza di vita nel 2004 era di 71,8 anni per le donne e di 66,8 anni per gli uomini.

ORA
L'Indonesia è attraversata da tre fusi orari ed è quindi suddivisa in tre zone orarie: Sumatra, Giava e Kalimantan occidentale e centrale hanno 6 ore in più rispetto all'Italia; Nusa Tenggara, Kalimantan orientale e meridionale, Bali, Lombok e Sulawesi 7 ore; Molucche e Irian Jaya 8 ore (1 ora in meno quando in Italia è in vigore l'ora legale).

LINGUA
In Indonesia si parlano 150 lingue distinte. Lingua ufficiale dell’Indonesia è il bahasa Indonesia, sorto dall’esigenza di dare una lingua nazionale ed unitaria al paese. Insegnata a scuola e utilizzata in uffici ed atti ufficiali non è ancora entrata nell’uso comune di tutti i popoli indonesiani che preferiscono parlare i loro dialetti. Molto diffusi sono il giavanese parlato dal 45% della popolazione, il sundanese (14%), il madurese e il malese (7,5%); le lingue europee più diffuse sono l’inglese e il tedesco.

RELIGIONE
La libertà di culto è garantita dalla Costituzione. L’islamismo è la religione praticata dall’87% della popolazione: l’Indonesia è la nazione musulmana più popolosa del mondo. La più grande delle religioni minori (9,6%) è quella cristiana, con circa venti milioni di fedeli, i due terzi dei quali protestanti.
Il buddhismo è praticato dall’1% della popolazione, per la maggior parte di origine cinese. L’induismo, un tempo dominante, è ora limitato solo al 2% circa della popolazione, concentrato principalmente a Bali; l’influsso indù rimane comunque forte all’interno della cultura e della società indonesiana.
Una varietà di religioni indigene è ancora praticata in aree più remote.

STORIA
Il rinvenimento a Giava di resti di Pithecanthropus fa dell'Indonesia una delle culle dell'umanità. Nel IV-III millennio a.C. giunse in Indonesia una prima ondata migratoria di popolazioni provenienti dall'India e dalla Birmania mentre una seconda ondata sarebbe giunta dalla Cina meridionale e dall'Indocina. A partire dal VII sec. a.C. è comunque documentata la presenza di società sviluppate e complesse. Prima potenza commerciale e marittima dell'Indonesia fu il regno hindo-buddhista di Sriwijaya sorto a Sumatra (VII sec. d.C.); più tardi (VIII-X sec.) cominciarono ad affermarsi a Giava la dinastia buddhista Sailendra e quella induista di Mataram (stupa di Borobudur e complesso religioso di Prambanan). Uno dei più grandi stati indonesiani dell'antichità fu quello di Majapahit (XIII-XIV sec.) che giunse al suo massimo splendore sotto il primo ministro Gajah Mada.
Tra il XV e il XVI sec. l'Islam divenne la religione ufficiale dell'Indonesia sovrapponendosi all'induismo mentre il centro del potere si spostò verso i regni di Melaka (Malacca), Makassar e Gowa (Sulawesi). Nel XVI sec. comparvero gli europei: portoghesi, inglesi, spagnoli ed olandesi; questi ultimi conquistarono il monopolio del commercio delle spezie cacciando i loro rivali europei e diventando un vero e proprio impero coloniale. Dal 1596 al 1945, anno dell'indipendenza dell'Indonesia, il dominio olandese sfruttò a fondo le risorse del Paese diventando una delle maggiori potenze coloniali del mondo.
Durante i primi anni del 1900 i movimenti nazionali indipendentisti si moltiplicarono e continuarono a svilupparsi anche durante il periodo dell'occupazione balise (1942-1945). Proclamata l'indipendenza nel 1945, dopo un periodo di instabilità politica l'Indonesia proclamò Sukarno quale suo Presidente. Sukarno in breve tempo assunse il potere assoluto inaugurando un'era di burrascoso nazionalismo e rivelandosi incapace di migliorare le condizioni economiche del Paese. Nel 1965, a seguito di un tentativo di golpe attribuito ai comunisti, un'ondata di anticomunismo spazzò l'Indonesia provocando centinaia di migliaia di morti. Ciò favorì la caduta di Sukarno e l'avvento del generale Suharto che diede avvio a una nuova stabilità politica con un governo che poggiava solidamente sul potere militare.
L'alto livello di corruzione del Paese e le sempre maggiori tensioni politiche interne culminarono nella rivolta degli studenti indonesiani del maggio 1999 e nelle successive dimissioni di Suharto. Nuovo presidente diventò Habibie che promise minore corruzione e maggiori riforme; tardando ad arrivare entrambe, a seguito di una nuova ondata di proteste fu eletto quarto Presidente dell'Indonesia Abdurrahman Wahid che propone una politica di compromesso e riconciliazione.

COSTITUZIONE
L'indipendenza dell'Indonesia, proclamata il 17 agosto 1945, non fu inizialmente riconosciuta dagli olandesi e solo il 27 dicembre 1949 l'Indonesia diventò legalmente indipendente dall'Olanda dopo oltre 300 anni di dominazione straniera. Repubblica presidenziale, l'Indonesia ha quale attuale Presidente Abdurrahman Wahid che è anche capo del governo. Presidente e vice presidente sono eletti dall'Assemblea Consultativa del Popolo ogni 5 anni. Il Governo è unicamerale ed è formato da 500 membri. Amministrativamente l'Indonesia è divisa in 23 province e in 2 regioni speciali.

ECONOMIA
Nonostante l'Indonesia vanti uno degli sviluppi economici più rapidi del mondo essa rimane uno dei paesi più poveri del sud-est asiatico in quanto la rapidità dello sviluppo non basta a sostenere l'altissimo incremento demografico. Dotato di enormi quantità di materie prime il Paese ha visto sviluppare solo le infrastrutture necessarie a favorire le esportazioni mentre ben pochi investimenti hanno toccato l'industria di base e quella manifatturiera.
I punti forti dell'economia indonesiana sono il petrolio e il gas naturale mentre altri prodotti importanti sono legname, stagno, carbone, rame e bauxite. Altro settore trainante è l'agricoltura nel quale è impegnato il 50% della popolazione attiva e grazie al quale l'Indonesia si trova, per ben 20 prodotti, nella classifica dei maggiori produttori mondiali: caucciù, copra, noci di cocco, patate dolci, riso, banane, soia, palma da olio, manioca, tè, arachidi, caffè, cereali, pesca ecc.. Negli ultimi anni sono state potenziate le cooperative artigiane e le società a capitale misto il che ha permesso il decollo di alcune industrie e del settore turistico, in forte crescita.
Purtroppo nel mondo indonesiano degli affari prosperano incompetenza e corruzione, male endemico del paese, che vanno di pari passo con alti tassi di interesse, forte inflazione e altrettanto forte debito estero. Ciò nonostante il futuro economico dell'Indonesia sembra orientato ad un costante miglioramento.

ISTRUZIONE & CULTURA
Prima dell’indipendenza, l’accesso alla scuola primaria o secondaria era limitato e l’istruzione a livello universitario quasi inesistente. Dal 1949 i governi hanno dato grande importanza alla formazione culturale dei giovani, e nel 2004 il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta ha raggiunto l’89%. Secondo la legge indonesiana, tutti i bambini devono frequentare almeno sei anni di scuola primaria, seguita da sei anni di scuola secondaria. Il sistema didattico è modellato su quello olandese. Gli atenei con il maggior numero di iscritti includono l’Università dell’Indonesia (1950) a Giacarta; l’Università Statale Pajajaran (1957) a Bandung; l’Università Gajah Moda (1949), a Yogyakarta.
In Indonesia ci sono circa venti grandi biblioteche, le maggiori delle quali hanno sede nelle città di Bandung, Bogor, Giacarta e Yogyakarta. Gli Archivi del Museo nazionale (360.000 volumi) si trovano a Giacarta, come la Biblioteca nazionale (750.000 volumi). Il museo di Bali si trova a Denpasar.
L’induismo e il buddhismo hanno avuto un’influenza profonda sul paese e hanno lasciato un importante retaggio nell’arte, nella musica, nell’architettura e nella scultura: ciò si nota soprattutto nei palazzi e nei templi di Giava e Bali. L’influenza araba è stata notevole dal XIII sec., soprattutto attraverso l’insegnamento dell’Islam. La cultura delle isole è invece permeata di influenze del sud-est asiatico, della Cina e della Polinesia.

DIVISIONI AMMINISTRATIVE & CITTA’ PRINCIPALI
Il paese è suddiviso in 32 fra province e distretti: Aceh, Bali, Banten, Bengkulu, Celebes centrale, Celebes meridionale, Celebes settentrionale, Celebes sudorientale, Giacarta, Giava centrale, Giava occidentale, Giava orientale, Garontalo, Irian Jaya Barat, Isole della Sonda occidentali, Isole della Sonda orientali, Jambi, Kepulavan, Bangka Belitung, Kepulavan Riau, Kalimantan centrale, meridionale, occidentale e orientale, Lampung, Maluku, Maluku Utara, Papua (già Irian Jaya), Riau, Sumatra meridionale, occidentale e settentrionale, Yogyakarta.
Le tre maggiori città dell’Indonesia si trovano sull’isola di Giava: Giacarta è la capitale e il maggiore centro commerciale, culturale ed amministrativo del paese.
Bandung è un centro industriale e culturale di rilievo; l’economia della città si basa inoltre sulle circostanti coltivazioni di riso. Sirabaya, porto e capoluogo di Giava Timur, è la terza città dell’Indonesia. Medan è la più grande città di Sumatra Utara; il centro commerciale di Palembang è la seconda città dell’isola. Ujung Pandang è il maggior porto di Celebes, e Banjarmasin la più grande città del Borneo indonesiano. Altre grandi città sono Malang, Yogyakarta e Surakarta a Giava, Padang a Sumatra, Kupang a Timor; la più grande città delle Molucche è Ambon, sull’isola di Amboina.

FESTIVAL & TRADIZIONI POPOLARI
A causa delle molteplici religioni professate nel Paese, in Indonesia sono festività nazionali le maggiori ricorrenze cristiane, musulmane, buddiste e indù. In date fisse cadono il Capodanno (1 gennaio), Kartini day (21 aprile), l'Ascensione di Cristo (24 maggio), la Giornata dell'Indipendenza (17 agosto) e il Natale (25 dicembre). Cadono in date variabili di anno in anno le seguenti feste: Ascensione del profeta Maometto, Fine del Ramadan, Festa del sacrificio di Abramo, Capodanno islamico, Anniversario della nascita del profeta Maometto (feste musulmane); Venerdì Santo (festa cristiana); Nyepi o Capodanno balinese (festa induista); Giorno di Waisak o Commemorazione della nascita, illuminazione e morte di Buddha (festa buddhista).
Molteplici sono le feste, cerimonie e spettacoli che si svolgono in ogni regione indonesiana. Tra le più importanti ricordiamo: Labuhan (Parang Kusumo, Puncak Gunung derapi, Yogyakarta) offerte rituali e solenni sfilate con costumi sontuosi a Yogyakarta; Sesami Mahesa Lawung (Surakarta, Giava) offerte e sacrifici di bufali (febbraio); Sea Festival (Pelabuhanratu, Giava) sacrifici di bufali, danze tradizionali, concerti di gamelan e canti (aprile); Festival del Borobudur (Giava) dieci giorni di festeggiamenti con teatro delle obre, esibizioni di danzatori e musicisti, artigianato locale; Horas festival (Sumatra) con gare di cavalli e di barche sul lago Toba (maggio); Festival del lago Toba (Prapat, Sumatra) con esposizioni dell’artigianato batak; Ya’howu festival (Nias) occasione unica per vedere gli antichi costumi di battaglia dei niassesi (giugno); Festival di Bunaken (Sulawesi) con rappresentazioni teatrali dell’originalissima tradizione locale; Mejuah-Juah Festival (Karo, Sumatra) cerimonie religiose, danze e musiche, danze tipiche anche a Aceh e a Sulawesi; Combattimento dei bufali (Bukittinggi, Sumatra) (luglio); Kerapan sapi (Mandra, Giava) corse di buoi e tori; Gare con canoe (Pacu Jalur, Taluk Kuantan e Indragiri Hulu, Riau); Funerali toraja (Sulawesi) (agosto); Festival Kraton, Yogyakarta e Solo (Giava) con gruppi artistici e folkloristici; Festival di Erau (Tenggarong, Kalimantan) con danze e giochi tradizionali (settembre); Selamatan Suran (Balekambang, Giava) danze e musiche (ottobre); Rondang Bintang Festival (Pematang Purba, Sumatra) danze e bellissimi costumi tradizionali; Kesodo (Monte Bromo, Giava) antica cerimonia propiziatoria con offerte votive (dicembre).

ATTUALITA’
Al largo di Sumatra il 26 dicembre 2004 alle 7 e 58 (ora locale) si è verificato un forte tsunami. La scossa che ha creato lo tsunami è avvenuta a circa 10 chilometri di profondità in una zona ad alta attività sismica, in un punto di contatto tra quattro placche tettoniche:
la zolla indiana e quella australiana che premono verso la piccola zolla birmana, schiacciata a sua volta da quella euro-asiatica a nord e dalla quella delle isole Sonda a est.
In particolare, la zolla indiana scivola sotto quella birmana a una velocità di circa 5-6 centimetri all'anno, un meccanismo noto come subduzione.
Il terremoto ha rotto l'equilibrio precario tra le placche, accelerando la subduzione: la zolla indiana è scivolata repentinamente sotto quella birmana, sollevando il fondo marino di diversi metri (da 15 a 30, secondo le diverse stime dei geologi di tutto il mondo).
Secondo le prime stime si è messa in movimento una sezione di circa mille chilometri di lunghezza lungo la zona di contatto tra le due zolle. E a qualche giorno di distanza, anche i satelliti della Nasa hanno registrato lo sconvolgimento geologico provocato dal sisma: Sumatra e alcune piccole isole dell'arcipelago si sarebbero spostate di qualche metro.
L'innalzamento del fondo ha creato un'enorme colonna d'acqua verso l'alto che una volta giunta in superficie ha generato l'onda dello tsunami.
Solitamente (ed è quello che è avvenuto a largo di Sumatra) poco dopo il terremoto l'onda si divide: il cosiddetto tsunami lontano che viaggia verso l'oceano aperto; e lo tsunami locale che si dirige verso le coste più vicine. L'altezza dell'onda rispetto al livello dell'oceano è circa la metà dello tsunami iniziale, ma la velocità delle onde può essere variabile e dipende dalla profondità del mare.
La formula per calcolare la velocità dell’onda è molto semplice: la radice quadrata della costante di gravità, 9,81 (approssimata a 10) moltiplicata per la profondità. Per esempio, con 4000 metri di profondità (tipica dell'oceano) la velocità dell'onda è radice quadrata di 10x4000 = 200 m/sec = 720 km/ora. In 4 ore si può stimare che l'onda arrivi a quasi 3000 km di distanza.
Man mano che si avvicina alle coste e il fondale si alza, lo tsunami rallenta. Ma la sua potenza è costante: l'onda aumenta d'altezza e la lunghezza d'onda diminuisce. Nel maremoto asiatico le onde hanno viaggiato tra i 400 e gli 800 km/h. Verso riva (si stima) hanno rallentato fino a 45 km/h, ma hanno raggiunto anche i 15 metri di altezza.
Contrariamente a molte rappresentazioni, gran parte degli tsunami non si trasformano in enormi onde frangenti, ma assomigliano a un'enorme e rapidissima marea che si abbatte sulla costa. È più o meno quanto avvenuto per esempio alle Maldive, in parte protette dallo tsunami dalle coste dello Sri Lanka: l'arcipelago è la parte emersa di una antica dorsale vulcanica. Il fondo marino scende a picco immediatamente dopo la riva e per questo motivo l'onda, arrivando sotto costa, non ha avuto modo di alzarsi.
Lungo la costa indiana, dove i fondali sono più bassi, lo tsunami ha perso velocità, ma è cresciuto di altezza con effetti più devastanti.
Ai geologi è risaputo che i terremoti più violenti possono modificare l'assetto delle placche, muovere anche di metri la crosta terrestre e spostare l'asse terrestre. Tutto questo è avvenuto col sisma di Sumatra. I primi dati sono stati confermati da diversi studiosi in tutto il mondo: l'asse terrestre si sarebbe spostato di 2 millesimi di secondo d'arco, più o meno la distanza tra un lato e l'altro di una moneta di 1 euro "vista" alla distanza di 2 mila km, corrispondenti a uno spostamento lineare di 5-6 centimetri. Lo spostamento è avvenuto proprio lungo la direzione dell'epicentro del terremoto, quasi all'equatore. Quindi non si è modificata l'angolazione dell'asse (che è di circa 23 gradi e mezzo), ma la direzione laterale verso cui punta l'asse nello spazio.

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