Gandhi: tesina di geografia sulla vita

Materie:Tesina
Categoria:Geografia

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Testo

Mohandas Karamcand Gandhi, detto il Mahatma (grande anima) nacque a Porbandar, in India, nel 1869. Studiò prima in India, poi a Londra, dove conseguì la laurea in giurisprudenza.
Tornato in India nel 1891 lavorò come avvocato e prese contatto con circoli nazionalisti; in seguito si recò in Sud Africa dove si dedicò alla difesa dei connazionali emigrati. In questo periodo, influenzato dalla conoscenza di religioni come il cristianesimo e l’islamismo e di filosofie indiane ed occidentali (L. Tolstoj e H. Thoreau in particolare) formulò la dottrina della non violenza e del pacifismo (secondo alcuni con influssi anarchici). Organizzò un partito politico e fondò il settimanale Indian Opinion; ampliò il suo programma politico giungendo all’identificazione della “forza della verità” (satyagraha) con la fedeltà assoluta agli ideali della propria coscienza fino alla disobbedienza civile nei limiti della non violenza. Tale precetto non era inteso nel senso di non essere causa di mali agli altri, ma nel possedere la forza della benevolenza e della beneficenza universale che diventa l’”amore puro” comandato dai testi sacri dell’Induismo, dai Vangeli e dal Corano, percui la non-violenza, prima che un principio politico e sociale, è un dovere religioso.
Il suo impegno attivo a favore dei connazionali oppressi lo portò più volte dietro le sbarre mentre si trovava in Sud Africa, ma riuscì ad ottenere almeno l’abolizione della tassa di tre sterline sui lavoratori indiani senza contratto.
Nel 1915 tornò in India, la miseria e l’oppressione in cui viveva il suo popolo lo spinsero a confermare la sua idea di rifiuto dei prodotti della civiltà, alla predicazione di un ritorno alle usanze tradizionali dell’India e il ripristino delle attività artigianali in contrapposizione alla spersonalizzazione della grande industria. Nel frattempo si andava precisando la sua dottrina morale: l’esercizio della non-violenza doveva accompagnarsi all’intrepidezza, che libera dai timori mondani; la vita semplice e modesta del contadino e dell’artigiano esigeva l’umiltà del cuore e la purezza dei costumi, il disprezzo della ricchezza e l’accettazione volontaria della povertà in nome della serenità della coscienza.
Poiché fedele all’antica tradizione, Gandhi accettò la dottrina delle caste, intendendola però come dovere di fedeltà al proprio destino; nonostante ciò, denunciò l’esclusione dalla vita sociale dei paria (i “fuori casta”, gli intoccabili) e si batté contro i matrimoni dei minorenni.
Nel 1919 intraprese la sua prima vera battaglia politica insieme ai nazionalisti, in seguito alla conferma del proposito degli Inglesi di mantenere il dominio coloniale sull’India: venne organizzata una campagna di disobbedienza civile, manifestata col mancato pagamento delle tasse e col boicottaggio dei prodotti britannici.
Il disprezzo dei beni materiali, lo spirito di sacrificio e la forza della religiosità di Gandhi riuscirono a risvegliare l’interesse delle masse popolari: la sua tesi della non-violenza raccolse grandissimo consenso in seguito all’eccidio di Amristar (379 Indiani uccisi dagli Inglesi), causato da atti violenti di alcuni gruppi nazionalisti.
In seguito a una seconda campagna di disobbedienza, nel 1921 venne condannato a sei anni di carcere; dopo tre anni fu liberato per motivi di salute e fu eletto presidente del Congresso Nazionale Indiano (o Partito del Congresso) che allora guidava la lotta di indipendenza dalla Gran Bretagna.
Nel 1930 diresse la “marcia del sale” per boicottare l’imposta inglese e venne di nuovo imprigionato; una volta liberato, nel 1931 partecipò alla conferenza di Londra sull’India, che si chiuse con un nulla di fatto. La lotta per l’indipendenza divenne sempre più aspra e Gandhi subì altre detenzioni, iniziando anche la lunga serie di digiuni come protesta non violenta contro il trattamento politico inflitto ai paria.
All’inizio della II guerra mondiale ripresero in tutta l’India le attività antibritanniche; il governo inglese tentò di negoziare con i nazionalisti (1941) ma la mancanza di concessioni sostanziali provocò il blocco dei negoziati e l’ultima grande campagna di disobbedienza guidata da Gandhi.
Finita la guerra, venne proposto di smembrare il subcontinente indiano tra India e Pakistan; egli non accettò e indisse varie campagne contro le sempre più frequenti violenze tra indù e musulmani.
Nell’agosto del 1947 la Gran Bretagna dovette accettare l’indipendenza dell’India ma impose la suddivisione in due stati.
Gandhi aveva raggiunto l’obiettivo di un’India libera e indipendente, ma il 30 gennaio dell’anno successivo venne assassinato da un indù ortodosso.
Paola Fara V C

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