Definizioni di geografia

Materie:Appunti
Categoria:Geografia

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Testo

Densità,distribuzione,variabili demografiche.
La densità è il rapporto tra il numero degli abitanti di una regione e la superficie della regione stessa.
La distribuzione indica il modo in cui una popolazione è insediata sul territorio.
Le variabili demografiche determinano la variazione numerica di una popolazione.
Le variabili demografiche si dividono in:
naturali : nascite, morti
sociali : immigrazione, emigrazioni

Natalità, fecondità, mortalità.
La natalità esprime il numero dei nati in un intervallo di tempo, in rapporto alla popolazione complessiva.
La fecondità indica il numero medio di bambini partoriti da ogni donna.
La mortalità esprime il numero delle persone morte in un intervallo di tempo, in rapporto alla popolazione complessiva.
La mortalità infantile esprime il numero dei bambini morti entro il primo anno di vita (o entro i primi cinque) in rapporto a ogni mille nati.

Saldo demografico.
Deriva dalla differenza tra :
le nascite e le morti = saldo naturale
le immigrazioni e le emigrazioni = saldo migratorio
che si registrano in un paese in un dato intervallo di tempo.

Andamento demografico.
I tre stadi principali della storia di ogni popolazione sono:
il regime demografico primitivo: natalità e mortalità elevate;
la transizione demografica: natalità e mortalità declinano, ma la seconda più rapidamente della prima;
Il regime demografico maturo: natalità e mortalità declinano, ma con la prima che può scendere sotto la seconda.
L’incremento demografico misura la crescita quantitativa della popolazione (%):
esplosione demografica: crescita sostenuta;
crescita zero: il numero delle morti uguaglia quello delle nascite;
Implosione demografica: le morti superano le nascite.

Speranza e durata di vita.
La speranza di vita esprime il numero di anni che una persona può sperare di vivere alla nascita.
La durata della vita è il numero effettivo di anni vissuti mediamente dagli uomini e dalle donne che compongono una popolazione.

Agricoltura di sussistenza, agricoltura di mercato.
L’agricoltura tradizionale di sussistenza venne praticata fino alla rivoluzione agraria industriale;
era una modalità produttiva fortemente dipendente dalle caratteristiche ambientali, praticata con tecniche agronomiche arretrate. Si basava sul lavoro manuale di piccoli fondi da parte delle famiglie contadine. I raccolti erano destinati prevalentemente all’autoconsumo. E’ ancora presente nei paesi in via di sviluppo.
Agricoltura capitalistica di mercato si sviluppo in seguito al processo di industrializzazione. E’ un sistema produttivo sempre meno dipendente dai condizionamenti ambientali; si pratica con l’aiuto di macchinari, tecnologie e biotecnologie su fondi medie e grandi dimensioni gestiti da imprenditori agricoli.
I raccolti vengono destinati alla vendita sui mercati interni o internazionali.

Agricoltura irrigua o seccagna.
In relazione alla disponibilità d’acqua distinguiamo due tipi di agricoltura: i sistemi irrigui (forte presenza d’acqua) e i sistemi seccagni ( condizioni di aridità ).

La produttività agricola.
La produttività di un’agricoltura si misura in due modi, attraverso:
le rese unitarie = misurano la produttività della terra ed esprimono la quantità media di raccolto che si ricava da ogni unità di superficie. Le rese indicano la redditività dei suoli e servono per valutare il livello di sviluppo di un’agricoltura o l’efficienza di un’azienda agraria;
La produttività del lavoro = ossia la quantità di raccolto mediamente ottenuto da un singolo lavoratore.

Forme dell’organizzazione agricola.
Le aziende agricole possono essere piccole, medie e grandi. Questa diversità determina modi differenti di pratica agricola e differenti rendimenti.
La piccola proprietà, condotta da coltivatori diretti, e diffusa anche nei paesi poco sviluppati.
Sulla base delle colture praticate, distinguiamo due modelli:
policoltura = prevede la compresenza sulla stessa area agricola di coltivazioni differenti, magari associate a uno o più allevamenti. La policoltura presuppone un ricorso alle rotazioni agrarie.
monocoltura = è la coltivazione di un solo prodotto in una vasta area che può ripetersi anche per molti anni. Nel caso delle colture arboree i suoli non soffrono, nel caso delle colture erbacee sì.
Sulla base del lavoro e del capitale investiti distinguiamo:
coltivazione intensiva = si basa sul fattore capitale più che sul fattore terra. Vi si ricorre soprattutto
quando le aziende sono di piccole dimensioni. Prevale in Europa.
Coltivazione estensiva = imperniata sul fattore terra più che sul fattore capitale, quando le vaste superfici garantiscono comunque rapporti abbondanti. Prevale negli Stati Uniti, in Australia, in Canada.

L’agricoltura nella fascia tropicale.
Nell’area equatoriale occupata dalle foreste pluviali le attività agricole sono inesistenti;
in alcune zone sono praticate forme di agricoltura itinerante basate sulla coltura del debbio.
Agricoltura itinerante: spostamento seminomade di tribù che coltivano di volta in volta le terre in cui si insediano.
Debbio : tecnica che consiste nel bruciare la vegetazione dei terreni che si vogliono mettere a coltura. I suoli risultano fertilizzate dalle ceneri.
Nelle aree ai margini della foresta equatoriale africana e sudamericana, sulle coste del golfo di Guinea, in alcune zone caldo-umide del Sudest asiatico e dell’America centrale convivono agricolture tradizionali di sussistenza e di piantagione.
Agricolture di sussistenza: è caratterizzata dall’assenza di tecnologie agricole e scarse eccedenze. Era praticata prima della rivoluzione agraria e industriale.
Agricoltura di piantagione: è caratterizzata da moderne aziende agricole, enorme estensione delle superfici coltivate e specializzazione.
Nelle fasce tropicali dove le precipitazioni sono meno abbondanti viene praticata l’agricoltura a secco.
Agricoltura a secco: l’aridità del clima e la scarsa disponibilità di irrigazione artificiale costringono a sistemi particolari, tra cui lo sfruttamento delle acque sotterranee.
Agricoltura irrigua: si applica alle colture che necessitano di abbondante irrigazione (riso).
Nell’area tropicale umida prevale la coltura del riso.

L’agricoltura nelle aree temperate.
Le aziende agricole statunitensi, di grandi dimensioni, sono caratterizzate da un’alta meccanizzazione; le colture sono specializzate e in stretta connessione con l’allevamento.
Le agricolture canadese, australiana e argentina presentano uno sfruttamento intensivo dei suoli vicino alle aree urbane, coltivazioni e allevamenti estensivi negli spazi meno popolati.
L’agricoltura mediterranea è promiscua, con diverse coltivazioni. Le aree coltivate sono di piccole dimensioni.
In Europa centrale domina l’azienda meccanizzata. L’area atlantica è zona di allevamento bovino.
Nell’ex Unione Sovietica esistono due forme di organizzazione: l’azienda di stato, il sovchoz, e la conduzione cooperativa nelle grandi estensioni di terreno.

Ristrutturazione industriale, decentramento produttivo.
Nelle economie avanzate di Stati Uniti, Europa occidentale, Giappone, il sistema industriale ha subito una profonda ristrutturazione, caratterizzata:
- da un’incessante innovazione tecnologica dei modi di produzione e degli impianti, che permette di migliorare la qualità dei prodotti, ridurre i tempi e i costi di produzione;
- dal trasferimento all’estero dei settori produttivi tradizionali: nei paesi meno sviluppati i costi
di produzione sono inferiori;
- dal potenziamento dei settori innovativi, cioè di produzioni ad alto contenuto tecnologico;
- da un processo di terziarizzazione dell’economia, che trasferisce i lavoratori dal settore secondario ai servizi.

Imprese multinazionali.
Il processo di integrazione dell’economia industriale mondiale ha come protagoniste le multinazionali, grandi imprese presenti in paesi diversi con filiali commerciali, società finanziarie, reparti produttivi. Le attività strategiche, come i centri decisionali rimangono nel paese di origine. La maggioranza delle multinazionali è statunitense.

Distretti industriali.
I distretti industriali sono zone di piccole dimensioni in cui si concentrano imprese che fabbricano lo stesso tipo di prodotto.
Sono diffusi nelle regioni italiane del nord-est e del centro.

Economia di mercato, economia pianificata.
Nel nostro secolo si sono affermati due sistemi economici principali:
- le economie di mercato o capitalistiche, basata sulla proprietà privata e il libero mercato: le
decisioni dei produttori e dei consumatori regolano la produzione e la distribuzione delle
merci (sistema in vigore nei paesi occidentali);
- le economie pianificate o socialiste, basate sulla proprietà collettiva e la programmazione
centralizzata: lo stato detiene i mezzi di produzione e decide cosa, quanto e come produrre

Paesi di nuova industrializzazione.
Nuove economie industriali si sono affermate, nel corso degli ultimi vent’anni nel Sud-est asiatico: Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, Singapore.
Il loro sviluppo ha favorito la crescita economica dell’intera area asiatica.

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