La chimera

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Di
Sebastiano Vassalli
Novara, 1590.
Un piccolo neonato fu abbandonato il giorno di Sant’Antonio Abate, davanti alla casa di carita’ di San Michele, non sarebbe certo sopravvissuto se i cani non l’avessero aiutato a far sentire la sua presenza in quel luogo gelido; una “bayla” si accorse, infatti, dell’abbaiare insistente dei cani nel cortile e decise di sfidare il freddo di gennaio per controllare se c’era qualcosa che dava fastidio alle bestie.
Uscendo si accorse ben presto del piccolo fagottino lasciato sulla grande ruota allora chiamata “Tornio”, lo prese e lo porto’ in casa, al caldo. Era una bimba, scura d’occhi e di capelli che venne chiamata ANTONIA.
E’ appunto la piccola Antonia il personaggio del libro di Sebastiano Vassalli.
La bimba fu accolta nella Casa di Carita’ di San Michele fuori le mura, ed in questo luogo rimase per ben dieci lunghi anni a giocare con le sue compagne, a far scherzi alle suore e a scontare le punizioni da loro inflitte.
Antonia, raggiunti i dieci anni, non sperava piu’ di uscire da quella casa, perché quando venivano delle famiglie a scegliere un esposta o un esposto da portarsi a casa a lei non la guardavano mai.
Un giorno, però, entrò nella casa la famiglia Nidasio proveniente da un piccolo paese fuori Novara chiamato Zardino, la signora aveva portato con sé alcuni biscotti da regalare ai bambini che in un secondo li avevano finiti ed arrivato il momento di fare la loro scelta i due coniugi decisero di prendere con sé la piccola Antonia dagli occhi scuri.
Arrivati alla nuova casa dell’esposta (a Zardino), tutte le comari con le rispettive figlie cominciarono a guardare la bambina con la testa completamente rasata. Nessuno in quel momento avrebbe pensato a quello che sarebbe successo di lì a dieci anni, quando Antonia diventata la più bella ragazza che non si fosse mai vista da quella riva del Sesia, fu accusata di andare ai “Sabba” con il Diavolo.
I malvagi pensieri della gente incominciarono quando un pittore dipinse la bell’Antonia in un Edicola dedicata alla madonna, per poi arrivare a pensare che ella andasse ai “Sabba” per incontrarsi con il Diavolo in un luogo chiamato “Dosso dell’Albera”, mentre invece lei ci andava per incontrarsi con il suo moroso Gasparo che di lavoro faceva il Camminante.
Fu grazie alle maldicenze della gente che, Don Teresio (che non si era ancora dimenticato del giorno in cui Antonia aveva riso in faccia al Vescovo durante l’omelia) decise di denunciare al Tribunale Ecclesiastico i fatti che accadevano nel piccolo paese (morte dei neonati, famiglie intere che perdevano la voce, lavoratori che sì ammalavano…) accusando per l’appunto Antonia.
Tutte le prove erano contro di lei; era Antonia che utilizzava delle erbe per profumarsi quando aveva le lune e sempre lei era stata vista dai “Fratelli Cristiani” mentre si recava al Dosso dell’Albera, chi passava accanto a lei per strada sì ammalava…
Antonia fu rinchiusa nelle carceri del Tribunale dell’Inquisizione di Novara e torturata non solo dai grossi ratti che non la lasciavano dormire, ma anche dai carcerieri del Tribunale per ordine dell’inquisitore Manini.
Dopo un lungo periodo passato in quelle carceri ad aspettare l’esito del suo processo, Antonia fu trasferita nella Torre dei Paratici nell’attesa di andare al rogo per eresia. In questa torre Antonia incontrò una prostituta che aveva conosciuto quando era stata rinchiusa in uno sgabuzzino nella Casa di Carità, ma soprattutto riuscì a recuperare le ore di sonno perse nelle carceri del Tribunale.
Arrivato il giorno della sua morte al rogo il boia le fece bere delle erbe per “addormentarla” in modo che non soffrisse più di tanto, la accompagnò sul patibolo, la legò e appiccò alle fascine di legna ricavate dall’Albera che attribuiva il nome al Dosso e che era luogo dei peccati della giovane.
Quel giorno tutta la bassa accorse a Zardino per vedere il rogo della strega che non sapeva nemmeno il reato da lei commesso per subire una punizione tale, d'altronde lei si era solo incontrata con il suo moroso che di certo non era un Diavolo.

Questo libro è stato molto interessante, poiché fa conoscere al lettore il tipo di vita e di religione nel 1600.
La vita era quella delle campagne, che si consumava nel lavoro della terra, nel caso del libro si parla di piantagioni di riso.
Il lavoro nelle risaie era molto faticoso rispetto ai tempi nostri (d'altronde le macchine a quel tempo non esistevano, c’era solo la forza umana) ed era svolto dai “Risaroli”, persone che per un po’ di denaro rischiavano la propria vita.
La chiesa del 1600 era molto legata a Dio e non permetteva alle persone d’essere politeisti o atei, cosa che al giorno d’oggi non è più punita, anzi la chiesa cattolica convive con altre chiese come la religione cristiana convive con altre religioni.
Allora ciò era vietato e si rischiava di morire sul rogo (com’è successo ad Antonia) se non si abiurava la propria credenza.
Antonia allora è stata punita senza sapere per cosa era punita, senza aver commesso alcun reato, è stata accusata dalle maldicenze delle comari che d’inverno si rinchiudevano nelle stalle a sparlare, proprio come si fa oggigiorno dalla pettinatrice o dall’estetista.
Come si può vedere il mondo e il modo di vivere non sono poi cambiati tanto, ma si sono solo trasformati forse in meglio o forse in peggio, io comunque resto sempre del parere che chi vivrà tra cent’anni troverà strano il nostro modo di vivere come noi ora troviamo strano quello dei secoli precedenti al nostro.

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