Il nome della rosa

Materie:Scheda libro
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Testo

Maura Zuccolotto 26 luglio 2000
IL NOME DELLA ROSA
AUTORE L'autore è Umberto Eco saggista e narratore italiano, nato ad Alessandria nel 1932. Docente universitario, ha svolto indagini sulla storia dell'estetica, sulle poetiche d'avanguardia, sulle comunicazioni di massa ecc.. Pubblicista, noto per le sue inchieste sulla cultura di consumo, ha ottenuto un successo mondiale appunto con "Il nome della rosa" (1980). Tra i suoi volumi di saggi vanno ricordati: "Il problema dell'estetica in Tommaso d'Aquino" (1956), "La definizione dell'arte" (1968), "Lector in fabula" (1979), "Semiotica e filosofia del linguaggio" (1983).
ANNO di PUBBLICAZIONE 1982
TIPOLOGIA Il testo si presenta come un giallo, ma la precisa ricostruzione dei luoghi e dei personaggi lo trasformano in un romanzo storico molto completo. Inoltre lo scrittore tratta di molte questioni filosofiche e teologiche, tratti distintivi del romanzo-saggio.
COMPOSIZIONE L’autore afferma nella prefazione di essere venuto in possesso di un manoscritto di un certo abate Vallet, che conteneva la storia di un monaco tedesco, Adso da Melk. Spinto dalla curiosità, Eco cominciò a cercare prove concrete di questo racconto, arrivando a trovare un testo che citava il manoscritto di questo monaco addirittura in Brasile. Lo scrittore decise allora di pubblicarne la traduzione italiana.
CONTENUTO Il romanzo è ambientato nel 1327, in un’epoca travagliata per i forti contrasti religiosi fra i francescani spirituali e il Papato e per la nascita di molti movimenti ereticali.
La narrazione ha inizio in un’abbazia benedettina dell'Italia settentrionale, con l’arrivo di Guglielmo, un esperto francescano, invitato dall’imperatore ad essere mediatore fra Papato, Impero e i vari ordini religiosi. Guglielmo e il suo accompagnatore, Adso da Melk, un novizio benedettino, vengono invitati dall’abate a far luce sull’omicidio di un giovane monaco, Adelmo, ritrovato in un precipizio.
Ma un altro sanguinoso evento apre la seconda giornata: la morte del monaco Venanzio, ritrovato in un orcio, dopo che il suo corpo era stato trascinato lì dall’Edificio. Grazie ad alcune rivelazioni si scopre che Venanzio aveva avuto molti contrasti con Jorge riguardo alla liceità del riso, e che Adelmo aveva avuto un rapporto carnale con Berengario, l’ultimo ad aver visto Venanzio vivo.
Alla fine del secondo giorno, dopo cena, Guglielmo e Adso si recano di nascosto nello scriptorium e ai piedi del tavolo di Venanzio scoprono un’interessante pergamena in greco con alcuni segni misteriosi, attinenti forse al “Secretum finis Africae”. Ma i due monaci non sono soli: qualcuno infatti sottrae a Guglielmo i suoi preziosi occhiali. In seguito, grazie alle indicazioni di Alinardo, i due riescono a raggiungere la biblioteca, posto cui era stato loro proibito di accedere: dopo essere fortunatamente usciti da questo ambiente spettrale, dove l’aria che si respira provoca delle visioni a Adso, si viene a sapere che Berengario è scomparso.
Un altro strano evento apre il terzo giorno: un panno sporco di sangue viene trovato nella cella di Berengario. Nel frattempo arrivano all’abbazia Bernardo Gui, un famoso inquisitore, e la delegazione papale. Durante la notte Adso, sveglio per esplorare la biblioteca, incontra nella cucina una misteriosa ragazza, probabilmente una delle tante paesane che si concedevano per fame ai monaci, e ha un rapporto con lei: profondamente pentito, Adso si confessa con il suo maestro e poi i due scoprono il cadavere di Berengario nei balnea. Il monaco è apparentemente annegato, ma ben presto si scopre che è stato avvelenato.
Mentre Adso è ancora turbato per il suo peccato, Guglielmo, decifrando il manoscritto, capisce che la causa dei delitti sembra essere un libro. Intanto Bernardo scopre Salvatore con la donna misteriosa, e lo accusa di essere un ex dolciniano, mentre lei sarà messa al rogo per stregoneria.
Il quinto giorno è dominato dalla disputa tra i sostenitori della regola francescana e gli oppositori a questa. Nella confusione che si crea, Severino invita Guglielmo a seguirlo per mostrargli un testo interessante e, sentite queste parole, Jorge si dirige subito verso l’Edificio. Guglielmo viene però trattenuto dalle delegazioni che lo invitano a esprimere una sua opinione, e intanto Severino viene ucciso. Le circostanze sembrano accusare il cellario Remigio che, per evitare la tortura, si dichiara colpevole, ma Guglielmo viene a sapere che anche Malachia si trovava sul luogo del delitto.
Guglielmo e Adso si mettono alla ricerca del testo misterioso, ma Malachia ne torna in possesso prima di loro; entrato in chiesa, dove i monaci sono riuniti per le preghiere, il bibliotecario cade a terra morto davanti allo sguardo esterrefatto di tutti. Poi Bencio, il nuovo aiuto-bibliotecario, permette a Guglielmo di consultare il catalogo dei libri dell’abbazia, e il monaco si accorge della scrittura di un misterioso bibliotecario, che avrebbe registrato l’arrivo del volume da lui cercato, che si troverebbe ora nel finis Africae. L’abate si ostina però a negare l’accesso alla biblioteca, quindi Guglielmo e Adso vi entrano di nascosto: qui li aspetta Jorge che aveva intrappolato l’abate, destinato a morire asfissiato.
Jorge invita Guglielmo a leggere quel famoso testo, che si rivela essere il secondo libro della Poetica di Aristotele, ma quest’ultimo indossa prudentemente dei guanti, avendo capito che il monaco aveva cosparso il volume con il veleno mortale.
Tutto è ormai chiaro: Adelmo si è suicidato per rimorso, Venanzio ha letto il libro e sotto l’effetto del veleno si trascina in cucina; poi Berengario, preoccupato che l’inchiesta possa coinvolgerlo, lo immerge nell’orcio. Il monaco porta con sé il libro e muore casualmente nei balnea. Severino scopre il volume ma viene sorpreso da Malachia, a sua volta istigato da Jorge, che lo uccide, ma anche lui legge il libro e muore. Ma cosa contiene questo libro per provocare tutte queste morti? Nel testo Aristotele giustificava il riso, mentre questo non era ammesso da Jorge, che più volte ne aveva discusso con gli altri monaci.
Ormai smascherato, il monaco tenta di scappare, ma nella confusione alcuni testi prendono fuoco insieme al prezioso manoscritto. Nonostante il tentativo di Adso di avvertire gli altri monaci del grave pericolo, l’incendio si estende a tutta l’abbazia che arse per tre giorni e tre notti.
PERSONAGGI I personaggi del romanzo appartengono tutti alla vita di una comune abbazia medievale: insieme ai monaci vivono servi famigli e artigiani. Fra tutti i personaggi, emergono soprattutto cinque figure.
ADSO DA MELK: Adso è il narratore. All'epoca dei fatti è un giovane voglioso di apprendere dal suo illustre maestro Guglielmo. Da anziano, Adso ricorda quei terribili sette giorni come fondamentali per la sua crescita spirituale e intellettuale. Durante la permanenza nell'abbazia cade nel peccato carnale e viene sconvolto più volte dal desiderio d'amore: forse non riesce a trovare serenità per quell'avvenimento neppure da anziano, ed il ricordo del peccato è sempre vivo in lui. GUGLIELMO DA BASKERVILLE: Guglielmo è un dotto francescano,inviato in giro per le abbazie dall'Imperatore per fare da mediatore fra le due fazioni opposte dell'epoca: i sostenitori dell'Impero e quelli del Papato. Egli affascina Adso non solo per la sua eloquenza e la sua intelligenza, ma anche per il suo aspetto esteriore, che al novizio ricorda la figura del padre con la sua alta statura e la sua magrezza; ha inoltre gli occhi acuti e penetranti e il naso affilato; deve avere cinquant'anni ma è molto agile. Da un punto di vista culturale, Guglielmo possiede, come tutti gli intellettuali dell'epoca, un sapere enciclopedico, che gli permette di affrontare anche le situazioni più difficili.
JORGE DA BURGOS: Anche per Jorge, come per Guglielmo, la caratterizzazione fisica è ben evidente nel testo: è descritto come un monaco curvo per il peso degli anni, con capelli e barba bianca; la sua voce è maestosa e l’aspetto possente. Ma il tema che domina nelle discussioni di Jorge è sicuramente il riso e la sua importanza. Jorge disprezza gli esseri umani che ridono, perché così si prendono beffe delle cose divine e si allontanano dalla realtà. Proprio per difendere l'inviolabilità del II libro della poetica di Aristotele, che giustifica e apprezza il riso, Jorge lo cosparge di veleno e provoca la morte di tutti coloro che cercano di leggerlo. Verso la fine del romanzo l'autore esprime anche un giudizio su questo personaggio, attraverso la voce di Guglielmo, paragonando il suo volto a quello dell’Anticristo: è un giudizio, quindi, estremamente negativo.
BERNARDO GUI: Come al solito, è rilevante, inizialmente, la caratterizzazione fisica: Bernardo è un domenicano di circa settant'anni, esile nella figura; i suoi occhi sono particolari, grigi, freddi, capaci di fissare senza espressione, abili sia nel nascondere sia nell’esprimere i suoi pensieri. Si capisce dai suoi comportamenti, come Bernardo, inquisitore papale, desideri vedere gli imputati subito messi al rogo:infatti egli non ricerca la giustizia, ma vuole avere un capro espiatorio per rafforzare davanti al popolo la potenza della sua carica.
MALACHIA DA HILDESHEIM: E’ il bibliotecario, una figura molto importante perché è il depositario di tutto il sapere dell’abbazia, che è a sua volta il centro principale della cultura medievale. E’ un uomo misterioso, come del resto deve essere per mantenere i tanti segreti che si celano nella biblioteca. Anche questo monaco ci viene dapprima presentato fisicamente: è un uomo alto, estremamente magro, anche se le sue membra sono grandi e sgraziate. Il suo aspetto è inquietante: il pallore del suo volto conferisce un aspetto triste ai suoi occhi, che secondo Adso nascondono vecchie passioni disciplinate dalla rigida vita monastica.
NARRATORE Il narratore, Adso da Melk, si può definire "onnisciente" in quanto, pur essendo presente nella storia come personaggio, ha già vissuto gli eventi che ricorda da vecchio. Il narratore è inoltre di primo grado, poiché non lascia mai a nessun altro il compito di narrare gli eventi. Quindi la focalizzazione è interna, in quanto il narratore è allo stesso tempo colui che parla e colui che vede: tutti gli avvenimenti e le situazioni vengono analizzate secondo il punto di vista del giovane monaco, anche se a volte alcuni suoi comportamenti sono compresi solo dall’Adso ottantenne.
TECNICHE NARRATIVE Tutto il romanzo si presenta come un grande "flashback": Adso, monaco ottantenne, ricorda le sue terribili esperienze di quand'era un novizio, quindi fabula e intreccio non coincidono mai. Solo in qualche caso il narratore anticipa i fatti che devono ancora accadere.
LUOGO e TEMPO La vicenda si svolge in un’abbazia dell'Italia settentrionale, di cui l'autore però tace sia il nome che la precisa ubicazione. Gli eventi accadono durante l'ultima settimana del novembre 1327: tempo della storia e tempo del racconto però non coincidono. Il tempo della storia si articola in sette giorni, e la narrazione è suddivisa in varie ore secondo il giorno benedettino. Il tempo del racconto, invece, non è precisato, dal momento che Adso scrive quando, da anziano, decide di lasciare testimonianza del suo passato.
Il contesto storico nel quale avvengono i fatti è il Medioevo: quest’epoca è ben descritta attraverso la rappresentazione dei personaggi. Inoltre l'abbazia è il luogo ideale nel quale ambientare il romanzo poiché nel Medioevo i luoghi sacri erano il centro della vita culturale e sociale. Dal testo emergono anche i limiti della religiosità medievale: la fede viene interpretata in modi molto diversi, e ciò provoca la nascita di molti movimenti ereticali, per contrastare i quali emerge la realtà dell’Inquisizione, ma in molti casi il suo scopo si dimostra essere quello di trovare un capo espiatorio ai tanti problemi della cristianità medievale.
GIUDIZIO Affrontando la lettura di questo romanzo pensavo di trovarmi di fronte ad un testo noioso, con molti riferimenti teologici e filosofici: certo, questi non mancano, ma sono inseriti in un racconto molto coinvolgente grazie alla sua forma poliziesca. L’autore fornisce inoltre molte informazioni sul mondo medievale, in tutti i suoi aspetti più o meno positivi ma comunque affascinanti. Credo quindi che sia un libro destinato a varie fasce di pubblico: dagli amanti del giallo fino agli appassionati di storia medievale.

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