"Il nome della rosa" di Umberto Eco

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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2.5 (2)
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Data:25.01.2001
Numero di pagine:8
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Testo

L’autore del libro “Il nome della rosa” è Umberto Eco.
Egli nacque ad Alessandria nel 1932. Docente universitario, studioso di estetica, interessato all’arte di avanguardia e alle forme della cultura di massa, pubblicista, si è rivelato dapprima come brillante teorico del Gruppo ’63, poi come semiologo e scrittore . E’, infatti, ordinario di Semiotica e presidente della scuola superiore di Scienze Umanistiche presso l’Università di Bologna .
Opere: 1980 - Il nome della rosa / 1988 - Il pendolo di Foucault / 1994 - L’isola del giorno prima / 1962 - Opera aperta / 1963 - Diario minimo / 1968 - La struttura assente / 1979 - Lector in fabula / 1993 - La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea .
La casa editrice è Bompiani e l’edizione “ I Grandi Tascabili “ del novembre 1999 .
L’illustrazione sulla copertina riproduce un castello che suppongo del periodo feudale in cui all’interno vi sono uomini e donne con i vestiti tipici di quel tempo.
Alcuni sono abbracciati, altri hanno il volto rivolto verso l’alto, altri cercano di fuggire perché dall’alto vengono scagliati grandi massi che stanno distruggendo tutto il castello . Dal cielo posso anche scorgere un angelo che sorvola la fortificazione ed ha un dito alzato come in segno di comando e punizione . Questo penso che sia collegato con la trama del libro e forse si tratta della punizione divina per coloro che peccano, o forse, più precisamente per coloro che si divertono e si dedicano al riso, un atteggiamento dell’uomo tanto disprezzato dal vecchio ceco Jorge nel testo .
Questa illustrazione sta quindi a significare la punizione divina per coloro che peccano, che si dedicano al divertimento, come forse stava avvenendo proprio in quel castello .
L’immagine può quindi fornirci un suggerimento sul contenuto del romanzo .
Nella retrocopertina ci sono dei commenti di persone o giornali famosi sul contenuto del libro . E’ presente un prologo di circa otto pagine .
Il volume è composto da 533 pagine complessivamente. La storia è suddivisa in sette giorni, che a loro volta sono suddivisi in Mattutino, Laudi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespro ,Compieta . Questa suddivisione segue la scissione della giornata nell’abbazia .
Ogni giorno ha pressappoco la lunghezza di ottanta pagine, a parte il terzo giorno che è il più breve e comprende una trentina di pagine . Ad ogni suddivisione interna del giorno vi è una breve didascalia che raccoglie il contenuto del “capitoletto” .
Posso dividere il racconto in sette macrosequenze, corrispondenti ai sette giorni della visita di Guglielmo ed Adso all’abbazia .
La storia è ambientata nel novembre 1327, presso una imprecisata ma ricca abbazia benedettina dell’Italia Settentrionale: l’unico dato certo è una zona comprea tra Pomposa e conques, sulla dorsale appenninica tra Piemonte, Liguria e Francia .
In ogni caso l’abbazia presenta la struttura ordinaria di analoghi reali edifici, un anbito chiuso, non diverso dalla curtis medievale con una netta distinzione tra la pars dominica ( chiesa, chiostro, scriptorium e biblioteca ) e la pars massaricia , destinata cioè agli addetti ai lavori manuali come le stalle, stabbi e fucine .
Nell’introduzione l’autore afferma di aver ricevuto ( e subito tradotto durante la lettura ) la versione francese, del 1842, di un manoscritto del 14° secolo , opera di un monaco benedettino, don Adso da Melk, che, vecchio, ricorda importanti vicende della sua vita di novizio.
E tuttavia, come il manoscritto, anche la versione francese, accidentalmente sottratta, scompare nel nulla e solo le casuali testimonianze confermano l’esistenza di ciò che è stato letto e trascritto .
Nel prologo, Adso, il narratore, si presenta, dà informazioni sul periodo storico della sua giovinezza, e infine descrive la figura di Guglielmo da Baskerville ( il dotto francescano inglese al cui servizio era stato posto), impegnato in una difficile missione : ricomporre i contrasti che oppongono i francescani minorati –il nome della povertà della chiesa- ai fedeli del papa Giovanni 22°, in un periodo in cui dilagano i movimenti ereticali . Ai piedi della roccia su cui sorge l’abbazia( dove appunto avverranno gli incontri tra le due delegazioni religiose ) , Guglielmo già dà prova della sua capacità di osservazione : fa ritrovare infatti il cavallo dell’abate, sfuggito ai monaci, limitandosi a decifrare i segni lasciati nella fuga .
Nell’abbazia , Adso e Guglielmo visitano i luoghi più significativi, e in particolare lo scriptorium ( dove vengono copiati e illustrati i manoscritti antichi ) ,e la biblioteca ( dalla struttura labirintica , accessibile al solo bibliotecario ) , e fanno la conoscenza con quelli che saranno i protagonisti delle imminenti vicende : L’Abate, Ubertino da Casale ( condannato per eresia ) , l ‘erborista Severino, il bibliotecario Malacchia, alcuni giovani traduttori e scribi, e il cellario Remigio, addetto alle provviste, il servo Salvatore, e infine un vecchio monaco cieco, Jorge da Burgos ( ex – bibliotecario ) , che si presenta polemizzando sul “ riso “ e la “ giocondità “ e annunciando l’Anticristo.
Ma soprattutto vengono a sapere della recentissima e misteriosa morte del giovane Adelmo da Otranto, espertissimo minatore; Guglielmo è incaricato di indagare le cause. Il secondo giorno si apre con un efferato delitto : dall’orcio dove è raccolto il sangue dei maiali spunta un cadavere, presto identificato per quello di Venanzio , sapiente di “cose greche” .
Guglielmo indaga anche sulla nuova morte e , interrogando Bencio da Upsala e Berengario, viene a sapere delle accese discussioni nello scriptorium a proposito di libri ( in particolare nel secondo libro della poetica di Aristotele, perduto fin dall’antichità ) e dei comportamenti peccaminosi dei giovani monaci .
Si scoprirà infatti che la morte di Adelmo era in realtà un suicidio, in quanto aveva peccato carnalmente con un altro monaco, Berengario, e, quando era andato a confessare le sue pene dal vecchio Jorge, questo probabilmente l’aveva talmente ammonito ed impaurito sulle conseguenze del suo gesto che, questo, aveva preferito uccidersi che restare in vita con questo peso .
L’attenzione di Guglielmo si rivolge sempre più alla biblioteca e alla sua struttura ; saputo di un passaggio segreto vi accede la notte stessa .
Entrati nel labirinto i due rischiano però di perdersi, attratti da visioni fantastiche .
Il terzo giorno si apre con la scomparsa di Berengario. Mentre lo si cerca inutilmente, Adso ha modo di conoscere “il grande fiume ereticale” e da Ubertino apprende la storia di fra Dolcino, il capo carismatico dell’eresia .
Entrato da solo in Biblioteca il novizio ne fugge spaventato, ma per incontrare nella grande cucina dell’abbazia una splendida fanciulla, una ragazza del villaggio, che lo conquista ed insieme fanno l’amore. Adso confessa il suo peccato ma gli eventi sovrastano : proprio una sola parola spinge Guglielmo ai palnea, dove scopre, in una vasca piena d’acqua il corpo di Berengario .
Il quarto giorno è dominato dall’orrore per l’annegato, ma Guglielmo, dopo un attento esame del cadavere, propende, con l’erborista Severino, per un avvelenamento .
Mentre si scoprono i legami con gli eretici di Remigio e Salvatore ( che verranno condotti dall’inquisitore Bernardo Gui ad Avignone ), arrivano all’abbazia i rappresentanti dei minorati e del papa . Guglielmo non rinuncia a tornare nel labirinto, ma ancora una volta il segreto è impenetrabile .
Intanto Salvatore è sorpreso ad armeggiare davanti alla cucina, con la ragazza amata da Adso, subito imprigionata come strega .
L’attenzione del quinto giorno sembra essere soprattutto polarizzata dalle due legazioni e dalle loro dotte disquisizioni sulla povertà di Gesù e sul potere temporale della Chiesa ; ma di nuovo un delitto riporta ogni interesse ai misteri dell’abbazia .
Dopo aver parlato con Guglielmo di uno strano libro, Severino viene scoperto con la testa spaccata. Trovato al suo fianco, il cellario è accusato dell’assassinio, nonostante la sua protestata innocenza ; la giustizia nell’abbazia è ormai amministrata dai legati del papa, e, mentre Ubertino da Casale preferisce la fuga, un sermone di Jorge ammonisce tutti sulla prossima venuta dell’Anticristo .
Al mattino del terzo giorno stramazza al suolo il bibliotecario Malachia : è la quinta morte misteriosa . Guglielmo si accorge che, come la lingua di Berengario, anche i polpastrelli delle prime tre dita della mano destra di Malachia sono scuri : è il segno del veleno . Decide dunque di non desistere dalla ricerche e di allargare le indagini al passato dell’abbazia e soprattutto agli ex bibliotecari .
Scopre infine il segreto per entrare nella parte più nascosta del labirinto, là dove i misteri possono sciogliersi .
Nella notte tra il sesto ed il settimo giorno Guglielmo ed Adso ritornano nella biblioteca . Mentre vi arrivano sentono una persona agitarsi moribonda in un chiuso budello dentro la parete, ormai in preda a soffocamento ( il sesto morto si rivelerà poi essere proprio l’abate ) .
Nel punto più interno della biblioteca trovano invece il vecchio Jorge . Il mistero si svela : in biblioteca è conservato il secondo libro della poetica di Aristotele, ma Jorge lo ha sempre tenuto nascosto, impedendone assolutamente la lettura .
Il libro, infatti, dedicato al 2riso” avrebbe potuto insegnare che liberarsi della paura del diavolo è sapienza .
Per questo il vecchio ne aveva cosparso le pagine di un potente veleno . Jorge è ora sconfitto, ma non si dà per vinto . Tenta di distruggere il prezioso volume inghiottendone le pagine avvelenate ( sarà il settimo morto ) e così appicca il fuoco alla biblioteca : così va perduto definitivamente il secondo libro della poetica .
Il romanzo si conclude con un Ultimo Folio : informa che l’intera abbazia , cui le fiamme si sono estese, arse tre giorni e tre notti . Ma Adso e Guglielmo hanno già ripreso la loro strada, e presto si separeranno per mai più rivedersi .
I personaggi : voce narrante è Adso da Melk, che all’epoca della vicenda è un giovane novizio francescano affidato alle cure di Guglielmo da Baskerville .
E’ Guglielmo il vero protagonista, anche se bisogna notare come tutta la vicenda ruoti intotno alla biblioteca., labirinto simbolo della pericolosità di una cultura staccata dalla fede e dall’eccessiva curiosità ( nel cuore della biblioteca sono custoditi alcuni testi considerati pericolosi ) . Guglielmo è un frate francescano che gode di una certa fama per quanto riguarda la sua abilità nel risolvere misteri e svelare quesiti incredibilmente complessi . Egli verrà incaricato dall’abate di risolvere il mistero sulla morte di alcuni frati dell’abbazia e alla fine riuscirà nel suo intento .
Poi c’è Jorge, un vecchio saggio cieco, ex bibliotecario e confessore di tutti i frati dell’abbazia . Sarà lui a cospargere la pagine del libro di Aristotele di veleno : è quindi lui l’assassino .
Troviamo poi Remigio da Varagine, cellario del monastero ed ex eretico dolciniano , Salvatore che si può considerare relativamente umano e che desta subito i sospetti dei Guglielmo per il suo strano modo di parlare una lingua che non esiste, ma che è un concentrato di tutte le lingue parlate nella cristianità .
Adelmo, il giovane miniaturista che si uccide vinto dal rimorso di un peccato consumato con Berengario, vice bibliotecario che a sua volta verrà trovato cadavere .
Poi c’è Venanzio, il traduttore greco trovato morto nella giara che conteneva il sangue dei maiali uccisi, Malachia, bibliotecario e gran confidente di Jorge, Ubertino da Casale, venerato come un santo dai francescani e condannato come eretico dal Papa . Quindi Bernardo Gui, inquisitore, espressione di un modo ormai superato di intendere la fede, sostenitore di un intollerante e prepotente azione di soffocamento del libero dialogo, ben lontano dall’apertura illuministica di Guglielmo .
Tutta la storia può essere considerata un flashback, in quanto Adso racconta questa vicenda durante la sua vecchiaia .
Egli è anche il narratore, che è quindi interno perché uno dei personaggi . Prevale quindi una focalizzazione interna .
I temi principali affrontati nel romanzo sono senza dubbio la corruzione dei monaci e gli orrori dell’Inquisizione .
L’ Inquisizione viene presentata come un tribunale ideologico, inteso a reprimere ogni possibile discussione con una serie di tesi razionalmente insostenibili, che potevano essere imposte solo con la forza delle armi e dei roghi, seminando il terrore .
Spicca quindi l’elemento di supporto della trama , cioè il desiderio della chiesa di occultare un volume che avrebbe pericolosamente legittimato , insieme con la commedia, l’umorismo, nemico della fede perché può liberare dalla paura su cui la religione si fonda .
L’opera ha chiaramente un valore simbolico ed allegorico, ambiti cari ad Eco che del resto è titolare della cattedra di semiotica ( scienza dei segni ) dell’Università di Bologna : la biblioteca, per esempio, è simbolo da un lato del fascino della cultura, dall’altro dell’enorme pericolosità a causa del peccato d’intelletto, tratto tipico della mentalità medievale .
Il libro si è rivelato noioso, non per colpa della trama, che in sé poteva essere anche interessante e ben articolata , ma per colpa dell’autore che ha dilungato molte parti , come ad esempio la descrizione di alcune parti dell’abbazia , la storia dei vari ordini religiosi e la situazione presente in Italia .

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