"Danny l'eletto" di Chaim Potok

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale
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Data:05.04.2001
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Testo

RELAZIONE DEL LIBRO: “DANNY L’ELETTO”

1. AMBIENTE (TEMPO E SPAZIO-CONTESTO STORICO SOCIALE)
Le vicende narrate risalgono agli anni della seconda guerra mondiale (“…La caduta di Roma in mano degli alleati può avvenire da un giorno all’altro. E circolano voci sull’imminente invasione d’Europa…”), per la precisione quando ebrei, irlandesi, tedeschi e profughi spagnoli erano emigrati in America, a New York,ed erano fuggiti dal regime Franco. Ed è proprio nella grande metropoli americana (precisamente a Brooklin)che comincia la profonda amicizia di Reuven Malter e Danny Saunders, entrambi ebrei, ma appartenenti a due diverse comunità religiose che da sempre si guardano con sospetto e diffidenza.

2. TEMI (COME EMERGONO)
In questo libro il tema principale è l’amicizia, l’amicizia di Reuven e Danny e si potrebbe definire la cerniera narrativa tramite la quale Potok confronta due modi di concepire la fedeltà alla tradizione e due diversi modi di vivere l’esistenza. Con ciò Potok ci vuole mostrare che l’amicizia non è impossibile, seppur tra due persone che hanno tradizioni e modi di vivere completamente diversi. Reuven afferma inizialmente: “Danny e io non ci saremmo mai conosciuti, ovvero la nostra conoscenza sarebbe avvenuta in circostanze affatto diverse, se l’America non fosse entrata nella seconda guerra mondiale, e se quindi alcuni insegnanti d’inglese delle scuole ebraiche non si fossero piccati di mostrare ai gentili che gli alunni delle loro yeshivà,…, avevano la stessa efficienza fisica degli alunni di una qualsiasi altra scuola americana. E si misero a dimostrarlo organizzando squadre sportive nelle scuole ebraiche del nostro quartiere e di quelli adiacenti…”, ed è proprio tramite una partita di softball che Reuven Malter comincia a frequentare Danny Saunders, e comincia a capire che c’è qualcosa in lui che lo attrae terribilmente, capisce che è diverso da tutti gli altri chassid della sua comunità e può riporre in lui tutti i suoi pensieri e la fiducia necessaria (possiamo trovare nel testo una citazione di Reuven: “…il giorno prima lo odiavo, e adesso ci chiamavamo per nome. Rimasi a sentirlo parlare, stregato dal semplice fatto di udire quell’inglese così impeccabile che fluiva dalle labbra di un essere vestito da chassid. […] le poche volte che mi era successo di parlare con un chassid, il mio interlocutore aveva usato unicamente lo yiddish. Adesso viceversa Danny Saunders parlava in inglese, e quel che diceva e il modo in cui lo diceva sembravano in pieno contrasto con gli abiti che indossava, coi riccioli che gli calavano Dalle tempie e con le frange che gli pendevano sotto la giacca scura…”), capisce che ha scelto finalmente il suo amico, così come insegna il Talmud (“…Un filosofo greco disse che due veri amici sono come due corpi con un’anima sola…”).
Un altro tema che ricorre spesso, è l’educazione dei figli: anche da questo punto di vista notiamo delle enormi differenze tra le due comunità religiose: infatti il padre di Danny, secondo la tradizione del suo popolo, educa il figlio basandosi sul silenzio, ritenendo che “…le parole travisano quel che si prova veramente in cuore…”, quel silenzio che Danny non capisce e che lo allontana sempre più dal padre. Invece in casa Malter padre e figlio hanno un rapporto più “acceso”, il padre educa il figlio secondo gli insegnamenti del talmud dialogando apertamente con lui, mettendolo in guardia sulle difficoltà della vita e incoraggiandolo per le scelte più difficili.
Non possiamo scordarci di affermare però, che in questo libro si parla di religione, la religione ebraica, vissuta dai due protagonisti in modo diverso. Ed è proprio tramite l’amicizia di Danny e Reuven che Potok riesce ad accostare differenti idee e culture, seppur fondamentalmente nella stessa religione. Sempre parlando di religione, in questo romanzo possiamo notare un aspetto misterioso quanto affascinante: infatti, con una lettura accurata ci accorgiamo che Potok non parla mai direttamente di Dio, perché Dio è già presente nei fatti narrati che i personaggi non si preoccupano di parlarne, se non nei momenti di profonda crisi, quando Dio diventa “un problema”, insomma, quando viene messo in dubbio, e ciò accade per esempio quando Danny invoca direttamente Dio dopo aver appreso gli orrori dell’Olocausto. Oppure all’inizio del romanzo quando il professor Galanter nomina Gesù, appena ha appreso che l’occhio di Reuven gioca brutti scherzi con la luce. E ancora quando il signor Malter racconta al figlio la storia degli ebrei, e tra persecuzioni, massacri e rivolte, afferma: “che cosa poteva dire a Dio il nostro popolo durante la rivolta di Chmielnicki? Non poteva ringraziarL o per La strage che avveniva sotto i suoi occhi, e neppure voleva negare l’esistenza di Lui…” e durante le preghiere: “…recitai la seconda benedizione e la preghiera di ringraziamento che si rivolge a Dio in occasione di una grave disgrazia scongiurata…” Sintetizzando possiamo concludere dicendo che gli ebrei religiosi difficilmente parlano esplicitamente di Dio, essi parlano a Dio, combattono con Dio, vivono il verbo di Dio (“…l’uomo è stato creato da Dio, e gli ebrei hanno una missione nella vita […] Ubbidire a Dio…”).
Nell’ultima parte del romanzo un avvenimento imprevisto sconvolge l’amicizia di Danny e Reuven; i due non si possono più frequentare: tutto accade da quando in America cominciano a diffondersi i movimenti sionistici che miravano alla riunificazione della Palestina distrutta da Hitler. Il signor Malter aveva preparato da mesi e mesi un’accurata relazione sul sionismo e sul futuro di quel paese devastato, e il suo discorso in Madison Square Garden aveva riscosso un enorme successo, un successo che però non andava giù al gruppo antisionistico della massa studentesca chassidica e di conseguenza anche il rabbino Saunders faceva parte di questi ultimi e fu il primo ad opporsi brutalmente all’amicizia del figlio con Reuven. Ma un giorno accadde il miracolo: lo stato d’Israele si era formato e ogni lega antisionistica si era sciolta e finalmente (dopo anni e anni) Danny e Reuven possono riparlarsi e frequentarsi. Questo per spiegare come la religione e il fanatismo di gente con stampo simile a quello del rabbino Saunders, possa (in parte) incidere considerevolmente su un’amicizia inossidabile.

3. PERSONAGGI
Danny Saunders: protagonista e personaggio più importante del romanzo. Danny è un ebreo russo chassid, è il figlio del rabbino Saunders, noto per il considerevole numero di seguaci che lo ammirano. Ha 15 anni, quasi 16;frequenta una yeshivà, ovvero la scuola della comunità, dove i ragazzi studiano dalle otto o dalle nove di mattina fino alle quattro o alle cinque del pomeriggio. E’ d’obbligo l’istruzione ebraica e quella inglese, anche se la prova del merito intellettuale è limitata a una sola materia: il Talmud. Infatti eccellere in quella materia dava la garanzia di essere giudicati brillanti. Danny, pur essendo un chassid, non assomiglia molto al padre, non approva pienamente il suo metodo di insegnamento, però lo stima molto. Ed è proprio perché non approva il suo metodo di insegnamento, o meglio, non lo capisce, Danny comincerà a leggere di nascosto dei libri sulla storia degli ebrei, ma soprattutto sulla psicologia, la sua vera passione. La sua intelligenza (o meglio la sua mente) è straordinaria, fotografica e in brevissimo tempo riesce a imparare tutto a memoria: “…Gli chiedo se gli interessa la letteratura o la scienza, e mi risponde che gli interessa tutto quanto vale la pena di essere letto. Gli suggerisco un libro, e due ore dopo me lo vedo tornare davanti, mi ringrazia e mi annuncia che ha finito di leggerlo […] discutiamo il libro per un po’ di tempo, e constato che non solo lo ha letto e capito, ma addirittura imparato a memoria. Quindi gliene do da leggere un altro, un libro un tantino più difficile, e si verifica lo stesso fenomeno…”.
E così la sua solitudine lo spinge sempre più a trovarsi un amico, una persona di fiducia a cui confidare le sue “gite” in biblioteca e i suoi progetti futuri: “…il figlio del rabbino Saunders ha una mente affine a quella di Salomon Maimon, forse anche più poderosa. E il figlio del rabbino Saunders non vive in Polonia. L’America è libera. Qui non ci sono mura che sbarrino il passo agli ebrei. Ti pare tanto strano, dunque, che questo ragazzo trasgredisca le norme imposte da suo padre e che legga libri proibiti? Non può impedirsi di farlo. E’ incredibile, la mole delle sue letture in pochi mesi […] Il figlio del rabbino Saunders è un ragazzo paurosamente solo e tormentato. Non esiste alla lettera, un essere umano con cui possa parlare. Ha bisogno di un amico. L’incidente del baseball lo ha legato a te, e in te ha già intuito una persona con cui possa confidarsi senza timore…”
Possiamo affermare che Danny sta solamente tentando di impadronirsi di ciò che proviene da fuori (Freud) per capire se ciò può essere un integrazione alla propria cultura. Così il ragazzo incontra l’opera di Freud, contraria al pensiero religioso ebraico, perché non trova nella sua cultura uno strumento con cui gestire il dolore che gli provoca il metodo educativo paterno, che vuole insegnarli la compassione attraverso il silenzio. Questo lo poterà lontano dalla via che il padre aveva scelto per lui. Quindi per finire, possiamo concludere dicendo che Danny è sempre e solamente se stesso e in quel caso essere se stessi significa essere contro la comunità quella comunità che Danny dovrà lasciare per andare in contro alle sue passioni e tutto ciò che desidera ardentemente ottenere.
Reuven Malter: E’ il miglior amico di Danny, il secondo personaggio principale, figlio del rabbino Malter, è quello che i chasid dello stampo di Danny, amano definire “apicoros”, cioè un eretico, che ha l’ardire di profanare la lingua santa studiando le materie scolastiche in ebraico anziché in yiddish. Secondo loro Reuven sarebbe stato condannato a bruciare nel fuoco infernale, sebbene credesse in Dio e nella Torah. Ha anche lui 15 anni come Danny e frequenta la yeshivà nella quale insegna suo padre, grande studioso di Talmud. Anche se Reuven non possiede una mente come quella di Danny è un ottimo studente, e la sua passione è la logica matematica, anche se da grande conta di fare il rabbino e insegnare il Talmud come suo padre anziché fare il matematico e insegnare all’Università: “…Può darsi che finisca col farmi rabbino anch’io. Ma non un rabbino di tipo chassidico […] –E tu cosa faresti se non dovessi diventare rabbino?- Il matematico…e lo desidera anche mio padre […] ogni tanto mi capita di riflettere che se mi facessi rabbino potrei rendermi più utile agli altri. Alla nostra gente, voglio dire. Non tutti sono religiosi come te e come me, sai. Potrei insegnare, potrei aiutarli quando si trovano in difficoltà. Credo che mi darebbe un enorme soddisfazione…”. Reuven è un inoltre molto tranquillo, ha uno splendido rapporto col padre che gli insegna a vivere secondo la tradizione ebraica ed è sempre pronto ad ascoltare il suo amico Danny. Inoltre il ragazzo ha un ruolo particolare e curioso: è infatti il “portavoce” di Danny perché il rabbino Saunders non parla mai al figlio e così si serve di Reuven per sapere delle letture segrete e via dicendo. Reuven è molto fedele alla sua religione quindi tende a intensificare il rapporto con il proprio passato (“… Fu allora che interrogai mio padre su Danny […] avrebbe invece cominciato con quella parte di storia che non avevo ancora studiato a scuola…”), perché crede che nella sua tradizione possa trovare tutto ciò che gli occorre per andare avanti.
Tra gli altri personaggi del romanzo, meno importanti ma non da poterli escludere, troviamo l’ormai famoso e ripetuto rabbino Saunders, capo in assoluto dei chassidim, uno tdazzik. Insegna al figlio a crescere nel silenzio, così come aveva fatto suo padre: “…Quando ero in tenerissima età, mio padre […] non mi parlava mai salvo quando studiavamo insieme. Mi ammaestrò col silenzio. M’insegno a guardare in me stesso, a scoprire la forza che possedevo, a muovermi dentro di me in compagnia della mia anima…”. E’ un uomo con una volontà eccezionalmente forte e quando si forma un opinione, è quella e basta. Prende molto sul serio Dio e la Torah, e sarebbe prontissimo a morire per entrambi.
L’altro rabbino è il padre di Reuven, il signor Malter, sempre pronto e disponibile ad aiutare e consigliare la gente intorno a lui, ma soprattutto non si scoraggia facilmente e anche nei momenti più difficili sa prendere sempre le decisioni più sagge.

4. NARRATORE
Il narratore nel romanzo è interno perché i fatti narrati sono raccontati in prima persona, però l’autore si potrebbe definire esterno perché non è lui che ha vissuto direttamente le esperienze raccontate, il narratore è appunto Reuven.

5. GIUDIZIO PERSONALE
Questo libro mi ha colpito, e mi ha fatto riflettere molto, da tutti i punti di vista e lo considero particolarmente adatto ai ragazzi della mia età, non solo perché i due protagonisti hanno la mia stessa età, ma perché questo libro stimola l’osservazione, l’analisi interiore. E ai nostri giorni è piuttosto difficile insegnare la religione ebraica ai non ebrei, per il fatto che l’ebraismo italiano è completamente diverso da quello italiano per questo Danny l’eletto è il libro migliore per cominciare ad affrontare un mondo completamente diverso dal nostro, un mondo che provoca dei cambiamenti nell’animo della persona, dei cambiamenti che ci fanno capire come siamo fatti dentro.

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