Treno Di Panna

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Testo

A. De Carlo
TRENO DI PANNA
Andrea De Carlo nacque a Milano nel 1955 e vi risiede tuttora. La sua carriera inizia con la pubblicazione de “Il treno di panna” a cui fanno seguito altri otto romanzi; va ricordato che lo scrittore è ancora in attività. Nonostante il numero delle sue opere non sia altissimo esse riscossero enorme successo tra il pubblico e la critica e vennero tradotte in molte lingue. Oltre alla letteratura De Carlo si dedicò ad altre forme comunicative collaborando con personaggio di primo piano nei propri settori come Toscani o Fellini. Probabilmente l’origine di quest’opera sorge appunto nell’interesse di De Carlo verso varie forme di comunicazione, quella cinematografica in particolare. Negli ultimi decenni, effettivamente molti furono i casi di romanzi o comunque scritti “anonimi” diventati improvvisamente famosi grazie a realizzazioni animate per il grande schermo.
Treno di Panna narra la storia di un ragazzo, un giovane squattrinato a cui non resta che giocare l’ultima, la più disperata carta – quella dell’emigrazione negli Stati Uniti. Giovanni, il protagonista, vi giunge senza conoscere bene la lingua, senza un lavoro né qualifiche professionali. Arriva a Los Angeles dove contatterà due amici. La prima parte, pur in modo non esasperato mette in evidenza la drammaticità con cui si scontrano molti giovani che per la loro propria irresponsabilità a vent’anni si ritrovano smarriti in un mondo in cui non riescono a trovare una propria nicchia. Giovanni ha un sogno che gli appare assolutamente irraggiungibile: quello di entrare nell’ambiente hollywoodiano di divi del cinema ricchi, potenti e felici. La situazione di un giovane che dovrebbe avere ambizioni, sogni sì, ma da raggiungere e progetti da realizzare si infrange sui bassifondi della città tra i tavolini di un ristorante dove lavora per guadagnarsi da vivere. La mancanza di programmazione, di concretezza ed un modo di fare decisamente “alla carlona” porta costoro che dovrebbero essere la dinamica ed energica forza lavoro che traina la società verso il progresso addirittura a dover smettere di sognare per due soldi. Giovanni convive per un certo periodo con una ragazza, collega del ristorante. Il rapporto tra i due però finisce presto col disgregarsi per continui litigi e la monotonia della loro vita. Qualche mese dopo il giovane si ritrova di nuovo a girovagare per la strada senza una sistemazione. Il dinamismo del mercato del lavoro degli Stati Uniti gli concede la possibilità di insegnare l’Italiano in una piccola scuola. Nemmeno lui
si rese conto che il fatto di conoscere la lingua materna era l’unica referenza che possedeva; effettivamente il lavoro gli permise di affittare un alloggio e di avere una minima sicurezza economica. Passò poco tempo e Giovanni venne assunto in una scuola più prestigiosa e pagato più sostanzialmente. L’autore sembra dare fiducia ai ragazzi ma invitandogli ad un sincero esame di fronte allo specchio: chiedersi “cosa sono in grado di fare?” e “cosa vorrei fare?” nella vita è il primo mattone della costruzione di un’esistenza serena. Effettivamente, anche se inconsapevolmente, da quando il protagonista cominciò ad insegnare riaffiorò in lui anche il sogno di Hollywood. Proprio ad indicare che prima di tutto bisogna trovare possibilità di concreto guadagno basato sulle capacità e conoscenze e poi è lecito sognare anche di andare sulla luna se non altro perché altrimenti (come successe a Giovanni al ristorante) la mancanza di un progetto grandioso, quasi irraggiungibile porta alla monotonia della vita e quindi all’infelicità: bisogna sempre prefissarsi un traguardo a cui cercare di arrivare. Motto questo proposto già da B.Pascal nel Settecento con il concetto del “divertissement”. Il protagonista ha come allieva la sua attrice preferita M.Mellows che gli apre le porte di quel mondo cinematografico tanto sognato. In poco tempo e senza che egli se ne renda effettivamente conto il ragazzo comincia a vivere in prima persona quell’ambiente da film: party con champagne e piscine, modelle ed attori. Le molte donne da lui frequentate fanno contorno ad una vita che sembrava irraggiungibile. Giovanni si sente al centro del mondo ma svaniscono così i suoi miti che ora diventano quasi routine, normalità. Inoltre egli si rende conto di quanto quei miti hollywoodiani siano in realtà effimeri e fugaci, miseri nella loro grandezza ed inconcludenti in un prestigio che è frutto di sceneggiature e di artifici e non delle loro effettive capacità o valori.
Un’altra volta un traguardo raggiunto invece di gratificare, deprime una persona. Ma ci si rende conto che con vitalità e dinamismo intellettuale (Giovanni conquista i divi con i suoi brillanti discorsi su ogni argomento) si può cambiare in meglio la propria vita ma migliorarla non significa soltanto maggior fama, lusso e denaro bensì appagamento interiore che varia da un uomo all’altro e che ogni persona dovrebbe essere in grado di individuare per prefissarsi quel traguardo che tenta di raggiungere; d’altro canto però non ci si può accontentare se un risultato viene brillantemente raggiunto in poco tempo: bisogna nuovamente puntare su sé stessi e conquistare nuovi orizzonti.

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