Romanticismo

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Testo

IL ROMANTICISMO

L’immaginazione, la fantasia, la ricerca di un accordo con la natura sostituiscono, sul finire del XVIII secolo, l’ordine razionale e il modello classico aprendo la via a quel profondo mutamento del rapporto tra individuo e universo che costituirà il nodo centrale del Romanticismo. Il termine “romantico” deriva da romance che identifica le storie e le leggende scritte, durante il Medioevo, nelle lingue romanze derivate dal latino. Il movimento romantico sfugge, per sua natura, a definizioni chiare o schematizzazioni; esso consiste piuttosto in un’attitudine dell’animo cui si perviene assecondando lo sciogliersi delle emozioni e dei sentimenti. Charles Baudelaire, scrittore francese, sostenitore del movimento romantico, nel suo saggio del 1846 “Che cos’è il Romanticismo?”, sostiene che esso dimora nell’interiorità, nell’intima aspirazione dell’uomo a ricongiungersi con l’infinito.
Il movimento romantico si contrappone al Neoclassicismo sentito ormai freddo e inerte, esaltando la vita intima del soggetto, quindi la creatività e la liberazione delle energie intime, e sospendendo quello che, fino a quel momento, era parso l’unico mezzo per conoscere la realtà: la ragione.
Storicamente il Romanticismo copre il limitato periodo che va dalla fine del Settecento al 1850, quando verrà offuscato dal movimento realista; ma il rinnovamento di visione che in esso si esprime, pone le basi per tutta l’arte moderna. Esso nasce in un momento storico particolare, il progresso incombeva, ma le guerre per l’indipendenza e la libertà si facevano di giorno in giorno sempre più forti. Napoleone aveva portato gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza, e i giovani si erano illusi di poter ottenere, proprio con queste idee, la vittoria sullo straniero che li dominava; nacquero così le guerre d’indipendenza.
Gli ideali romantici si diffusero per primi in Germania, grazie anche ai “Discorsi alla nazione tedesca” di Fichte, dove venivano esaltati gli ideali di amore della patria. Moderno è il colloquio che l’individuo apre con sé e con la natura; moderno è comprendere che per l’individuo esiste, accanto a quella scientifica, una conoscenza non razionale che utilizza la via del sentimento, così come moderno è l’impegno nella vita e verso i problemi del proprio tempo che gli artisti romantici hanno seguito.
La pittura, insieme con la musica e la poesia è considerata un linguaggio particolarmente adatto a rendere visibili i moti dell’anima e diviene quindi terreno di ricerche straordinarie soprattutto per quanto riguarda lo spazio e il colore. Una nuova libertà espressiva si manifesta sia nella scelta dei soggetti sia nell’atteggiamento dell’artista verso di essi; la pittura di paesaggio assume, come genere la stessa importanza che, fino ad allora aveva la pittura di storia (con il termine “genere” si è soliti indicare la suddivisione della pittura secondo il soggetto e il contenuto: il ritratto, la natura morta, il paesaggio).
In Germania si ebbero, fin dalla metà del ‘700, le prime manifestazioni del movimento dello”Sturm und Drang” dove veniva esaltata la vita irrazionale, le forze della natura come espressione di divinità, gli eroi titanici e geniali che rifuggivano dalle leggi degli uomini comuni. Questo vasto e complesso movimento è caratterizzato dalla malattia del secolo, “le mal du siècle”, derivante dalla convinzione che non si potessero realizzare i propri sogni, dalla caduta delle idee napoleoniche e dall’angoscia di non poter arrivare a quell’infinito, la vera dimensione dello spirito umano. Tutto questo portava ad una sorta di pessimismo che ogni artista alleviava con concezioni diverse, quelle tipiche del Romanticismo. Foscolo, ad esempio, era convinto che la morte fosse la risoluzione di ogni problema e, perciò, cercò anche nel suicidio la possibilità di arrivare alla pace eterna. La morte è consolazione, congiungimento con il tutto, con l’eterno. Questa decisione di rifugiarsi nell’eterno fu maturata dal Foscolo in base alla teoria meccanicistica che gli illuministi avevano della natura.
Anche Lamartin si rifugiò nel pensiero dell’amore visto come morte; anche per lui la fine della vita è il raggiungimento con la persona amata e perduta.
Baudelaire, come Lamartin, vedeva la morte come il superamento di un amore doloroso, ma a differenza di quest’ultimo o anche di Foscolo, non si lascia affascinare dal nulla eterno; egli ha il compito di arrivare all’assoluto e fuggire da ogni dolore, contrapponendosi alla società.
Leopardi, sconvolto dalle regole meccanicistiche degli illuministi, tende a raggiungere l’assoluto con un unico mezzo: la poesia, superamento di ogni dolore.
Anche per Verlaine l’arte dello scrivere permetteva il ritrovamento dell’assoluto.
Manzoni preferì invece arrivare all’assoluto affidandosi alla “Provvidenza”: solo attraverso la misericordia di Dio l’uomo si lega all’assoluto, che poi è Dio stesso.
Per Keats l’unico modo per toccare l’infinito era trovare l’essenza della bellezza; la bellezza è la verità, e la verità bellezza (Ode to a grecian urn).
Molti artisti si rifugiarono nella natura vista nei suoi molteplici aspetti.
Shelly aveva chiesto alla natura di aiutarlo a congiungersi con l’assoluto, pregando il vento di trasformarlo e di renderlo a sua immagine , perché attraverso la sua potenza avrebbe dominato la vita(Ode to the west wind).
Anche Wordsworth si rifugerà nella natura e diventerà un tutt’uno con essa per scoprire la pace interiore.
Anche per Goethe, come per Schiller, l’opera poetica è un’attività conoscitiva che ci permette di intuire la realtà profonda delle cose. La natura è un’unità dinamica, soggetta a perenni trasformazioni che ci permette di comprendere Dio.
Novalis, invece, sviluppa un “idealismo magico”. Solo con l’arte tutto ciò che nella vita quotidiana è usuale torna ad essere misterioso, ciò che è finito infinito.
Coleridge cercherà di usare l’immaginazione più fervida per conoscere l’assoluto, creerà situazioni iperboliche in cui la presenza della morte incomberà pesantemente sulla vita degli uomini ingiusti.
Chateaubriand e de Musset invece saranno impegnati a cercare la ragione del male del secolo.
Byron insieme a Chateaubriand creerà il mito dell’eroe romantico, cioè colui che attraverso la contemplazione arriverà al giusto.
In filosofia il movimento romantico è chiamato idealismo.
Per Fichte l’assoluto è l’Io puro, principio di ogni cosa, l’Io nella sua universalità. Esso è attività primordiale ed inconscia, identità indifferenziata di soggetto ed oggetto, spirito e natura.
Per Schelling invece l’assoluto è l’arte. In cui si compie quella trasfigurazione del soggetto nell’oggetto e che rivela all’uomo la verità dell’assoluto.
Heghel rifiuta entrambi questi atteggiamenti e crede che l’uomo arriverà all’infinito grazie alla ragione.
Per Schopenauer è impossibile conoscere ciò che è irrazionale, quindi sa che non potrà mai raggiungere l’assoluto e matura una specie di pessimismo che verrà chiamato “pessimismo cosmico”.
Anche in musica si avvertì la corrente romantica: anche per i musicisti l’infinito era oggetto di ricerca.
Verdi usa la sua musica come espressione di libertà dallo straniero. Scrisse così il “Nabucco” nel quale “va pensiero” è stato preso come manifesto della volontà repubblicana.
Wagner cercava la ragione del dolore per scoprire l’infinito.
Schopin, attraverso le fantasie ed i suoi fantastici valzer, ha fatto conoscere il suo personale assoluto, libero cioè da ogni legame con il mondo sociale.
Per la prima volta si guarda negativamente alle Accademie e all’insegnamento accademico che predicava l’imitazione di modelli classici ritenuti dai pittori romantici incapaci di stimolare nell’osservatore l’intima vita dei sentimenti. Solitamente si guarda alla Germania e alla Francia come alle aree di origine e di massima espansione del Romanticismo. La critica più attuale ha preso in considerazione anche la pittura inglese, dove già le poetiche del Pittoresco e del Sublime avevano aperto la via alla concezione romantica della natura.
Lo spagnolo Francisco Goya fu il grande anticipatore romantico con il suo gusto del colore con cui sa mettere a nudo vicende di pensoso realismo: ricordiamo i suoi numerosi “Ritratti”, capolavori di psicologia, o “Il 3 maggio 1808” che ricorda le repressioni napoleoniche in Spagna interpretando e “vivendo” i fatti recenti con una rappresentazione che è già un severo giudizio contro ogni genere di malvagità e di oppressione. Sull’esempio di Goya operarono i francesi Théodore Gericault (1791-1824) ed Eugéne Delacroix (1798-1863) con opere grandiose e sature di drammaticità in cui la vita stessa è sentita come sofferenza e dolore e anche come tensione all’eroico e al mitico. Ma forse il pittore romantico francese di più profonda ispirazione è Jean Auguste Ingres, ammiratore di Raffaello e della pittura rinascimentale italiana, ricco di sensibilità passionale e drammatica che tuttavia egli sa esprimere con ordinato senso di equilibrio e con i vivaci effetti di policromia. Più pacato è il Romanticismo di alcuni paesaggisti come i francesi Corot e Rousseau che operarono sulla scia degli inglesi Constable e Turner, nei quali troviamo atmosfere dissolte e luminose o fitte nebbie e senso del mistero. Ma gli Inglesi amano prevalentemente il paesaggio misterioso, talvolta orrido e un po’ visionario, come risulta dalle tele di Blake o di Martin. Come loro tanti altri artisti dell’epoca sono stati attratti dall’occulto e dall’ultraterreno proprio per quel tendere all’irrazionale, a superare i limiti della ragione che caratterizzò l’Illuminismo. In Germania Caspar David Friedrich anch’egli prevalentemente paesaggista, ci offre quadri densi di particolari e di caldi giochi di luci, mentre il gruppo di “Nazareni” da Vienna, predice il ritorno alle grandiosità della pittura religiosa del Quattrocento italiano rivisitato con nostalgia romantica. La pittura romantica italiana ha il suo maggiore rappresentante in Francesco Hayez (1791-1882) di cui si ricordano i ritratti del Manzoni e del Rosmini e che fu considerato “l’equivalente pittorico della letteratura romantica italiana” per i suoi quadri a soggetto storico e risorgimentale. Ma furono sensibili interpreti dello spirito romantico anche il pittore-letterato Massimo D’Azeglio e ancor più Giovanni Carnovali detto “Il Piccio” e Antonio Fontanesi che con la sua ispirazione naturalistica, decisamente lirica si pone al livello dei migliori artisti europei.
L’affermarsi della sensibilità romantica non spostò invece di molto i canoni dell’architettura che rimase legata alle forme di composta linearità, eleganza, misura, equilibrio, dei modelli classici greco-romani e di luminosità del Rinascimento italiano. Ma le opere risultarono spesso poco ispirate, accademiche e, talvolta, appesantite da decorazioni di dubbio gusto, come la facciata del Duomo di Firenze di Emilio De Fabris e Il palazzo di giustizia di Guglielmo Calderini a Roma. In scultura lo spirito romantico, con accentuazione di luci ed ombre e un vivace e spontaneo movimento, lo troviamo nelle opere di Carlo Marocchetti, di cui è celebre il Monumento a Emanuele Filiberto; di Vincenzo Vela, col famoso “Napoleone morente”; di Giuseppe Grandi, che costruì il Monumento delle Cinque giornate di Milano.

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