Dal romanticismo a Marx

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Testo

CARATTERI DEL ROMANTICISMO
Il romanticismo come problema
Con il termine romanticismo si intende quella corrente di pensiero che si sviluppò a partire dagli ultimi anni del 18imo secolo in Germania e trovò la sua massima fioritura in tutta Europa. Tuttavia risulta molto difficoltoso chiarire il termine romanticismo, ed a questo proposito vi sono 2 interpretazioni di fondo:
- Quella di Hegel: il romanticismo sarebbe quell’indirizzo culturale che esalta il sentimento e si concretizza nei rappresentanti del circolo di Jena. Tuttavia questa interpretazione rischia di essere restrittiva e di privilegiare l’aspetto letterario ed artistico.
- Per la seconda interpretazione il romanticismo sarebbe un’atmosfera storica che comprende tutte le arti e di cui fa parte l’idealismo.
Questa seconda interpretazione ha il vantaggio di interpretare il rom. In senso storico culturale, ma se si accetta questo significato sembra più difficile elencare i tratti distintivi della cultura romantica, esiste però la possibilità di delineare alcune tendenze tipiche della mentalità romantica come l’esaltazione del sentimento, la celebrazione della ragione dialettica.
Il circolo di Jena
Il romanticismo tedesco ha come luogo di origine il circolo di Jena i cui più importanti rappresentanti furono Schlegel, Fichte, Schelling e Novalis. Inizialmente fu fondato dai fratelli Schlegel e si sciolse alla morte di Novalis.
Atteggiamenti tipici del romanticismo tedesco
Occorre precisare che i temi romantici non si trovano quasi mai tutti in tutti gli autori. Un esempio illuminante è quello di Hegel: il fatto che il filosofo abbia polemizzato contro il primato del sentimento non significa che non abbia nulla a che fare con il circolo romantico, infatti pur non rientrandovi in senso stretto, egli condivide il clima romantico ed in particolare il tema dell’infinito anche se ritiene che esso non possa essere raggiunto con il sentimento o con la fede, ma con la ragione dialettica.
Rifiuto della ragione illuministica e
Ricerca di altre vie alla realtà e all’infinito
Non è sempre vero che i romantici rifiutano la ragione, ma rifiutano la ragione in senso illuministico poiché ritenuta incapace di comprendere Dio le vie alternative sono molteplici.
L’esaltazione del sentimento e dell’arte
L’organo per penetrare nell’essenza dell’universo viene rintracciato nel sentimento, questo valore viene identificato dai romantici nello sturm und drang. Il sentimento appare, talora, come l’infinito stesso nella forma dell’indefinito, in ogni casso esso si configura come valore supremo. L’esaltazione del sentimento procede parallelamente al culto dell’arte vista come sapienza del mondo ossia come ciò che precede il discorso logico e lo completa. Al poeta si conferiscono doti profetiche e poteri di intuizione superiori a quelli degli uomini comuni. I romantici scoprono nell’arte gli attributi stessi di Dio: l’infinità e la creatività. Infatti l’estetica romantica ripudia ogni imitazione e si presenta come pura creazione, poiché al poeta è conferita la massima libertà. Questo primato dell’arte creativa implica un primato del linguaggio poetico e musicale, la musica diviene l’arte romantica per eccellenza poiché sprofondando l’ascoltatore in un flusso di emozioni gli fa vivere l’esperienza stessa dell’infinito.
La celebrazione della fede religiosa e della ragione dialetica.
Accanto all’arte troviamo la religione che andando oltre i confini della ragione illuministico-kantiana riesce a cogliere il tutto nelle parti. Tuttavia alcuni romantici si sono avvicinati alle religioni positive e al rifiuto di identificare Dio con l’uomo e questo rifiuto ha condotto alcuni romantici a riavvicinarsi alle fedi storiche dando luogo ad una serie di conversioni. Nel romanticismo troviamo anche la posizione di quei filosofi che ritengono che solo un rinnovato esercizio della ragione abbia la possibilità di fornirci quelle spiegazioni dell’essere e dell’assoluto cercate invano attraverso l’intuizione estetica e il rapimento mistico. Tale è il caso di Hegel che giunge a prendere una drastica posizione polemica contro le varie filosofie del sentimento e della fede affermando che solo mediante la logica e la ragione risulta possibile fare un discorso sull’infinito.
Il senso dell’infinito
I romantici cercano ovunque l’oltre-limite, e sono tutti d’accordo nell’assegnare all’infinito questo ruolo primario ma si differenziano per il diverso modo di intendere l’infinito stesso e concepirne i rapporti con il finito. Il modello più caratteristico seguito dai filosofi tedeschi è quello panteistico. Infatti il sentimento dell’immedesimazione fra infinito e finito è così forte da far si che i romantici tendano a concepire il finito come realizzazione vivente dell’infinito. Accanto al modello panteistico troviamo un’altra concezione per la quale l’infinito viene in qualche modo a distinguersi dal finito. In questo caso il finito (l’uomo e il mondo) non appare più la realtà stessa dell’infinito ma come la sua manifestazione. Se il primo modello è una forma di panteismo (identità tra finito e infinito) il secondo è una forma di trascendentismo (distinzione tra finito e infinito).
La vita come inquietudine e desiderio
La sehnsucht, l’ironia e il titanismo
Un altro dei motivi ricorrenti della cultura romantica è la concezione della vita come inquietudine e sforzo incessante. L’uomo è in uno stato di irrequietezza e di tensione perenne, due esempi di questo stato sono lo spirito faustiano (Goeth) oppure lo streben (Fichte).Ma l’espressione più ricorrente è quella germanica della sehnsucht (desiderio), inteso come il desiderio frustrato verso qualcosa (infinito) che sempre sfugge. Infatti la sehnsucht si identifica con quell’aspirazione verso il più e l’oltre che non trovando confini e mete precise si risolve inevitabilmente in un desiderio di avere l’impossibile. La situazione esistenziale implicita nella sehnsucht si accompagna a tre atteggiamenti l’ironia, il titanismo e l’evasione. L’ironia consiste nella superiore coscienza del fatto che ogni realtà finita risulta impari di fronte all’infinito. Il titanismo esprime invece un atteggiamento di sfida e di ribellione, pur sapendo che alla fine risulterà perdente e incapace di superare le barriere del finito.
L’evasione e la ricerca dell’armonia perduta
Il terzo atteggiamento è la tendenza all’evasione e l’amore per l’eccezionale. Infatti i romantici aspirano ad evadere dal quotidiano e a vivere esperienze fuori dalla norma, da ciò la predilezione per il meraviglioso, l’atipico, l’irregolare, ecc.. Collegata al motivo dell’evasione è anche la figura del viandante. Differenziandosi dal viaggiare cosmopolitico degli illuministi, l’errare romantico assume la fisionomia di un vagare inquieto verso qualcosa di irraggiungibile. Un altro tema caratteristico del romanticismo tedesco è quello dell’armonia perduta secondo cui la civiltà e l’intelletto avrebbero sradicato l’uomo da una situazioni di primitiva spontaneità e simbiosi con la natura.
Individualismo e anti-individualismo
Il romanticismo presenta tendenze individualistiche ed anti-individualistiche. In parecchi artisti prevalgono atteggiamenti individualistici connessi al riconosciuto primato del sentimento e del principio secondo il quale il sentimento specifica e distingue. In antitesi a questo atteggiamento troviamo pure, soprattutto nei filosofi, delle tendenze esplicitamente comunitarie (Fichte). Lo stesso concetto romantico di nazione è già di per se un forte motivo anti-individualistico.
L’amore come anelito di fusione totale e cifra dell’infinito
L’amore appare ai romantici come il sentimento più forte e come l’estasi suprema. La prima caratteristica dell’amore è la globalità ovvero la sintesi fra anima e corpo. La seconda caratteristica è quella dell’unità assoluta degli amanti. La terza quella della congiunzione uomo natura.
La nuova concezione della storia
La cultura romantica procede alla teorizzazione di una nuova filosofia della storia, mentre per l’illuminismo il soggetto della storia è l’uomo, per il romanticismo risulta essere la provvidenza. La storia prende le sembianze di un processo globalmente positivo nel quale ogni regresso è soltanto apparente infatti la storia o è un progresso necessario o è una totalità perfetta in cui tutti i momenti sono egualmente razionali. L’illuminismo appare decisamente anti-storicista perché ogni momento della storia costituisce l’anello necessario di una catena. Lo storicismo romantico si accompagna a una forma di tradizionalismo che giustifica il passato ritenendo l’espressione del corso di Dio nella storia.
La filosofia politica romantica
Inizialmente la politica era intesa come lotta dell’individuo contro la società ma in una seconda fase gli intellettuali germanici cominciarono ad elaborare degli schemi politici sempre più statalistici convinti che l’individuo sia tale soltanto all’interno di una comunità e che il disordine delle forze umane sia destinato a produrre anarchia o caos, qualora non intervengano Dio o la chiesa. Mentre l’idea settecentesca di popolo era definita in termini di volontà e di interessi comuni, il concetto romantico di nazione risulta definito in termini di elementi tradizionali come razza, lingua, ecc..

La nuova concezione della natura
I romantici pervengono ad una filosofia della natura:
- organicistica (=la natura è una totalità organizzata nella quale le parti vivono solo in funzione del tutto)
- energetico vitalista (=la natura è una forza dinamica vivente e animata)
- finalistica (=la natura è una realtà strutturata secondo determinati scopi)
- spiritualistica (=la natura è qualcosa di spirituale)
- dialettica (=la natura è organizzata secondo coppie di forze opposte)
I romantici ritengono che la natura e l’uomo posseggano una medesima struttura spirituale.
L’ottimismo al di là del pessimismo
Il romanticismo sembra segnare il trionfo del pessimismo, infatti romanticismo e dolore sono così legati che in questo movimento culturale nasce perfino la voluptas dolendi ossia l’autocompiacimento della sofferenza stessa. Tuttavia per una delle sue caratteristiche ambivalenze, al di là del pessimismo, tende sempre a sfociare nell’ottimismo. La celebrazione massima dell’ottimismo romantico è rappresentata dall’idealismo panlogistico di Hegel secondo cui il mondo è la manifestazione di un’unica ragione.
Diffusione del romanticismo in Europa
- Inghilterra: ufficialmente nel 1798 anno di pubblicazione del manifesto romantico che è la prefazione di Wordsworth alle lyrical ballads.
- Francia: la nuova moda romantica è lanciata da madame De Stael
- Italia: si trasmette sempre grazie a madame De Stael.
DAL KANTISMO ALL’IDEALISMO
I critici immediati di kant e il dibattito sulla cosa in sé
L’idealismo inaugura una nuova metafisica dell’infinito e risulta preparato da quel gruppo di pensatori che criticano i dualismi lasciati dal criticismo, cercando di trovare un principio unico sulla cui base fondare una nuova filosofia, puntando le loro critiche sul quel dualismo che è la distinzione tra fenomeno e noumeno. Partendo dalla contraddizione di base di kant che avrebbe dichiarato esistente, e al tempo stesso, inconoscibile la cosa in se, essi prendono di mira soprattutto questo ultimo concetto giudicandolo inammissibile. Un altro appunto mosso a kant consiste nella tesi secondo cui il filosofo si sarebbe contraddetto applicando il concetto di causa-effetto al noumeno stesso.
L’idealismo romantico tedesco
Significati del termine idealismo
Si parla di idealismo a proposito di quelle visioni del mondo, come ad esempio il platonismo e il cristianesimo, che privilegiano la dimensione ideale su quella materiale e che affermano il carattere spirituale della realtà vera. La parola idealismo è usata prevalentemente per alludere:
- all’idealismo gnoseologico: filosofia che riduce l’oggetto della conoscenza a idea o rappresentazione
- all’idealismo romantico: dai suoi stessi fondatori Fichte e Schelling questo idealismo fu chiamato trascendentale o soggettivo o assoluto. L’aggettivo trascendentale tende a collegarlo con il punto di vista kantiano. La qualifica di soggettivo tende a contrapporre questo idealismo al punto di vista di Spinoza. Infine l’aggettivo assoluto sottolinea la tesi che lo spirito è il principio unico di tutto e che fuori di esso non c’è nulla.
Dal Kantismo al Fichtismo: caratteri generali dell’idealismo
I seguaci immediati di Kant avevano messo in discussione la cosa in sé ritenendola gnoseologicamente inammissibile. L’idealismo sorge quando Fichte spostando il discorso dal piano gnoseologico al piano metafisico abolisce lo spettro della cosa in sé e in tal modo diviene un’entità creatrice. In che senso lo spirito rappresenta la fonte creatrice? che cos’è dunque per gli idealisti la natura o la materia? Mentre le filosofie naturalistiche avevano sempre concepito la natura come causa dello spirito, Fichte dichiara che è piuttosto lo spirito ad essere causa della natura.
Per Fichte:
- lo spirito crea la realtà nel senso che l’uomo rappresenta la ragion d’essere dell’universo
- la natura esiste non come realtà a sé stante ma come momento dialettico necessario della vita dello spirito.
FICHTE
L’infinità dell’io
Kant aveva riconosciuto nell’io penso il principio supremo di tutta la conoscenza. Ma l’io penso è un’attività limitata e il suo limite è costituito dall’intuizione sensibile. Se l’io è l’unico principio del conoscere, se alla sua attività è dovuto non solo il pensiero della realtà oggettiva, è evidente che l’io è infinito. La deduzione di Kant è una deduzione trascendentale mentre quella di Fichte è assoluta perché deve far derivare dall’io sia l’oggetto che il soggetto del conoscere.
La dottrina della scienza e i suoi tre princìpi
L’ambizione di Fichte è di costruire un sistema grazie al quale la filosofia divenga un sapere assoluto e perfetto. Infatti il concetto della dottrina della scienza è quello di un sapere che metta in luce il principio su cui si fonda la validità di ogni scienza. Il principio della dottrina della scienza è l’io o l’autocoscienza. Noi possiamo dire che qualcosa esiste solo rapportandolo alla nostra coscienza, a sua volta la coscienza è tale in quanto coscienza di sé medesima ovvero autocoscienza. La prima dottrina della scienza è il tentativo di dedurre dal principio dell’autocoscienza la vita teoretica e pratica dell’uomo. I tre princìpi di questa deduzione sono:
- il primo principio è ricavato da una riflessione sulla legge di identità. In realtà, osserva Fichte questo non è il primo principio, poiché la scienza implica un altro principio che è l’io. Quindi il primo principio della scienza è l’io che non è posto da nessun altro ma da se stesso.
- Il secondo stabilisce che l’io pone il non io, infatti l’io pone anche ciò che gli è opposto, ma è pur sempre posto nell’io.
- Il terzo principio mostra come l’io, avendo posto il non io si trovi limitato da esso.
chiarificazioni
è utile chiarire alcuni aspetti:
- i tre principi non vanno interpretati in ordine cronologico, ma logico in quanto Fichte con essi non intende dire che prima esista un io infinito, che poi pone un non io, ma semplicemente la loro esistenza.
- Secondo questa dottrina, l’io è sia infinito che finito.
- L’io infinito no è diverso dall’insieme degli io finiti.
- L’io infinito è la meta ideale degli io finiti
- Se l’io riuscisse a spazzare tutti gli ostacoli, cesserebbe di esistere.
- I tre aspetti dell’io rappresentano la triade delle categorie fichtiane.

La scelta fra idealismo e dogmatismo
Secondo Fichte, idealismo e dogmatismo sono gli unici due sistemi possibili. L’idealismo consiste nel partire dall’io per poi spiegare l’oggetto, il dogmatismo dice l’opposto. La scelta dell’uno o dell’altro deriva da una presa di posizione etica. Secondo il filosofo, il dogmatismo tende a rendere problematica la libertà, mentre l’idealismo si prospetta come una filosofia della libertà. Tuttavia Fichte afferma che solo partendo dall’io si può spiegare le cose.
La dottrina della conoscenza
Dall’azione reciproca dell’io e del non io nasce sia la conoscenza sia l’azione morale. In questo campo Fichte si proclama realista e idealista al tempo stesso: realista perché alla base della conoscenza ammette un’azione del non io sull’io, idealista perché ritiene che il non io sia un prodotto dell’io. Elabora inoltre la teoria dell’immaginazione produttiva che egli intende come l’atto attraverso cui l’io crea il non io e produce i materiali del conoscere.
La dottrina morale
Il primato della ragion pratica
La conoscenza presuppone un io che ha dinanzi a se un non io ma non spiega perché. Il motivo è di natura pratica: l’io pone il non io ed esiste come attività conoscente solo per poter agire. Agire significa imporre al non io la legge dell’io ed il carattere morale dell’agire consiste nel fatto che esso assume la forma del dovere.
La missione sociale dell’uomo e del dotto
Il dovere morale può essere realizzato dall’io finito solo insieme agli altri io finiti, ogni io finito risulta costretto a porre limiti alla sua libertà. Egli deve vivere in società, infatti se viene isolato non è un uomo intero. Per realizzare adeguatamente questo scopo si richiede una mobilitazione dei dotti. Il dotto deve farsi maestro ed educatore del genere umano.

SCHELLING
L’assoluto come indifferenza di spirito e natura:
le critiche a Fichte
Schelling realizza che una pura attività soggettiva (io di Fichte) non potrebbe spiegare la nascita del mondo naturale. Inoltre se Fichte si rivolgeva alla natura come a un puro nulla, Schelling da vita, razionalità e valore alla natura stessa. Il riconoscimento del valore autonomo della natura e la tesi dell’assoluto come identità o indifferenza di natura e spirito conducono Schelling ad ammettere due possibili direzioni: la filosofia della natura e la filosofia trascendentale.
La filosofia della natura
La struttura finalistica e dialettica del reale
Schelling rifiuta i due tradizionali modelli esplicativi della natura: quello meccanicistico-scientifico e quello finalistico-teologico. A questi due modelli contrappone il proprio organicismo finalistico ed immanentistico, secondo cui:
- ogni parte ha senso solo in relazione al tutto e alle altre parti
- l’universo non si riduce ad una collisione di atomi poiché al di la del meccanismo delle sue forze si manifesto una finalità superiore.
La natura come preistoria dello spirito
Le tre manifestazioni universali della natura sono:
- il magnetismo esprime la coesione grazie alla quale le varie parti dell’universo gravitano le une verso le altre
- l’elettricità esprime quella polarità dialettica che fa del mondo la sede di una opposizione di forze di segno contrario
- il chimismo esprime la metamorfosi dei corpi.
Schelling articola la storia dell’universo in tre diverse potenze: mondo inorganico, luce, mondo organico. La natura si configura quindi come uno spirito inconscio, immoto verso la coscienza.

HEGEL
Il giovane Hegel
Rigenerazione etico religiosa e politica
Negli scritti giovanili è evidente il tema teologico ma è evidente la connessione con la politica, egli infatti affronta il tema della rigenerazione morale e religiosa dell’uomo come fondamento della rigenerazione politica.
Egli era convinto che non si potesse effettuare nessuna rivoluzione senza un profondo coinvolgimento emotivo, una sorta di rigenerazione nella vita interiore e nella cultura.
Egli argomenta che l’aspirazione ad una vita migliore ed alla libertà necessita l’espiantamento del vecchio ordine sociale attuabile soltanto nel caso in cui l’ansia di libertà del mondo interiore dei popoli, si traduca in un nuovo ordine giuridico esteriore in cui si possa incarnare la libertà interiore.
Di qui il nesso fra religione e politica: serve instaurare una nuova religione che permetta a ciascuno dei cittadini di partecipare con la propria vita interiore alla vita dello spirito di Dio
Cristianesimo, ebraismo e mondo greco
Hegel critica la chiesa istituitasi dopo la morte di Cristo, affermando che Gesù ha predicato una religione fatta di amore e di intensa vita interiore, mentre le chiese hanno costruito una religione positiva, cioè determinata da dogmi e leggi morali del tutto esteriori. Egli riesamina inoltre, in chiave storica, l’ebraismo mettendo in evidenza come il diluvio universale fu considerato da essi come un tradimento da parte della natura e considerando , quindi, Dio come del tutto estraneo ad essa.
Essi dunque scelgono di vivere in inimicizia con la natura e con gli altri uomini riponendo la salvezza nel loro Dio lontano e trascendente.
Hegel passa quindi ad analizzare la figura di Gesù: egli ha predicato il superamento dell’ostilità in nome della profonda unità di vita che lega gli esseri viventi.
La figura dei greci è diametralmente opposta a quella degli ebrei. I greci infatti hanno vissuto il loro rapporto con la natura con uno spirito di bellezza, cioè in armonia con essa. Tuttavia sia i greci che Gesù sono stati sconfitti: lo spirito greco è stato sorpassato dalla società occidentale, e Gesù muore ucciso dal suo popolo

I capisaldi del sistema
Finito e infinito
Con la prima tesi Hegel intende dire che la realtà è un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste è parte o manifestazione. Tale organismo coincide con il finito, mentre tutti gli enti del mondo coincidono con il finito. Di conseguenza il finito non esiste in quanto parziale manifestazione dell’infinito. L’Hegelismo si configura quindi come monismo panteistico ciò come una teoria che vede nel mondo (FINITO) la realizzazione di Dio (INFINITO).
Ragione e realtà
Il soggetto spirituale infinito viene denominato idea o ragione da ciò l’aforisma: “ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale”. Con ciò intende dire che la razionalità è la forma stessa di ciò che esiste, e che la realtà è un dispiegarsi di una struttura razionale e non caotica, quindi vi è un’identità fra essere e dover-essere in quanto tutto ciò che è risulta anche tutto ciò che razionalmente deve essere.
Da qui si spiega la concezione della realtà come totalità processuale e necessaria.
La funzione della filosofia
Hegel ritiene che il compito della filosofia consista nel prendere atto della realtà e comprenderne le strutture razionali. La filosofia, dunque, non deve guidare la realtà, ma portare nella forma del pensiero il contenuto reale che l’esperienza le offre.
In definitiva il compito della filosofia è quello di giustificare razionalmente la realtà.
Dibattito critico attorno al giustificazionismo hegeliano
Hegel per non sembrare un banale accettatore della realtà in tutti i suoi aspetti puntualizza come vi sia una profonda differenza fra realtà e accidentale.
Secondo alcuni critici questa precisazione basta per togliere ad Hegel l’etichetta di giustificazionista, ma secondo un altro filone interpretativo ha cercato di mostrare come esso possa venir letto in chiave dinamica e rivoluzionaria.
Idea, natura e spirito. Le partizioni della filosofia
Hegel ritiene che il farsi dinamico dell’assoluto passi attraverso i tre momenti dell’idea in se (TESI), dell’idea fuori di se (ANTITESI) e dell’idea che ritorna a se (SINTESI).
L’idea in se è l’idea pura e considerata in se stessa ed è assimilabile a Dio prima della creazione della natura o dello spirito finito.
L’idea fuori di se è l’idea nel suo essere altro, cioè la natura, l’estrinsecazione o l’alienazione dell’idea nelle realtà spazio temporali del mondo.
L’idea che ritorna in se è lo spirito, cioè l’idea che dopo essersi fatta natura torna presso di se nell’uomo.
A questi tre momenti strutturali dell’assoluto Hegel fa corrispondere le tre sezioni in cui si divide il sapere filosofico: la logica, la filosofia della natura e la filosofia dello spirito.
La dialettica
Come si è visto, per Hegel l’assoluto è divenire, e la legge che regola tale divenire è la dialettica.
Hegel distingue tre momenti del pensiero:
- l’astratto o intellettuale: è quello per cui il pensiero si ferma davanti alle determinazioni rigide della realtà e si limita a considerarle secondo il principio di non-contraddizione e di identità.
- Dialettico o negativo-razionale: consiste nel mostrare come le determinazioni esigano di essere relazionate con altre determinazioni, poichè ogni affermazione sottointende una negazione, risulta indispensabile procedere oltre il principio di identità e mettere in relazione le determinazioni con altre opposte.
- Speculativo o positivo-razionale: consiste nel cogliere l’unità delle determinazioni opposte.
Quindi la dialettica consiste:
- nell’affermazione o posizione di un concetto astratto e limitato che ne funge da tesi
- nella negazione di questo concetto e nel passaggio di uno opposto che funge da antitesi
- nell’unificazione dell’affermazione e della negazione in una sintesi comprensiva di entrambe, che si configura come una riaffermazione potenziata della tesi ottenuta tramite la negazione, antitesi.
Puntualizzazioni circa la dialettica
Occorre fare 4 puntualizzazioni circa la dialettica:
- la dialettica non comprende solo il secondo momento ma la totalità dei tre momenti del pensiero.
- La dialettica illustra il principio fondamentale della filosofia hegeliana: la risoluzione del finito nell’infinito. Infatti ci mostra come ogni finito non possa esistere in se stesso ma solo in un contesto di rapporti.
- La dialettica ha un significato globalmente ottimistico, poiché ha il compito di unificare il molteplice e di pacificare i conflitti. Il negativo per Hegel sussiste solo come un momento del farsi positivo
- Poiché ogni sintesi rappresenta a sua volta una tesi per un’altra antitesi e così via, sembrerebbe che la dialettica esprima un processo aperto. In verità Hegel pensa che in tal caso si avrebbe il trionfo della cattiva infinità, quindi la dialettica ha un preciso punto di arrivo.
La critica alle filosofie precedenti
Hegel e gli illuministi
Gli illuministi, facendo dell’intelletto il giudice della storia, negano indirettamente che il reale sia razionale. La ragione dell’illuminismo è finita e parziale, ovvero un intelletto astratto che pretende di guidare la realtà, mentre la realtà è sempre necessariamente ciò che deve essere.
Hegel e Kant
A Kant, Hegel critica: il dualismo che non permette di cogliere Dio e la pretesa di voler conoscere le cose a priori, adducendo sarcasticamente all’esempio del tale che voleva imparare a nuotare senza entrare in acqua.
Hegel e i romantici
Hegel contesta il primato del sentimento sostenendo che la filosofia no può essere una forma di sapere mediato e razionale. Contesta inoltre gli atteggiamenti individualistici dei romantici affermando che l’intellettuale non deve ripiegarsi su se stesso ma guardare il corso del mondo. Tuttavia, non appartenendo al circolo romantico in senso stretto al circolo romantico, Hegel condivide con esso il concetto di infinito.

Hegel e Fichte
Hegel muove due critiche a Fichte. In primo luogo lo accusa di non riuscire ad assimilare adeguatamente l’oggetto ma di intenderlo solamente come un ostacolo per l’io. In secondo luogo accusa Fichte di aver ridotto l’infinito ad una meta ideale per l’io.
Hegel e Schelling
Hegel attacca duramente la concezione di Schelling dell’assoluto come identità o differenza.
Fenomenologia dello spirito
La fenomenologia dello spirito è la manifestazione di Dio nella coscienza umana e nella storia e si divide in tre momenti:
coscienza
il punto di partenza della coscienza è la certezza sensibile, di per se invece è la più povera, in quanto noi siamo sicuri di un oggetto in quanto l’abbiamo ora qui davanti a noi. Ciò vuol dire che attraverso la certezza sensibile noi abbiamo la certezza di un questo universale e questo implica che essa sia la certezza di un io universale. Si passa poi alla percezione, che può avvenire solo quando l’uomo prende su di se un oggetto nella molteplicità delle sue qualità. Infine vi è l’intelletto che ci porta a considerare l’oggetto come un semplice fenomeno, in quanto l’essenza verso dell’oggetto stesso è ultrasensibile. A questo punto la coscienza a questo punto ha risolto l'intero oggetto in se stessa ed è diventata autocoscienza.
L’autocoscienza
Con l’autocoscienza, l’attenzione si sposta dall’oggetto al soggetto. Di conseguenza l’autocoscienza non prende in esame argomenti astratti ma settori più ampi di società, storia della filosofia e religione.
Signoria e servitù
Secondo Hegel, l’uomo, è autocoscienza solo quando riesce a farsi riconoscere da altre autocoscienze, infatti l’autocoscienza raggiunge il suo appagamento solo in un’altra autocoscienza. Si potrebbe pensare che questo riconoscimento debba venire tramite l’amore, ma Hegel ritiene questa forma di contatto povera di dolore, pazienza e serietà. Perciò il riconoscimento deve passare attraverso il conflitto fra autocoscienze, che si concluderà con la subordinazione di una all’altra e con l’instaurazione di un rapporto servo-signore. Ma questo rapporto si presta ad una paradossale inversione dei ruoli in quanto il padrone finisce per dipendere dal lavoro del servo che finisce per rendersi indipendente. Questo processo di indipendenza da parte del servo avviene attraverso tre momenti:
- la pura della morte che egli prova inizialmente è la paura di perdere completamente il proprio io e quindi l’acquisizione della propria individualità
- il servizio, attraverso il quale impara l’autodisciplina che gli permette di vincere i suoi istinti naturali
- il lavoro gli permette di essere indipendente dagli altri formandolo
la figura hegeliana del servo-signore e stata vista, soprattutto dai marxisti, come un’intuizione dell’importanza del lavoro e della configurazione dialettica della storia, attraverso la quale, sperimentando la sottomissione si creano le condizioni per la liberazione. Tuttavia non si può considerare Hegel come Marx in quanto il rapporto servo-padrone non si conclude con una rivoluzione, ma con la presa di coscienza di indipendenza da parte del servo.
Stoicismo e scetticismo
Il raggiungimento dell’indipendenza trova la sua manifestazione filosofica nello stoicismo. Ma nello stoicismo l’autocoscienza, raggiunge solo un’astratta libertà interiore giacchè i condizionamenti esteriori permangono. Lo scetticismo pretende di mettere tra parentesi quel mondo esterno. Tuttavia lo scettico da vita ad una situazione contraddittoria fra una coscienza che vuole innalzarsi sull’accidentalità ed una che si scopre vittima di essa. In altre parole Hegel usa contro lo scettico l’argomento dell’autocontraddizione in quanto lo scettico dichiara che tutto è vano e non vero e d’altro canto pretende di dire qualcosa di reale e vero.
La coscienza infelice
La scissione dello scetticismo, diviene esplicita nella coscienza infelice ed assume la forma di una separazione fra uomo e Dio. Tale separazione si manifesta dapprima nell’ebraismo, in quanto per gli ebrei la verità assoluta è sentita lontana dalla coscienza e si identifica con un Dio trascendente ed assoluto.
In un secondo momento vi è la figura di un Dio incarnato, propria del cristianesimo, ma la pretesa di cogliere l’assoluto e fallita. Simbolo di questo fallimento sono le crociate ed il fatto che Cristo abbia vissuto in preciso periodo storico che risulta per i posteri comunque lontano. Di conseguenza la coscienza continua ad essere infelice e Dio continua ad essere lontano. Manifestazione di questa infelicità sono le figure della devozione, del fare e della mortificazione di sé:
- la devozione è quel pensiero a sfondo sentimentale e religioso che non si è ancora elevato al concetto.
- Il fare della coscienza pia è il momento in cui la coscienza, rinunciando ad un contatto immediato con Dio cerca di esprimersi nell’appetito o nel lavoro intendendolo come un dono di Dio.
- La mortificazione di se è la completa negazione dell’io a favore di Dio
La logica
La logica prende in considerazione la struttura programmatica o l’impalcatura originaria del mondo, cioè un organismo dinamico di concetti e categorie. I concetti di Hegel non sono pensieri soggettivi, ma pensieri oggettivi che esprimono la realtà nella sua essenza. Per chiarire il rapporto concetto-realtà, Hegel considera le principali posizioni del pensiero rispetto alle realtà:
- la prima è quella del procedere ingenuo, secondo il quale da una parte vi è il pensiero e dall’altra le cose che il pensiero può conoscere.
- La seconda è quella dell’empirismo che come unica fonte di conoscenza ha l’esperienza e quindi fa della realtà una X impenetrabile dal pensiero.
- La terza posizione è quella della filosofia della fede, a cui Hegel riconosce il merito di porre l’esigenza di passare dal pensiero all’essere, ma il demerito di ritenere che ciò sia possibile con il sentimento o la fede.
Da ciò risulta che per Hegel la logica e la metafisica siano la stessa cosa. Concretamente, la logica di Hegel mostra come, partendo da concetti astratti, si possa arrivare fino all’Idea.
La filosofia della natura
Hegel ammette che la filosofia della natura abbia come fondamento la fisica empirica, ma questa deve fornire del materiale e fare solo un lavoro preparatorio, di cui essa poi si avvale liberamente per mostrare come le determinazioni naturali si concatenino in un organismo concettuale. Secondo Hegel la natura è l’idea nella forma dell’essere altro e come tale e essenzialmente esteriorità. Il passaggio dall’idea alla natura costituisce un rompicapo critico, poiché da un lato rappresenta una sorta di caduta dell’idea, e dall’altro un suo potenziamento. Certamente, secondo Hegel è assurdo voler conoscere Dio dalla natura. Il filosofo fa una distinzione fra 3 filosofie della natura:
- la meccanica: considera l’esteriorità, o nella sua astrazione (spazio e tempo), o nel suo isolamento (materia o movimento), o nel suo movimento (meccanica assoluta).
- La fisica: comprende la fisica dell’individuale universale, cioè degli elementi della materia, la fisica dell’individualità particolare, cioè le proprietà particolari della materia e la fisica dell’individualità totale cioè delle proprietà magnetiche, elettriche e chimiche della materia.
- La fisica organica: comprende la natura geologica, la natura vegetale e l’organismo animale
La filosofia dello spirito
È la conoscenza più difficile, ed è quella dell’idea che sparisce come natura per farsi soggettività e libertà. Lo sviluppo della spirito avviene attraverso tre momenti: lo spirito soggettivo, lo spirito oggettivo e lo spirito assoluto.
Lo spirito soggettivo
Lo spirito soggettivo è lo spirito individuale considerato nel suo emergere dalla natura. La filosofia dello spirito soggettivo si divide in tre parti:
- l’antropologia: studia lo spirito come anima. L’anima indica quel complesso di legami tra spirito e natura che nell’uomo si manifesta come carattere, temperamento.
- La fenomenologia: studia lo spirito come coscienza, autocoscienza e ragione.
- La psicologia: studia lo spirito in senso stretto, cioè nelle sue manifestazioni, quali il sapere teorico, l’attività pratica e il volere libero.
Lo spirito oggettivo
La volontà di libertà presente nello spirito soggettivo trova la sua realizzazione soltanto nelle sfera dello spirito oggettivo, in cui lo spirito si manifesta in istituzioni sociali concrete. I tre momenti dello spirito oggettivo sono: il diritto astratto, la moralità e l’eticità.
Il diritto astratto
Il diritto astratto riguarda l’esistenza esterna della libertà delle persone concepiti come puri soggetti di diritto indipendentemente dai caratteri che diversificano gli individui fra loro.
La moralità
Si manifesta nell’azione, che sgorga da un proponimento che prende forma di intenzione, il cui fine è il benessere. Quando il fine ed il benessere si innalzano all’universalità il fine assoluto diviene il bene.
L’eticità
La separazione fra soggettività e bene, che è propria della moralità, viene annullata dall’eticità. Infatti la realizzazione del bene avviene in quelle forme istituzionali che sono la famiglia, la società civile e lo stato.
La famiglia
È il primo momento dell’eticita, nella quale il rapporto assume la forma di un’unità spirituale fondata sull’amore e sulla fedeltà e si articola nel matrimonio, nel patrimonio e nell’educazione dei figli che una volta cresciuti escono dalla famiglia di origine per dare vita a nuovi nuclei famigliari. In questo modo si passa al secondo momento: la società civile.
La società civile
Con la formazioni di nuove famiglie il sistema unitario si frantuma e diviene conflittuale, identificandosi con la sfera economico-sociale e giuridico-amministrativa dello stare insieme. La società civile si articola in tre momenti: il sistema dei bisogni, l’amministrazione della giustizia, la polizia e le corporazioni. Il bisogno degli individui di dover soddisfare particolari esigenze da vita alle differenti classi, secondo Hegel tre: la classe degli agricoltori, quella degli artigiani e quella dei pubblici funzionari.
L’amministrazione delle leggi si identifica sostanzialmente con il diritto pubblico in cui la polizia e le corporazioni provvedono alla sicurezza.
L’idea di porre fra l’individuo e lo stato la società civile, è stata una delle maggiori intuizioni di Hegel infatti sarà utilizzata dai maggiori studiosi di problemi economici.
Lo stato
Lo stato viene proposto da Hegel come la sintesi di famiglia e società civile, ricercando infatti sia l’universale che l’individuale. La concezione di stato hegeliano è molto diversa da quella di altri autori che pensavano lo stato come lo strumento volto a garantire la sicurezza i diritti dei cittadini. Secondo Hegel questa teoria comporterebbe una confusione fra società civile e stato. Il modello hegeliano si differenzia anche da quello democratico (Rousseau) in quanto Hegel afferma che il popolo al di fuori dello stato è solo una massa informe. A questa teoria egli contrappone la concezione secondo cui la sovranità dello stato deriva dallo stato medesimo, il quale ha dunque in se stesso la propria ragion d’essere. Vi è inoltre un rifiuto del modello contrattualistico, secondo il quale la vita associativa dipenderebbe da un contratto scaturiente dalla volontà comune degli individui. Ed una negazione del giusnaturalismo secondo cui ci sarebbero dei diritti naturali al de sopra dello stato. Tuttavia questo non significa che lo stato hegeliano sia dispotico in quanto ha il dovere di agire solo mediante leggi. Coerentemente con la sua visione storicistica Hegel sostiene che la costituzione non è il frutto di una elucubrazione a tavolino ma deve scaturire necessariamente dalla vita collettiva e storica di un popolo, infatti se si vuole imporre una costituzione ad un popolo, inevitabilmente si fallisce, anche se la costituzione proposta è sicuramente migliore di quella esistente. Hegel identifica la costituzione razionale con la monarchia costituzionale moderna, che prevede un insieme di poteri diversi ma non separati tra loro. Questi poteri sono:
- il potere legislativo: consiste nel determinare e stabilire l’universale e concernere le leggi come tali, che trova la propria realizzazione in una camera bassa ed una camera alta. Tuttavia Hegel si mostra diffidente nei confronti dell’agire politico dei ceti ritenendo che siano inclini a far prevalere il privato. Coerentemente con questo l’assemblea dei ceti è la parte meno influente.
- Il potere governativo: comprende in se i poteri giudiziari e di polizia, adoperandosi per tradurre in atto l’universalità delle leggi.
- Il potere del principe: rappresenta l’incarnazione stessa dell’unità dello stato a cui spetta la decisione ultima. Tuttavia il reale compito del monarca è quello di “dire sì e mettere i puntini sulle i”. erciò il vero potere politico è quello governativo e vera classe politica sono i ministri e i pubblici funzionari.
Lo stato per Hegel esprime la volontà divina (statolatria) e quindi non può trovare nelle leggi morali un limite al suo operato. Inoltre il filosofo chiarisce come non vi può essere alcun giudice che possa regolare i rapporti fra stati, l’unico giudice è lo spirito universale, cioè la storia che ha il suo compimento nella guerra, alla quale Hegel attribuisce non solo un carattere di necessità ed inevitabilità, ma anche un alto valore morale.
La filosofia della storia
Hegel non nega che la storia, agli occhi di un intelletto divino possa apparire un insieme di fatti contingenti e casuali, mentre sul piano dell’intelletto infinito, la storia è razionale. Il fine della storia è che lo spirito giunga al sapere di ciò che esso è veramente e questo spirito è lo spirito del mondo che si incarna negli spiriti dei popoli che si succedono nella storia. I mezzi della storia sono gli individui con le loro passioni, che Hegel non condanna, anzi. Quindi il fine ultimo della storia è la realizzazione della libertà dello spirito, che si attua solo nello stato. La storia del mondo è, da questo punto di vista, la successione di forme statali che che costituiscono i momenti del divenire assoluto. I tre momenti di questo divenire sono:
- il mondo orientale, in cui uno solo è libero.
- Il mondo greco-romano, in cui alcuni sono liberi.
- Il mondo cristiano-germanico in cui tutti gli uomini sono liberi.
Lo spirito assoluto
Lo spirito assoluto è il momento in cui l’idea giunge alla piena coscienza della propria infinità o assolutezza. Questo auto-sapersi è il risultato dialettico dell’arte, della religione e della filosofia. Queste attività differiscono fra di loro per la forma in quanto il contenuto è il medesimo, cioè Dio. L’arte conosce l’intuizione sensibile, la religione la rappresentazione e la filosofia il puro concetto.
L’arte
Nell’arte lo spirito vive in modo immediato quella fusione fra soggetto ed oggetto, che la filosofia teorizza concettualmente. La storia si divide in tre momenti:
- l’arte simbolica: è tipica dei popoli orientali, caratterizzata dallo squilibrio fra forma e contenuto. Ne è un esempio l’uso del simbolo.
- L’arte classica: è caratterizzata da una profonda armonia fra contenuto spirituale e forma sensibile, attuato tramite la figura umana.
- L’era romantica: caratterizzata da un nuovo squilibrio in quanto lo spirito acquista coscienza che qualsiasi forma sensibile è ormai insufficiente ad esprimere in modo compiuto l’interiorità spirituale.
Tutto ciò determina la cosiddetta crisi dell’arte.
La religione
La religione è la seconda forma dello spirito assoluto, quella in cui l’assoluto si manifesta nella forma della rappresentazione. L’oggetto della religione è in sostanza l’unione fra Dio e la coscienza. Questa unione avviene dapprima attraverso il sentimento, ma questo non è in grado di giustificare l’esistenza di Dio. Il vero limite della religione sta nel fatto che non è in grado di pensare Dio dialetticamente. Lo sviluppo stesso della religione corrisponde allo sviluppo dell’idea di Dio nella coscienza umana. Nel primo stadio di questo sviluppo troviamo la religione naturale in Dio è nella natura, nel secondo stadio queste religioni naturali diventano religioni della libertà, in cui Dio è spirito libero, nel terzo stadio troviamo le religioni dell’individualità spirituale, in cui Dio appare in forma spirituale, nel quarto stadio troviamo la religione assoluta, cioè quella cristiana, in cui Dio è puro spirito
Filosofia e storia della filosofia
Nella filosofia l’idea giunge alla piena e concettuale. La filosofia non è nient’altro che l’intera storia della filosofia giunta finalmente a compimento con Hegel.
Appendice: il dibattito sulle teorie politiche di Hegel
Portevoce della restaurazione o della rivoluzione?
Ne uno ne l’altro. Hegel veniva accusato da Haym di essere stato il dittatore filosofico della Germania ma questa interpretazione è stata duramente criticata da Weil che dimostrò come lo stato teorizzato da Hegel sia di gran lunga più avanzato di quello prussiano dell’epoca. Ritter accusava Hegel di essere un reazionario sottolineando come la rivoluzione francese avesse avuto un ruolo fondamentale nella formazione di Hegel ma precisando che dopo un entusiasmo iniziale il filosofo è caduto in un ristabilimento dell’ancien regime. Questo capovolgimento di prospettive è sembrato eccessivo a tutti quegli studiosi che pur rifiutando la leggenda di un Hegel prussiano non si sentono di condividere l’opposto.
Teorico della borghesia?
È evidente che lo stato teorizzato da Hegel è esattamente l’opposto dello stato borghese.
Profeta del totalitarismo o filosofo della libertà?
Questa prima interpretazione, sostenuta da Popper, non intende affermare ne che le forme dello stato Hegeliano siano puntualmente uguali a quelle dello stato nazista o fascista, ne che le teorie di Hegel siano puntualmente uguali a quelle fasciste e naziste. Ma che abbia lasciato in eredità alle dittature talune teorie:
- lo stato visto come visto come prius logico al di fuori del quale l’individuo non ha alcuna consistenza.
- Lo stato non ricava la sovranità dal popolo ma da se stesso
- La sovranità statale si incarna in una classe di funzionari dediti al pubblico bene e sa cosa vuole mentre il popolo no lo sa.
- Lo stato deve subordinare a se l’insieme dei rapporti sociali.
- Lo stato è un ente che non riconosce al di fuori di se stesso alcuna idea etica.
- Lo stato è l’assoluto stesso ossia il Dio reale.
- Non esiste al di sopra degli stati alcun diritto internazionale.
- La guerra è inevitabile e giova alla salute etica dei popoli.
A questi ideali hanno attinto tutti i fautori del totalitarismo.
Altri studiosi hanno cercato invece di tracciare la figura di un Hegel paladino della libertà. Fra questi Marcuse nella sua opera (ragione e rivoluzione) enumera le differenze fra lo stato hegeliano e lo stato totalitario. Un altro critico afferma, grazie a degli appunti presi da auditori, l’esistenza di un Hegel diverso, social-liberale e democratico-republicano. Tuttavia questa ipotesi di un Hegel diverso è quantomeno improbabile.
LA SINISTRA HEGELIANA E FEUERBACH
Destra e sinistra hegeliana
Alla morte di Hegel i suoi discepoli, secondo la consuetudine del parlamento francese si distinsero in Destra (vecchi discepoli) e sinistra giovani discepoli). Tale distinzione fu adottata a seguito del diverso atteggiamento di fronte a religione e politica.
Conservazione o distruzione della religione?
Hegel aveva affermato che filosofia e religione esprimono un diverso contenuto in diverse forme, la prima nella forma della rappresentazione, la seconda nella forma del concetto. Una dottrina di questo tipo poteva dare luogo a due diverse impostazioni. La prima era quella di coloro che insistevano sull’identità di contenuto di di rappresentazione e concetto, la seconda di coloro che ne affermavano la distinzione e concepivano la filosofia come distruzione della religione. La prima posizione prese corpo nella destra, che finì per configurarsi come una sorta di scolastica Hegeliana. La seconda prese corpo nella sinistra, che sosteneva l’inconciliabilità fra dogma e verità speculativa.
Legittimazione o critica dell’esistente?
La spaccatura ebbe anche significati politici. La destra sosteneva l’identità ontologica fra realtà e ragione, assumendo una posizione giustificazionistica nei confronti dell’esistente. La sinistra, invece, interpretò le parole del maestro in chiave dinemica e reazionaria, finendo per concepire la filosofia come critica dell’esistente.
Strauss, Bauer e Ruge.
La sinistra ebbe una maggiore incidenza storica. Sul piano religioso dette luogo ad un’analisi critico-razionale dei testi biblici, ed al tentativo di ridurre la religione ad un’esigenza umana. Sul piano politico tentò di interpretare la storia in modo materialistico ed in chiave rivoluzionaria.
STRAUSS publicò la vita di Gesù, che fu il primo tentativo radicale di applicare il concetto hegeliano della religione alla critica dei testi biblici. Il risultato è la riduzione del contenuto biblico ad un semplice mito.
BAUER aderì inizialmente alla destra criticando Strauss ed affermando la verità del cristianesimo. In seguito si avvicinò alle tesi della sinistra.
RUGE inizialmente fu hegeliano ortodosso, in seguito alla spaccatura aderì alla sinistra.
Feuerbach.
IL ROVESCIAMENTO DEI RAPPORTI DI PREDICAZIONE.
Secondo Feuerbach il rapportarsi al mondo in maniera idealistico religiosa provoca uno stravolgimento dei rapporti reali fra concreto ed astratto. Infatti , mentre nella realtà effettiva delle cose si configura come il soggetto di cui il pensiero è il predicato, nell’idealismo il pensiero si configura come soggetto di cuil’essere è il predicato. Quindi l’equivoco di fondo dell’idealismo è quello di fare del concreto un attributo dell’astratto, offrendo una visione rovesciata delle cose. Da ciò l’esigenza, secondo Feuerbach di un rovesciamento dei rapporti di predicazione.
LA CRITICA ALLA RELIGIONE.
Dio come creazione dell’uomo.
Feuerbach afferma che non è Dio ad aver creato l’uomo, ma l’uomo stesso ha creato Dio. Il divino non è nient’altro che l’umano in generale, proiettato in un mitico aldilà. Appurato che Dio è l’essenza dell’uomo e che l’antropologia costituisce la chiave di volta della teologia, si tratta di analizzare come nasca nell’uomo l’idea di Dio. A tale proposito egli si è espresso in maniere differenti:
- l’uomo ha coscienza di se stesso come individuo e come specie. Mentre come individuo si sente debole, come specie si sente infinito ed onnipotente. Quindi Dio sarebbe la proiezione delle qualità della specie.
- L’opposizione tra volere e potere può aver generato nell’uomo la necessità di concepire una divinità in cui tutti i suoi desideri siano appagati.
- Il senso di dipendenza dell’uomo dalla natura potrebbe avere provocato la necessità di avere un Dio.
L’alienazione e l’ateismo.
Secondo Feuerbach la religione costituisce una forma di alienazione in quanto porta l’uomo a proiettare fuori di se una potenza superiore alla quale assoggettarsi, e quindi l’ateismo si pone come, non solo come un atto filosofico, ma come un preciso dovere morale.
LA CRITICA AD HEGEL
Feuerbach afferma che lo spirito di Hegel, come il Dio della bibbia è il frutto di un’astrazione alienante, per questo motivo la filosofia di Hegel ha estraniato l’uomo da se stesso. La critica ad Hegel equivale alla fondazione di una nuova filosofia interamente incentrata sull’uomo.
UMANISMO E FILANTROPISMO.
La nuova filosofia delineata da Feuerbach ha la forma di un umanismo naturalistico. Umanismo perché fa dell’uomo l’oggetto del discorso filosofico; naturalistico perché fa della natura la realtà primaria da cui tutto prescinde. Il nucleo di questa filosofia è una nuova concezione dell’uomo inteso come essere di carne e sangue che soffre, gioisce ed avverte dei bisogni dai quali dipende. Una grande importanza ha anche l’amore, inteso come parte integrante della vita, e tale legame fra amore e bisogno, nell’uomo si trasforma in un’essenza sociale intrinseca nell’uomo stesso. In Feuerbach assume grande dignità ed importanza la teoria degli alimenti, per cui l’uomo è ciò che mangia, tale teoria chiarisce che vi è una stretta unità psico-fisica, e che se si vuole migliorare la condizione spirituale di un individuo, bisogna migliorare la sua condizione fisica.
MARX
La critica al misticismo logico di Hegel
L’Hegelismo ha esercitato su Marx un notevole influsso. Secondo Marx lo stratagemma di Hegel consiste nel fare delle realtà empiriche delle manifestazioni necessarie dello spirito. Questo significa che invece di limitarsi a constatare che in certi ordinamenti storici esiste la monarchia, Hegel afferma che lo stato presuppone per forza la sovranità. Inoltre, poiché ciò che è necessario per Hegel è anche razionale, egli deduce la piena logicità della monarchia, identificandola con la razionalità politica in atto. Marx definisce questo procedimento misticismo logico poiché in virtù di esso le istituzioni finiscono per essere allegorie di una realtà spirituale che se ne sta occultamente dietro di essi. Esaminando il mistero di questa costruzione speculativa, Marx, arriva alla conclusione che essa è il risultato del capovolgimento idealistico tra soggetto e predicato.
La critica della civiltà moderna e del liberalismo
Alla base della teoria di Marx vi è una critica globale della civiltà moderna e dello spirito liberale. Il punto di partenza è la convinzione che la categoria del moderno si identifichi con quella della scissione che prende corpo nella frattura tra società civile e stato. Mentre nella polis greca l’individuo non conosceva antitesi fra ego pubblico ed ego privato, nel mondo moderno è costretto a vivere 2 vite distinte. Tuttavia la sua pretesa di porsi come organo che persegue l’interesse comune è falsa, infatti lo stato non può riflettere e sanzionare gli interessi particolari dei gruppi e delle classi più forti. In sintesi la societa moderna rappresenta la societa dell’egoismo e delle particolarità reali e della fratellanza illusoria. La falsa universalità deriva, secondo Marx, dal tipo di stato che si è venuto a formare. Infatti, ricononscendo i diritti di libertà individuale e di proprietà privata, non è altro che una società a-sociale o contro-sociale. Il rifiuto dello stato è così radicale che Marx rifiuta in blocco la società, anche il diritto di rappresentanza e la libertà individuale. Lo stato teorizzato da Marx è la democrazia totale, in ciu vi è una compenetrazione perfetta fra singolo e comunità, ed il modo per attuare questo modello è quello di abbattere tutte le disuguaglianze tra gli individui ed in primo luogo la proprietà privata, attraverso una rivoluzione sociale da parte del proletariato.
La critica dell’economia borghese
E la problematica dell’alinazione.
Marx accusa l’economia borghese di fornire un’immagine mistificata della società borghese, essa infatti considera il capitalismo come ill modo naturale di fare economia e distribuire la ricchezza e considera la proprietà privata come un postulato. Inoltre l’economia capitalistica, che non prende in cosiderazione fra borghesia e proletariato, che prende nome di alienazione. Tale concetto aveva già avuto molteplici interpretazioni, per Hegel era negativo e positivo al tempo stesso, mentre per Feuerbach aveva un significato puramente negativo. Marx si rifà soprattutto a Feuerbach, ma si differenzia da lui in quanto secondo lui l’alienazione diventa un fatto reale di natura socio-economica. L’alienazione dell’operaio viene descritta da Marx sotto 4 aspetti:
- il lavoratore è allienato rispetto al prodotto della propria attività in quanto non gli appartiene.
- Il lavoratore è allienato rispetto alla sua stessa attività, con la conseguenza che si sente bestia quando dovrebbe sentirsi uomo, nel lavoro sociale, e si sente uomo quando dovrebbe sentirsi bestia, nel mangiare, nel procreare, etc.
- Il lavoratore è allienato rispetto alla sua stessa essenza, infatti la sua prerogativa nei confronti dell’animale è che il suo lavoro è creativo, mentre nel sistema capitalistico egli è costretto a fare un lavoro monotono e ripetitivo.
- Il lavoratore è allienato rispetto al prossimo, perché l’altro e il capitalista cioè qualcuno che lo sfrutta e lo espropria del suo lavoro.
La causa dell’alienazione risiede dunque nella proprietà privata dei mezzi di produzione e dunque il processo di dis-alienazione deve passare per il superamento della proprietà privata, con l’avvento del comunismo.
Il distacco con Feuerbach e l’interpretazione della
Religone in chiave sociale.
Un primo punto di accordo fra Marx e Feuerbach è che quest’ultimo ha saputo coglire la naturalezza e concretezza degli individui, tuttavia egli ha perso di vista la sua storicità, non rendendosi conto che l’uomo è società e quindi storia.
Un altro punto di unione-divisione fra Marx e Feuerbach è l’interpretazione della religione. Pur avendo scoperto il meccanismo dell’alienazione religiosa, Feuerbach, a giudizio di Marx non è riuscito a cogliere le cause di tale fenomeno, ne tantomeno di fornire soluzioni per un suo superamento, infatti gli è sfuggito che chi produce la religione non è un soggetto astratto, ma un individuo che è un prodotto sociale. In questo modo Marx ha elaborato la celebre teoria della religione come oppio dei popoli, secondo cui gli individui allienati cercano nell’aldilà ciò che gli è precluso nell’aldiqua. Perciò la disalienazione religiosa è il presupposto per la disalienazione sociale.
La concezione materialistica della stroria
Dall’ideologia alla scienza
La critica a Feuerbach segna il passaggio di Marx dall’umanismo al materialismo. Per Marx l’ideologia appare come una falsa rappresentazione della realtà, ed il suo intento è quello di svelare la verità della storia. Questo programma, presuppone la distruzione dell’idealismo e l’inaugurazione di una nuova scienza. Ma cos’è l’umanità intesa in modo scientifico? Marx risponde che essa è una specie evoluta composta da individui che lottano per la loro sopravvivenza, e la storia è quindi un processo materiale fondato sul bisogno-soddisfacimento. L’uomo si differenzia in sostanza dagli animale in quanto cominciò a produrre i propri mezzi di sussistenza, e quindi alla base della storia vi è dunque il lavoro.
Struttura e sovrastruttura
Nell’ambito della produzione sociale dell’esistenza, bisogna distinguere due elementi di fondo:
- le forze produttive: gli uomini, i mezzi e le conoscenze.
- I rapporti di produzione: rapporti che si instaurano fra gli uomini nel corso della produzione e regolano la proprietà e l’impigo dei mezzi di produzione.
L’insieme dei rapporti di produzione rappresentano la struttura, ovvero lo scheletro economico della società, che a sua volta rappresenta un piedistallo su cui si erge una sovrastruttura giouridici-politico-culturale. Il rapporto struttura-sovrastruttura è stato oggetto di molteplici interpretazioni:
- quando Marx usa il termine di sovrastruttura, intende sottolineare la dipendenza dei fenomeni politici e culturali dalla base economica, ma non vuole in alcun modo sminuirli.
- Per spiegare il rapporto fra struttra e sovrastruttura, usa due termini: determinare e condizionare intendendoli con uguale significato, e questo uso ambiguo è dovuto al fatto che vuole la dipendenza della sovrastruttura dalla struttura senza concepirla in modo meccanico ed immediato.
- Egli non vuole negare che le idee possano influire sulla storia, ma l’unico elemento davvero determinante è la struttura economica, mentre la sovrastruttura è un riflesso della struttura.
La legge della storia e le grandi formazioni economico-sociali
Forze produttive e rapporti di produzione rappresentano anche il divenire della società. Marx ritiene infatti che ad un certo grado di sviluppo le forze produttive tendano a corrispondere a determinati rapporti di produzione e di rpoprietà. Tuttavia i rapporti do produzione vengono distrutti quando si trasformano in ostacoli per le forze produttive.lo scontro tra forze produttive e rapporti di proprietà risulta inevitabile, in quanto le prime sono in costante ascesa. Marx distingue 4 fasi della formazione economica della società: quella asiatica, quella antica di tipo schiavistico, quella feudale e quella borghese, tuttavia sono anche considerate la società primitiva e la futura società socialista. Marx ritiene di aver fatto camminare la dialettica di Hegel sui piedi anziché sulla testa:
- in quanto il soggetto diviene la struttura economica e le classi.
- La dialettica è concepita empiricamente e scientificamente osservabile.
- Le opposizioni che muovono la storia sono concrete.
La critica agli ideologi della sinistra hegeliana
Il concetto mediante il quale Marx ed Engels schematizzano tali filosofi è quello di ideologi, intendendo dire con questo termine, che tali filosofi vivono nella falsa conoscenza, non rendendosi conto che le idee non hanno un’esistenza autonoma. Gli ideologi finiscono invece:
- per sopravvalutare la funzione delle idee.
- Per presentare le loro idee come universalmente valide
- Per credere che il negativo risieda nelle idee sbagliate che devono essere superate da un processo puramente filosofico.
- Per fornire un quadro mistificante del reale.
Secondo Marx ed Engels le vere forze motrici della storia non sono le idee, ma la strutture socio-economiche.
La sintesi del manifesto
Borghesia, proletariato e lotta di classe.
Il manifesto si propone di esporre i metodi dell’azione rivoluzionaria ed i suoi punti fondamentali sono:
- l’analisi della funzione storica della norghesia.
- Il concetto della storia come lotta di classe ed il rapporto fra proletariato e comunisti.
- La critica dei socialismi non scientifici.
Nella prima parte egli descrive la vicenda storica della borghesia ed in sintesi dice che: a differenza delle altre classi che hanno dominato nel passato, che tendevano alla conservazione statica dei modi di produzione, la borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente tutto l’insieme dei rapporti sociali, quindi la borghesia appare come una classe dinamica. Tuttavia le moderne forze produttive si rivoltano contro i vecchi rapporti di proprietà, mettendo in forse l’esistenza stessa del capitalismo. Infatti il proletariato, oppresso dalla borghesia DEVE ricorrere alla lotta di classe per superare il capitalismo.
La critica ai falsi socialismi
Marx divide le tendenze socialiste precedenti in tre schieramenti principali:
- il socialismo reazionario, che attacca la borghesia secondo parametri troppo legati al passato e conservatori.
- Il socialismo conservatore, che vorrebbe attaccare le frange negative del capitalismo senza distruggerlo.
- Il socialismo utopistico, che ha il limite di non riconoscere nel proletariato una componente reazionaria autonoma, ma di fare appello a tutte le classi.
A queste teorie, Marx contrappone il suo socialismo scientifico, basato su un’analisi critico-scientifica dei meccanismi sociali e sull’individuazione del proletariato come forza rivoluzionaria autonoma.
Il capitale
Economia e dialettica
Il Capitale si propone di mettere in luce i meccanismi strutturali della società borghese. Marx si differenzia dai grandi teorici dell’economia borghese soprettutto per il suo metodo storicistico-dialettico. Infatti Marx è convinto che non esistano leggi universali dell’economia e che ogni formazione sociale abbia caratteri e leggi storiche proprie. In secondo luogo egli è convinto che la società borghese porti in se diffetti basilari che ne minano la solidità. Ed infine, Marx è persuaso che l’economia debba fare uso dello schema dialettico: una produzione determinata determina quindi un consumo, uno scambio, una distribuzione determinati.
Merce, lavoro e plus-valore.
La caratteristica specifica del mondo capitalistico è di essere una produzione generalizzata di merci, quindi la prima parte del Capitale è dedicata all’analisi del fenomeno merce. In primo luogo una merce DEVE essere utile. In secondo luogo deve possedere un valore di scambio che dipende dalla quantità di lavoro necessaria per produrla. Un’altra caratteristica peculiare del capitalismo è che il suo fine ultimo è l’accumulo di denaro e quindi il suo ciclo economico e il Denaro-Merce-più Denaro. Ma da dove deriva questo plus-valore? Il plus-valore non può derivare ne dal denaro, ne dallo scambio, di conseguenza, secondo Marx, l’origine del plus-valore non deve essere ricercata a livello di scambio delle merci, ma a livello della produzione capitalistica delle medesime. Infatti il capitalista compra la sua forza-lavoro come una qualsiasi merce, con un salario. Tuttavia l’operaio produce un maggior valere di quello che gli è corrisposto con il salario. Il plus-valore discende quindi dal plus-lavoro dell’operaio che viene gratuitamente offerto al capitalista.con questa teoria Marx ha voluto fornire una spiegazione scientifica dello sfruttamento capitalista. Tuttavia plus-valore e profitto non sono la stessa cosa, bisogna infatti tenere conto della distinzione tra capitale variabile (capitale mobile investito in salari) e capitale costante (capitale investito nelle macchine). Poiché il plus-valore nasce solo in relazione ai salari, il saggio del plus-valore risiede nel rapporto tra il plus-valore e il capitale variabile.
Tendenze e contraddizioni del capitalismo.
Il capitalismo, basandosi sul ciclo d.m.d. si caratterizza come un sistema mirato al profitto privato e non all’interesse collettivo. Marx mostra come tale sistema generi una serie di contraddizioni. In un primo luogo il capitale cerca di accrescere il plus-valore aumentando la giornata lavorativa, ma questo sistema presenta il limite che oltre un certo livello la forza lavoro cessa di essere produttiva. Quindi il fine del capitalismo è quello di ridurre la parte di giornata lavorativa necessaria ad integrare il salario. Ovviamente tutto ciò si può ottenere solo con una maggior produttività del lavoro. Questo processo passa per tre fasi: la cooperazione semplice, la manifattura, la grande industria. La grande svolta è l’introduzione della macchina che consente di aumentare la quantità di merce prodotta con lo stesso numero di operai nello stesso tempo, inoltre rendendo meno faticoso il lavoro consente l’impigo di donne e bambini. Ma proprio l’aumento di produzione genera il fenomeno delle crisi cicliche di sovrapproduzione che a sua volta genera la distruzione dei beni sovraprodotti e la disoccupazione.
La rivoluzione e la dittatura del proletariato.
Le contraddizioni della società borghese rappresentano la base per la rivoluzione del proletariato che darebbe inizio al passagio dalla società capitalistica a quella comunista. La rivoluzione comunista cancellerebbe ogni forma di proprietà privata, di divisione del lavoro e di dominio di classe, dando origine ad una nuova epoca nella storia del mondo, attraverso la socializzazione dei mezzi di produzione. Sui metodi di attuazione di questo progetto, Marx indica anche una possibilità pacifica. Ma a prescindere dal fatto che sia violenta o pacifica, la rivoluzione proletaria deve mirare all’abbattimento dello stato borghese e delle sue forme istituzionali, tuttavia il compito del proletariato non è quello di impadronirsi della macchina statale borghese, manovrandola per altri scopi, ma quello di spezzarne o distruggerne i meccanismi di fondo. la dittatura del proletariato si configura quindi secondo Marx come la misura politica fondamentale per la transizione dal capitalismo al comunismo.
Le fasi della futura società comunista.
È rimasto accertato che Marx non delinea i tratti della futura società comunista e questo fatto è stato interpretato in chiave anti-utopistica o negativamente come un grande vuoto teorico. Tuttavia egli fifiuta quello che definisce comunismo rozzo, secondo il quale la proprietà privata non verrebbe abolita ma di fatto resa proprietà di tutti. Il comunismo come effettiva soppressione della proprietà è quella in cui l’uomo cessa di intrattenere con il mondo rapporti di puro possesso e consumo. Marx teorizza la creazione di un uomo nuovo che esercita in modo creativo l’insieme delle sue potenzialità. Tuttavia Marx distingue due fasi della società futura:
- una società comunista come emerge da quella capitalista.
- Quella finale ed ideale in cui ognuno produce secondo le proprie possibilità e ha secondo il suo bisogno.

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