Nietzche

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Egli fu convinto della propria grandezza, si sentiva inattuale (in anticipo con i tempi), visse isolato e morì di sifilide.
Il compito del filosofo è quello di mettere a nudo tramite una serie di “itinerari del proibito” le certezze che gli uomini si sono creati per sopportare l’impatto con il caos della vita.
Egli non critica solo le idee o i sistemi ma tutta la civiltà occidentale (individuo anti-vitale, sottomesso alle autorità costituite)
Periodi:
1- scritti giovanili del periodi wagneriano-schopenhaueriano
2- scritti intermedi del periodo illuministico
3- scritti del meriggio (o Zarathustra)
4- scritti del tramonto o degli ultimi anni
LA NASCITA DELLA TRAGEDIA (nuova visione della classicità)
Egli si incanta del senso tragico della vita teorizzato da Schopenhauer e secondo Nietzche l’uomo può cogliere il senso tragico della vita attraverso l’arte.
Tema centrale di quest’opera è la distinzione tra dionisiaco e apollineo:
Spirito apollineo: razionalità, misura, armonia, scaturisce da un atteggiamento di fuga davanti all’imprevedibilità degli eventi, si esprime nell’arte plastica e nell’epopea; nasce dal tentativo di dare una forma al caos, dallo sforzo di trasformare ciò che è orribile e assurdo in qualcosa di definito e armonico.
Spirito dionisiaco: istinto, forza vitale, coraggio naturale che porta ad accettare la vita per quello che è, si esprime nell’esaltazione della musica.
Nella Grecia presocratica questi due spiriti erano separati e opposti ma poi nell’età della tragedia attica si armonizzarono tra loro giungendo a un perfetto equilibrio:la tragedia greca manifesta dunque un perfetto accoppiamento fra il dionisiaco (musica) e l’apollineo (vicenda compiuta dall’eroe). Nel periodo successivo l’apollineo prevale sul dionisiaco (è l’inizio del processo di decadenza della tragedia greca, critica Socrate con la sua visione serena e misurata del mondo).
La filosofia greca è la crisi della filosofia; prima di essa c’era la tragedia. Con la filosofia greca comincia la decadenza della civiltà occidentale perché nega alla vita la sua vitalità (fortissima critica a Socrate).
Il tragico è parte ineliminabile della vita e il tentativo della filosofia greca di eliminarlo porta alla decadenza
RAZIONALITA’ = DEBOLEZZA (=DECADENZA)
Punti fondamentali:
- la vita è irrazionalità, bene e male confusi e l’uomo deve accettarlo
- l’uomo tenta di eliminare il caos usando la ragione (e questo è un segno di debolezza e paura nei confronti della vita)
LA STORIA
Noi non ci rendiamo conto che l’esaltazione dei fatti storici è segno di stupidità, i fatti sono importanti solo se vengono interpretati. Non ci sono fatti, ci sono interpretazioni. Non esistono verità o falsità storiche assolute, dipendono dalla prospettiva.
Atteggiamenti di fronte alla storia:
1- storiografia monumentale (uomo attivo che cerca modelli che guidino le sue aspirazioni ma corre il rischio di mitizzare il passato e tralasciare il presente)
2- storia antiquaria (uomo più conservatore, passato come ciò che fonda le proprie origini, ma quest’uomo cristallizza il passato e non agisce nel presente)
3- storia critica (uomo che cerca nel passato con un intento critico per giudicare, ma ostacola la realizzazione dei propri valori; atteggiamento illuminista che interroga e condanna il passato, ma in questo modo si dimentica il passato stesso)
L’ACCETTAZIONE TOTALE DELLA VITA
Per Nietzche, Dioniso rappresenta l’accettazione totale della vita, senza eccezione, è esaltazione infinita dell’infinita vita. Lo spirito dionisiaco non va confuso con la rassegnazione. Se si accetta integralmente la vita così com’è il dolore si trasforma in gioia, la lotta in armonia, la crudeltà in giustizia e la distruzione in creazione. In questo modo egli pone dei nuovi valori e toglie importanza a tutti quei valori fondati sulla rinuncia e sulla diminuzione della vita (che per la società in cui egli vive sono delle virtù).
Virtù = tutte le passioni che dicono sì alla vita e al mondo, tutto ciò che gratifica.
Come Schopenhauer, criticando il pessimismo come segno di decadenza e l’ottimismo come segno di superficialità, egli mira a proporre un accoglimento della vita nell’insieme dei contrari che la caratterizzano.
Periodo illuministico: si stacca da Schopenhauer (perché fuggiva dalla vita) e da Wagner (non è più l’arte lo strumento per filosofare) e si avvicina allo spirito scientifico del tempo. Cambia stile, dalla prosa agli aforismi (=arte dell’interpretazione, del ruminare, dà molto spazio all’interpretazione personale)
CRITICA DELLA MORALE TRADIZIONALE E LA NUOVA TAVOLA DEI VALORI
Nietzche critica la morale e il cristianesimo perché li accusa di aver portato l’uomo a porsi contro la vita stessa. Il problema sta nel fatto che la morale non è mai stata messa in discussione ma è sempre stata presa come qualcosa di evidente ed auto-imposto.
Egli invece vuole metterla in discussione intraprendendo un’analisi genealogica della morale al fine di scoprirne la genesi psicologica effettiva. Egli crede che i valori della morale e la morale stessa non siano altro che proiezioni di determinate tendenze umane che il filosofo ha il compito di svelare. La voce della coscienza, per esempio, è semplicemente la presenza in ognuno di noi delle autorità sociali da cui siamo stati educati, è la voce di alcuni uomini nell’uomo. Insomma la moralità è l’istinto del gregge nel singolo.
La morale ha subito dei cambiamenti nel corso della storia. Inizialmente la morale era improntata ai valori vitali (forza, salute, gioia, fierezza) mentre poi, con il cristianesimo, punta a valori anti-vitali (disinteresse, abnegazione, sacrificio di sé…). Perché? Perché, non potendo dominare la casta dei guerrieri sul loro stesso terreno, la casta sacerdotale ha cercato di far valere se stessa elaborando una tavola di valori antitetici a quella dei cavalieri (al corpo viene anteposto lo spirito ecc.).
Morale = mascheramento della volontà di potenza
Il Cristianesimo (morale degli schiavi) è una malattia perché esalta gli umili, i miti, i sofferenti… è la religione dei deboli, nega la vita, è l’espressione più grande della decadenza occidentale, condanna come peccati quelli che per Nietzche sono le virtù della vita. Con questa religione i deboli prevaricano i forti (coloro che hanno le qualità per primeggiare). Egli comunque ammira Cristo perché accettò il proprio destino, ma il Cristianesimo sarebbe dovuto morire con lui.
Il Cristianesimo è il simbolo della vita che si mette contro la vita stessa. Il Cristianesimo ha prodotto un uomo malato e represso, in preda a continui sensi di colpa che gli rovinano l’esistenza (al di là della maschera di serenità, l’uomo cristiano è psichicamente un auto-tormentato, nasconde in sé un’aggressività rabbiosa contro la vita e uno spirito di vendetta contro il prossimo).
Nietzche è ateo (come Schopenhauer).
Nietzche propone un’inversione (trasvalutazione) di valori, egli non vuole abolire ogni criterio o valore ma contrapporre ai valori anti-vitali della morale tradizionale una nuova tavola dei valori a misura d’uomo e del suo carattere moderno. Egli crede che quella dell’uomo sia un’esistenza interamente terrestre, l’anima non esiste perché l’uomo è sostanzialmente corpo. Se si accetta questo fatto, la Terra cessa di essere il deserto in cui l’uomo è in esilio e diventa la sua dimora gioiosa; il corpo cessa di essere prigione o tomba dell’anima e diviene il concreto modo di essere dell’uomo nel mondo. E’ l’uomo che dà valore al suo agire.
Razionalità
Critica hanno portato decadenza, hanno
Metafisica (che ha diviso il mondo in due, ha fatto cadere il mondo occidentale
posto Dio fuori dal mondo sensibile). La
metafisica viene battuta con l’annuncio della
morte di Dio.
LA “MORTE DI DIO”
simbolo di ogni prospettiva oltre-mondana e anti-vitale, che pone il senso
dell’essere in uno spazio trascendente. Nietzche vede in Dio e
nell’oltre-mondo una fuga dalla vita
Dio
personificazione di tutte le certezze ultime dell’umanità, ossia di tutte le
credenze metafisiche e religiose elaborate per dare un ordine rassicurante
alla vita. Come Schopenhauer, crede che la concezione di un cosmo ordinato,
razionale, governato da scopi ben precisi e retto da un Dio provvidente è solo
una costruzione della nostra mente per poter sopportare la durezza
dell’esistenza
Le metafisiche e la religione sono decorazioni della realtà e bugie di sopravvivenza
Dio è la più antica delle bugie vitali, è l’espressione di una paura di fronte alla verità dell’essere
Come per Schopenhauer, egli crede che sia la realtà stessa, cioè l’essenza caotica e non-provvidenziale del mondo, a confutare l’idea di Dio, l’origine della quale, come si è visto, è il terrore di fronte all’essere.
Ora per Nietzche sono importanti solo l’annuncio della morte di Dio e la riflessione sulle conseguenze esistenziali prodotte da questo fatto.
DALLA “MORTE DI DIO” ALL’AVVENTO DEL “SUPERUOMO”
La consapevolezza della morte di Dio segna l’atto di nascita del superuomo: solo chi ha il coraggio di guardare in faccia la vita e prendere atto della caoticità arazionale del mondo, è ormai maturo per varcare l’abisso che divide l’uomo dall’oltre-uomo. Il superuomo ha dietro di sé (come condizione necessaria) la morte di Dio e ha davanti a sé una miriade di possibilità (in quanto è libero di progettare la propria esistenza).
Il superuomo emerge solo dopo esser passato sui cadaveri di tutte le divinità.
IL PROBLEMA DEL NICHILISMO E DEL SUO SUPERAMENTO
Inizialmente Nietzche intende per nichilismo la volontà del nulla, ogni atteggiamento di fuga e di disgusto dei confronti del mondo concreto.
Successivamente egli intende per nichilismo la specifica situazione dell’uomo moderno e contemporaneo, che, non credendo più nei “valori supremi” (Dio, bene, verità…) e in un “senso” o in uno “scopo metafisico” delle cose, finisce per avvertire, di fronte all’essere, lo sgomento del “vuoto” e del “nulla”.
Perché si arriva al nichilismo? Dapprima l’uomo si immagina che ci siano dei fini assoluti, ma dopo aver scoperto che tali fini non esistono, cade nell’angoscia nichilistica: il nichilismo subentra quindi quando all’uomo viene a mancare il coraggio dopo aver cercato di dare un senso al caos.
Quanto più l’uomo si è illuso, tanto più è rimasto deluso.
L’equivoco del nichilismo moderno risiede nel fatto che esso identifica la mancanza di fini e strutture metafisiche razionali e provvidenziali, ovvero il mondo, non avendo quella serie di significati forti che i metafisici gli attribuivano, non ha nessun senso. Il credere nelle categorie di ragione è la causa del nichilismo.
Nietzche supera il nichilismo, per lui è solo uno stato intermedio, un “no” alla vita che prepara il “si” ad essa, attraverso l’esercizio della volontà di potenza.
incompleto: distrugge i vecchi valori ma pensa i nuovi valori in maniera tradizionale;
rimane ancora operante una fede, si ha ancora un bisogno di verità.
(nazionalismo, socialismo, anarchismo, positivismo, naturalismo, esteticismo)
Nichilismo
completo passivo (prende atto del declino dei valori, uomo nello sconforto
perché è consapevole di muoversi nel caos)
attivo (distrugge le credenze metafisiche, NON ESISTE UN
MONDO VERO). Tipico del superuomo, l’uomo che si
crea una morale.
estatico (DA UN SENSO, passa dal momento distruttivo
a quello costruttivo).
Decidere di vivere senza certezze assolute significa responsabilizzare l’uomo a porsi come fonte egli stesso di valori e significati. Accettare il rischio e la fatica di dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle antiche certezze e delle vecchie fedi: ecco il significato ultimo del superamento nietzcheiano del nichilismo.
Quando l’uomo supera il nichilismo, è consapevole di esprimere la sua volontà di potenza; questo avviene quando l’uomo trova il coraggio di affermare che Dio è morto.
Nella “Gaia scienza” egli parla della morte di Dio, Dio come idea, non possiamo più reggere l’idea di Dio (che ci serve per consolarci). La civiltà rinascerà quando si riaffermerà il senso del tragico. Se l’uomo accetta il nulla sarà liberato dalla razionalità e dalla metafisica.

L’ETERNO RITORNO
Eterno ritorno dell’uguale = ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo
Nietzche si chiede cosa succederebbe se un demone annunciasse a un uomo che tutta la sua vita, con tutti gli attimi di gioia e dolore , si ripeterà all’infinito. Un uomo qualsiasi sarebbe terrorizzato e sentirebbe come un peso, mentre un superuomo sarebbe entusiasta di questa prospettiva. L’uomo può trasformarsi in un superuomo solo a patto di vincere la ripugnanza del pensiero dell’eterno ritorno, mediante una decisione coraggiosa nei suoi confronti.
Egli recupera la visione ciclica del tempo (concezione pre-cristiana) in opposizione a quella rettilinea (concezione cristiano-moderna).
Ma cos’è veramente la teoria dell’eterno ritorno?
1- forse una certezza cosmologica (cerca di dare una spiegazione scientifica: dato che la quantità di energia dell’universo è finita mentre il tempo in cui essa si esprime è infinito, le manifestazioni e le combinazioni di essa dovranno per forza ripetersi)
2- forse un’ipotesi sull’essere che funge da schema etico o da nuovo imperativo categorico, il quale prescrive di amare la vita e di agire come se tutto dovesse ritornare
3- forse l’enunciazione metaforica di un modo di essere dell’essere che l’uomo può incarnare solo nella misura in cui è felice.
Lo scopo di questa teoria è comunque quello di rifiutare una concezione lineare del tempo come catena di momenti, in cui ognuno ha senso solo in funzione degli altri. Credere nell’eterno ritorno significa ritenere che il senso dell’essere stia nell’essere stesso (e non in un oltre irraggiungibile e frustrante) e disporsi a vivere ogni attimo della vita realizzando la “felicità del circolo”.
Solo l’oltreuomo è in grado di vivere la vita come un gioco creativo e avente in se medesimo il proprio senso appagante.
L’eterno ritorno incarna al massimo grado l’accettazione superomistica dell’essere, ponendosi come “la suprema formula dell’affermazione che possa mai essere raggiunta”.
IL SUPERUOMO
Il superuomo è un teorico nuovo essere caratterizzato dalla capacità di accettare la vita, di rifiutare la morale tradizionale e di operare una tra svalutazione di valori; di “reggere” la morte di Dio, guardando in faccia il reale al di là delle illusioni metafisiche; di superare il nichilismo; di collocarsi nella prospettiva dell’eterno ritorno e di porsi come volontà di potenza. Ma questo essere deve per forza appartenere al futuro.
Non è comunque ben chiaro chi è di preciso il soggetto destinato ad incarnare la nozione teorica dell’oltre-uomo (un uomo? Una società?….).
LA VOLONTA’ DI POTENZA (NON così fu MA così volli che fosse)
Si afferm annullando il tempo stesso.
La volontà di potenza può essere analizzata secondo tre prospettive.
Vita e potenza. La volontà di potenza è l’intima essenza dell’essere, il carattere fondamentale di ciò che esiste, è la vita stessa intesa come forza espansiva e che si autosupera. La molla della vita non è la ricerca del piacere ma la spinta all’autoaffermazione e trova la sua massima espressione nel superuomo. La vita è autocreazione, cioè libera produzione di sé medesima al di là di ogni piano prestabilito.
La volontà di potenza come arte. L’arte, intesa nel senso di forza creatrice, non è soltanto una forma di vita ma la sua forma suprema; l’artista sarà dunque una prima visibile figura del superuomo. L’essenza creativa della volontà di potenza si manifesta nella produzione di valori, che non sono proprietà delle cose, ma proiezioni della vita e condizioni del suo esercizio; perciò la volontà di potenza trova il suo apice nella creazione superomistica di nuovi valori e nel suo tentativo di dare un senso all’insensatezza caotica del mondo. La volontà di potenza trova il proprio culmine nell’accettazione-istituzione dell’eterno ritorno. E’ il carattere creativo della volontà che fa si che il “così fu” diventi “così volli che fosse”. Il superuomo non subisce ma istituisce l’eterno ritorno.
Potenza e dominio. Nella filosofia di Nietzche ci sono molti aspetti antidemocratici e antiegualitari che fanno parte della componente reazionaria del suo pensiero. Il soggetto della volontà di potenza si troverebbe non in un’umanità democratica vivente in mondo libero e creativo, ma in una specie aristocratica di “spiriti dominatori e cesarei”. Il soggetto della volontà di potenza potrebbe quindi essere un’umanità o un’élite con la sua volontà di sopraffazione e dominio.
Non c’è una verità di base, la credenza nella verità è solo una credenza.
Critica Marx: critica il valore oggettivo della lotta di classe, perché per Nietzche è l’uomo stesso a dare un senso ai propri valori (soggettivismo).

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