Marx, Feurebach, Schopenauer e Kierkegard

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia

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Testo

Feuerbach (1804-1872) Sinistra Hegeliana.
Vita
Ludovico Feuerbach nasce in Baviera nel 1804. Scolaro di Hegel a Berlino, diventa docente ma la sua carriera s’interrompe prematuramente a causa delle sue idee sulla religione. Si ritira, ma fa una lezione ad Heidelberg su invito degli studenti, ma è solo una parentesi poiché morirà nel 1872.
Rovesciamento dei rapporti.
Feuerbach si muove a partire da una radicale critica della maniera degli idealisti di rapportarsi con il mondo. Essi infatti stravolgono i reali rapporti tra oggetto e soggetto, fra concreto ed astratto:
- nella realtà → essere = soggetto. Essere = predicato, effetto del pensiero.
- Per Hegel e Co. → pensiero = soggetto. Essere = predicato, effetto del pensiero.
L’idealismo offre pertanto una visione rovesciata (=sbagliata) delle cose.
Il sistema filosofico di Feuerbach propone l’inversione dei rapporti tra soggetto e oggetto (contro idealismo) “l’inizio della filosofia non è Dio, non è l’assoluto. L’inizio della filosofia è il finito, il reale.”
Religione
Non è Dio ad avere creato l’uomo, ma l’uomo ad aver creato Dio. Infatti Dio è semplicemente la proiezione illusoria e l’attribuzione ad esso di tutte le qualità umane in particolare di quelle migliori della nostra specie. Si può pertanto affermare che teologia = antropologia. Si deve partire, per lo studio, dal piano antropologico, dall’uomo. La religione quindi oggettiva la coscienza dell’uomo, viene sempre prima della filosofia, nella storia. Si può definire la religione come l’infanzia dell’umanità poiché compie lo stesso percorso del bambino che si vede fuori di sé, si oggettiva in un altro uomo (il genitore).
ALIENAZIONE → la religione è comunque una forma di alienazione in quanto l’uomo, scindendosi, proietta fuori di sé una potenza superiore (Dio) alla quale sottomettersi. Ma se la religione esiste in virtù del fatto che più l’uomo pone in Dio più toglie a se stesso, l’ateismo diventa un dovere morale.
ATEISMO→ è positivo poiché ha lo scopo di rivalutare l’uomo affinché recuperi tutte le qualità attribuite a Dio e diventa se vogliamo, lui stesso la divinità.
La filosofia.
L’idea di Hegel, analogamente al Dio del cristianesimo (teologia razionalizzata o mascherata), non è altro che un’astrazione alienante, si attribuisce all’idea ciò che è proprio dell’uomo, è l’idea che crea il mondo e l’uomo.
UMANISMO → che sfocia nella filantropia → dall’amore per dio all’amore per l’uomo; esiti
→ dalla fede in dio alla fede nell’uomo; dell’ateismo
→ dalla trascendenza all’immanenza. Positivo.
Si parla di umanismo per la filosofia di Feuerbach poiché fa dell’uomo l’oggetto e lo scopo del discorso filosofico. Considera inoltre l’individuo come un essere di “carne e sangue” condizionato dalla sua materialità, dai suoi bisogni e dalla sua sensibilità in generale (“ L’uomo è ciò che mangia” suo scritto del 1862: “ i cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia”. Se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo bisogna innanzitutto migliorare le sue condizioni materiali).
Marx (1818-1883)
Vita ed Opere
Nasce nel 1818 da una famiglia ebrea convertita al protestantesimo. Si iscrive a Giurisprudenza prima a Bonn e poi a Berlino. Studia a fondo Hegel e decide di cambiare facoltà: passa a filosofia. Si laurea a Jena con una tesi sulla “Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro.” Si dedica al giornalismo, diventa infatti caporedattore della “Gazzetta Renana”, ma verrà interdetto dal governo e, abbandonato il giornale, si trasferirà a Parigi, intanto, si sposa.
1843: “Critica della filosofia del diritto di Hegel”;
1844: “Manoscritti economico-filosofici”, in collaborazione con Engels con il quale aveva stretto un’amicizia che durerà tutta la vita. Grazie a lui, Marx approfondisce gli studi economici.
Espulso dalla Francia, si trasferisce a Bruxelles.
1845: “Sacra famiglia” e “Tesi su Feuerbach, con quest’ultima si distacca nettamente dal pensiero di Feuerbach.
1846: “L’ideologia tedesca.”
1847: “Miseria della filosofia”.
1848: Marx ed Engels redigono “Il manifesto del partito comunista”, un documento teoretico –programmatico del movimenti operaio organizzato.
A Colonia fonda la “Nuova gazzetta renana”, nuovamente chiusa per problemi di censura.
Si rifugia a Parigi, dove il governo gli offre asilo solo se lui soggiorni in una zona paludosa e isolata del paese. Rifiuta e si trasferisce a Londra. Fa diversi lavori e ha problemi a mantenere la sua famiglia, ma Engels lo aiuterà sempre anche sotto questo punto di vista. 1867: “Il Capitale” e poi muore nel 1833, due anni dopo la moglie Jenny.
Marx e Feuerbach
Feuerbach ha giocato un ruolo molto importante nel pensiero del giovane Marx. In principio Marx affermava che Feuerbach fosse “il vero superatore della filosofia (= hegeliana)” perché aveva rivendicato la concretezza e materialità degli esseri umani e aveva rifiutato l’idealismo.
Ma, in realtà, l’uomo è società e quindi storia (= “l’insieme dei rapporti sociali”), l’individuo è reso tale dalla società storica in cui vive, secondo Marx, non può essere solo materia passiva.
Religione.
Secondo Marx, Feuerbach non era riuscito a:
- capire le cause reali del fenomeno religioso; Benché avesse scoperto il generale
- offrire dei mezzi per il suo superamento; dell’alienazione religiosa.
Questo perché egli cercava le radici del fenomeno nell’uomo in quanto tale e non in una società storica. Religione “oppio dei popoli” → la religione è “il sospiro di una creatura oppressa”, il prodotto di un’umanità alienata che cerca nell’aldilà ciò che gli è negato nell’aldiquà. Se la religione è il sintomo di una condizione alienata, l’unico modo per eliminarla è destrutturare questa società malata con la rivoluzione. Marx vuole guarire l’umanità da questa sua tendenza. Alienazione → stato di scissione, autoestrazione.
Lavoro.
Ciò che veramente distingue l’uomo dall’animale è il lavoro. L’uomo, in virtù della necessità, produce i mezzi per la sua sussistenza e si eleva, poiché questa diventerà poi economia (livello più complesso). Il lavoro incide nell’ambiente circostante e lo modifica → prassi: azione, impegno a cambiare le cose prestabilite per costruire una nuova società. Anche l’uomo è prassi, cioè, azione è il suo aspetto pratico e attivo fino a quel momento quasi ignorato.
Storia = Materialismo storico.
Non sono le leggi, lo Stato, le religioni ecc a determinare la struttura economica della società (= idealismo storico, Hegel), ma è la struttura economica che determina le leggi, lo Stato, le religioni (=materialismo storico, Marx). Il termine “materialismo” va ad indicare, per Marx, il fatto che le forze motrici della storia siano di natura economica.
Alienazione.
L’alienazione per Hegel era il secondo momento del processo triadico di evoluzione dell’idea è l’antitesi, l’idea che esce di sé e si fa nella natura. L’alienazione, per Marx, è una condizione di scissione e autoestrazione, un fatto reale di natura socio-economica: è la condizione del salariato nella società capitalista. L’alienazione dell’operaio è descritta sotto quattro aspetti:
1) il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della sua attività poiché produce un oggetto che non gli appartiene;
2) il lavoratore è alienato rispetto alla sua attività, si configura come un lavoro forzato in cui egli è strumento per fini estranei (l’arricchimento del capitalista), si sente solo una bestia;
3) il lavoratore è alienato rispetto alla propria essenza. L’uomo infatti ha la caratteristica del lavoro libero, creativo, universale ed è invece ridotto ad un lavoro forzato, ripetitivo e unilaterale;
4) il lavoratore è alienato rispetto al prossimo poiché l’”altro” è il capitalista, il rapporto è conflittuale.
CAUSA ALIENAZIONE → la proprietà privata dei mezzi di produzione grazie alla quale il capitalista può utilizzare il lavoro dei salariati per accrescere la propria ricchezza.
L’unico modo per cancellare il meccanismo di alienazione è, quindi, superare il regime della proprietà privata con l’avvento del comunismo.
“Il manifesto del partito comunista” (1848).
Si articola sostanzialmente in tre punti:
1) analisi della funzione storica della borghesia;
2) concetto di storia come lotta di classe;
3) critica ai socialismi non scientifici.
Kierkegaard (1813/1855) Copenhagen.
Egli cerca di ricondurre tutta la realtà e l’esistenza umana alla categoria della possibilità, mettendo in luce il carattere negativo di questa possibilità. Ogni possibilità infatti implica una scelta: quando l’uomo compie una scelta, si priva automaticamente di una strada, di una serie di esperienze, privilegiandone altre. Nella vita dello stesso Kierkegaard egli è tormentato dalle infinite possibilità negative che gli si aprono e lo vediamo ne:
- i rapporti con la famiglia, in particolare con il padre:;
- il rapporto con la chiesa;
- l’impegno di fidanzamento con Regina Olsen mai portato a termine;
- la sua attività filosofica: usa pseudonimi per far capire che non s’impegnava a scegliere fra le sue idee, si distacca e scrive su diari → antisistematicità.
Di fronte ad ogni alternativa si sente paralizzato, non prende posizione.
Stadi dell’esistenza → Vita estetica Descritte nel suo primo libro
→ “ etica “Aut – aut” una raccolta di scritti pseudonimi.
→ “ religiosa.
Vita Estetica.
È la forma di vita di chi esiste nell’attimo, fuggevole e irripetibile. Si evita il banale e si vive in uno stato di continua ebbrezza che esclude la monotonia. La vita estetica rappresentata concretamente da Kierkegaard nella figura di Don Giovanni, il quale cerca un intenso e sempre diverso appagamento. Questo tipo di vita sfocia nella disperazione, una sorta di ansia di una vita diversa, “migliore”, sempre alla ricerca.
Vita Etica.
Nasce con una scelta e implica stabilità e continuità (/= vita estetica). Il singolo si sottopone ad una forma, si adegua all’universale, smettendo di essere eccezione. La vita etica è rappresentata concretamente dal marito: il matrimonio è l’espressione tipica dell’eticità.
L’uomo sceglie cosa fare di se stesso.
Questo tipo di vita sfocia nel pentimento.
Vita Religiosa.
Kierkegaard raffigura la vita religiosa nella persona d’Abramo. Egli visse fino all’età di settanta anni nel rispetto della legge morale, ma Dio gli chiese d’uccidere il suo unico figlio Isacco e di infrangere la legge per la quale, fino ad allora era vissuto. Abramo agisce dietro un comando divino che si contrappone alla morale comunemente accettata. Allo stesso modo, colui che ha fede, come Abramo, sceglierà i principi religiosi, anche se in contrasto con gli altri uomini e le norme.
- La fede religiosa è un rapporto privato tra l’uomo e Dio.
- La fede implica la solitudine, si agisce da soli.
- La fede è un paradosso (ma questa contraddizione tipica della religione è la stessa presente nella realtà e nell’esistenza umana. Egli vede perciò rivelata al cristianesimo la sostanza dell’esistenza) e Cristo ne è il simbolo → Soffre come un uomo.
→ Parla ed agisce come un Dio.
Angoscia → è la condizione generata nell’uomo dal possibile che lo costituisce. Essa non si riferisce a nulla di preciso ( =/ dagli altri stati d’animo). È il puro sentimento possibilità. Essa è legata solo alla condizione umana e al futuro.
Angoscia→inerente alla situazione dell’uomo nel mondo.
Contro Legate tra loro, ma non uguali.
Disperazione→inerente alla personalità dell’uomo, alla sua interiorità.
Kierkegaard si muove in una totale antisistematicità per tanto in contrapposizione ad Hegel. La sua filosofia non è organizzata in un sistema. Estremo individualismo: tutto si basa sul singolo, la categoria per eccellenza, propria dell’esistenza umana.
Schopenhauer (1788 – 1861)
- Pensiero occidentale, soprattutto Kant, ma assimila anche principi romantici come quello del dolore, dell’arte, di un principio assoluto di cui la realtà è manifestazione.
- Pensiero orientale al quale fu avviato dall’amico Fredrich Mayer. Schopenhauer è interessato alla saggezza dell’antico oriente e cerca di recuperarne alcuni motivi.
Rifiuto dell’idealismo.
Il pensiero idealistico viene spregiativamente chiamato “filosofia delle università”, una filosofia che non è al servizio della verità, ma di interessi quali il successo e il potere poiché si propone di giustificare credenze utili allo stato e alla chiesa.
Hegel viene descritto come “un sicario della verità” e “con Hegel ebbe inizio l’era della menzogna, fu una pagliacciata filosofica, la chiacchiera più vuota e priva di senso”. Schopenhauer manifesta così l’esigenza della libertà della filosofia rispetto al sistema imperante.
“Il mondo come volontà e rappresentazione” (1818)
Il punto di partenza è la distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno (cosa in sé che non possiamo conoscere). La differenza fondamentale è che, per Schopenhauer, il fenomeno è pura illusione, parvenza, sogno, in quanto il mondo è avvolto dal velo di Maya, immagine tipica dell’antica sapienza indiana.
“Maya è un velo ingannatore che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista né che non esista”. Pertanto il fenomeno è una rappresentazione che l’uomo fa, non è la realtà, che noi non riusciamo a vedere.
Soggetto rappresentante (uomo) + oggetto rappresentato (fenomeno)= rappresentazione.
Schopenhauer ammette solo 3 categorie (Kant ne descrisse 12):
- spazio;
- tempo; forme a priori
- causalità → sono tutte riconducibili a questa.
Causalità e principio di ragion sufficiente.
La causalità assume diverse forme a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come:
- necessità fisica (rapporti causali fra gli oggetti naturali);
- necessità logica (rapporti tra premesse e conseguenze);
- necessità matematica (rapporti spazio-temporali e matematici);
- necessità morale (rapporti azioni-motivi).
Volontà (noumeno).
Se la nostra mente è chiusa nell’orizzonte della rappresentazione come è possibile lacerare il velo di Maya per vedere cosa c’è dietro?
Si privilegia una strada intuitiva che parta dall’interiorità dell’uomo, egli vive godendo e soffrendo con partecipazione interiore ed è proprio questa esperienza che pone le basi per superare il velo di Maya. Infatti, ripiegandoci su noi stessi, ci rendiamo conto che l’essenza profonda del nostro io è la Volontà di Vivere → un impulso irresistibile che ci spinge ad esistere e ad agire.
L’uomo in particolare è vita e volontà di vivere e il suo corpo è la manifestazione esteriore delle brame interiori:
apparato digerente → volontà di nutrirsi; lo stesso corpo è creato
apparato riproduttore → volontà di accoppiarsi e riprodursi. per volontà dei due genitori.
L’intero mondo fenomenico è il modo con cui la volontà si manifesta.
La volontà, non riguarda solo l’uomo, ma l’essenza di tutte le cose e dell’universo stesso.
Pessimismo (dolore, piacere, noia) Esistere è soffrire.
- se l’essere è la manifestazione di una volontà equivale a dire che la vita è dolore per la sua essenza.
- Volere significa desiderare. Desiderare significa essere in tensione per la mancanza di qualcosa che non si ha e si vorrebbe avere. L’appagamento che l’uomo può trovare non è definitivo.
- Il piacere inoltre è solo “cessazione del dolore”, il momento in cui la tensione preesistente del desiderio si scarica. Non esiste piacere senza dolore, è in sua funzione.
- Terza situazione esistenziale di base per Schopenhauer è la noia che subentra quando il desiderio è soddisfatto. “La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra il dolore e la noia, passando per un intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia.”
Il dolore è la legge profonda della vita, si manifesta solo in modi diversi.
Vie di liberazione dal dolore → come uscire dalla volontà → arte; → pietà; → ascesi.
Arte (via estetica).
L’arte è la conoscenza libera e disinteressata, la contemplazione del mondo delle idee. Colui che contempla le idee attraverso un’opera d’arte diventa un soggetto puro del conoscere, distaccandosi dalla vita quotidiana e dall’inesorabile morsa della volontà. Ogni arte (musica sopra tutte) è liberatrice dunque, ma solo in modo parziale e temporaneo, è solo un conforto per la vita, non ci permette di uscire da essa.
Pietà. (via etica).
L’etica è un tentativo di superare l’egoismo e di vincere quella lotta incessante degli individui fra di loro. Per Schopenhauer l’etica non nasce da un imperativo categorico della ragione (Kant), ma da un sentimento di pietà attraverso cui avvertiamo come nostre le sofferenza altrui. La pietà non nasce da un ragionamento astratto, ma da un’esperienza vissuta.
La morale si concretizza in due virtù fondamentali:
la giustizia → primo freno all’egoismo;
la carità → volontà positiva e attiva di fare bene al prossimo, è vero amore poiché disinteressato.
La pietà, comunque, rimane all’interno della vita e presuppone un attaccamento ad essa. Questa, pertanto, è ancora una via di liberazione parziale.
Ascesi.
È l’esperienza attraverso la quale l’uomo cerca di “estirpare” da se stesso il desiderio e la stessa volontà. Scopo → smettere di volere (voluntas → noluntas). La soppressione della volontà di vivere, di cui l’ascesi rappresenta la tecnica è l’unico vero atto di libertà possibile per l’uomo.
Questo cammino porterà al nirvana buddista (paradiso indiano), cioè un nulla, la negazione del mondo, quindi un nulla relativo.
Parentesi sulla concezione della storia → sostiene che essa non sia una vera scienza in quanto non procede per concetti e leggi generali. Il destino dell’uomo presenta caratteri immutabili, non vi è segno di progresso, non vi è “nulla di nuovo sotto il sole”. La storia è uniforme e ripetitiva, l’essenza delle cose non cambia, nonostante la facciata (contro Hegel e storicismi vari):
“L’arte di ottenere ragione”.
L’intento dell’opera – un breve opuscolo- è cercare di ottenere retoricamente sempre ragione. Lo scrive mentre Hegel, nel mondo universitario tedesco, stava esaltando le infinite potenzialità della dialettica e della ragione. Precedenti: Socrate ed i sofisti

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