Marx

Materie:Tesina
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Testo

MARX

Il punto di partenza della riflessione di M. è costituito dal confronto critico con l’idealismo hegeliano.Colpisce al cuore il metodo di Hegel,affermando che l’errore più grave di quest’ultimo consisteva nel fatto che faceva delle cose concrete altrettante manifestazioni necessarie dello spirito assoluto,come nella sua idea che lo stato presuppone per forza una sovranità,la quale si incarna nel monarca,che è la sovranità statale personificata. M. definisce misticismo logico le istituzioni che finiscono per essere personificazioni di una realtà spirituale che se ne sta dietro di esse;in tal modo l’idealista sconvolge l’ordine delle cose e anziché considerare come soggetto ciò che nella realtà e soggetto e predicato ciò che nella realtà è predicato,trasforma il predicato in soggetto e viceversa,opponendosi così al metodo trasformativi dell’idealismo. M. riconosce come istituzione politica giusta la polis greca,dove l’individuo si trovava in un’unità sostanziale con la comunità di cui faceva parte;nel mondo moderno,invece l’uomo è costretto a vivere due vite:una in terra come borghese,cioè nell’ambito dell’egoismo e degli interessi particolari della società civile,e l’altra in cielo(o comunemente detto cielo dello stato,puramente illusorio,poiché essere lo stato che imbriglia la società civile,innalzandola ala bene comune,è piuttosto la società civile che imbriglia lo stato abbassandolo a semplice strumento degli interessi particolari delle classi più forti),ovvero nella sfera superiore dello stato e dell’interesse comune.Il filosofo rifiuta in blocco la società liberale,mentre il suo ideale di società si identifica con un modello di democrazia sostanziale o totale,in cui esiste una sorta di competizione perfetta tra singolo e genere,e nella quale ciascuno è realmente solo un momento dell’intero demos,che rappresenta insieme agli altri se stesso e l’intera società.Ritiene che l’unico modo per realizzare questo modello di comunità solidale sia l’eliminazioni delle diseguaglianze reali fra gli uomini e in particolare del principio stesso di ogni diseguaglianza:la proprietà privata,e il solo che possa realizzare questo stato è il proletariato ;infatti per M. è proprio la classe priva di proprietà,ovvero la classe che soffre maggiormente dell’alienazione prodotta dalla società borghese che è destinata ad eseguire la condanna storica della civiltà proprietaria ed egoista,e a realizzare la democrazia comunista.Nei confronti dell’economia borghese l’atteggiamento di M. è duplice,poiché da un lato egli la considera come un’espressione teorica della società capitalista,e quindi come una valida anatomia di essa,ma dall’altro le muove l’accusa di fornire un’immagine globalmente mistificata,cioè falsa del mondo borghese.Successivamente si rifà a Fouerbach,da cui accetta la struttura formale del meccanicismo dell’alienazione,intesa come scissione,ossia come una atto di coercizione che l’uomo subisce dall’esterno .Tuttavia,a differenza di F. ,per il quale l’alienazione è ancora un fatto prevalentemente coscienziale,derivante da un errata interpretazione di se,per M. essa diviene un fatto reale di natura socio-economica,in quanto si identifica con la condizione storica del salario nell’ambito della società capitalistica.L’alienazione dell’operaio viene descritta sotto quattro aspetti fondamentali:
• Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della sua attività,in quanto egli produce un oggetto che non gli appartiene e che si costituisce come una potenza dominatrice nei suoi confronti.
• Il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa attività,la quale prende la forma di un lavoro forzato,in cui egli è strumento di fini estranei.
• Il lavoratore è alienato rispetto al suo stesso wesen,ossia alla sua stessa essenza,poiché la prerogativa dell’uomo nei confronti dell’animale è il lavoro libero,mentre nella società capitalistica è costretto ad un lavoro unilaterale.
• Il lavoratore è alienato rispetto al prossimo,perché l’altro per lui,è soprattutto il capitalista,ossia un individuo che lo tratta come un mezzo e lo espropria del frutto della sua fatica.
La causa del meccanismo globale dell’alienazione,la quale fa si che l’operaio sia ridotto a strumento per produrre una ricchezza che non gli appartiene e che si erge di fronte a lui come potenza estranea,risiede dunque nella proprietà privata,a favore del capitalista che può utilizzare il lavoro dei salariati per accrescere la propria ricchezza,secondo una dinamica che M. nel capitale descrive come logica del profitto.Secondo M. è stata proprio a causa della storia che l’uomo ha perso la propria essenza che può riconquistare solo con la dis-alienazione,ossia con il superamento del regime privatistico e con l’avvento del comunismo.Ancora una volta M. riconosce ad Hegel un serie di meriti,ma pensa allo stesso tempo che non abbia fotografato la storia vera ed il suo processo concreto di alienazione e di disalienazione,poiché si è limitato a descrivere una storia ideale ed astratta,che si svolge tutta nel cerchio del puro pensiero e che non presuppone degli interventi pratici sul mondo.Per M. l’alienazione economica è un fatto reale,che sta alla base di tutte le altre alienazioni,soprattutto di quella politica e di quella religiosa,l’unico modo per abbatterla è l’atto reale,e non puramente pensato,della rivoluzione e dell’instaurazione del socialismo inteso come umanismo giunto al proprio compimento.Ciò che unisce M. a Fouerbach è anche la concezione religiosa dove persiste per entrambi l’alienazione,per cui non è Dio a creare l’uomo,ma quest’ultimo a proiettare Dio sulla base dei propri bisogni.M. è andata elaborando la sua nota teoria della religione come Opium des Volks(=oppio die popoli).Secondo questa dottrina,la religione,in sostanza,è un sospiro della creatura oppressa,ossia il prodotto di un umanità alienata e sofferente a causa delle ingiustizie sociali,che cerca illusoriamente nell’aldilà ciò che le è di fatto negato nell’aldiqua.Se la religione è il sintomo di una condizione sociale e umana alienata,l’unico modo per alienarla è la trasformazione rivoluzionaria della società.In altri termini,se la religione è il frutto malato di una società malata,l’unico modo per eliminarla è quello di distruggere le strutture sociali che la compongono.Il passaggio di M. dall’illuminismo al materialismo storico si concretizza nell’ideologia tedesca;in quest’opera in una delle sue accezioni principali l’ideologia appare come una falsa rappresentazione della realtà,e allude al processo per cui alla comprensione oggettiva dei rapporti reali fra gli uomini si sostituisce un’immagine deformata di essi,perciò l’intento di M. è quello di svelare,al di là delle ideologie,la verità sulla storia,mediante il raggiungimento di un punto di vista obbiettivo sulla società che permetta di descrivere non ciò che gli uomini possono apparire nella rappresentazione propria o altrui,bensì quali sono realmente.Questo programma comporta ovviamente la distruzione della vecchia filosofia idealistica e l’inaugurazione di una nuova scienza,in relazione a cui la filosofia viene ad assumere l’ufficio strumentale di sintesi dei risultati più generali che è possibile estrarre dall’esame dallo sviluppo storico degli uomini.L’umanità per M. è una specie evoluta,composta di individui associati,che lottano per la propria sopravvivenza.Di conseguenza la storia non è,primariamente,un evento spirituale,ma un processo materiale fondato sulla dialettica bisogno-soddisfacimento.La prima azione da fare è dunque la creazione dei mezzi per soddisfare questi bisogni,ed è proprio questa azione materiale che umanizza l’uomo.Alla base della storia vi è dunque il lavoro che M. intende come creatore di civiltà e di cultura e come ciò attraverso l’uomo si rende tale,emergendo dall’animalità primitiva e distinguendosi dagli altri esseri viventi.Nell’ambito di quella produzione sociale dell’esistenza che costituisce la storia,bisogna distinguere due elementi di fondo:
• Forze produttive,ossia tutti gli elementi necessari al processo di produzione,costituiti fondamentalmente da:
1. Gli uomini che producono =la forza-lavoro
2. I mezzi impiegati nella produzione
3. Le conoscenze tecniche e scientifiche utilizzate per organizzare e migliorare la produzione.
• Rapporti di produzione,ossia quei rapporti che si instaurano fra gli uomini nel corso della produzione e che regolano il possesso e l’impiego dei mezzi di lavoro,nonché la ripartizione di ciò che tramite essi si produce.I rapporti di produzione trovano la loro espressione giuridica nei rapporti di proprietà.

Questi che si esprimono nel modo di produzione e nella relativa dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione costituiscono la struttura,ovvero lo scheletro economico della società,infatti rispetto alla totalità sociale la struttura rappresenta un piedistallo concreto su cui si eleva una sovrastruttura giuridico-politico-culturale.Con il termine sovrastruttura si indica secondo il materialismo storico,i rapporti giuridici,le dottrine etiche,artistiche,religiose e filosofiche non debbono essere intese idealisticamente,come delle realtà a se stanti,ma come espressioni più o meno dirette dei rapporti che definiscono la struttura di una certa società storica.A differenza delle classi che hanno dominato il passato,che tendevano alla conservazione storica dei modi di produzione,la borghesia,secondo M.,non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione e tutto l’insieme dei rapporti sociali..Di conseguenza la borghesia appare come una classe costituzionalmente dinamica,che ha dissolto non solo le vecchie condizioni di vita,ma anche idee e credenze tradizionali.La borghesia ha realizzato per la prima volta l’unificazione del genere umano,poiché il bisogno di uno smercio sempre più esteso per i suoi prodotti l’ha spinta a percorrere tutto il globo terracqueo,è riuscita a creare un mercato mondiale e a porre le basi per un reale cosmopolitismo.Essa si è creato un mondo a propria immagine e somiglianza,però non riesce a dominare le potenze infernali da lei evocate,infatti le moderne forze produttive,sempre più sociali,si rivoltano contro i vecchi rapporti di proprietà,ancora privatistico e sottomessi alla logica del profilo personale,generando delle crisi terribili,tanto che il proletariato,classe oppressa dalla società borghese,mette in opera una dura lotta di classe,volta al superamento del capitalismo e delle sue forme istituzionali ed ideologiche.Altri prima di lui scoprirono la suddivisione del popolo in classi,ma il su contributo risiede nell’aver puntualizzato che:
• L’esistenza delle classi è legata a determinare fasi storiche di sviluppo della produzione.
• Le classi si definiscono in relazione alla proprietà o meno dei mezzi di produzione,la quale fa si che in ogni epoca vi siano sempre due classi fondamentali.
• La lotta di classe conduce necessariamente ,attraverso la dittatura del proletariato,alla soppressione di tutte le classi ed a una società senza classi.
M. fa inoltre una distinzione fra classe e ,ossia intende dire che un conto è la classe intesa come aggregato di individui che in data società si trova in una situazione economico-sociale pressappoco identica,e un conto è la classe intesa come unità autocosciente che lotta in modo solidale per i medesimi obiettivi.
In un’altra delle sue opere ossia il Capitale M. interpreta la trasformazione sociale capitalistica dall’angolo visuale di un analisi scientifica nel modo di produzione capitalistico.All’iterno di questa ottica,egli distingue il capitalismo dagli altri tipi di società soprattutto in relazione a due caratteristiche specifiche:
• La produzione di merci.
• Il plus-valore.
Secondo M.,la caratteristica specifica del mondo capitalistico di produzione,rispetto alle società precedenti,è di essere produzione generalizzata di merci.Una merce deve possedere un valore d’uso,poiché nessuno acquista qualcosa che non venga incontro a determinati bisogni,inoltre una merce,per essere veramente tale deve possedere un valore di scambio,che ne garantisca la possibilità di essere scambiata con altre merci.Il valore di scambio di una merce discende dalla quantità di lavoro socialmente necessaria per produrla,ossia più lavoro è necessario per produrre una determinata merce più essa vale;secondo M. però il valore non si identifica con il prezzo,infatti su quest’ultimo agiscono altri valori contingenti,per esempio l’abbondanza o la scarsezza di una merce,pertanto,il prezzo di una singola merce può superare il suo valore o può stare al di sotto di esso.La consapevolezza che alla base di tutto sta il lavoro porta M. a contestare il così detto feticismo delle merci ,che raffigura quel processo che porta a ritenere che le merci abbiamo valore di per se stesse,dimenticando che esse sono il frutto del lavoro umano,e dimenticando inoltre che i rapporti economici siano rapporti fra cose e non fra uomini.Per trovare un’analogia ,dobbiamo involarci nella regione nebulosa del mondo religioso dove i prodotti del cervello umano,paiono figure indipendenti,dotate di vita propria;così,nel mondo delle merci,fanno i prodotti della mano umana.Secondo M. la caratteristica peculiare del capitalismo è il fatto che in esso la produzione non risulta finalizzata al consumo,bensì all’accumulazione di denaro,tutto ciò è descrivibile con la formula M.D.M.(merce-denaro-merce).Contrariamente il ciclo economico peculiare del capitalismo è descrivibile con la formula D.M.D.(denaro-merce-denaro),infatti nella società borghese abbiamo un soggetto =capitalista,che investe del denaro in una merce,per ottenere,alla fine,più denaro.Sembra però impossibile che qualcuno comperi una merce che gli procura più denaro di quello utilizzato per acquistarla,da dove potrebbe derivare questo più monetario chiamato plus-valore,poiché non può provenire né dal denaro stesso,che è un semplice mezzo di scambio,né dallo scambi stesso,poiché gli scambi hanno sempre luogo tra valori equivalenti;di conseguenza M. ritiene che l’origine del plusvalore debba esser cercata a livello della produzione capitalistica delle medesime.Infatti il capitalista compera la sua forza-lavoro,pagandola come una qualsiasi merce,ovvero secondo il valore corrispondente alla quantità di lavoro socialmente necessario a produrla,che,nel caso dell’operaio,corrisponde a quello dei mezzi che gli sono necessari per vivere,ossia al salario.Tuttavia l’operaio ha la capacità di produrre un valore maggiore di quello che gli è corrisposto con il salario,perché se gli venisse retribuito ciò che veramente gli spetta e l’imprenditore,non avrebbe alcun guadagno e il lavoro che l’operaio svolge in più equivarrebbe ad una quantità corrispondente di plus-valore.Il plus-valore discende quindi dal plus-lavoro dell’operaio e si identifica con l’insieme del valore da lui gratuitamente offerto al capitalista.Ciò avviene in quanto il capitalista dispone di mezzi di produzione,mentre il lavoratore dispone unicamente della propria energia lavorativa ed è costretto,per vivere,a sul mercato,in vista del salario.M. fa la distinzione fra:
• Capitale variabile:è ciò che coincide con il capitale investito nei salari.
• Capitale costante:è ciò che coincide con il capitale investito nei mezzi di produzione.
Poiché il capitalismo si regge sul ciclo grande D.M.D.’,il suo fine strutturale immanente è la maggior quantità possibile di plus-valore.Ciò fa si che il capitalismo insegua tutte le vie possibili per raggiungere tale scopo,caratterizzandosi come un tipo di società retto dalla logica del profitto privato,anziché dalla logica dell’interesse collettivo.M. mostrando come tale sistema generi una serie di contraddizioni e difficoltà che ne minano la sopravvivenza,preparandone la morte futura.In un primo momento il capitalismo cerca di accrescere il plus-valore aumentando la giornata lavorativa.Ma questa dilatazione di orario,presenta dei limiti,poiché oltre un certo numero di ore la forza-lavoro dell’operaio cessa di essere produttiva.Di conseguenza,più che al prolungamento della giornata lavorativa =plus-valore assoluto,il capitalismo punta alla riduzione della parte di giornata lavorativa necessaria ad integrare il salario =plus-valore relativo.Storicamente questo processi di produzione dal plus-valore relativo passa attraverso tre fasi successive:
• La cooperazione semplice;
• La manifattura;
• La grande industria.
Le contraddizioni della società borghese rappresentano la base oggettiva della rivoluzione del proletariato,il quale,impadronendosi del potere politico,dà avvio alla trasformazione globale della vecchia società attuando il passaggio dal capitalismo al comunismo.Infatti,mentre le fratture rivoluzionarie del passato si traducevano nel trionfo di un nuovo modo di produrre e distribuire la proprietà e in una nuova egemonia di classe,la rivoluzione comunista non abolisce soltanto un tipo particolare di proprietà,di divisione del lavoro e di dominio di classe,ma cancella ogni forma di proprietà privata di divisione del lavoro e di dominio di classe,dando origine ad un epoca nuova nella storia del mondo.Violenta o pacifica che sia,la rivoluzione proletaria deve tuttavia mirare,come primo traguardo all’abbattimento dello stato borghese e delle sue forme istituzionali,e il compito del proletariato non è quello di impadronirsi della macchina statale borghese,manovrandola per i propri scopi,ma quello di o distruggere i meccanismi istituzionali di fondo.Infatti lo stato è, una macchina,ma non è una macchina che ognuno possa utilizzare ad arbitrio e piacimento,in quanto ogni classe dominante,secondo il materialismo storico,è costretta a foggiare una macchina statale secondo le proprie esigenze.Anche la nozione dittatura del proletariato discende coerentemente da tutto l’impianto concettuale del marxismo e delle sua filosofia dello stato.Infatti se quest’ultimo,nel capitalismo,esprime il o la della borghesia,risulta ovvio che il proletariato,se vuole davvero costruire il comunismo parando nel contempo le inevitabili mosse rivoluzionarie della borghesia,non può fare a meno di instaurare una sua dittatura che,a differenza delle altre dittature storicamente esiste,che sono sempre state dittature di una minoranza di oppressori su una maggioranza di oppressi;appare invece come una dittatura di una maggioranza degli oppressi su una minoranza di oppressori,destinata a scomparire.La dittatura del proletariato si configura dunque,per M., come la misura politica fondamentale per la transizione del capitalismo al comunismo.In La Guerra civile in Francia,si sono configurate le caratteristiche fondamentali attinenti alla dittatura del proletariato che sono:
• Sostituzione dell’esercito permanente con l’organizzazione degli operai armati,garanzia reale del carattere di classe della nuova organizzazione politica;
• Soppressione del parlamentarismo,cioè della delega dell’esercito del potere ad un apparato politico specializzato,nominalmente responsabile davanti al popolo ma di fatto autonomo e sovrapposto ad esso;sostituzione del parlamento con delegati eletti a suffragio universale,direttamente responsabili del loro operato revocabili in ogni momento e retribuiti con salari corrispondenti a un normale salario operaio;
• Soppressione del privilegio burocratico attraverso l’estensione di quei criteri a tutte le cariche pubbliche,giudici e magistrati compresi.
Secondo M. la dittatura del proletariato è solo una misura storica di transizione,che mira tuttavia al superamento di se medesimo e di ogni forma di stato.

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