"Manifesto del partito comunista" di Marx ed Engels

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia
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Testo

“Manifesto del partito comunista” di Marx ed Engels

Il “Manifesto del partito comunista” fu pubblicato a Londra nel 1848 in varie lingue ed espone i principi del partito comunista.
Questo Manifesto è diviso in quattro parti, ciascuna delle quali tratta un argomento differente dall’altro.
Questo documento afferma che tutta la storia passata si riduce alla storia di una lotta di classi e infatti la stessa borghesia non è altro che una classe trionfante del feudalismo che la opprimeva.
La prima parte vede protagoniste due classi sociali: la borghesia, che nasce come gruppo rivoluzionario, e il proletariato, che invece è servo della classe dei borghesi.
La borghesia si sviluppa in modo rapido e continuo, attraverso l’assoggettazione delle campagne alle città, la sempre più crescente soppressione dei vecchi modi di produzione, l’accentramento sensazionale di industrie e commerci, ma come verso la propria autodistruzione, provocando delle crisi di sovrapproduzione che distruggono prodotti e ricchezze. L’operaio si trova a completa”disposizione” del suo padrone borghese e la sua attività si degrada ogni giorno che passa a causa del continuo perfezionamento delle macchine di produzione.
Inoltre, con la svalutazione del lavoro umano, il lavoro degli uomini viene sostituito da quello delle donne e in conseguenza le mercedi diminuiscono; la lotta del proletariato contro la borghesia divenne così inevitabile.
Questo scontro in un primo tempo fu individuale, ma in seguito la riunione di masse ingenti di lavoratori favorì il formarsi di coalizioni operaie e politiche, che diedero luogo all’attuale classe di lavoratori.
La vera vittoria dei lavoratori non deve valutarsi alla stregua degli scarsi successi ottenuti, bensì nel fatto stesso dell’organizzazione in classe sociale,che permette ai lavoratori di portare la lotta sul terreno politico, costituendosi in partito.
La vittoria sostanziale del proletariato è inevitabile perché esso è in continua ascesa, in contrapposizione alla borghesia che si sta dissolvendo e conserva gli stessi valori e ideali.
Nella seconda parte viene descritto il rapporto tra proletari e comunisti; questi ultimi non si propongono come legislatori del movimento proletario, ma vogliono sottolineare che il carattere del comunismo è l’internazionalismo, il suo scopo è l’abolizione della proprietà borghese o privata perché è lo strumento di dominio appartenente a una classe di minoranza.
Il comunismo vuole abolire lo sfruttamento dei salari e vuole sopprimere la libertà, la personalità, il libero commercio, in quanto vengono considerati libertà borghese, personalità borghese e commercio borghese. Ugualmente dicasi per la famiglia borghese fondata sul capitale e sull’industria.
Il comunismo è antipatriottico nel senso borghese; solo con il divenire classe dominante il proletariato può diventare effettivamente nazionale e con l’instaurazione dei proletariati nazionale, scompariranno anche gli antagonisti internazionali: “A misura che verrà tolto lo sfruttamento di una nazione sulle altre”.
Il mezzo con cui il proletariato raggiungerà questi fini sarà quello di privare la borghesia degli strumenti di produzione e accentrarli tutti in mano allo Stato, che sarà il proletariato organizzato attraverso il Partito.
La terza parte presenta tre tipi differenti di pensiero e letteratura socialista: feudale, in cui l’aristocrazia fingerà di essere dalla parte del popolo per accusare la borghesia per quanto riguarda gli interessi dei lavoratori; borghese, dove viene sottolineato che la piccola borghesia medievale e i piccoli contadini sono i precursori della moderna borghesia e tendono a scomparire per entrare a far parte del proletariato. Infine il socialismo critico-utopistico respinge ogni azione politica e descrive in modo “fantastico” la civiltà e società futura.
Nella quarta e ultima parte si delineano i rapporti tra comunisti e altri partiti democratici. Il comunismo vuole reagire contro la situazione politica e sociale attuale in Polonia, Francia, Germania e Svizzera e per questo il Manifesto si chiude con la frase “Lavoratori di tutti i paesi unitevi!”.
Questo documento era destinato a esercitare un’influenza storico-politica eccezionale e inoltre contiene il credo di tutte le dottrine socialiste. Dalla sua emanazione il movimento operaio si organizzò in indirizzo unitario e assunse a problema politico mondiale di primo piano.
E’ considerato oggi come il Vangelo nella Russia sovietica, la cui prassi politica sembra tuttavia ne abbia notevolmente ecceduto i termini.

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