Martin Heidegger

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Categoria:Filosofia

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Testo

Sein und Zeit
Martin Heidegger

L’essere non è un ente, ma ciò che determina l’ente come ente, sul cui fondamento l’ente può essere compreso.
Il problema dell’essere ha la struttura di ogni problema in generale, è articolato su tre termini:
1. Il cercato
2. L’interrogato
3. Il ri-cercato

Nel nostro problema:
* Il cercato è l’essere;
* L’interrogato è l’ente, giacché l’essere è sempre essere di un determinato ente;
* Il ri-cercato è il senso dell’essere.

L’ente che tra i molti possibili è l’interrogato è l’ente che già-da-sempre noi siamo e che tra le possibilità di essere ha quella del ricercare, cioè l’EsserCi.
L’EsserCi ha, proprio per quel suo carattere, una preminenza ontologica. Essa gli deriva dalla sua essenza fenomenologica: esso è la condizione trascendentale di qualunque manifestarsi. Ha anche una preminenza ontica: esso è l’ente che in qualche modo si comprende entro i limiti del suo essere. Nella comprensione del proprio essere ne va radicalmente dell’EsserCi, nel suo stesso essere.
L’essere dell’EsserCi è un auto-comprendersi.

Il metodo dell’indagine è quello fenomeno-logico.
Fainomenon deriva da fainestai, la cui radice è fa e significa (da fos) messa in luce, manifestazione.
Logos è radicalmente discorso apofantico (apo= a partire da…); discorso in cui ciò che è detto deve essere tratto fuori da ciò che si manifesta.
La fenomenologia è dunque la disposizione consistente nel lasciar vedere da se stesso ciò che si manifesta, così some esso da se stesso si manifesta.
Essa non tematizza un che cosa, ma un come; il come radicale, senza cui nessun quid appare.
Senza fenomenologia non c’è ontologia possibile.

L’essere dell’EsserCi è esistenza. Esistere viene da ex- sistere e significa protensione, trascendimento, problematicità, indeterminazione; o anche intenzionalità. Aver-da-essere.
In senso tradizionale l’esistenza è attribuita agli enti differenti dall’EsserCi; ma più propriamente l’essere loro dovrebbe qualificarsi come in-sistenza.
L’EsserCi è la sua possibilità. La possibilità esistenziale non ha nulla a che vedere con la possibilità logica (=mancanza di contraddizione), né con la contingenza inerente alle cose (=indifferenza di essere-così o essere-non-così). La possibilità che sta innanzi all’EsserCi lo determina radicalmente, più assai di ogni realtà.
L’essere possibile costitutivo dell’EsserCi è auto comprensione nel proprio essere. Nella comprensione ne va dell’essere suo. L’EsserCi è un ente che comprendendosi nel proprio essere, a questo essere si rapporta.
La determinazione più squisitamente esistenzialistica dell’EsserCi è infine quella che Heidegger chiama la Jemeinigkeit (da je= sempre, mein=mio, keit suffisso categoriale): l’essere per cui ne va sempre dell’EsserCi è sempre mio.

L’esistenza può divenire problemain due sensi. Nella prima meniera si pone come questione dell’esistenza: ogni singolo uomo è chiamato a decidere se optare per la realizzazione di se stesso, oppure disperdersi nella banalità quotidiana. La comprensione che guida questa maniera è esistentiva e resta circoscritta al piano ontico.
L’alternativa fondamentale è qui: autenticità o inautenticità.

Nella seconda maniera si pone come questione intorno (nach) all’esistenza, tipico problema ontologico, consistente nella problematizzazione di ciò che appartiene all’EsserCi, nell’indagine esistenziale.

Quali sono i rapporti tra queste due modalità?
Anche l’esistenza inautenti ca è un esistenziale ed appartiene, come fenomeno originario, alla costituzione positiva dell’EsserCi…
Questa tesi porta a individuare il punto d’attacco dell’analisi esistenziale: l’EsserCi deve venir manifestato così come esso è innanzitutto e per lo più.

L’essere dell’EsserCi è fondamentalmente essere-nel-mondo: questo fenomeno unitario deve essere esaminato sotto tre aspetti:
1. Che cos’è il mondo
2. Chi è nel mondo
3. Che cosa significa in-essere.

-1-

Sono possibili due modalità di comprensione del mondo:
1. Comprendere sé dal mondo
2. Comprendere il mondo da sé

Per la prima il mondo appare come un complesso di cose in sé, presso le qualii è anche l’uomo: il pensiero occidentale da quello greco, attraverso quello cristiano e quello moderno, si è mantenuto all’interno di una tale visione, nonostante gli spunti del personalismo cristiano e del trascendentalismo kantiano.
Per la seconda, poiché l’EsserCi è tra le cose in un modo che dipende dal suo essere, la mondità del mondo è un esistenziale che solo l’analisi dell’EsserCi potrà chiarire.
Il mondo è per l’EsserCi l’ambiente circostante; con esso l’EsserCi ha a-che-fare, perché il suo possibile essere-nel-mondo è il prendersi cura. Le cose sono sempre qualcosa-per: la cosa rinvia ad altro, che cosa non è; essa è in quanto utilizzabile.
L’etimologia tradisce aspetti che i presupposti oggettivistici hanno offuscato: in tedesco zuhanden= utilizzare, significa letteralmente “capitare fra le mani” ed ha una parentela semantica con “vicinanza”. Questo ci dice molto sul senso fenomenologico della spazialità: il luogo si determina come appartenenza a un complesso utilizzabile, al di fuori di una metrica astratta. Esso ha i caratteri del dis-allontanamento (in tedesco entdis, Ferne= lontananza) e dell’orientamento direttivo. Come ha visto Kant, lo spazio è a-priori (indipendente dalla fattcità empirica) perché l’EsserCi è strutturalmente spaziale, interessato, prendente cura.

-2-
In quanto essere-nel-mondo, l’EsserCi incontra utilizzabili che implicano un riferimento all’utilizzabilità anche da parte degli altri; si presenta dunque connesso al fenomeno del con-essere. La modalità della cura caratterizzante la possibilità del rapporto con gli altri non è il prendersi cura, ma invece lo aver cura. Il suo modo autentico è quello di aiutare gli altri ad essere liberi per l’assunzione delle proprie cure. Il modo inautentico, la cura delle cose da procurare agli altri, fa ricordare il con-essere nell’atteggiamento del prendersi cura. Solo nel primo modo il con-essere è autenticamente con-esser-ci; altrimenti si arresta al banale essere-assieme.
Il chi dell’essere-assieme non è il “si” anonimo che si comprende dagli altri, con il quale l’essere coesiste quotidianamente.
In seno all’esistenza banalizzata, il si esercita una vera dittatura, mediante la quale l’originalità è relegata nel già noto e l’esistenza dispersa in una tranquillizzazione ottundente. Le modalità di questa dittatura sono la chiacchiera, la curiosità, l’equivoco.

-3-
L’in-essere dell’EsserCi si presenta come trascendenza. Il mondo non è, bensì l’EsserCi è trascendenza che mondifica un mondo. L’EsserCi è infatti originariamente trascendenza, oltrepassamento: ciò che nella trascendenza viene oltrepassato è l’ente in genere e, in primo luogo, l’EsserCi stesso. E’ nella trascendenza che l’EsserCi si costituisce nella sua soggettività irripetibile e originale. Ciò verso cui l’EsserCi si oltrepassa costituisce il mondo.

L’EsserCi fonda il mondo solo in quanto esso si fonda in seno all’ente… La trascendenza agisce a un tempo come slancio e come privazione. Che il progetto di un mondo acquisti potenza solo attraverso la privazione, sta a significare la finitudine essenziale della libertà umana….

L’EsserCi non può essere ciò che è, esistenza, se non attuando un mondo, pur non creando alcun ente, nemmeno se stesso. Pur essendo il suo essere essenzialmente un esser-gettato, nell’ignoranza del “da dove” e del “verso dove”.

I due modi che co-originariamente costituiscono il “da-esser-Ci” sono la situazione affettiva (Befindlichkeit) e la comprensione (Verstehen) cooriginariamente determinati dal discorso (Rede).

(B)

Il da-essere, costitutivo dell’esistenza, è un progetto su possibilità. La comprensione pervade l’EsserCi nel suo essenziale poter-essere e manifesta l’apertura costitutiva del Ci come proiezione in avanti.
La comprensione può perfezionarsi in interpretazione. Essa consiste nel mettere in evidenza l’utilizzabile singolo, disarticolandolo dalla totalità dei rimandi, in cui si attua la comprensione-progetto.
L’interpetazione può risolversi in un giudizio che è la messa allo scoperto di un ente nel suo essere (apo-fansis); da questa forma apofantica deriva la forma predicativa, la quale consiste nel contrarra i rimandi intenzionali in qualità inerenti ad un soggetto e nel trattare questo non più come utilizzabile in infiniti riferimenti, ma come semplice presenza. Un esempio classico è offerto dalla fisica matematica.
La terza forma di giudizio è quella comunicativa, la quale introduce il problema del linguaggio:
il fondamento ontologico del linguaggio è il discorso
come articolazione della comprensibilità e quindi co-originario all’EsserCi, per cui non è il giudizio a fondare il linguaggio, ma viceversa.
L’insieme delle parole diviene sperimentabile come ente intramondano e quindi scomponibile in parole, degradate a cose.

(A)

Anche la situazione affettiva è aprente e implica perciò un certo grado di comprensione:
ciò che noi indichiamo col termine situazione affettiva è noto alla banalità quotidiana col nome di “sentimento”, “affetto”… La situazione affettiva apre l’EsserCi alla rivelazione affettiva di essere un esistente abbandonato, nel suo essere, ad essere ciò che è. Il puro “che c’è” indica che il “da dove” e il “verso dove” restano oscuri.
La comprensione apre proiettando in avanti, svela l’EsserCi, nel suo poter-essere; la situazione affettiva apre riportando indietro, svela l’EsserCi nel suo “che c’è”:
* questo svelato carattere dell’essere e dell’EsserCi- d’essere, oscuro, nel “da dove” e nel “verso dove”- noi lo chiamiamo l’essere-gettato (Geworfenheit).
L’apertura del mondo è resa possibile dalla situazione affettiva: l’incontro con il mondo non è in primo luogo un aver sensazione, ma un aver-a-che-fare.
* Non intratum in veritatem, nisi per charitatem

Con l’essere-gettato l’analisi torna a volgersi verso la banalità quotidiana. L’effettività del puro “che c’è” è la radice dell’inautenticità, in quanto pone l’EsserCi fra ciò che non gli è proprio:
* all’effettività appartiene che l’EsserCi, da quando è ciò che è, rimane gettato, ingorgato nell’inautenticità del Si…
In un moto che non è accidentale, bensì costitutivo dell’EsserCi, che già da sempre lo consegna alla possibilità della deiezione (Verfallen=decadere), dell’esser-presso, della dispersione. Come potrà allora essere determinata una forma autentica del “che c’è”?

Tra le situazioni affettive, timore ed angoscia vengono analizzate in modo da definire un confronto di inautenticià e autenticità:
davanti-a-che
in sé
per che
un ente intramondano
il rivelarsi di un tale ente
l’EsserCi come esser-presso
timore
nulla di determinato
il nulla, l’annullamento dell’ente intramondano nell’insignificatività
l’EsserCi come pura possibilità
angoscia

p. 398
L’angoscia fa chiaro all’EsserCi che è esser-presso e l’essere-assieme non significa più nulla per le sue proprie possibilità. Da essa avviene sradicato dal prendersi cura e rigettato nella nudità del suo che-c’è-e-ha-essere.
Il realizzarsi nell’autenticità implica la nullificazione del mondo effetivo, nella forma del “esser-per-la-morte”.

In quanto effettivo “che c’è”, l’in-avanti caratterizzante l’EsserCi è un essere-già-in-avanti; e l’esser-già implica l’esser-presso. L’essere dell’EsserCi è dunque un essere in avanti-come già- presso, unità di esistenzialità, effettività e deiezioni che Heidegger chiama CURA.

La cura costituisce l’EsserCi come un essenziale poter-essere, un perpetuo non-ancora. La morte mette fine a questa incompiutezza, ma contemporaneamente tronca l’essere dell’EsserCi. Che cosa allora fornisce unità di senso all’esistenza? Se anziché considerare la morte come fatto, la consideriamo nel suo senso o possibilità troviamo:

1. Essa fa chiaro che di fronte alle sue più proprie possibilità (come la propria morte) l’EsserCi è un essere-sempre-mio (Jemeinigkeit)
2. Che il non-ancora che essa è per l’EsserCi gli è coessenziale, cioè che l’EsserCi è sempre un poter essere realizzantesi in possibilità.
3. Che nella più propria possibilità l’EsserCi è strappato alla dispersione e alla tirannia del Si anonimo
• L’anticiparsi svela all’EsserCi lo stato di dispersione del Si e, toltogli l’appoggio del prendersi cura e dell’aver cura deli altri, gli offre la possibilità di essere se stesso, libertà per la morte,
appassionata, riscattata dalle illusioni del Si…
[Il “per” indica qui non solo direzione, ma anche il mezzo del libero progettarsi].
L’angoscia tiene continuamente aperta la comprensione dell’autenticità. Il pensare alla morte autentico è il volere aver coscienza, fattosi trasparente a se stesso.

La testimonianza che rivela da parte dell’EsserCi l’esigenza di costituirsi come un tutto è la coscienza.
Come fenomeno d’essere la coscienza è un appello che dà ad intendere qualcosa, è connessa al modo del discorso. E pouché in ogni discorso i punti fondamentali sono:
1. chi discorre
2. a chi
3. che cosa
4. per che
• Colui che chiama è l’essere dell’EsserCi, cioè la cura
• L’invocato è l’esserCi in quanto anonimo e inautentico Si
• Ciò che essa dice è il silenzio, il puro nulla.
• L’a-che è l’angoscioso e tacito essere-sempre-mio dell’EsserCi autentico.
La coscienza indirizza l’esser-gettato nella direzione di una inquietudine che è il contrario della deiezione.

La coscienza si rivela come implicante un riferimento della colpa (=Schuld, insieme debito e colpa). L’idea di colpa deve essere sciolta da ogni riferimento al dovere; l’essere-in-colpa esprime piuttosto un modo d’essere dell’EsserCi scaturente dalla cura. Significa rendersi-causa di una nullità e ciò è collegato all’esser-gettato. Nell’esser-gettato l’EsserCi si comprende nel suo “che c’è” e nel non potersi comprendere nel “da dove e verso dove”; si coglie come non-esser-si-posto, come non poter impossessarsi del proprio fondamento. E poiché esistere è progettarsi su delle possibilità, con esclusione di altre possibilità, l’essere-in-colpa esprime il non-esser-fondamento di tali assunzioni ed esclusioni.
Voler aver coscienza non significa identificare la colpa e liberarsene, ma esser libero per il più proprio essere in colpa.
Ogni decisione non è altro che tacito e angoscioso progettarsi sul proprio essere in debito.
Ciò comporta che essa è determinabile solo sul piano esistenziale come unità di comprensione, situazione affettiva e discorso; più precisamente di puro “che c’è”, angoscia, silenzio. Su di un piano effettvo, essa è sempre indeterminata.
• La decisione, è ciò di cui nella cura si ha cura.

L’essere dell’EsserCi è dunque la cura. Ne resta ora da indagare il senso.
• Senso è ciò in cui simantiene la comprensione di qualcosa…
Senso della cura è ciò che rende possibile la totalità delle strutture della cura…
L’essere dell’EsserCi, in quanto cura è un essere-per; l’essere è essenzialmente adveniente e ciò che rende possibile questa possibilità è il fenomeno originario dell’ad-venire. E’ la decisione anticipatrice a costituire l’EsserCi nel suo autentico da-venire.
Ma la decisione anticipatrice è originariamente comprensione del proprio essere in debito e assunzione dell’essere gettato. L’EsserCi autenticamente da-veniente è il suo poter-essere come-già-sempre-era. L’anticiparsi nella estrema possibilità è il comprensivo ritorno sul suo più proprio esser-stato.
• Gravida di avvenire, dunque veniente indietro su se stessa, la decisione si installa nella situazione.
• L’unitario fenomeno dell’avvenire che è stato e presenta lo indichiamo con il termine TEMPORALITA’.
• Se nella temporalità dispersiva e direttiva il presente acquista untirannico predominio, il fenomeno dell’autentica temporalità è l’avvenire. Esso rendo possibile l’assunzione del più proprio esser-stato e fonda la sola maniera autentica dell’effettività.

Il tempo non è un ente in cui gli eventi accadono:
• la temporalià nonè, si temporalizza… è l’originario fuori-di-sé…
La natura di futuro, passato e presente non è determinabile né come parte di un tutto che è, né come entità individua. Essa è fondamentalmente un esser-fuori-di-sé =ek-stasis, e futuro, passato, presente sono le tre astasi della temporalità.
Che il tempo non è un ente risulta chiaro anche da ciò: le indagini sin qui svolte hanno condotto all’identità di esistenza e tempo.
La temporalità è ciò in cui si mantiene la comprensione dell’esistenza; è ciò che è stato definito il suo senso. Autenticità e inautenticità ritornano ora in relazione alla duplice modalità del presente:
1. Autentico, l’attimo (Augenblik= colpo d’occhio), il comprendente esser-in-avanti, come già-presso e possibilità diveniente.
2. Inautentico, l’ora, il deiettivo e obliante esser-presso.

Fenomenologia, ontologia, discorso
SuZ §7 pag. 94
_La funzione del Logos sta nel puro lasciar vedere qualcosa, nel lasciar percepire l’ente. Logoso viene usato nel significato di “dire”, ma anche in quello di “detto”… questo è null’altro che il sostrato, la sostanza.

pgg. 95, 96
Che cos’è ciò che la fenomenologia deve lasciar vedere? Qualcosa che innanzitutto e per lopiù non si manifesta, qualcosa che resta nascosto… Ma ciò che resta nascosto, o si manifesta solo in modo contraffatto, non è questo o quell’ente, ma è l’essere dell’ente…

L’ontologia non è possibile che come fenomenologia.

pgg 98, 99
Il senso metodico della descrizione fenomenologica e l’interpretazione. Il logos della fenomenologia dell’EsserCi ha il carattere dell’ermenevein, attraverso il quale il senso autentico dell’essere dell’esserCi è reso noto alla comprensione d’essere propria dell’EsserCi…
L’essere non è un genere dell’ente e tuttavia riguarda ogni ente.

pag. 97
Ogni concetto e ogni principio, per il fatto stesso di essere comunitcati sottoforma di enunciati, sono esposti alla possibilità della degenerazione…
La possibilità della solidificazione e dell’ottundimento di ciò che originariamente era stato afferrato, ha luogo anche all’interno del lavoro della fenomenologia…

pag. 100
L’analisi del concetto preliminare di fenomenologia ha dimostrato che l’essenziale, per essa, non sta nell’essere reale come corrente filosofica. Più in alto della realtà si trova la possibilità. La comprensione della fenomenologia consiste nell’afferramento di essa come possibilità.

EsserCi, comprensione, cura
SuZ, §12 121
L’Esserci è un ente che, comprendendosi nel suo essere, si rapporta a questo essere.
§29_227
Nella situazione emotiva (Befindlichkeit=umore) l’EsserCi è sempre condotto innanzi a se stesso…
228
La situazione emotiva apre l’EsserCi nel suo esser-gettato (Geworfenheit)
225

Ciò che in sede ontologica designamo con l’espressione “situazione emotiva” è onticamente notissimo sotto il nome di “tonalità emotiva”, “umore”.

§12_126
Ecco qualche esempio di queste maniere di in-essere: avere a che fare- approntare- curare- abbandonare- intraprendere.
Hanno il modo d’essere del prendersi cura…
§22_186
Il prendersi cura proprio dell’EsserCi scopre preliminarmente le prossità nelle quali esso trova la sua appagatività decisiva…
184
La visione ambientale preveggente (Umsicht) determina la particolare vicinanza anche inriferimento alla direzione in cui il mezzo è utilizzabile in ogni momento…
§53_391
L’EsserCi è costituito dall’apertura, cioè da una comprensione emotivamente situata.

Essere nel mondo e deiezione
§13_133
Nel dirigersi verso… e nel comprenedere l’EsserCi non va al di là di una sfera sua interiore; l’EsserCi, in virtù del suo modo fondamentale di essere è già sempre fuori (ekstatikon) presso l’ente che incontra.
pag. 190
Ad esempio, per chi porta gli occhiali i quali, quanto alla distanza misurata, gli sono così vicini che gli stanno sul naso, questo mezzo d’uso è ambientalmente più lontano del quadro appeso alla parte di fronte.
pag. 196
Né lo spazio è nel soggetto, né il mondo è nello spazio. E’ piuttosto lo spazio ad essere nel mondo… è il soggetto in se stasso spaziale.

§27_pgg.214-216
Il prenderci cura di ciò che si è raggiunto con gli altri è dominato dalla preoccupazione di distinguersi dagli Altri. Essa può assumere la forma della negazione di ogni differenza (A); o quella di uno sforzo di riportare il proprio EsserCi, rimasto inferiore, al livello degli Altri (B); o, infine, postisi al di sopra degli Altri, mantenerli in uno stato di sottomissione (C)…
In questa contrapposizione commisurante, l’EsserCi non è se stesso gli Altri lo hanno svuotato del suo essere…
Il Chi è il neutro, il Si…
In questo stato di irrilevanza e di indistinzione il Si esercita la sua tipica dittatura: ci divertiamo, come ci Si diverte; giudichiamo, come Si giudica, … Ci teniamo lontani dalla massa, come Ci si tiene lontani…
Il Si c’è dappertutto; ma è tale da essersela già sempre sguaiata, quandoper l’esserCi viene il momento della decisione…

Esser-gettato, dispersione, angoscia
§ 29_pag. 226
Questo carattere dell’essere dell’EsserCi, di essere nascosto nel suo donde e nel suo dove, ma di essere tanto più radicalmente aperto in quanto tale, lo chiamiamo l’esser-gettato di questo ente nel suo Ci…
Il che c’è-ed ha da essere è aperto dalla situazione emotiva…

§35_270
In virtù della comprensione media che il linguaggio espresso porta con sé, il discorso comunicante può essere compreso anche senza che colui che ascolta si collochi nella comprensione originaria di ciò sopra cui il discorso discorre. Più che di comprendere l’ente di cui si discorre, ci si preoccupa di ascoltare ciò che il discorso dice…
§37_pag. 277
Ma poiché il tempo dell’EsserCi impegnato nel silenzio della realizzazione, o del genuino fallimento, è diverso e, visto pubblicamente, di gran lunga più lento di quello della chiacchiera, questa, nel frattempo, si è già volta a qualche successiva novità…

§40_pag. 295
L’angoscia sottrae all’EsserCi la possibilità di comprendersi deiettivamente, a partire dal mondo… isola l’EsserCi nel suo esser-nel-mondo più proprio… apre l’EsserCi come esser-possibile, come tale che solo a partire da se stesso può essere ciò che è… rivela nell’EsserCi l’essere-per il più proprio (autentico) poter-essere…
pgg.296-297
Nell’angoscia ci si sente spaesati… L’angoscia va a riprendere l’EsserCi dalla sua immedesimazione deiettiva con il mondo . L’EsserCi resta isolato ma, tuttavia, come essere-nel-mondo.

Cura, libertà, colpa
423
L’EsserCi è il suo fondamento esistendo… E’ sempre nell’una o nell’altra possibilità; non è mai l’una e l’altra… La libertà è solo nella scelta di una, nel sopportare di non-aver-scelto e non-poter-scegliere le altre…
La cura è totalmente permeata di nullità… In quanto progetto gettato significa: il 8nullo) esser-fondamento di una nullità. Il che vuol dire: l’EsserCi è, come tale, colpevole…
425
L’esser-colpevole originario non può essere determinato in base alla moralità, perché questa lo presuppone come tale…
Il richiamo [della coscienza che si annuncia nella tonalità emotiva dell’angoscia] è un richiamare-indietro chiamando innanzi. Innanzi: alla possibilità di assumere quell’ente gettato che è l’EsserCi è; indietro: nell’esser-gettato, per comprenderlo come il nullo fondamento che l’EsserCi, esistendo, ha da assumere…
426
La comprensione comune, propria del Si, non conosce che l’ottemperanza o la violazione di regole pratiche e norme pubbliche. Essa procede computando manchevolezze ed escogitando comprensioni…
427
Il voler-aver-coscienza è il presupposto esistentivo più originario per la possibilità del divenir colpevole effettivo. Ma ogni agire effettivo è necessariamente “senza coscienza”…
Il fatto che la chiamata non dia nulla a conoscere…apre il poter-essere più otiginario dell’EsserCi.
447
Il fenomeno della Cura è così chiarito sufficientemente; ma poniamo il problema del suo senso ontologico…
La temporalità è esperita in modo fenomenicamente originario essere-un-tutto da parte dell’EsserCi, cioè nel fenomeno della decisione anticipatrice…
450
Decisione significa: lasciarsi chiamare-innanzi al più proprio esser-colpevole. L’esser-colpevole rientra nell’essere stesso dell’EsserCi…
472
Senso significa: ciò in cui la comprensibilità di qualcosa si mantiene senza venire in luce esplicitamente e tematicamente…
473
Cos’è ciò che rende possibile la totalità dall’insieme articolato delle struttre della cura?
475
Il lasciarsi pervenire a se stesso nel mantenimento della possibilità è il fenomeno originario dell’ad-venire. L’anticipazione rende l’EsserCi autenticamente ad-veniente, in modo tale che l’anticipazione stessa è possibile soltanto perché l’EsserCi, in quanto esistente è già sempre pervenuto a se stesso cioè, in quanto, nel suo essere è in generale ad-veniente…
La decisione anticipatrice comprende l’EsserCi nel suo essere colpevole essenziale: essere come gettato fondamento della nullità [l’esserCi è costitutivamente pervaso di nullità: il non poter non aver-da-essere; il non-poter-aver-da-essere-senza essere-già-in; il non poter esser tutt’uno senza esserlo come possibilità]. L’assunzione dell’esser gettato significa per l’EsserCi: essere autenticamente come già sempre era, cioè il suo esser-stato…
Il passato scaturisce in un certo modo dell’avvenire… L’attivo lasciar venir incontro ciò che si presenta nel mondo è possibile solo nella presentazione dell’ente del quale il Ci, inquanto in-essere, si prende cura.
476
Ad-veniente rivenendo su se stessa, la decisione si porta in situazione, lascia scaturire il presenta da sé. Questo fenomeno unitario dell’avvenire, essente stato e presentante lo chiamiamo temporalità…
La temporalità si rivela come senso della cura autentica.
Poiché l’Esserci, innanzitutto e perlo più, si comprende non autenticamente, c’è da aspettarsi che il tempo della concezione ordinaria del tempo rappresenti un fenomeno derivato…
477
La totalità dell’essere dell’EsserCi, in quanto cura, significa: esser-già-avanti a sé- in- come esser-presso…
L’avanti a sé si fonda nell’advenire. L’esser-già-in manifesta l’esser-stato. L’esser-presso è reso possibile dalla presentazione…
L’avanti non significa un “oltre ora”, nel senso di un “ora non ancora, ma poi sì”; allo stesso modo che il “già” non significa “non più ora, ma prima sì”…
I fenomeni dell’ad, retro, presso rivelano la temporalità come lo ekstatikon. La temporalità è l’originario fuori-di-sé…

490
Innanzitutto e per lo più l’esser-nel-mondo prendente cura si comprende a partire da ciò di cui esso si prende cura. L’ Esserci non perviene primariamente a se stesso nel suo poter essere più proprio e incondizionato; al contrario, prendendo cura, aspetta se stesso da ciò che l’oggetto della sua cura gli può offrire o rifiutare… L’avvenire non autentico ha il carattere dell’aspettarsi…
491
All’anticipare corrisponde un presente sottratto alla dispersione del mondo, mantenuto nell’avvenire e nell’esser-stato…
Il presente mantenuto nella temporalità autentica lo chiamiamo attimo…[in tesesco Augenblivk, letteralmente colpo d’occhio, apertura…] Esso significa l’estaticità dell’ Esserci, decisa e mantenuta nella decisione… Il fenomeno dell’attimo non può essere concepito a partire dall’istante. L’istante è un fenomeno temporale, proprio del tempo come intra-temporalità: “in cui” qualcosa sorge, passa o è semplicemente presente…
495
La paura ci è apparsa come la situazione emotiva inautentica. L’aver paura è l’attesa di un male futuro…
496
Il senso temporale-esistenzialedella paura è costituito dall’obliarsi, dallo sconvoltoesser-fuori-di sé fuggendo…
497
Il davanti-a-che dell’angoscia non si incontra come un determinato oggetto di cura; la minaccia non viene dall’utilizzabile, ma dal fatto che l’utilizzabile e la semplice-presenza non dicono più nulla…
500
Benché entrambi i modi della situazione emotiva si fondino nell’esser-stato, il loro originarsi dall’unità della cura è diverso. L’angoscia scaturisce dall’avvenire della decisione, la paura dal presente dispersivo.

Esempio



  



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