La vicenda di Galilei attraverso i processi e l'abiura

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Categoria:Filosofia

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Testo

La vicenda di Galilei attraverso i processi e l’ abiura nell’opera di scrittori che se ne sono occupati soprattutto a livello di opere teatrali fino alle dichiarazione della Chiesa nella persona di Giovanni Paolo II.

Autori che si occuparono del caso
Tra gli scrittori che si occuparono del caso di Galileo Galilei uno dei più importanti fu Bertold Brecht che scrisse un’opera teatrale :”Vita di Galileo” negli anni 1938-1939 in cui racconta la storia del grande filosofo e scienziato dall’invenzione del cannocchiale alla scoperta dei satelliti di Giove fino al processo istituito dal Santo Uffizio e al suo atto di abiura.
Infatti Galilei fu accusato di insegnare e credere nella dottrina copernicana del sole al centro del mondo. Ciò non fu accettato dalla Chiesa perché la terra, in quanto creazione di Dio, doveva rappresentare il centro di tutto l’Universo. Egli fu sottoposto a due processi: nel 1616 in cui venne ammonito e la sua dottrina venne dichiarata eretica e da non insegnare; nel 1633 in cui venne condannato e pronunciò l’abiura.
Ad andare contro Galilei fu la sua mentalità diversa basata sul metodo scientifico opposta a quelli che erano i dogmi della Chiesa. All’interno dell’opera la figura di Galilei assume caratteri più umani mettendone in evidenza paure, timori, incertezze.
L’uomo descritto è logorato dal desiderio di conoscenza e nello stesso tempo crede nella ragione.
Nell’opera tuttavia è presente un’aspra critica nei confronti del filosofo.
La critica è rivolta soprattutto alla sua sottomissione ai potenti, infatti sembra che Brecht voglia accusare Galilei dell’abiura perché vede in quest’azione appunto solo una subordinazione della conoscenza allo Stato.
Nella prima stesura Brecht assolve Galileo dalla colpa dell'abiura affermando che fu un atto di strategia per sopravvivere e far così progredire la ricerca. Nella seconda stesura, preparata insieme con l'attore Charles Laughton negli USA, Brecht condanna Galileo per avere con la sua abiura relegato la scienza lontano dalle masse, averne fatto una disputa anziché una rivoluzione, averla esposta allo sfruttamento incontrollato da parte del potere. La terza versione si tiene sostanzialmente alla seconda.
Il messaggio dello scrittore è che la scienza deve essere libera dalla politica perché Galilei sarebbe potuto diventare il re di questa, l’incarnazione della ragione che nel suo caso non è stata capace di superare l’istinto umano. La scienza deve essere strumento del progresso degli uomini e non fonte della loro distruzione.
Ippolito Nievo scrisse “Gli ultimi anni di Galileo Galilei”(1854): esso è centrato sulle motivazioni galileiane per giustificare la sua ritrattazione e non esce da una certa rigidità pedagogica. Egli scrisse anche “Confessioni di Un Italiano” in cui cita varie volte Galileo come esempio di grande uomo e scienziato del passato.
Galileo,secondo M. Heidegger (Che cosa è metafisica?, 1929), ha preteso di dominare la realtà servendosi della tecnica, invece di abbandonarsi all’ascolto dell’essere; il filosofo è stato “padrone dell’ente” invece che “pastore dell’essere”. “La filosofia non può mai essere commisurata all’idea di scienza. Solo quando la scienza esisterà a partire dalla metafisica, essa sarà in grado di riconquistare sempre nuovamente il suo compito essenziale”

Posizione della Chiesa
Per quanto riguarda la Chiesa, questa riconobbe l’ingiusta condanna nel 1822, 180 anni dopo la morte di Galilei e tutte le opere del sistema copernicano furono cancellate dall’Indice.
Tuttavia, papa Giovanni Paolo II auspicò che l'esame del caso Galilei venisse approfondito da «teologi, scienziati e storici, animati da uno spirito di sincera collaborazione, [...] nel leale riconoscimento dei torti, da qualunque parte provengano» per rimuovere «le diffidenze che quel caso tuttora frappone, nella mente di molti, alla fruttuosa concordia tra scienza e fede, tra Chiesa e mondo»[1]. Il 3 luglio 1981 fu istituita un'apposita «commissione di studio».
Dopo oltre 11 anni, nella relazione finale della commissione di studio datata 31 ottobre 1992, il cardinale Poupard scrive che la condanna del 1633 fu ingiusta, per un'indebita commistione di teologia e cosmologia pseudo-scientifica e arretrata, anche se veniva giustificata dal fatto che Galileo sosteneva una teoria radicalmente rivoluzionaria senza fornire prove scientifiche sufficienti a permettere l'approvazione delle sue tesi da parte della Chiesa.

Bibliografia:
Enciclopedia Wikipedia
Enciclopedia Encarta

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