La filosofia di Vico

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia
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Testo

VICO

FORMAZIONE INTELLETUALE
Spirito scientifico. Quattro autori come punti di riferimento della sua formazione:
- Platone: scienza, l’uomo quale deve essere. Vero separato dal certo
- Tacito: descrizione dell’uomo qual è, delle sue tradizioni e usi. Filologia disgiunta dallo sguardo sistematico della filosofia.
- Bacone: simbolo del sapere scientifico inteso come sistema, interpretazione complessiva alla conoscenza particolari. Sintesi, limiti dell’empirismo.
- Grozio: interpretazione unitaria del mondo umano, insieme filosofica e filologica.

VERUM IPSUM FACTUM
Punto di riferimento polemico: Cartesio. Il cogito ergo sum non può essere il fondamento di una conoscenza sensibile. Fondamento della scienza: conoscere per cause. Solo Dio però può conoscere per cause, l’uomo può solo cogitare, cioè raccogliere l’esistente, senza mai raggiungere una conoscenza sensibile.
Metafisica: conoscenza probabile, come la fisica e la teologia. Solo la matematica, in quanto fatta dall’uomo, può avere una conoscenza completa. Ma la matematica è scienza, non ha un oggetto reale.
Si può fare scienza del mondo storico-sociale in quanto esso è creato dall’uomo (Hobbes). Il linguaggio è il depositario della filosofia del popolo che lo ha prodotto e quindi la filologia è lo strumento per ricostruire la storia delle idee e delle concezioni del mondo.
Il vero è il fatto. Dio è il rimo vero, fondamento di ogni verità. Egli può conoscere l’apparenza delle cose e anche la loro essenza. L’uomo può solo raccogliere i fenomeni e tentare una sintesi: accertamento dell’esistente, il certo, e non la comprensione della razionalità, il vero.

I PRINCIPI DELLA NUOVA SCIENZA
Mondo umano: ha una sua esistenza esterna e quindi si caratterizza come oggetto. Dal principio del verum-factum consegue che della storia può darsi scienza (riferimento al metodo delle scienze naturali di Bacone).
Principi fondamentali = dignità = chiave interpretativa della ricostruzione della storia umana. Studio delle diverse civiltà e epoche storiche permette l’individuazioni delle leggi fondamentali, comuni a tutte. Quest’analisi storica deve far capire anche come queste caratteristiche universali sono espresse da ogni civiltà. Osservazione empirica e formulazioni di leggi.
Analisi sui due piani complementari del VERO, oggetto della filosofia, e del CERTO, oggetto della filologia. Il vero può essere conosciuto scientificamente, poiché è universale e necessario; il certo è manifestazione contingente e quindi oggetto di sola coscienza, di consapevolezza. (vedi.pag8 lessico) l’umano arbitrio produce gli eventi particolari, che devono essere investigati e ricostruiti. Nel divenire storico esiste uno svolgimento necessario e costante, indipendente dalla volontà dell’individuo, e un’articolazione specifica, dipendente invece da quest’utlimo, che specifica ma non modifica la dinamica di fondo. Da qui si può comprendere che la determinazione di cause e ragioni (vero) e l’accertamento dei fatti (certo) sono complementari.
Filologia quindi intesa con un significato più ampio, riguarda l’analisi di ogni manifestazione umana, individua l’ambito degli studi storici.

IL CERTO: GLI STRUMENTI FILOLOGICI
Il certo ha propri criteri interpretativi. Strumenti dell’analisi:
- le tradizioni popolari: costumi, leggende, miti, proverbi. Occorre liberare il tutto da ciò che gli è estraneo e di successivo, per recuperarne il senso originario.
- La lingua del volgo: il linguaggio si origina spontaneamente, come espressione del’insieme di idee e della concezione del mondo dei vari popoli. La struttura della lingua quindi conserva la traccia della mentalità e dei costumi originari.
- Studio del diritto antico: espressione dei costumi delle genti presso cui sorse. Stesso discorso vale anche per i miti.
Queste posizioni mettono in luce una polemica contro il giusnaturalismo: non esiste un diritto universale e immutabile, poiché esso esprime rapporti determinati storicamente e cambia nelle epoche. Si deve parlare di un tipo di diritto per ognuna delle tre ere in cui è scandito il divenire storico.

IL METODO DELLA NUOVA SCIENZA
La storia, poiché è fatta dall’uomo, ha i suoi principi fondatori nella mente umana. STORIA COME IMMAGINE DELLA MENTE UMANA. Sviluppo dell’uomo e sviluppo della storia percorrono le stesse tappe:
- età degli dei : infanzia
- età degli eroi: fanciullezza
- età degli uomini: età adulta.
Essendo la natura umana costante, anche l’andamento storico si ripete necessariamente per ogni popolo e in ogni epoca. L’interpretazione del passato è sempre stata falsata dalla presunzione di poter assumere il proprio punto di vista come punto di riferimento. Caratteristica di ogni popolo è la “boria delle nazioni”, cioè l’inclinazione a finalizzare l’indagine storica al riconoscimento delle origini nobili delle loro nazioni. L’errore dei filosofi è quello di ricercare il proprio modo di pensare nei documenti del passato. Bisogna invece cogliere le caratteristiche delle diverse epoche in modo oggettivo. Esistono delle costanti in esse, la cui origine è la mente umana che le ha prodotte. Nella mente sono quindi presenti dei principi universali, che spiegano la presenza di un vero storico. I principi fondamentali della società sono la religione, la famiglia e il culto dei morti.
Ogni civiltà è considerata come un uomo in grande, un individuo collettivo. Cosi come nei fanciulli la fantasia regna sovrana, così è lo stesso per i primi popoli, in cui è questa facoltà a organizzare e interpretare l’esperienza. Questa fantasia è connessa alla memoria: è una generalizzazione di alcuni stimoli ad ambiti anche distanti dalla realtà, è memoria dilatata. La poesia è memoria composta, poiché unifica esperienze diverse per produrre nuove realtà.
Criterio fondamentale per interpretare lo sviluppo delle civiltà: “Gli uomini prima sentono senza avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura.” Ogni età della storia ha la propria logica particolare.

LA METAFISICA POETICA
Conciliazione Bibbia-ricostruzione libera della storia: dopo il diluvio, da un ramo della progenie di Noè derivarono i giganti, assimilabili agli uomini primitivi, mentre la storia del popolo ebraico segue il racconto biblico.
Prima età dell’uomo: età dei bestioni. La metafisica dei primi uomini si basa sui sensi, sulla fantasia e sull’immaginazione. La loro sapienza è poetica, quindi la metafisica è sentita e immaginata. Essa è divina, perché gli uomini considerano gli dei cause delle cose. Non è conoscenza oggettiva del mondo, ma interpretazione, creazione dello stesso. La funzione della poesia è di interpretare la realtà ma anche di insegnare la virtù al volgo: essa perturba all’eccesso, proponendo miti e immagini, coinvolgendo emotivamente gli uomini e consentendo l’interiorizzazione degli insegnamenti morali dei quali è portatrice.

LA LOGICA POETICA
Il linguaggio poetico è documentazione della sapienza dei primi uomini, cioè del loro modo di organizzarsi e di agire. Attraverso esso i primi uomini costruirono anche una logica, che si esprimeva attraverso i miti, che quindi rappresentavano un modo per ordinare il mondo e classificare le cose. Attraverso il senso traslato del termine logos, il mito viene ricondotto al significato di “discorso mentale”, linguaggio non articolato ma completo. È inoltre un linguaggio-discorso, idea e ragione delle cose. È un parlare fantastico, cioè un linguaggio in cui le cose sono riferite a sostanze animate, immaginate come divinità. Questo linguaggio è anche un sistema logica, perché permette una sistemazione della realtà. Il richiamo alle divinità permette di legittimare la ragion d’essere delle cose spiegate. Infine, la logica fantastica si articola in figure minori, in riferimento a ambiti più specifici dell’esperienza. Essa non usa “generi intelligibili”, cioè idee generali prodotti dalla ragione, bensì immagini create dalla fantasia, gli “universali fantastici”.

CORSI E RICORSI STORICI
Teoria dei ricorsi storici: da spiegare in relazione al modello organicistico delle civiltà, per cui, dopo il raggiungimento della piena maturità, inizia una fase di decadenza che si conclude con la morte. Gli organismi sociali non scompaiono, ma ricominciano il loro corso. I cicli però si ripetono nello loro struttura logica, non nei contenuti: CIO’ CHE CAMBIA E’ IL CERTO MENTRE IL VERO SI RIPETE. In questo modo si può conciliare la concezione ciclica della storia con quella lineare del cristianesimo: ogni ricorso parte dal precedente e va oltre, l’insieme del divenire storico ha un andamento a spirale. Determinismo (vero) e contingenza(certo) creano insieme la storia. Il piano razionale che presiede allo sviluppo storico deve abbracciare l’insieme dei corsi e dei ricorsi e agire fin dall’inizio dei tempi. PRINCIPIO RAZIONALE CHE GUIDA LA STORIA = PROVVIDENZA DIVINA, IMMANENTE; LEGGE DEL DIVENIRE STORICO.
La provvidenza è l’architetto, l’uomo il fabbro: è l’uomo a fare la storia, ma sulla base di un progetto che segue inconsapevolmente. Tre piani distinti della spiegazione storica:
1) la storia ideale ed eterna: regolata dalla provvidenza, costituente la razionalità del divenire storico.
2) L’agire dei singoli popoli: tende a fini circoscritti, limitata dall’epoca e dalla civiltà.
3) Un senso comune: sentire proprio di un intero popolo, che esprime il senso unitario della sua azione e all’interno del quale si colloca l’agire del singolo individuo.
Sapienza volgare: razionalità propria del popolo, che da alla sua storia un senso unitario, regola l’azione degli individui.
Provvidenza divina: razionalità che agisce a livello generale. Essa inserisce le passioni degli uomini in un disegno teleologico, orientandole alla realizzazione di finalità sociali.

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