La filosofia della natura

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La filosofia della natura

RAPPORTI DEI FILOSOFI DELLA NATURA CON ALTRI INDIRIZZI
DEL PENSIERO RINASCIMENTALE

Nel XVI°secolo l’Italia meridionale diede i natali a tre interessantissime figure di filosofi: Telesio, Bruno e Campanella. Le loro filosofie furono legate da rapporti abbastanza stretti. Particolarmente chiara è l’influenza esercitata dal primo sugli altri due. Si tratta di un comune orientamento; di una sensibilità presente in tutti e tre per i medesimi problemi, specialmente per quello naturalistico.
Il primo carattere comune è un aperto antiaristotelismo. Pur nella sua genericità, questo carattere permette di distinguere ben nettamente l’indirizzo di Telesio, Bruno e Campanella da quello seguito, negli stessi anni, dalle scuole dell’Italia settentrionale in gran parte dominate da Aristotele.
L’atteggiamento apertamente polemico da parte di questi tre autori nei riguardi dell’aristotelismo, non esclude però che l’aristotelismo abbia esercitato un’influenza abbastanza profonda su di essi, sia pure in forma indiretta.
Più stretti risultano il loro rapporti con il neoplatonismo, che esercitò su di essi un’azione profonda. Leggendo le opere dei filosofi della natura si ha la sensazione che essi, criticando Aristotele, tendano a risalire,più che a Platone, ai presocratici.
Come dice l’appellativo stesso di “filosofi della natura”, essi pongono in primo piano il problema della natura; ed è certo che i termini in cui lo impostano sono molto simili a quelli che ritroviamo negli ultimi rappresentanti del platonismo. L’impostazione che ne danno è essenzialmente filosofica.
Malgrado questa impostazione, e malgrado che non abbia recato alcun autentico contributo alle ricerche scientifiche, hanno dato un impulso di decisiva importanza al diffondersi dell’interesse per la scienza, e soprattutto al riconoscimento della grande importanza delle nuove scoperte scientifiche sul piano della filosofia generale.

TELESIO

Telesio è un implacabile avversario di Aristotele, non meno di quanto lo erano stati i platonici, in un senso però ben diverso da essi. La prima fondamentale opposizione di Telesio ad Aristotele investe il metodo stesso con cui studiare la natura. Per Telesio la natura va studiata non secondo concetti precostituiti che traggono origine dal nostro intelletto anziché dalla natura.
Osservare rettamente il mondo significa seguire le indicazioni dei sensi, ricavare da essi i principi interni dei fenomeni, enucleare le nozioni e le leggi generali che devono stare alla base delle nostre scienze. Anche la matematica deve fondarsi sull’esperienza. La conoscenza scientifica resta qualitativa.
Telesio non ha dubbi sull’esatta corrispondenza fra la testimonianza dei sensi e i fatti di natura. Se i principi della scienza vengono formulati in modo da attenersi a tale testimonianza, la conoscenza scientifica potrà certamente cogliere la realtà naturale.
I due concetti contro cui si accende la polemica telesiana nei confronti dell’aristotelismo sono quelli di materia e forma; ad essi sostituisce Telesio, nella spiegazione dei processi naturali, i due concetti di massa materiale e di forza. La massa materiale è diversa dalla materia di Aristotele, perché è qualcosa di concreto e positivo: qualcosa di indistruttibile. La massa materiale è identica sugli astri e sulla terra e la sua caratteristica fondamentale è quella di occupare delle porzioni di spazio pur senza identificarsi con esso.
Mentre la materia è unica le forze invece sono due: una dilatante che si chiama “calore”, ed una restringente, che si chiama “freddo”. Calore e freddo sarebbero energie che mettono in moto la materia; esse penetrano in qualunque punto, ma non possono agire senza massa corporea.
Dalla lotta del calore e del freddo scaturirebbero tutti gli esseri del mondo. L’analogia di queste due forze con l’amore e l’odio di Empedocle, è evidente. La sede del calore è il Sole, mentre la sede del freddo è la Terra. Sole e Terra vengono ad essere così i due corpi elementari che non mutano, mentre tutti gli altri corpi sono soggetti al divenire. Su questo punto è evidente il legame di Telesio con la concezione tradizionale del cosmo.
La natura dello spirito non è nettamente distinta da quella della massa materiale. Alla teoria aristotelica dell’anima come forma incorporea, Telesio obbietta che l’anima, se fosse effettivamente incorporea, non potrebbe subire l’azione delle cose materiali né fungere essa stessa da centro propulsore del movimento dei corpi. Ne conclude che l’anima deve risultare costituita di materia; più sottile che quella dei corpi. Essa è lo spirito vitale che pervade tutti i nostri organi e li rende capaci di compiere le loro funzioni.
Problema della conoscenza: il processo conoscitivo avviene in ogni essere. Esso trae origine dal contatto. Nell’uomo il contatto con gli altri esseri del mondo provoca i diversi atti conoscitivi; in ultima istanza questi atti non sono che modi particolari di percezione tattile. Dato che ogni conoscenza è sensazione, bisogna concludere che tutte le nostre teorie debbano fondarsi interamente sui sensi.
La sostanza spirituale possiede una sola attività che la distingue dalle altre sostanze: poter conservare i movimenti e riprodurli. Tale attività costituisce la memoria, l’intelletto non è altro che una ripetuta applicazione di essa.
Etica: come punto di partenza una presa di posizione antiaristotelica. Mentre Aristotele sosteneva che il fine supremo dell’omo era la ragione, Telesio sostiene che il fine supremo dell’uomo è la propria conservazione.
Poiché il piacere e il dolore sono il senso della nostra conservazione o distruzione, essi dovranno fornirci il criterio del bene e del male. Bisogna distinguere la virtù dal piacere. La virtù così determinata avrà un carattere essenzialmente naturalistico, sia perché ispirata al fine della conservazione, sia perché rivolta ai fatti del mondo umano nella sua naturalità.

BRUNO

Data la complessità del suo pensiero, qualche studioso ha ritenuto di potervi distinguere tre fasi diverse: una prevalentemente neoplatonica; una naturalistica(improntata sulla filosofia di Telesio); ed una terza, di ispirazione pitagorica e democritea. Si è osservato che alcune concezioni sono presenti nella medesima opera e quindi si può dire che più che tre fasi, tre aspetti (più altri non citati).
Il tema è costante nella sua produzione:l’antiaristotelismo.
Dio, per Bruno, è l’artefice, causa e principio del mondo. Bruno, sotto l’influsso neoplatonico, ricerca la presenza delle tracce divine nella natura. Bruno scopre che dio di rivela innanzi tutto come intelletto universale(causa efficiente dell’universo). L’anima è la forma del mondo che viene affiancata dalla materia. Anche Bruno critica la separazione aristotelica tra forma e materia. Nella realtà non si può avere una materia senza forma e viceversa non ha senso concepire una forma senza materia.
La negazione della trascendenza divina e l’affermazione dell’unità materia-forma, si lega ad un’altra idea fondamentale di Bruno: il principio della coincidenza tra opposti anche in dio e nella natura.
Da questo radicale mutamento del rapporto dio-mondo, discende una delle idee più importanti della filosofia bruniana: quella dell’infinità del mondo giustificata con il celebre argomento che all’infinità della causa deve corrispondere l’infinità dell’effetto.
Si trovano in Bruno non poche concessioni alla trascendenza: tale per esempio il riconoscimento di un mens super omnia, oltre al mens insita omnibus. Il mens, per cui l’animo di Bruno si accende di ardore, è soltanto quello insita omnibus, raggiungibile solo mediante la ragione.
Una delle sue tesi fondamentali è l’unità della natura. Bruno pensa che esistano più mondi; li immagina immersi in uno spazio infinito.
Anche nella sua fase atomistica Bruno mantiene molte delle sue idee. L’unità della natura è un’idea che avvicina Bruno a Telesio.
Due differenze separano, però, i due: 1)per Telesio ogni essere è materiale, per Bruno corpo e anima sono distinti; 2)problema gnoseologico, per telesio ogni conoscenza si riduce alle sensazioni, per Bruno le sensazioni non ci fanno comprendere a pieno la realtà.
L’aspirazione somma dell’animo umano è l’”eroico furore” (vertice delle virtù). L’attività morale, liberando lo spirito dalla schiavitù delle passioni, trasforma la passiva accettazione delle virtù in riconquista spirituale che anima l’universo.
La forza che spinge l’uomo a questa impresa è appunto l’”eroico furore”; esso è insieme conoscenza e amore, e costituisce la più alta religiosità umana.

CAMPANELLA

Una così vasta produzione dimostra la straordinaria fecondità del Campanella come scrittore. Dimostra anche, però, la complessità del suo pensiero, in cui si intrecciano motivi diversi, ora di indubbia modernità e ora invece strettamente legati al passato. Per cogliere il senso profondo della sua filosofia bisogna tener conto di questi motivi, nonché del graduale sviluppo delle sue concezioni. Certo è che ancor oggi permane viva la discussione sul filo conduttore cui si debba affidare la sua autentica interpretazione.
Un semplice confronto fra Campanella e il suo contemporaneo Galileo ci dimostrerebbe agevolmente quanto poco abbia capito Campanella sia di ciò che veramente caratterizza la conoscenza scientifica moderna, sia sui problemi nuovi che essa suscita alla filosofia e in generale alla cultura.
L’influenza del naturalismo telesiana è chiaramente riscontrabile in tutta la produzione di Campanella. Anche se con il passare degli anni se ne aggiungono varie altre, un punto sembra fermo in tutta la produzione campanelliana: che alla natura e solo ad essa va riconosciuta la possibilità di fungere da base originaria delle nostre verità.
L’ammirazione per telesio e il netto rifiuto della filosofia aristotelica si inseriscono in un atteggiamento assai singolare di Campanella nei riguardi del pensiero greco e di quello latino-italiano: mentre il primo gli appare sofistico e menzognero, il secondo gli sembra invece racchiudere la vera grande tradizione della filosofia di Pitagora fino appunto a Telesio. Ciò che Campanella rimprovera agli avversari di Galileo, non è la loro opposizione scientifica al modello copernicano, ma la loro pretesa di impedire, nel nome della Bibbia, che tale sistema venga seriamente studiato e difeso.
È stato dio stesso a darci l’intelletto e i sensi per conoscere le verità fisiche; perciò noi abbiamo il dovere di valerci di essi superando qualunque pregiudizio.
L’ammirazione di Campanella per il naturalismo telesiana non gli impedisce però di elevarsi decisamente al di sopra di esso. Il distacco tra le due posizioni è segnato dal modo in cui Campanella interpreta il processo sensoriale. Questo non è riducibile a pura passività. L’atto conoscitivo, in altri termini, è sempre costituito dalla conoscenza di sé, e dalla conoscenza delle cose esterne al percepiente. Il primo risulta non di rado quasi nascosto dalla masse delle percezioni; proprio esso però è il più sicuro. Il richiamo ad Agostino è qui evidente: anche volendo dubitare di ogni cosa, non si può porre in dubbio l’esistenza dell’oggetto che percepisce.
Metafisica: Campanella ritiene di poter scoprire nell’essere tre primati: potenza, sapienza e amore. Ogni essere è in quanto può essere; ogni essere, è in quanto è e sa, ama il proprio essere. Il maggiore o minore possesso di queste primalità, permette, infine, a Campanella di stabilire una gerarchia tra gli esseri: al suo vertice sta dio, che le possiede in misura infinita; sotto di lui stanno gli esseri finiti, nessuno dei quali si trova nella condizione di potere, sapere o volere tutto. Con geniali ma artificiosi argomenti campanella ritrova, tra tali esseri tutte le distinzioni della metafisica e della teologia tradizionali.
L’interesse di questa metafisica non risiede tanto nei piccoli passaggi in cui si articola, quanto nel suo carattere generale: nel fatto, cioè, che per un lato essa offre a Campanella il modo di concepire l’esistenza di dio in una forma abbastanza ambigua onde poter soddisfare nel contempo sia l’esigenza immanentistica che gli deriva dal naturalismo rinascimentale, sia quella trascendentistica che gli deriva dalla tradizione cattolica; per un altro lato, gli offre la possibilità di conservare sia l’impostazione sensitiva della gnoseologia telesiana. In questa concezione si inquadra il compito che Campanella attribuisce all’uomo: il compito di costituire una specie di collegamento magico fra dio e gli esseri finiti.
Concezione politico-teologica: basterà prendere in esame la più nota fra le opere di Campanella: la città del sole.
Vi è chi ha visto nient’altro che una delle fantasiose esposizioni di città e stati ideali che sempre hanno suggestionato le menti degli uomini, dal medioevo al rinascimento; chi l’ha collegata alla repubblica di Platone, chi all’Utopia di Tommaso Moro, e chi ha fatto di Campanella un precursore del comunismo moderno. In essa si descrive l’ordinamento, la vita e le vicende di uno stato ideale, la città del sole, il cui scopo è educare gli uomini ad una vita fondata sulla ragione.
Campanella ha lasciato alla filosofia moderna una grande eredità: il suo tentativo di costruire una religione universale. È vero che Campanella crede di poter identificare questa religione con il cattolicesimo, e parla quindi di rivelazione, di grazia, di trascendenza, proprio come i teologi tradizionali; ma le parole che usa, hanno ormai cambiato significato. Il cattolicesimo non è, per lui, che la religione dell’umanità, volta a superare la propria limitatezza con uno slancio verso l’infinito.

Esempio



  


  1. marta

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