Il pensiero sofistico

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia

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Testo

I SOFISTI
I Sofisti sono quegli intellettuali che insegnavano, a pagamento, l’arte dell’argomentare. Ebbero generalmente una pessima fama soprattutto per gli aristocratici che li ritenevano interessati ai soldi più che alla verità. I sofisti spostarono l’interesse dalla natura dell’uomo sulla politica, le leggi, la lingua e la religione. Divennero i filosofi dell’uomo e della città. Ciò avvenne per la situazione politica che c’era ad Atene: la democrazia. Ciò permetteva a tutti di poter partecipare alla pubblica assemblea e inoltre ci fu una forte apertura ai traffici commerciali. Aumentò quindi la domanda di formazione per la retorica e la persuasione. I meteci, gli ospiti che non potevano partecipare alla vita politica, si diedero quindi all’insegnamento, mettendosi a disposizione di chiunque volesse imparare. Possiamo dire che sono i primi veri docenti dell’antichità. Il loro scopo era quello di mettere tutti in condizione di poter partecipare all’assemblea e controbattere le opinioni altrui. Questo anche perché non si era più condizionati da miti e credenze tradizionali, ma il discorso era guidato con un maggior uso della ragione. Pertanto i sofisti saranno anche coloro che separeranno la parola dalla verità, creando un maggior soggettivismo. Saranno, inoltre, i primi a intendere la cultura come la formazione globale e non specialistica di un uomo, e come virtù che prescinde dai natali. Possiamo quindi dire che i sofisti furono fondamentali per l’allargamento della mentalità greca, puntando sul cosmopolitismo invece che sul nazionalismo.

PROTAGORA
Protagora, originario di Abdera, fu il primo grande sofista. Giunse ad Atene al momento di maggior splendore. Tenne scuola in numerose città e fu molto stimato da Pericle, sebbene creasse opposizioni per le sue idee spregiudicate.
Tra le sue opere: “Ragionamenti demolitori” e “Le Antilogie”.
È uno specialista dell’argomentare, quindi avrà campo libero nella democratica Atene. Per sostenere le sue spese inizierà a farsi pagare per trasmettere agli altri questa sua abilità nella retorica.
Famosa è la sua frase: “L’uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono”. Intende con questo precisare che l’uomo è norma e giudizio dei fatti che lo circondano. L’uomo visto sia come singolo, sia come comunità che come specie.
Protagora con questo esprime una forma di:
1. umanismo, in quanto l’uomo è baricentro del giudizio
2. fenomenismo, in quanto l’uomo percepisce i fenomeni ma non la realtà
3. relativismo, in quanto non esiste verità assoluta
Con questo egli smontava la teoria di una verità assoluta parmenidea. Si potrebbe ora arrivare alla conclusione che tutto è vero, e il soggettivismo porterebbe ad un’anarchia, visto che ad ogni verità ci sono infinite antilogie. Protagora ovvia a questa eventualità con la possibilità di scelta: è necessaria una mediazione fra le verità “forti” basandosi sul criterio “debole” dell’utilità privata e pubblica. In definitiva Protagora ad una concezione oggettivistica ed assolutistica della verità, sostituisce una concezione umanistico-storicistica, tutta in funzione dell’utilità.

GORGIA
Gorgia, originario di Lentini, presenta una visione più negativa di quella di Protagora riguardo alla possibilità di conoscenza. Egli non relativizza la verità, bensì la cancella. Fa, in pratica, una vera e propria parodia di Parmenide. Cosa richiamata anche dai titoli delle sue opere: “Sul non essere o sulla natura” e “L’encomio di Elena”. Gorgia si concentra molto sul problema della verità, sulla sua pensabilità ed esprimibilità. Egli affermava appunto che:
1. Nulla c’è, infatti, se qualcosa esistesse sarebbe essere, non essere o un insieme di entrambi. Ma dimostra che tutte e tre le ipotesi sono contestabili.
2. Se anche qualcosa c’è, non è conoscibile dall’uomo, infatti, se le cose pensate sono inesistenti sarà vero anche l’inverso, cioè che non si può dire che l’essere sia pensato. Il pensato quindi non esiste.
3. Se anche è conoscibile, non è comunicabile agli altri, perché il mezzo con cui lo esprimiamo è la parola, ma questa non è l’oggetto, la realtà, che vogliamo esprimere.
Gorgia non vuole cancellare la realtà, ma bensì negare una pensabilità dell’essere. Possiamo quindi parlare di scetticismo o agnosticismo, non solo metafisico, ma che investono ogni parte dello scibile.
Mentre in Protagora abbiamo ancora un criterio di verità, cioè l’utile, con Gorgia non vi è alcun criterio. L’unica cosa che conta è la potenza del linguaggio, una forza ammaliatrice. Da ciò la sua celebrazione per la retorica.
Tuttavia Gorgia non crede che la parola possa comunicare contenuti (funzione constativa di Austen), bensì ammonimenti e comandi (funzione performativa di Austen). Cosa che ritroveremo nella giustificazione per le azioni di Elena.

LA PROBLEMATICA DELLE LEGGI
1. Uomo e legge
Anticamente si credeva in una derivazione divina delle leggi. Questa cosa fu ribaltata dai Sofisti, così come dall’avvento della democrazia.
-Protagora, secondo cui l’uomo è tale solo se entra in società, crede che le leggi facciano la società. Devono essere rispettate, sebbene non divine, altrimenti non esisterebbe la società e quindi l’uomo.
2. Natura e legge
-Ippia crede in una netta distinzione fra legge naturale immutabile, e legge umana mutevole. Egli preferisce la prima perché in grado di riunire tutti gli uomini al di là dello spazio e del tempo.
-Antifonte crede vera solo la legge naturale, cioè una spinta verso il giovevole e la concordia. Mentre quella umana è opinabile o falsa. Con questo egli pone gli uomini in una naturale uguaglianza.
3. Potenti e legge
-Trasimaco afferma che la giustizia è una maschera che nasconde gli interessi dei potenti.
-Crizia afferma che le leggi sono i paraventi che i potenti utilizzano per tutelarsi. Per creare timore hanno inventato gli dei.
-Callicle sosteneva che la legge di natura si identifica e deve identificarsi con il diritto del più forte e le leggi sono mezzi usati dai deboli per difendersi.
LINGUAGGIO E REALTA’
Gli antichi filosofi ritenevano che la cosa reale, il pensiero che la conosce e la parola che la esprime fossero strettamente collegate. I Sofisti scuotono queste primitive certezze, separando nettamente la parola dal pensiero e dell’essere.
Protagora sosteneva, grazie alla sua visione di uomo-misura, il metodo dell’antilogia, cioè del discorso doppio su due verità contrastanti. Secondo Protagora non esiste discorso che non possa essere considerato secondo un’altra ottica, criticando l’assolutismo.
Gorgia, più drasticamente di Protagora, rompe ogni legame essere-pensiero-linguaggio. La parola, così autonoma, acquista straordinario potere. Diventa quindi fondamentale, allo scopo di persuadere, la retorica. Tant’è vero che secondo lui la politica si riduce alla retorica. Con ciò il dibattito filosofico, da un periodo acritico si muove verso un periodo critico.

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