Arthur Schopenhauer: il pensiero

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia

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Testo

ARTHUR SCHOPENHAUER
Il pensiero in sintesi.
Schopenhauer parte dalla concezione secondo la quale, sul piano conoscitivo, “il mondo si dà come rappresentazione”; la conoscenza del mondo, pertanto, avviene mediante le cosiddette strutture a priori del tempo e dello spazio e mediante il principio di ragion sufficiente, che costituisce il fondamento delle scienze e sostituisce le dodici categorie kantiane, operando su quattro livelli:
1. necessità fisica (causalità)
2. necessità logica (ragionamenti)
3. necessità dell’essere (matematica)
4. necessità morale (azione).
Questi quattro livelli costituiscono quattro diversi tipi di rappresentazione del mondo. In base al principio di ragion sufficiente, che è in noi e non nelle cose, conosciamo:
• il divenire, in quanto riconducibile a causalità necessarie;
• i ragionamenti, perché obbediscono a una necessità logica;
• l’essere, perché è determinato nel tempo e nello spazio, i quali costituiscono i fondamenti della matematica;
• l’azione,perché determinata dalla necessità morale.
Tuttavia, applicando il principio di ragion sufficiente, il mondo può essere conosciuto solo come rappresentazione; esso è basato sul “meccanicismo”, in quanto tutto ciò che avviene ha una causa che lo determina necessariamente.
“Il mondo come rappresentazione” è completo, autosufficiente e non rinvia ad altro. Tuttavia, in quanto rappresentazione, non esiste di per sé come oggetto, ma ha bisogno di un soggetto che lo rappresenti. Di conseguenza il mondo esiste solo in quanto è percepito e il soggetto solo in quanto percepisce. Quindi, tutto ciò che esiste, esiste in relazione a un soggetto ed è, pertanto, solo rappresentazione. Il soggetto, tuttavia, non rientra nel “mondo come rappresentazione”, perciò ad esso non possono essere applicate le strutture a priori; esso, inoltre è unico e indiviso e non è rappresentabile. Da ciò scaturisce che il mondo conoscibile è soltanto il “mondo come rappresentazione.
Secondo Schopenhauer anche la cosa in sé non è in conoscibile:essa sfugge all’intelletto, ma questo non è l’unico strumento di conoscenza. L’uomo è costituito anche dal corpo e, in quanto tale, attraverso i sentimenti, è in grado di accedere alla dimensione noumenica della volontà, squarciando il cosiddetto velo di Maya della rappresentazione noumenica, e di giungere alla conoscenza.
La volontà.
Dal momento che la conoscenza non si ottiene soltanto attraverso l’intelletto ma anche attraverso il corpo, esso diventa lo strumento attraverso cui poter conoscere la cosa in sé; relazionata al nostro essere, la cosa in sé viene identificata con la volontà. L’individuo, come entità corporea, fa si che la sua volontà si oggettivizzi (si trasformi) in movimenti del corpo, per cui il corpo diventa oggettivazione della volontà dell’uomo.Nella fusione tra corpo e volontà, le sensazioni del corpo e gli atti della volontà modificano le funzioni del corpo stesso.
In senso generale, la volontà costituisce il principio metafisico, la forza animatrice di tutta la natura. Tuttavia, estesa a tutta la natura, la volontà può essere conosciuta soltanto attraverso l’analogia in tutti i fenomeni naturali. La volontà, inoltre, non è determinata da tempo e spazio ( secondo il principium individuationis per cui il mondo percepito dall’intelletto è diviso in realtà separate da tempo e spazio), per cui il passaggio dalla volontà agli individui è piuttosto difficile. Per questo Schopenhauer immagina che la volontà si oggettivizzi in idee in ordine gerarchico rispetto alla volontà che le ha generate. Egli riprende dalle teorie di Kant e, ancor prima, di Paltone, per i quali, se la cosa in sé è la volontà, allora le idee sono oggettivazione della volontà.
Tutta la natura è costituita da forze naturali che la animano e che sono espressioni della volontà; la volontà, quindi, si esprime in una lotta tra le manifestazioni delle forze della natura.
Allo stesso modo, ogni idea si contrappone alle altre per affermarsi su di esse.
Da queste teorie ne scaturisce una visione pessimistica dell’universo, in cui la realtà e vista come teatro di conflitti.
Pessimismo.
Ogni uomo è oggettivazione della volontà, la quale vive in lui senza alcuna altra finalità che sia la propria realizzazione, il volere per il volere, il desiderare fine a se stesso. Il volere è una forza estranea che fa dell’uomo un proprio strumento e che determina una condizione di infelicità. Da queste convinzioni scaturisce l’idea del pessimismo cosmico, perché la volontà che agisce in tutti gli uomini è priva di razionalità e di finalità. Il pessimismo cosmico diventa anche pessimismo storico e sociale, perché la vita umana è dominata dal dolore e la storia non è lo sviluppo razionale in cui ogni cosa acquista significato, ma è il regno del caso, senza disegni o forze che la guidino. Il pessimismo si estende anche al livello esistenziale: l’uomo è agitato dalla volontà, che si manifesta nel desiderio insaziabile, il quale è dolore e mancanza. Il desiderio e l’attività costituiscono dei tentativi di fuga dalla morte, mentre l’appagamento costituisce la noia, la morte spirituale.
Liberazione dalla volontà.
L’uomo, tuttavia può sottrarsi alla sua fine e opporsi alla volontà, spegnendo il desiderio e negando la volontà. La via della liberazione indicata da Schopenhauer è divisa in tre tappe:
1. l’arte: grazie ad essa l’uomo supera l’individualità della cosa e la riconduce all’idea;
2. la pietà o la compassione: intesa come “sentire con”; essa ci conduce alla comprensione dell’unità con gli altri, on i quali costituiamo un’unica realtà;
3. l’ascesi: grazie ad essa ci liberiamo dalla volontà a dai desideri legati ad essa. Si giunge alla negazione della volontà, alla volontà, sostituendo ai desideri un vuoto interiore, il Nulla, inteso come profonda serenità.

Esempio



  


  1. gabellone francesca

    la saggezza della vita di arthur schopenhauer


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