Cartesio: vita e pensiero

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Testo

CARTESIO
VITA
Cartesio è contemporaneo di Galileo: nasce in Francia nel 1801, in una cittadina chiamata La Haye; oggi la città è chiamata Descartes, che era il vero nome di Cartesio.
Cartesio, all’età di 10 anni, viene mandato a studiare dai gesuiti; questo influisce molto sul suo stile di vita che è molto quieto e libero da qualsiasi distrazione.
Quando diventa più grande, Cartesio, inizia a viaggiare moltissimo, fino a quando capisce che le risposte non vanno cercate in giro per il mondo, ma devono venire da noi stessi; Cartesio non pensava che la ragione potesse avere dei limiti, infatti era un razionalista e risentiva ancora delle idee medievali; soltanto gli illuministi arriveranno a riconoscere i limiti della ragione (per questo Cartesio viene affiancato spesso a Sant’Agostino, il quale però attraverso la ricerca interiore voleva arrivare a Dio).
Cartesio è molto critico nei confronti dei testi antichi, e attacca soprattutto i peripatetici, che erano i seguaci di Aristotele; quando era lui a ricevere delle critiche invece, rispondeva direttamente attraverso a delle lettere (alcune sono state recuperate).
Il 10 Novembre1619, un incubo gli cambia la vita, infatti da quel momento ha iniziato a sostenere di essere stato illuminato a riguardo del metodo da seguire.
A differenza di Galileo, Cartesio, opta per un meccanicismo ontologico, e afferma solo l’esistenza degli aspetti quantitativi delle cose, negando gli aspetti qualitativi.
Durante la sua vita Cartesio scrive numerosissimi testi:
• 1628 Le Regule: si parla della riforma filosofica; il libro viene pubblicato solo nel 700.
• 1630-1633 Il Mondo: appoggia le idee copernicane, ma per paura della reazione della chiesa non lo pubblica.
• 1637 I Saggi filosofici: è l’opera più importante di Cartesio, inizialmente era composta di 3 saggi (diottrica, meteore, geometria), in seguito aggiunge un’introduzione dove è definito il suo discorso sul metodo; attualmente è molto più facile ritrovare l’introduzione che i saggi, siccome si parla di cose più profonde; inoltre l’introduzione era scritta in francese per fare in modo che venisse divulgata tra la gente e non solo tra i dotti
• 1641 Le Meditazioni: si occupa di metafisica.
• 1644 I Principi: è contenuta tutta la sua riflessione.
• 1647 Passioni dell’anima: si occupa di etica.
INTRODUZIONE SAGGI FILOSOFICI
Come già detto, l’introduzione è la parte più importante dell’opera “I Saggi filosofici”, siccome vi è contenuto tutto il discorso sul metodo di Cartesio; inoltre per parlare di una cosa cosi profonda viene usato il francese, una lingua accessibile a tutti.
Il discorso sul metodo ha 3 valenze:
• Autobiografia spirituale: Cartesio descrive la sua ricerca interiore della verità.
• Riassunto della sua filosofia: contiene tutte le informazioni sul pensiero di Cartesio.
• Indagine sul metodo: Cartesio cerca di esporre il metodo migliore dal suo punto di vista.
PRIMA PARTE DEL DISCORSO SUL METODO (Pagina 248 libro)
“Il buon senso è la cosa nel mondo meglio ripartita”, con questa frase Cartesio vuole dire che tutti nel mondo sono sullo stesso piano, e sono dotati di ragione e buon senso, le quali fanno in modo di arrivare alla verità, e di non ingannarsi.
L’obbiettivo di Cartesio era quello di dimostrare l’infallibilità della ragione, perciò critica il concetto di verosimiglianza, affermando l’esistenza solo di vero e falso (gli illuministi la pensavano diversamente, Locke ad esempio dice che la ragione è come una candela che ti fa vedere in modo non perfetto); secondo Cartesio, le differenze tra gli uomini non erano naturali, ma erano dovute all’utilizzo di strumenti diversi.
Cartesio cerca di esporre un proprio metodo, ma afferma di non avere la presunzione che debba essere usato da tutti, spera solo che sia utile ai più (in realtà pensava che fosse il metodo dell’eccellenza, ma dato il periodo in cui viveva non lo fa vedere).
Il metodo di Cartesio, doveva essere studiato da persone che avevano voglia di riflettere, e non da persone che davano il metodo per vero (la filosofia è ricerca).
In questa prima parte, viene anche affermata la superiorità del metodo matematico che è chiaro e lineare e deve essere imitato; questo non significa che la matematica in se sia la migliore, infatti si occupa di cose non reali: “la filosofia si occupa in modo non rigoroso di cose reali, mentre la matematica si occupa in modo rigoroso di cose non reali” Cartesio.
Cartesio, pensava fosse sbagliato soffermarsi su un’unica disciplina, infatti era opportuno studiarle tutte insieme: ad esempio la scienza è solamente un ramo, e per poterne parlare occorre comunque fare riferimento alla fisica
L’ultima critica di questa prima parte riguarda le conoscenze, prima di darci alla ricerca dobbiamo liberarci dalle conoscenze fasulle e non libere da dubbi: “dovremo accettare come vere solo le cose libere dal dubbio, la conoscenza dovrà essere evidente, ossia chiara, lineare e rigorosa.
SECONDA PARTE DEL DISCORSO SUL METODO
Cartesio usa la metafora dell’architettura per esprimere il suo pensiero: è poco utile aggiustare le cose fatte dagli altri (pensare sui pensieri altrui), e che più persone si dividano il lavoro, dedicandosi solo ad una parte; ognuno deve partire da zero (le città progettate da un solo architetto sono molto più belle e meno caotiche di quelle progettate da architetti diversi).
Per partire da zero esistono quattro regole, che sono poche, ma devono essere indiscutibili:
• Regola dell’evidenza: non accogliere nulla per vero che non sia evidente (una cosa vera è chiara e distinta da tutto il resto); non bisogna partire da pregiudizi inculcati da altri filosofi, ma bisogna escludere qualsiasi possibilità di dubbio.
• Regola della divisione: occorre dividere il problema in più parti affrontandone una alla volta.
• Regola dell’ordine: i pensieri devono essere ordinati, analizzando prima le cose più semplici, e dedicandosi a pensieri superiori solo dopo aver eliminato ogni dubbio; quando si fa un analisi si devono studiare anche i probabili collegamenti nonostante sembrino non attinenti all’argomento (ad esempio se si fa una testa bisogna pensare sia alla musica che alle candeline, che sono cose diverse ma collegate.
• Regola delle enumerazioni: è necessario ricontrollare tutti i passaggi precedenti, affidandosi alla memoria, per assicurarsi di non aver commesso errori.
Una volta conclusa la seconda parte del suo discorso sul metodo, afferma che le conclusioni a cui è arrivato bisogna applicarle alla matematica (algebra e geometria).
TERZA PARTE DEL DISCORSO SUL METODO
Cartesio, sostiene che si possa fare una riflessione libera solamente liberandosi da tutti i preconcetti della memoria: distruggendo tutte le conoscenze, però, la vita non avrebbe più significato, quindi occorre stabilire 3 o 4 regole da seguire; se alla fine della riflessione si capisce che le regole prefissate sono errate bisogna cambiarle.
Queste 4 regole compongono quella che lui chiama morale provvisoria:
• Come primo passo, occorre seguire i precetti della cultura e della religione in cui si vive, prendendo come esempio le persone più moderate, facendo in modo di essere vicini alla cosa più giusta anche sbagliando.
• Bisogna essere coerenti: quando si prende una decisione bisogna seguirla in ogni caso, facendo un ragionamento lineare (la fermezza era considerata una grandissima virtù, per Cartesio è necessaria, siccome nella sua filosofia parte dal dubbio).
• Si può riflettere, ragionare e modificare solamente su quello che si ha in testa, quindi, prima di dedicarsi alle riflessioni sul mondo occorre modificare i propri pensieri. Poiché si può agire sui propri pensieri, si può anche non desiderare: senza desideri si ha tutto quello di cui si ha bisogno, vale a dire i propri pensieri.
• Non si può non fare niente, perciò bisogna pensare a tutte le occupazioni possibili dell’esistenza; Cartesio pensava che il lavoro più apprezzabile fosse coltivare la ragione.
QUARTA PARTE DEL DISCORSO SUL METODO
Cartesio con la quarta parte del discorso, può iniziare una riflessione metafisica, in quanto dotato di una morale e di un metodo.
Cartesio parte dal presupposto di eliminare dalla mente tutto ciò che non è evidente; queste riflessioni lo portano ad una conclusione, cioè “io dubito” che è uno dei punti fissi del suo pensiero.
Affermando di dubitare, bisogna affermare di conseguenza l’esistenza di un pensiero che dubita, che lui chiama “res cogitans” (famosa è la sua frase: “dubito ergo sum”); l’unica cosa che esiste come pensiero è l’anima mentre non si ha la prova dell’esistenza di un corpo.
Il dubbio possiede determinate caratteristiche:
• Metodico: finalizzato al conseguimento della conoscenza.
• Universale: riguarda ogni proposizione.
• Provvisorio: è preliminare al raggiungimento della verità.
• Teoretico: riguarda conoscenza e non morale.
• Iperbolico: investe l’esistenza, corpo compreso.
Secondo Cartesio una cosa che dubita è imperfetta, ma la voglia di conoscere la verità lo avvicina all’idea di perfezione (Cartesio parla anche di un demone maligno che porta a sbagliare); siccome si ha un idea di perfezione, significa che qualcuno è causa di questa idea (ad ogni effetto reale deve corrispondere una causa reale): la causa è necessariamente perfetta e deriva da un essere perfetto, cioè Dio.
Questo ragionamento porta alla prima prova dell’esistenza di Dio a cui seguiranno una seconda e una terza prova; nella seconda Cartesio afferma che la sua esistenza è possibile solo grazie ad un essere perfetto che è Dio, mentre nella terza porta una prova ontologica: essendo Dio perfetto e generatore di esistenza, ed essendo l’esistenza una delle componenti della perfezione, di conseguenza dio è perfetto e quindi esiste.
Cartesio non dubita dell’esistenza di Dio, siccome la sua è un’idea chiara e distinta come quelle della geometria; inoltre Cartesio afferma che Dio essendo perfetto non può essere un genio maligno ma solamente portatore di verità, alla quale si può giungere attraverso il ragionamento.

QUINTA PARTE DEL DISCORSO SUL METODO
Nella quinta parte Cartesio affronta il problema della fisica e delle leggi della natura: ipotizza che Dio abbia creato l’universo da un caos a cui ha attribuito delle leggi, le quali una volta create hanno regolamentato il tutto.
Cartesio parla anche della differenza tra animale e uomo che consiste nel possedere un linguaggio e una ragione, e inoltre afferma che l’anima deriva dalla materia.
SESTA PARTE SUL METODO
L’ultima parte è la meno importante, infatti Cartesio espone solamente il desiderio di diffondere le sue idee e la sua paura di ricevere critiche.
LE IDEE
Dopo aver constatato l’idea di Dio, Cartesio può dedicarsi all’esistenza del mondo: secondo Cartesio tra dubbio e esistenza c’è corrispondenza diretta, inoltre afferma che si possono avere idee anche su cose che non esistono.
Cartesio si sofferma particolarmente sul concetto d’idea (fino a quel momento era rimasto il pensiero Platoniano), che secondo lui è una rappresentazione mentale di un oggetto del pensiero; le idee vanno distinte in 3 tipologie:
• Innate: appartengono alle essenze eterne, e sono già dentro all’uomo (ad esempio l’idea di Dio).
• Avventizie: riguardano la natura.
• Fittizie: sono idee che ci inventiamo.
Quando Cartesio parla di idee innate e avventizie mantiene sempre il dubbio per risparmiarsi le critiche; per lasciare il dubbio usa la parola “sembrano”, affermando che le idee innate sembrano venire da Dio, mentre quelle avventizie sembrano venire da fuori.
Cartesio afferma anche che osservando la natura non si possono avere dubbi sulle idee che si percepiscono, siccome Dio non inganna e di conseguenza non mente a riguardo delle idee avventizie; applicando il metodo quindi si potranno avere molte risposte.
Cartesio, però, è consapevole di poter sbagliare utilizzando il metodo, ma siccome Dio non inganna, gli sbagli sono portati o da un’applicazione errata del metodo o per precipitazione (arrivando a conclusioni in modo troppo affrettato).
MONDO FISICO
Se per parlare dell’anima Cartesio usa il termine “Res cogitans”, per parlare del corpo parla di “Res extensia”, affermando che il corpo senza anima è esteso; si può parlare di un vero e proprio dualismo cartesiano tra i due termini.
UOMO = CORPO + ANIMA ANIMALE = CORPO PIETRA = RES EXTENSIA
La Res cogitans secondo Cartesio appartiene solamente agli umani, essendo gli animali delle macchine; l’animale nonostante sia una macchina possiede delle qualità aggiunte derivanti da tutte le sue componenti, che sommate tra loro danno a vita a qualcosa di più speciale della semplice somma (es. una torta margherita è di più che farina e uova).
A differenza di Platone che era un monista (anima + corpo), Cartesio si può definire dualista (anima diversa dal corpo).
Cartesio con il suo pensiero influisce molto sulla struttura dell’universo:
• Identità corpo spazio: non esiste il vuoto perché tra i corpi esistono altri corpi.
• Infinita divisibilità della materia: la res extensia si può infinitamente dividere per poi aggregarsi.
• Indefinibilità del mondo corporeo
• Identità tra sostanza celeste e terrestre
Cartesio durante le sue riflessioni sul mondo fisico si sofferma ancora su due aspetti, quello di movimento e quello della comunicazione tra res cogitans ed extensia.
Riguardo al primo punto, Cartesio afferma che Dio durante la creazione abbia creato una grande spinta da cui sono nati tutti gli altri movimenti, i quali sono rappresentabili attraverso il piano cartesiano; quando Cartesio formula le sue teorie non può fare riferimento alle riflessioni di tipo fisico di Newton, siccome quest’ultimo era ancora un bambino.
Il modello cosmologico di Cartesio, si può definire un modello di vortici.
Per quanto riguarda la comunicazione tra res cogitans ed extensia, Cartesio individua un punto nel cervello chiamato ipofisi (o ghiandola pineale) dove le due parti si incontrano e vengono influenzate l’una dall’altra.
Secondo Cartesio, l’incontro provoca due tipi di reazioni: le azione e le affezioni; le prime corrispondono agli atti che l’uomo compie volontariamente, mentre le secondo sono i sentimenti e le emozioni.
Cartesio elogia le emozioni solo, quando permettono di tutelare il corpo, altrimenti sono da evitare, siccome portano alle distrazioni ( ad esempio la para è un’emozione da salvare, siccome ti porta a fuggire dal pericolo tutelando il tuo corpo).
L’uomo saggio è colui che si libera dalle emozioni; il concetto di affezioni ed emozioni riporta Cartesio ad uno dei concetti fondamentali del suo pensiero, cioè a quello di istinto.
Infine Cartesio nega l’utilizzo dei sensi e dell’osservazione nella scienza, mettendo al centro della scoperta la ragione (visione meccanicistica).

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