Gnoseologia in Leibniz-Locke-Hume

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

GNOSEOLOGIA IN LEIBNIZ, LOCKE, HUME

LEIBNIZ
VERITA’ DI RAGIONE E VERITA’ DI FATTO Leibniz crede in un ordine determinabile del mondo, che a differenza di Spinoza è contingente, spontaneamente determinato, e quindi libero. Egli intende giustificare la possibilità di un ordine contingente dimostrando che la necessità non esiste nel mondo reale, ma solo in quello della logica. Egli chiama verità di ragione quelle verità necessarie e infallibili che non appartengono alla realtà, non possono cioè derivare dall’esperienza e sono perciò innate. Esse sono identiche e si basano sui principi di identità e di non-contraddizone. Leibniz si oppone alla critica dell’innatismo fatta da Locke; egli tuttavia afferma che le idee innate non sono chiare e distinte, ma confuse e oscure; sono piccole percezioni. Solo l’esperienza rende attuali, cioè pienamente chiare e distinte, quelle idee che prima erano semplici possibilità. Ma le idee innate non potrebbero derivare dall’esperienza perché hanno una necessità assoluta che le conoscenze empiriche non hanno. Le verità di ragione delineano il mondo della possibilità, che è assai più vasto di quello della realtà. Le verità di fatto invece sono contingenti e concernono la realtà effettiva. Esse non sono identiche e non si basano sui principi di identità e di non-contraddizione, sono fondate invece sul principio di ragion sufficiente,.Il soggetto di una verità di fatto viene detto sostanza individuale. L’uomo non può avere una nozione compiuta di essa, è costretto a desumere dall’esperienza o dalla storia gli attributi che le si riferiscono. Solo Dio, la cui conoscenza è perfetta, è in grado di scorgere nella nozione di sostanza la ragione sufficiente di tutti i suoi predicati. Come si può notare, dopo aver distinto le verità di fatto da quelle di ragione, Leibniz finisce per modellare sulle verità di ragione le stesse verità di fatto, in quanto sostiene che tutti gli attributi della sostanza individuale sono deducibili dalla nozione di questa sostanza e quindi prevedibili in modo infallibile.

L'ARMONIA PRESTABILITA: Si presenta a Leibniz, sotto una luce nuova, l'aporia propria del dualismo cartesiano ( rapporto tra res cogitans e res extensa) che non va più intesa come relazione tra due ordini di sostanza, ma come rapporto fra monadi inferiori e superiori. L'anima, monade razionale dotata di appercezione, non può ricevere le sensazioni dall'esterno, né accogliere in sé l'elemento oscuro e confuso proprio delle monadi corporee. Leibniz supera la difficoltà, ricorrendo alla teoria dell'armonia prestabilita, con l'intervento provvidenziale di Dio che, al momento della folgorazione, ha predisposto la rappresentazione propria di ciascuna monade, determinando un'armonia eterna del creato, che non richiederà mai altri interventi divini. Poiché la differenza delle rappresentazioni tra le monadi è solo qualitativa, e il contenuto quantitativo è sempre uguale, cioè è l'universo nella sua totalità, alle rappresentazioni o modificazioni di ogni monade in un dato momento corrispondono le rappresentazioni o modificazioni di tutte le altre. Dio ha così prestabilito l'armonia che le collega. Orologiaio più provetto di quello portato ad esempio dagli occasionalisti, ha costruito infiniti orologi, così perfetti nella loro sincronia, da non richiedere più nessun intervento da parte sua.

SPIEGAZIONE DELLA SENZAZIONE: Anche il rapporto tra corpo e anima trova la sua spiegazione nell'armonia prestabilita. La soluzione empirista, che comporterebbe uno stimolo esteriore esercitato sullo spirito, va assolutamente esclusa. Il corpo umano è un puro aggregato di monadi inferiori, in cui si svolgono oscuramente percezioni confuse (principio degli indiscernibili) che l'anima non può avvertire se non quando esse raggiungano un certo grado di chiarezza, cioè quando essa ne ha appercezione. "E' come quando sentiamo il fragore dell'onda sullo scoglio", dice Leibniz "indubbiamente unitario e totale per noi, ma risultato degli innumerevoli battiti delle goccioline d'acqua che singolarmente si infrangono sui minimi frammenti di roccia senza che noi li avvertiamo".

INNATISMO VIRTUALE: La conoscenza avviene dunque solo quando la percezione da inconscia diventa cosciente, trasformandosi in appercezione. Ma perché ciò accada occorre che il contenuto rappresentativo, virtualmente già presente nella monade anima (se essa ha in potenza la totalità dell'universo), sia stimolato dalla esperienza sensibile secondo l'accordo armoniosamente stabilito da Dio. La distinzione fondamentale che Leibniz pone tra pensare e avere coscienza di pensare conduce quindi ad un innatismo virtuale, per il quale sono altrettanto indispensabili intelletto e sensazioni. Quindi, conclude il filosofo, nulla esiste nell'intelletto, che prima non sia stato nei sensi, purché si ammetta la preesistenza dell'intelletto con la sua virtualità.

PECULIARITA’ DELL’INNATISMO DI LEIBNIZ E CONFRONTO CON LOCKE: Come si è già detto, l’innatismo di Leibniz nasce in contrapposizione alle tesi di Locke, che riteneva che l’anima fosse una tabula rasa e che le verità derivassero dall’esperienza (empirismo). Certo, l’innatismo non era una tesi nuova e né i razionalesti pretendevano che tutto fosse sempre presente nella mente, né gli empiristi avevano inteso l’intelletto come una pura e semplice tabula rasa. Quello liebniziano è un innatismo di contenuti piuttosto che di forme, poiché non attribuisce alla sostanza mere potenzialità, ma davvero tutte le conoscenze successive, sia pure presenti dapprima in una condizione meramente virtuale ovvero come non notate.Un tema su cui le posizioni di Locke e Liebniz non potrebbero essere più distanti è quello della sostanza: se l’empirismo lockiano individua la priorità (cronologica) dei predicati rispetto al loro sostrato, il razionalismo leibniziano riconosce la priorità (concettuale) del sostrato, che appare una nozione assai più evidente di quanto gli si attribuisca. Le differenze sorgono innanzitutto dal diverso taglio e dall’obiettivo delle due analisi: l’inglese è interessato alla genesi psicologica delle idee nell’individuo particolare, il tedesco al valore logico delle idee nel generale soggetto del pensiero. Nonostante tutti questi contrasti, entrambi i filosofi riconoscono come presenti nell’esperienza elementi che da essa non derivano; Locke non riuscì a trovarli perché li cercò solo nel campo dell’esperienza sensibile e dovremo aspettare Hume perché essi vengano reputati creature del soggetto. A suo modo, analoga conclusione raggiunse Leibniz, che ne fece contenuti innati.

RAZIONALISMO ED EMPIRISMO
La problematizzazione del rapporto fra certezza e verità trova diverse spiegazioni nel razionalismo e nell’empirismo, che saranno poi sintetizzati da Kant.

La tendenza sta nel dividere razionalismo ed empirismo: sono due modi diversi di intendere il procedere della ragione, non completamente opposti, come si potrebbe supporre; i razionalisti infatti non escludono l’esperienza e gli empiristi non escludono la ragione.
• La ragione degli empiristi ha l’esperienza come punto di partenza e trova il suo punto di controllo entro la ragione. È una ragione limitata → funziona solo come elaborazione del dato di esperienza.
• Il razionalismo non rifiuta l’esperienza, ma è il procedimento di una ragione che rende a procedere per via essenzialmente deduttiva e ritiene di poter trovare nella ragione stessa il criterio ultimo di verità. La ragione assume il modello del procedimento matematico e geometrico, e trova in sé stessa la verità indipendentemente dall’esperienza.

Per Cartesio c’è il problema della corrispondenza fra il soggetto conoscente e l’oggetto conosciuto → problema gnoseologico. Il suo modo di procedere è razionalistico, perché non si riferisce all’esperienza come modello di conferma. Le idee innate sono verità che la mente ha in sé in modo autonomo.

Empirismo e razionalismo sono legati al problema dell’origine delle idee.
RAZIONALISMO → ci sono alcuni contenuti propri della mente stessa (ad esempio l’idea di perfezione) che sono veri indipendentemente dall’esperienza. L’evidenza razionale prova la verità oggettiva.
EMPIRISMO → i contenuti della mente derivano dall’esperienza, che è il ponte fra pensiero ed essere.

LOCKE
UNA NUOVA TEORIA DELLA RAGIONE: L'indagine di Locke, strettamente connessa alla problematica religiosa e politica dominante nell'Inghilterra della restaurazione, si propone di vagliare, prioritariamente rispetto ad ogni discorso sui principi della morale e della religione, i limiti dell'intelletto umano, di "esaminare la nostra stessa capacita, e vedere quali oggetti siano alla nostra portata, e quali invece siano superiori alla nostra comprensione". Preliminare sarà dunque l'esame critico degli strumenti della conoscenza e del loro uso: in questa sottolineata priorità sta anzitutto l'originalità e l'importanza della posizione di Locke. Ponendo l'accento sull'indagine di Locke attorno ai compiti e ai limiti della ragione, si e potuto parlare di razionalismo per definire la sua posizione, piuttosto che di empirismo. Infatti, più che spiegare l'origine delle conoscenze dai dati sensibili, Locke e soprattutto attento ad elaborare una teoria critica della ragione che determini i modi del suo funzionamento; teoria, ovviamente, di una ragione empirica; di qui la radicale differenza dal razionalismo di tipo cartesiano.

RAGIONE ED ESPERIENZA Locke, ispiratosi ad Hobbes1, ha una concezione della ragione totalmente diversa rispetto a quella che aveva Cartesio :
a) La ragione non è uguale in tutti gli uomini, perché ognuno ne partecipa in maniera diversa;
b) La ragione non è infallibile, dal momento che le idee sono limitate, confuse o non si lasciano concatenare in forma di ragionamenti:
c) La ragione può essere tratta in inganno da falsi principi;
d) La ragione non può ricavare da sé né idee né principi, ma deve sempre ricavarli dall'esperienza.

Ma debole ed imperfetta come è, la ragione è l'unica guida che l'uomo ha a sua disposizione
Tutta l'opera di Locke è diretta a stendere il campo della sua azione a tutto ciò che è interesse dell'uomo, quindi alla morale, alla politica ed alla religione.
La ragione ed il controllo dell'esperienza ⇒ i limiti propri dell'uomo sono i limiti della ragione dell'uomo e causa ne è il fatto che questo debba basarsi sull'esperienza, la quale fornisce il materiale della mente. La ragione può elaborare le nozioni percepite dall'esterno e dedurne pensieri complessi, ma anche nel fare ciò deve basarsi sull'esperienza, perché altrimenti i pensieri risultano essere arbitrari e fantastici. Dal momento che la ragione è controllata dall'esperienza, è la stessa esperienza ad indicare all'uomo quali siano i suoi limiti ( la METAFISICA, al di là della "fisica" appunto):

LE IDEE SEMPLICI E LA PASSIVITÀ DELLA MENTE
Locke desume da Cartesio2 il punto di partenza della sua indagine: l'idea

Secondo Locke l'idea può derivare solo dall'esperienza,
L'idea è il frutto della passività della mente nei confronti della realtà: dal momento che per l'uomo esistono due tipi di realtà: quella esterna delle cose e quella interna del proprio spirito.
Le idee possono essere divise in sensazioni, ( es. il giallo, il caldo ecc.), se derivano dalla realtà esterna e riflessioni ( es. il pensiero, il dubbio, il ragionamento), se derivano da quella interna.

Critica all'innatismo: le idee esistono solo se vengono pensate; se le idee fossero innate, allora dovrebbero esistere anche nei bambini o negli idioti, ma dal momento che da queste persone non sono pensate, in esse non esistono e perciò non possono essere considerate innate. Si dice che i bambini giungono a scoprire le conoscenze innate all'età della ragione, ma se all'età della ragione si giunge anche ad ottenere conoscenze che non sono innate, nulla ci vieta di pensare che anche le conoscenze che si ritengono innate non siano acquisite.
Se tutta la nostra conoscenza deriva da idee acquisite dall'esperienza, l'analisi della nostra capacità conoscitiva dovrà fornire una classificazione di tutte le idee che l'esperienza ci fornisce: l'esperienza ci fornisce solo idee semplici, le idee complesse sono prodotte dalla nostra ragione dalla combinazione di idee semplici ⇒ la conoscenza umana è ciò che deriva da questa capacità di combinazione.
Il limite dell'intelletto è proprio quello di non poter né costruire né distruggere idee semplici.
Locke compila un catalogo sulle idee semplici derivanti dalla sensazione o dalla riflessione. Per quanto riguarda le idee di sensazione, distingue la sensazione stessa dalla qualità della cosa che produce in noi (non ogni sensazione è la copia della qualità oggettiva); riprende anche la distinzione tra qualità oggettive e soggettive di Galilei3, ma definisce primarie le prime e secondarie le seconde.
Qualità primarie: producono le idee semplici di solidità, estensione, figura, movimento, quiete e numero; sono immagini dei corpi stessi.
Qualità secondarie: producono le idee di colori, suoni, sapori e odori. Non somigliano ai corpi.

LE ATTIVITA’ DELLA MENTE E LE IDEE Nel ricevere le idee semplici lo spirito è passivo; diventa attivo quando le rielabora, dando origine ad idee complesse o generali. Queste possono essere divise in tre categorie: modi, sostanze o relazioni.
a) Modi: idee non considerate sussistenti per sé ma solo manifestazioni della sostanza ( es. triangolo)
b) Sostanze: idee complesse considerate esistenti di per sé stesse ( es. uomo, piombo, pecora)
c) Relazioni: prodotto del confronto di un'idea con un'altra.

Analisi critica dell'idea di sostanza:
Ciò che noi definiamo sostanza non è altro che un supposto e sconosciuto sostegno delle qualità effettivamente esistenti. Per sostanza si definisce quello che "sta sotto"; in base al principio di Locke, secondo il quale l'uomo è in grado di formulare idee solo basandosi sulla realtà, se la sostanza trascende il mondo empirico, allora l'uomo non è in grado di percepire la sostanza e di comprenderla. Così facendo, il filosofo non nega l'esistenza della sostanza, ma nega che la stessa sia appannaggio dell'uomo, che non riesce a prescindere dal mondo empirico. Questo vale sia per la sostanza corporea sia per quella spirituale: la prima è substrato sconosciuto delle qualità sensibili, la seconda è substrato sconosciuto delle qualità dello spirito. L'idea di sostanza è estranea all'empirismo e potrà avere una nuova rielaborazione solo con Kant.

Le relazioni: l'intelletto umano non si limita mai alla considerazione di una cosa isolata, ma tende sempre a rapportarla ad altro; nascono così le relazioni ed i nomi con cui si indicano le cose che sono poste in relazione; le relazioni più importanti sono quelle di causa/effetto e quelle identità/diversità. (c.f.r. identità della persona).

Idee generali: l'attività dello spirito si manifesta anche attraverso l'elaborazione di idee generali. Tali idee non indicano nessuna realtà, ma sono segni delle cose particolari ⇒ i nomi generali sono segni di idee generali, e le idee generali sono segni di un gruppo di cose particolari, tra le quali è possibile riscontrare una certa somiglianza.

LA CONOSCENZA E LE SUE FORME L'esperienza fornisce il materiale per la conoscenza, ma non è conoscenza: la conoscenza è percezione di un accordo o di un disaccordo di idee tra loro. La conoscenza può essere:
• Conoscenza intuitiva: l'accordo o il disaccordo di idee è visto immediatamente ed in virtù delle stesse idee (es. si percepisce subito che il banco non è nero o che non è uno solo). Questa conoscenza è la più chiara e la più certa che l'uomo possa raggiungere ed è quindi il fondamento della certezza.
• Conoscenza dimostrativa: l'accordo o il disaccordo tra due idee non è percepito immediatamente, ma viene reso evidente dall'uso di idee intermedie che si definiscono prove; la conoscenza dimostrativa deriva da una catena di conoscenze intuitive.
• Conoscenza delle cose esistenti al di fuori delle idee: se la conoscenza consiste nel percepire l'accordo o il disaccordo tra idee, c'è il rischio che questa sia ridotta ad un puro "castello in aria"; secondo Locke la conoscenza è vera solo se c'è conformità tra le idee e la realtà. Ma come può essere verificata questa conformità se le cose reali ci sono conosciute solo attraverso le idee?

Secondo Locke ci sono tre ordini di realtà: l'io, Dio e le cose, e tre modi diversi di giungere alla certezza di queste tre realtà. Noi abbiamo la conoscenza dell'esistenza del nostro io attraverso l'intuizione, dell'esistenza di Dio attraverso la dimostrazione, dell'esistenza delle cose attraverso la sensazione.
a) Dimostrazione dell'esistenza dell'IO = si avvale del principio cartesiano: cogito ergo sum
b) Dimostrazione dell'esistenza di Dio = se dal nulla non si produce nulla, ciò significa che qualcosa è stato prodotto da un'altra cosa e, non potendo risalire all'infinito, è necessario ammettere un ente primo, fonte di tutto.
c) Dimostrazione dell'esistenza delle cose: non possono essere conosciute dall'uomo se non attraverso la sensazione attuale. Il fatto che noi percepiamo qualcosa dall'esterno attualmente ci comunica che questo qualcosa, ora, esiste; questa certezza attuale si fonda sul minimo di fiducia necessario nei confronti dell'intelletto umano e questo grado di conoscenza permette all'uomo di orientarsi nel mondo.

Ragioni supplementari a favore dell'esistenza delle cose terrene:
a) Le idee mancano quando manca l'organo di senso adeguato, il che è prova che le sensazioni sono prodotte da cause esterne.
b) Le idee sono prodotte nel nostro spirito senza che noi possiamo evitare ciò, il che vuol dire che non sono prodotte da noi ma da una causa esterna
c) Molte idee sono prodotte con piacere o con dolore, mentre quando sono solo ricordate non sono più accompagnate da piacere o dolore: ciò significa che solo l'oggetto esterno che colpisce i sensi produce in noi dolore o gioia.
d) I sensi si fanno testimonianza reciproca, ad esempio il tatto o la vista confermano l'esistenza di una cosa e rafforzano la certezza della stessa. .
Questi elementi valgono solo per l'attimo in cui la sensazione è ricevuta; quando l'oggetto non è più testimoniato dai sensi, allora ogni certezza svanisce e viene sostituita da una semplice possibilità. È ragionevole supporre che gli elementi rimangano immutati, ma ciò non costituisce una realtà.
Per questo motivo, Locke, accanto alle conoscenze certe limitate all'intuizione (l'esistenza dell'io), alla dimostrazione (l'esistenza di Dio) ed alla sensazione attuale (esistenza delle cose), contempla una conoscenza probabile, molto più estesa d quella certa.

La conoscenza certa e la conoscenza probabile costituiscono l’ambito della ragione
Dalla ragione si distingue la fede, che è fondata solo dalla rivelazione

HUME
IMPRESSIONI E IDEE Nella sua analisi della conoscenza umana – volta a sondare “la portata e la forza dell’intelletto umano”, nonché “la natura delle idee” e “delle operazioni che compiamo nei nostri ragionamenti” – divide le percezioni (si riferisce con questo termine alle idee dei filosofi precedenti, ossia ai contenuti della coscienza umana) della mente in due classi, che si distinguono tra loro per il grado diverso di forza e vivacità con cui colpiscono lo spirito.
IMPRESSIONE esperienza diretta, immediata
PERCEZIONI
IDEA percezione non diretta, è il ricordo di aver avuto
un’impressione
Ogni idea deriva dalla corrispondente impressione e non esistono idee o pensieri di cui non si sia avuta precedentemente l’impressione. L’illimitata libertà di cui pare che goda il pensiero trova il suo limite invalicabile in questo principio.
Locke, dopo aver ammesso che l’unico oggetto della conoscenza umana è l’idea, aveva riconosciuto, al di là dell’idea, la realtà dell’io, di Dio e delle cose. Hume solo risolve totalmente l’intera realtà nel molteplice delle idee attuali, e nulla ammette al di là di esse (empirismo rigoroso). Per spiegare la realtà del mondo e dell’io, egli non ha a sua disposizione se non le impressioni, le idee e i loro rapporti.
Hume accetta e fa sua la negazione dell’idea astratta di Berkeley: non esistono idee astratte; esse sono solo delle idee particolari, congiunte con un nome generale in grado di richiamare altre idee particolari, simili alle prime ed abitualmente associate ad esse. Per abitudine il filosofo intende la disposizione, prodotta dalla ripetizione di un atto, a rinnovare l’atto stesso, senza che intervenga la riflessione o il ragionamento. La funzione puramente logica del segno concettuale, che Locke e Berkeley avevano desunto da Ockam, diventa per Hume un fatto psicologico, un’abitudine.

IL PRINCIPIO DI ASSOCIAZIONE La facoltà di stabilire relazioni fra idee è detta, da Hume, “immaginazione”. A differenza della memoria che riproduce passivamente connessioni già date, l’immaginazione opera attivamente e in libertà, senza però essere affidata al caso: la sua attività è infatti disciplinata dal principio di associazione. Tale principio è descritto da Hume come “una dolce forza che comunemente s’impone, facendo in modo che la mente venga trasportata da un’idea all’altra”. Tale forza opera secondo tre criteri fondamentali: la somiglianza, la contiguità nel tempo e nello spazio e la causalità.

PROPOSIZIONI CHE CONCERNONO RELAZIONI TRA IDEE E PROPOSIZIONI CHE CONCERNONO DATI DI FATTO Come Leibniz aveva distinto tra verità di ragione e verità di fatto, Hume distingue due tipi di verità conoscibili all’uomo:
- Possiamo conoscere i dati dell’esperienza, che sono individuali e posteriori. Hume li chiama Dati di fatto (Matters of fact)
- Possiamo avere anche conoscenze concrete, razionali, che Hume chiama Rapporti fra idee (Relations of ideas).
Matters of fact: a posteriori. Risultano veritiere, attendibili, solo dopo che sono verificate dall’esperienza. Di per sé non possono dare luogo a leggi, regole universali: le leggi che noi facciamo sono credenze: sono previsioni che però non hanno valore assoluto. Hume è un sostenitore radicale del metodo induttivo: noi dobbiamo osservare vari fenomeni, e da questi ricavare una legge. Tuttavia questa legge non diventa assoluta, matematicamente valida (come per Newton e Galilei), essa resta valida solo per i casi che abbiamo analizzato. Non si va dal particolare all’universale, ma dal particolare al particolare.Le Matters of fact, dunque, sono individuali e non necessarie.
Relations of ideas: sono strutture a priori. Queste proposizioni sono sempre vere, e il loro contrario sempre falso. Sono universali e necessarie.
Esse, però, sono come gusci vuoti, non ci permettono di fare delle previsioni, non si può dare loro un contenuto empirico. Per esempio si può dire con assoluta certezza che domani o pioverà o non pioverà, ma questo non ci informa sulle condizioni meteorologiche che ci saranno domani. Le relations of ideas sono strutture astratte, formali, che non ci sono utili per la conoscenza dell’uomo e del mondo.
Se qualcuno crede nell’esistenza di Dio, questa è una credenza. Per Hume non si può trasformarla in verità assoluta, filosofica: deve restare una credenza, e in questo senso può allora essere utile. Quando una credenza pretende di diventare verità assoluta allora si deve buttare via; quando questa vuole restare credenza, può risultare utile per la felicità e la serenità dell’uomo.

1 Per Hobbes la ragione è la capacità di prevedere e di progettare a lungo termine la propria condotta e i mezzi per raggiungere i propri fini. Tale capacità presuppone il linguaggio, che a sua volta con i suoi segni arbitrari e convenzionali rende possibile il ragionamento (calcolo)
2 Cartesio distingueva tra idee (=oggetti di pensiero) innate, avventizie (che vengono dal di fuori), fittizie (formate o trovate dal soggetto stesso).
3 Galilei facendo ricorso all’antica distinzione atomistica - democritea chiama oggettive le qualità che caratterizzano i corpi in quanto tali, soggettive quelle che esistono solo in relazione ai nostri sensi
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